June 2019

Fare i conti con l'europeismo

Le bandierine dell'Europa sulle finestre di un albergo aostanoAmmetto di essere ogni tanto micragnoso nei miei pensieri, ma ho imparato che certa ginnastica mentale fa altrettanto bene della ginnastica per il corpo, e questo vale soprattutto nei periodi di passaggio, in cui invidio la sicumera di chi si muove come sapesse tutto e prevede con certezza quanto avverrà in futuro. Io spesso vago nel buio e mi rifaccio al mio ottimismo per pensare che nulla è perduto.
Questo vale anche per l'europeismo che "tiene" nella nuova composizione del Parlamento europeo e chi, come me, è europeista ne trae buoni auspici. Questo significherà una necessità di sintesi fra tre famiglie politiche a Bruxelles, vale a dire popolari, socialisti e liberaldemocratici, con un'apertura ai verdi. Credo, per esperienza, che sia possibile trovare terreni comuni e lavorare in modo proficuo.

Le trame attorno al Casinò de la Valllée

Il Casino di Saint-VincentNulla è semplice nella gestione dell'ormai disastrata vicenda riguardante il Casinò di Saint-Vincent. Ogni giorno, come un bollettino di guerra, si aggiungono nuovi capitoli che inquietano.
La ricostruzione dell'insieme di ragioni che hanno portato ormai al rischio serio di un fallimento sarebbe lunga e complessa, in certi passaggi degna di un libro giallo e forse un giorno qualcuno si cimenterà nella scrittura del racconto avvincente degli oltre settant'anni del "Casinò de la Vallée" dai fasti al limitare del precipizio.
Attorno alla Casa da gioco, che non è un collegio di educande, si sono aggirati personaggi vari, spesso assai negativi e ancora oggi ce ne sono alcuni dall'anima nera che tessono tele che ingenerano sospetti su interessi incrociati fra passato e futuro. In particolare: c'è qualcuno che vuole mettere le mani sul Casinò con scorciatoie che evitino l'appalto europeo per una sua gestione futura?

L'impietoso confronto per il 2 giugno

Tracce del passaggio delle 'Frecce Tricolori'Prendete un microfono ed una telecamera e toglietevi la soddisfazione di capire, intervistando a casaccio le persone per strada, se il mio è realismo o pessimismo, e scoprirete in fretta quale sia l'esatta consapevolezza attorno al 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana. Sarà facile constatare la larghissima ignoranza sul perché della data ed annotare come la partecipazione popolare sia del tutto assente e persino l'anniversario dei settant'anni dalla sua fissazione definitiva con la legge numero 270 del 27 maggio 1949, è stata dimenticata, come segno di una festività con nessuna affezione, anzi colpita da un crescente oblio nelle sue ragioni fondative.
Ed è la rappresentazione plastica di un'evidenza: malgrado nazionalisti e sovranisti esaltino come non mai certi aspetti retorici e muscolari della coscienza nazionale e dell'italianità come clava contro tutto e tutti, la Festa resta confinata in celebrazioni ufficiali tristi e ripetitive, mancando all'appuntamento gli italiani che considerano nella stragrande maggioranza dei casi questa festività utile - non quest'anno - per i famosi "ponti" nella gradita bella stagione.

Sepolti dai rifiuti

Rifiuti abbandonati nel centro di AostaI rifiuti sono come non mai una preoccupazione quotidiana. Posti di fronte alla "militarizzazione dei rifiuti" - cosa buona e giusta, naturalmente - dobbiamo memorizzare che cosa mettere fuori la sera per la raccolta dell'indomani. Laddove abito con la differenziata "porta a porta", bisogna pensare con attenzione a che cosa mettere fuori la sera nei bidoncini d'ordinanza. Ma bisogna guardare anche se c'è o ci sarà vento per evitare che i bidoncini volino via e si spacchino, spargendo pure il loro contenuto. Io ho optato per catenella con moschettone, ma altri hanno scelto dei ganci cui appendere i bidoni in una logica "fai da te" non prevista dai capitolati d'appalto.
La "militarizzazione" è dimostrata anche dai centri di raccolta dove entri con tessera magnetica, che apre una sbarra e, dopo aver buttato il buttabile seguendo i diversi container a disposizione, con la medesima tesserina, verrà censito quanto hai portato in discarica. Già, perché a parte quel che si riciclerà, il resto per ora finisca in nella montagna di pattume a Brissogne.

E' arrivato l'Esploratore

Un esploratore in azioneCome si dice? «Se Atene piange, Sparta non ride» o meglio - attualizzata rispetto alla situazione politica incerta e con possibili elezioni anticipate - «Se Roma piange, Aosta non ride». Viene voglia di salire sulla vetta del Cervino e osservare da lassù la Confederazione elvetica in estatica ammirazione per un piccolo sistema federalista dove la stabilità secolare è una certezza contro la realtà di una ingovernabilità che mangia i sistemi politici dal proprio interno.
Ma quel che sta diventando ridicolo è che piano piano la Valle d'Aosta si abitui e sviluppi usi, costumi e riti d'importazione: l'ultimo in ordine di tempo, già vagamente emerso a inizio Legislatura, è il "mandato esplorativo", neologismo nel nostro ordinamento, che deriva dall'abitudine del Quirinale - in certi passaggi delicati alla ricerca di maggioranze nel Parlamento italiano - di dare un mandato esplorativo o al vincitore delle elezioni o ad una personalità istituzionale.

Agricoltura incompresa

Un classico galloIl tema, in verità, non è nuovissimo, ma ci sono sempre elementi ulteriori che non finiscono mai di stupire, nel rapporto - come dire? - fra il mondo agricolo e chi, in zona agricola, ha scelto di avere la propria residenza fissa o temporanea, come nel caso dei turisti.
Malgrado tutte le accortezze possibili, ci sono odori e rumori rurali, direi in generale "di paese" che sono connessi all'ambiente e non estranei ad esso e questo i protestatari dovrebbero capirlo prima di scegliere dove andare ad abitare per poi protestare.
Ricordo mio papà - veterinario - quando partiva prima dell'alba per il suo giro nelle stalle e tornava a casa lavandosi da capo a piedi, perché certo dalla stalle - quelle che lui frequentava sin dagli anni Cinquanta per lavoro - non è che si uscisse profumando di lavanda. E più le stalle sono diventate grandi e più certi problemi - penso ai letamai - sono diventati argomento serio per l'impatto con le zone vicine. Per non dire delle mandrie di animali che si spostano verso i prati e ritorno e che, in assenza di pannoloni, lasciano le proprie tracce sulla strada.

Che il DDay faccia pensare

Uno scorcio del cimitero dei Caduti in NormandiaQuando sono stato in Normandia, nei luoghi del celebre sbarco di cui in queste ore si sono evocati i 75 anni trascorsi, ho vissuto le tappe di quella gigantesca operazione militare non solo con lo sguardo e con il bagaglio storico che avevo, ma ho potuto seguire una serie di ricostruzioni filmate assai preziose, in diversi memoriali e musei. Le tecnologie più moderne rendono vivi quei momenti drammatici e decisivi, incrociatisi con destini umani di quel numero enorme di soldati che si sacrificarono contro il mostro nazista (ma la Merkel alla cerimonia c'era per dovere morale) ed il fascismo italiano sua ruota di scorta (Conte non c'era per inutilità), cui contribuì la Resistenza francese.
Dovremmo prendere i fascistelli sempre più spocchiosi di casa nostra e farli strisciare sulle sabbie delle spiagge, farli inginocchiare di fronte alle migliaia di tombe, vedere i filmati d'epoca che non sono videogiochi di guerra, e quelli che muoiono con coraggio per liberare la Francia non sono fantocci, ma persone che in molti casi neppure sapevano bene dove fossero quei luoghi su di un mappamondo.

La Danimarca per pensare

Mette Frederiksen, la nuova premier socialdemocratica daneseDa che parte sta un "autonomista valdostano" sullo scacchiere della politica tradizionale "destra-centro-sinistra", ammesso e non concesso che sia ancora valida questa ripartizione?
Già il termine "autonomista" ha assunto uno spettro talmente largo da averlo reso anodino, per cui forse gradirei di più - essendo "nazionalista valdostano" troppo scivoloso - "federalista valdostano", ma il federalismo è in Italia oggetto così misterioso da ingenerare sospetti.
Poi ogni "autonomista" si porta dietro la necessità di rispondere alla domanda iniziale. I fondatori dell'Union Valdôtaine nel 1945, compresi quelli che poi scelsero di migrare verso partiti tradizionali e dunque collocati in uno scenario ben definito, risposero con un «prima valdostani», che poi nel tempo talvolta ha assunto l'idea del «Ni droite, ni gauche», che era una rappresentazione forse ingenua dello stesso assunto.

Negozi sfitti e degrado urbano

Ci sono fenomeni sociali e economici che mi incuriosiscono e mi stupisce leggere raramente di tentativi in ambito locale per affrontare emergenze che imbruttiscono l'immagine complessiva della nostra comunità, in piena contraddizione con la retorica della vivibilità per i residenti e di una forza attrattiva per i turisti che sono una risorsa importante.
Dappertutto in Valle d'Aosta, dai paesi piccoli alla città di Aosta, stanno sparendo i negozi. Si tratta di un fenomeno visibile, esattamente inverso a quanto cominciò ad affermarsi dall'inizio dell'Ottocento la nascita di locali specifici con merci disposte in un certo modo con locali con insegne e vetrine.
Per altro gli stessi "killer" dei negozi così concepiti, cioè i capannoni ospitanti commerci grandi e piccoli, stanno subendo una crisi e lo si vede bene nei Comuni che fanno da ingresso ad Aosta e nelle zone periferiche dei paesi più grandi.
Nulla è eterno, perché cambiano gusti, modi e consumi. Chi avrebbe mai detto - solo per fare un esempio - che saremmo diventati in parte dipendenti dai corrieri che vanno e che vengono dappertutto con pacchi e pacchetti dell'e-commerce? Ormai qualunque cosa può essere comprata sul Web e con varietà incredibili nella scelta e tempi di consegna e di eventuale sostituzione della merce davvero impensabili.

Dietro alla crisi dei partiti

Un battitore durante una partita di baseballLa politica non vive in un mondo fatato, essendo fatta da persone in carne ed ossa e sapendo che ogni "scelta politica" ha conseguenze concrete, e non è solo trasformazione di idee in progetti astratti, ma agisce sulla quotidianità e sul fattuale, nel bene e nel male.
Si tratta dunque di attività umanissima ed i meccanismi elettorali non premiano sempre solo i capaci e i meritevoli, ma esiste sempre chi si infila in politica come ultima spiaggia, contando o su elettori gonzi o legati dall'antica logica del "do ut des", che alimenta clientela e purtroppo malaffare. Non è solo una questione di inchieste giudiziarie che pesano dappertutto, ma esiste una irrisolta questione morale, che deve consentire con chiarezza di escludere dalle Istituzioni chi ne risulti indegno e l'arma ce l'hanno in mano anzitutto gli elettori prima ancora dei giudici.

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