February 2019

La comunità contro l'indifferenza

Avanzi della 'Foire'Mi è capitato spesso - e ancora in questi giorni in mezzo alla confusione gioiosa della "Fiera di Sant'Orso" - di attraversare muri di folla e chiedermi in questi incroci come la pensassero quelle persone che incontravo sul futuro della piccola Valle d'Aosta e se avessero coscienza del fatto che siamo ad un passaggio delicato. Ognuno di loro con la propria storia, la propria vita, gli affetti, le gioie e dolori è un pezzettino di un insieme.
Uso spesso, perché mi piace, la parola "comunità", importante per un federalista personalista quale mi sento. Comunità è un insieme di individui che condividono un territorio e trovano altri elementi da mettere assieme e ciò può avvenire a geometria variabile. Chi nega l'esistenza di una comunità valdostana può farlo e vivere una sua dimensione solipsistica, ma non può negare l'evidenza di tanti legami e collanti, che poi si sostanziano di questi tempi nell'ordinamento politico autonomista.

Le Alpi e le cupe radici del "wilderness"

Alcuni aderenti all'inquietante 'Movimiento veganista' bolivianoDal dopoguerra ad oggi sono venuti in Valle d'Aosta molti leader politici nazionali, che si fanno - com'è giusto che sia - preparare una sorta di "carnet de voyage" in vista dell'incontro con le Autorità locali. Questo avviene in particolare quando ci sono delle elezioni di mezzo e fioccano promesse ben coordinate negli "appuntini" pronti per l'uso.
Se si va a veder fra i temi degli ultimi anni, emerge anche il particolarismo delle zone di montagna cui apparteniamo, senza "se" e senza "ma", per via della geografia della Valle. Essendo fra coloro che hanno per primi battuto questo terreno in chiave nazionale ed europea (oserei dire "mondiale" con l'Anno Internazionale delle Montagne), trovo che sia positivo evocare questa questione, che per altro - quando il bilinguismo valdostano era solo francese e patois - era a fondamento delle ragioni Autonomistiche in assenza di una questione linguistica.

Stupidi strasicuri, intelligenti pieni di dubbi

Il post su 'Facebook' del senatore 'grillino' Elio Lannutti' sui 'Savi di Sion'Nessuno nell'incrocio di saperi in capo a chi svolge funzioni elettive nasce già sapendo le cose. Che uno sia membro di un'assemblea o in un esecutivo è bene che ci sia un background fatto di studi e di esperienze pregresse e poi che abbia l'umiltà di imparare svolgendo i propri compiti e confidando - come dovrebbe essere - in chi ha già anni di pratica e può trasferire competenze.
Per me così è stato ed ancora oggi cerco di capire ed approfondire gli argomenti senza andare a rimorchio di chi preferisce "verità surgelate" di provenienza dubbia, che evitano l'impegno di accendere il cervello.
Detto così parrebbe tutto semplice, ma la situazione italiana registra alcune sconcertanti novità i cui esiti si stanno manifestando in un evidente declino che fa paura per il futuro. Chi pensa che di questi tempi io sia vagamente pessimista vedrà con i suoi occhi gli esiti nefasti di chi, giorno dopo giorno, effettua delle scelte che sembrano architettate da chi più che costruire intende distruggere la democrazia rappresentativa con sogni di potere che evocano i fantasmi orwelliani di logiche totalitarie.

Noi e i nostri vecchi

Un anziano da soloEsiste qualcosa di dolente nell'età più avanzata, che è un misto - per noi familiari - fra la tenerezza e l'angoscia. La tenerezza perché è vero che nella terza età - spinta sempre più in là per i nuovi limiti di età raggiunti - ridiventano bambini con un percorso all'inverso, ma l'angoscia deriva dal fatto che i bambini si proiettano come virgulti verso il sole della vita, mentre gli anziani (la parola "vecchi" è diventata una parolaccia a causa dei pudori del "politicamente corretto") sono come quelle vecchie piante secolari che non crescono più e pian piano ci lasciano sino al fatale rinsecchire.
E' vero che arrivare ad una veneranda senilità è comunque un privilegio, perché sappiamo come l'imponderabile aleggi su di noi senza che nulla si possa fare per fermarlo, ma quel che più mi colpisce e mi preoccupa per il futuro è quanto appare come elemento doloroso e grave.

Morire sotto la neve

Addolora davvero che, dopo nevicate come quelle avvenute in questi giorni, si debbano contare i soliti morti perché colpiti da una valanga fuoripista. Ed è il caso di quanto avvenuto in queste ore ai piedi del Monte Bianco.
Sia chiaro che questa volta non ci sono scuse: i bollettini diramati in Valle d'Aosta non erano interpretabili, mettendo sul chi vive chiunque avesse avuto l'accortezza necessaria per ascoltarli. Ed invece, purtroppo, siamo qui a contare i morti per l'evidente avventatezza di chi ha deciso di sfidare la sorte.
Così spetta ai soccorritori, che troppo spesso sono poi chiamati a rischiare la loro vita per i recuperi, tenere la triste contabilità inverno dopo inverno e la meraviglia di sciare in neve fresca diventa per alcuni una tomba perenne.

Alla ricerca di una stabilità politica in Valle

Un seggio in Consiglio Valle e la porta d'uscitaLa situazione di instabilità politica in Valle d'Aosta ruota ormai da due Legislature attorno ad un numero, abbastanza anonimo in sé, vale a dire 18, che pare essere in tutte le religioni un numero importante, ma non lo è nel nostro caso per la governabilità. A causa dei meccanismi della legge elettorale e dell'andare e venire delle alleanze che cambiano fra prima e dopo il voto, questo 18 - maggioranza risicata sui 35 componenti del Consiglio Valle - è diventata una specie di maledizione per chi governa, che non riesce a superare questa soglia, comunque si combinino i voti.
A dire il vero, al momento, non abbiamo neanche il 18, perché uno dei membri della maggioranza è in prigione e manca ancora la sua temporanea sostituzione del primo dei non eletti, come previsto per legge.

Gioiosi sugli sci

Il piccolo Alexis alla partenza della sua prima gara sugli sciGuardo dalle finestre le montagne innevate e penso a quanto sono stato fortunato a nascere ed a crescere in Valle d'Aosta, che è territorio alpino per eccellenza ed ogni volta che snocciolo la nostra altimetria il dato suscita stupore con i suoi 2.100 metri di media. Era insopportabile, in questo inverno, non aver goduto a sufficienza di quel cambio di livrea che il panorama assume con il biancore della neve.
Oggi, come riparo dall'aggressività che deborda dalla lettura mattutina dei giornali, cercavo nella memoria - come boccata d'ossigeno - qualcosa che avesse a che fare con le gare di sci. Mi vengono in mente delle gare da bambino, tipo "Giochi della Gioventù" con un carognoso percorso gibboso e ghiacciato a La Thuile (con "Ovomaltina" fumante e consolatoria all'arrivo) oppure le gare del "Cai" di Verrès al Breuil-Cervinia. Da grande ricordo le divertentissime gare di sci delle televisioni europee, con noi della "Rai" di Aosta - tutti giovanissimi - in ritiro (si fa per dire) per allenarci a Rhêmes-Notre-Dame oppure le gare dell'Union Valdôtaine in diverse località con pranzi pantagruelici a seguire.

Cosa c'è dietro al sovranismo?

I vertici del 'Movimento Cinque Stelle' con i rappresentanti dei 'gilets jaunes'Anche il federalista più convinto - ed io resto persuaso che questa sarebbe la strada giusta - sa bene che la "grande" politica estera è un compito dello Stato anche in un sistema federale, anzi nel quadro europeo ci vorrebbe, perché questo è lo spirito del principio di sussidiarietà, un ruolo importante di una politica comune espressa dall'Unione europea.
Ma viviamo tempi grami, perché riappare sulla scena il nazionalismo "cattivo", chiamato "sovranismo", su cui mi soffermerò.
Partendo da due esempi concreti: la posizione ambigua del Governo italiano sul Venezuela, che ha impedito - per via dei "pentastellati" che simpatizzano per il dittatore venezuelano Nicolás Maduro - un fronte europeo compatto, anche se poi Matteo Salvini ha detto il contrario del suo alleato di Governo in questo gioco a tenere il piede in due scarpe caratteristico di questo strano Governo Conte.

Sanremo e certi "45 giri"

La copertina del libro di Bruno CasalinoCerto che guardo il "Festival di Sanremo": lo faccio con uno zapping serale e l'indomani sbirciando i pezzi di trasmissione, specie nelle parti che i quotidiani indicano come significative. E' ormai possibile - anche con "RaiPlay" - una sorta di televisione "fai da te" con cui costruire il proprio palinsesto.
Guardo "Sanremo" perché è un insieme di immagini che fotografano non solo lo stato di salute della musica italiana (che non è florido), ma finisce per essere - nella parte spettacolo, oltre l'esibizione canora - segno dei tempi e dei costumi. E si avverte la logica autarchica - non uso "sovranista" per non rendermi ridicolo - che pervade una parte di società italiana, quando anche sui prodotti di largo consumo in vendita nei supermercati c'è scritto, talvolta con il tricolore d'ordinanza, "prodotto in Italia".

L'ultima crisi con la Francia fu per la Valle d'Aosta

Marc LazarAmo la Francia per molte ragioni. Chi si riconosce nel movimento internazionale della francofonia - e come valdostano ritengo il francese una delle mie radici - non può non tenere conto del ruolo di Parigi, anche se naturalmente il francese scritto e parlato non è lo stesso dappertutto come accento e come lessico. In più la Francia è un Paese confinante e la Savoia - pur spezzata in due dipartimenti - è stata sino al 1860 intrinsecamente legata alla nostra Valle ed ancora oggi personalmente considero le frontiere una cicatrice della storia e sono fiero che le logiche di integrazione europee mirassero ad una progressiva scomparsa di queste frontiere. Ho girato la Francia, Paese dalle molte identità, e mi trovo a casa mia.

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