September 2018

L'"Ape" ha settant'anni!

La prima versione della 'Ape Piaggio'L'"Ape Piaggio" in Valle d'Aosta è un oggetto cult, che fa parte del folklore locale come mezzo di trasporto multiuso e tout-terrain. Il mondo contadino e artigianale da settant'anni lo ha trasformato in un simbolo della valdostanità e ricordo come figurasse simpaticamente ma con evidente realismo in alcune rappresentazioni grafiche come uno degli elementi identitari.
Io avevo un vicino di casa, Diego, che ne possedeva uno di suo papà metallurgico e scorrazzavamo in strade di campagna vicine a casa, quando l'età non era ancora quella canonica. Aveva anche - lo dico incidentalmente - un "Galletto" della "Moto Guzzi" e qualunque cose noi ne facemmo risultano cadute in prescrizione...

Anche la Fede può usare i "social"

Don Salvatore Sciannamea in una sua foto su 'Facebook'Ho conosciuto tempo fa il giovane sacerdote, Salvatore Sciannamea, da cui dipendono le parrocchie di Champdepraz e di Issogne, dove essere parroco - specie nel dopoguerra - non era stato certo facilissimo per i suoi predecessori, visto che si trattava di Comuni "rossi" con il rischio di situazioni simili ai celebri libri di Don Camillo e Peppone dei libri di Giovannino Guareschi, poi trasposti in memorabili film con Fernandel nei panni del prete che parla con il Signore e Gino Cervi del sindaco comunista che diventa deputato. Ma ci fu chi, come Don Eraldo Segafredo, uno dei primi preti operai, scrittore e stampatore di memorabili bollettini parrocchiali, angosciato dalla diffusione della droga che portava la morte fra i giovani issogneins e grande organizzatore di gite per ragazzi e famiglie, proprio ad Issogne riuscì a seminare la fede anche laddove appariva non semplice farlo.

Ricordando Cavalli Sforza

Muore, quasi centenario e dopo una vita piena di successi, il genetista Luca Luigi Cavalli Sforza, cui spetta il merito di avere diffuso un messaggio chiaro sulla baggianata che sta tornando in auge in politica e anche in ambienti pseudoscientifici delle razze umane: «Nella nostra specie non esistono le razze perché siamo troppo giovani come specie, non ne abbiamo avuto il tempo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale, per esattezza circa l'undici per cento delle differenze tra uomini».
Per cui chi cavalca il razzismo, oltre ad essere riprovevole ed erede di una serie di orrori nel suo nome, prende un granchio e si riallaccia a filoni che portano su strade pericolose.
Michel Wieviorka ("Lo spazio del razzismo", "Il Saggiatore", 1993) scrive: «il riconoscimento della diversità delle culture, di per sé, non porta ad alcun pericolo; è quando ciò lascia il posto all'affermazione della loro ineguaglianza che nasce il razzismo, indissociabile dal sentimento di una superiorità basata su rapporti di potere».
Si trasformano arbitrariamente le differenze culturali in altrettante caratteristiche "razziali" con la nascita di razze «superiori» ed «inferiori».

Il gioco del Silenzio

Il silenzio...L'altro giorno ero in alta montagna con amici e mi sono spostato da solo ad alcune centinaia di metri e, per un attimo, mi sono trovato in un silenzio totale. Nessun ruscello di sottofondo, nessun campanaccio di mucche al pascolo, neppure un rombo di quegli aerei che solcano i nostri cieli. C'ero io con il mio respiro. Come se il tempo si fosse per un attimo sospeso a dimostrazione che anche in questo c'è qualcosa di arbitrario.
Scherzava a proposito il grande Bernard Pivot in queste ore a proposito della polemica in Europa sul mantenimento o meno del passaggio fra ora solare e quella legale e lo faceva con un tweet sberleffo: «Quels qu'ils soient, les maîtres des horloges ne sont pas les maîtres du temps. Ce ne sont que bricoleurs d'aiguilles».

Ulisse, eroe senza tempo

Ulisse ed i suoi compagni mentre attaccano PolifemoEro un bambino, cinquant'anni fa, quando la "Rai" propose in televisione - in quel panciuto apparecchio in bianco e nero che dominava la scena come unicum fra i mass media dell'epoca - lo sceneggiato "Odissea", sottotitolato "Le avventure di Ulisse". Era un bel prodotto televisivo a puntate che colpiva per i suoi effetti speciali (il Ciclope me l'ero pure sognato di notte!) e per la storia avventurosa che riproponeva con una certa fedeltà il suggestivo poema epico attribuito al poeta Omero. Ogni puntata era preceduta da un'introduzione in cui il poeta Giuseppe Ungaretti, con tono sofferto ed una fisicità da vecchio ieratico, leggeva alcuni versi del poema. Quando venne replicato - era il 1974 - facevo il Classico e ricordo che lo guardai con occhi diversi, perché paralleli alla scoperta per scritto di quei testi fondamentali della letteratura greca e mondiale.

Le frontiere materiali e mentali

La frontiera tra Italia e Francia a La ThuilePer la Valle d'Aosta l'irrigidimento delle frontiere - con il crescente venir meno della libera circolazione prevista progressivamente dall'"Accordo di Schengen" del 1985, prima per motivi di ordine pubblico di vario genere e poi per via dell'emergenza migranti - è un fatto negativo per una ragione molto semplice: se altrove - e mi riferisco ad esempio alle Alpi orientali ed ai vecchi confini con Paesi come l'ex Jugoslavia - la robustezza dei controlli aveva un senso fra sistemi politici contrapposti, da noi verso Francia e Svizzera ogni avvenuto allentamento aveva un significato storico ben diverso. Infatti, dal dopoguerra ad oggi, era caduto ogni problema dovuto al precedente Ventennio fascista e tutto portava a dire che, semmai, bisognava trovare modi per rendere sempre più facili i passaggi.

Cugini e affini

Io, sotto a sinistra, con alcuni cugini: in alto a sinistra Alberto, a destra Franco, sotto a destra Luca e 'Giusi' al centroNella mia storia familiare appaiono, specie nell'infanzia per me e anche per mio fratello Alberto, i cugini primi con una netta preponderanza maschile. Ne avevo - ramo Caveri - due molto più grandi, Augusta e Renato (figli di zio Severino), Paolo (figlio di zio Mario), Robert (figlio di zia Marie), Marcel (figlio di zio Emile): tutti purtroppo scomparsi. Poi - lato Timo - i figli di Agostina (Luca e Franco, quest'ultimo morto poco tempo fa) ed il figlio di Floriana (Giuseppe detto "Giusi").
Ognuno di loro mi ha lasciato o mi dà ancora qualcosa (anche se il tempo e le circostanze della vita ci hanno allontanati), a seconda dei loro penchant e delle loro storie, sapendo che alla fine avevamo qualcosa in comune, tipo l'"air de famille" che è qualcosa di vago ma esistente o anche aspetti fisici (tipo capelli, voce, postura) oppure semplicemente quel gergo frutto della complicità che ci univa, specie con quelli di lato materno con cui si sono fatte vacanze assieme, creando una vera e propria banda.

Il 7 Settembre e la Valle d'Aosta

La targa con il 'logo' istituzionale della Regione, davanti a Palazzo regionaleOggi siamo il 7 settembre, data che è stata per un breve periodo "Festa della Valle d'Aosta" per i significati che ha, da una parte è festività ad Aosta perché San Grato è il Santo Patrono della Diocesi di cui dovrebbe essere stato secondo Vescovo, dall'altra festa laica senza dubbio, essendo questa la data canonica delle udienze dei Savoia nel Duché d'Aoste e pure, per caso, data di emanazione dei decreti luogotenenziali del 1945, alla base dell'attuale regime autonomistico.
Questo è quanto vorrei evocare oggi: a chiusura del periodo resistenziale, pieno di speranze per il futuro status giuridico della Valle, Umberto di Savoia, Luogotenente generale del Regno, allora quarantenne, a conclusione del lungo sodalizio fra Valle d'Aosta e Casa Savoia (la Valle un anno dopo votò per la Repubblica), firmò - ultimo atti dell'antico rapporto con i valdostani - i due decreti attesissimi, il numero 545 "Ordinamento amministrativo della Valle d'Aosta" ed il numero 546 "Agevolazioni di ordine economico e tributario a favore della Valle d'Aosta".

Caffè!

Caffè!Credo di avere bevuto pochissimi caffè fino a trentacinque anni. Forse perché l'avevo assaggiato da bambino e non mi era piaciuto, per quanto in famiglia il consumo fosse notevole. Avevo cominciato a berne qualcuno di più o alla "buvette" di Montecitorio o nei thermos nelle Commissioni parlamentari, specie nelle lunghe sedute notturne, in particolare per le leggi Finanziarie. Era un uso terapeutico, perché la caffeina mi dava una scossa e certo proprio a Roma esistono bar, come il famoso "Sant'Eustachio", a fianco alla celebre basilica ed a due passi dal Senato, con lo zucchero caramellato nella tazzina, che non si possono perdere.
Poi nel tempo l'uso sociale del caffè ha avuto il sopravvento anche nella mia vita nelle modalità più diverse. Curioso è il fatto, ad esempio, che nelle Istituzioni europee sia di prammatica, nel corso delle sedute di lavoro, l'arrivo dei commessi con caffè o thè distribuito in tazze di porcellana a tutti i partecipanti. Ma certo il fenomeno più macroscopico sono le macchinette negli uffici, che hanno certamente limitato le "fughe" per bersi un espresso al bar.

Raffreddare gli animi, non incendiare le piazze

La premessa è la solita: la democrazia deve di questi tempi fare i conti con i "social", come strumento potente che crea un legame diretto fra Politica e cittadini ed è un capitolo nuovo di una storia antica nell'uso di mezzi di propaganda e di comunicazione di massa, che obbliga a ricordare come ci voglia molta misura per non attizzare gli animi e accendere scontri in un'Italia confusa e in transizione, che non può permettersi benzina sul fuoco.
E' auspicabile che nei giorni a venire si abbassino i toni derivanti dall'errore - perché di questo si tratta - di Matteo Salvini di adoperarsi in una continua campagna elettorale, specie come in questo caso rispetto alle vicende giudiziarie che lo riguardano personalmente nel suo ruolo di ministro dell'Interno e che riguardano la Lega per la conferma di un sequestro preventivo legato alle note vicende dell'uso, in passato, dei finanziamenti pubblici al partito.
Ieri, in diretta dal suo ufficio al Viminale il leader leghista, conscio di sondaggi che prevedono una Lega come primo partito in Italia, perse le primigenie caratteristiche di partito territorio della cosiddetta "Padania", ha aperto e commentato in diretta "Facebook" l'avviso di garanzia della Procura di Palermo nell'ambito delle indagini sul blocco dei migranti sulla nave "Diciotti".

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