August 2018

Animalisti e Reines

Gli animalisti che protestano ad EtroublesNell'ottobre scorso, in vista della finale delle "Batailles de reines", fecero sentire la loro voce degli animalisti intenzionati a protestare in favore delle bovine e contro gli allevatori che le sfrutterebbero con i tradizionali combattimenti. Mi permisi, con un certo successo, di immaginare una lettera scritta direttamente loro da una "reina".
Ne riporto, come memoria, solo l'inizio, ora che - nella recente eliminatoria di Etroubles - si sono riaccese le proteste, segno di molto tempo libero di chi decide di passare una domenica a insultare i valdostani e le loro tradizioni:
«Gentili animalisti,
mi chiamo "Guerra" e sono la Reina vincitrice della prima categoria (cui appartengo per il mio peso, che domenica era di 745 chili) della finale 2016 delle "Batailles de reines" svoltasi ad Aosta. Ho saputo che al grido di «allevatori di merda, pubblico di merda» siete venuti a manifestare fuori dall'arena della "Croix Noire" in difesa di noi bovine con strane bandiere e curiosi cartelli neri»
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I messaggi del libro "Cuore"

Un dettaglio della copertina di Davide Toffolo per l'edizione di 'Cuore' per MondadoriNon ricordo per quale occasione - forse la Comunione? - mi venne regalata una bella copia, rilegata in pelle rossa, del celebre libro "Cuore" di Edmondo De Amicis, onegliese di nascita ma piemontese d'adozione. Non mi ricordo neppure di chi fu il dono, forse - ma ipotizzo - di un amico di famiglia che era stato militare.
Il libro "Cuore", che naturalmente ho letto perché sin da ragazzino sono stato un lettore curioso di quanto trovavo sott'occhio, è stato uno dei più importanti libri per ragazzi della letteratura italiana e ha fatto parte di quei testi che si potrebbero definire pedagogici e che hanno ancora influenzato la mia generazione con echi risorgimentali.
Oggi chi viene sottoposto a casa mia al rito della lettura, prima della nanna, è il piccolo Alexis, pronto per la terza elementare, che affronta "Cuore" nella sua versione con "audiolibro".

Contro l'odio

Odio...Dal "Vangelo" di Giovanni. Lo ricordate? "E Gesù se ne andò al monte degli Ulivi. Ma sul far del giorno tornò di nuovo nel tempio e tutto il popolo venne da lui; ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava. Allora i farisei e gli scribi gli condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, dissero a Gesù: «Maestro, questa donna è stata sorpresa sul fatto, mentre commetteva adulterio. Ora, nella legge Mosè ci ha comandato di lapidare tali donne; ma tu, che ne dici?». Or dicevano questo per metterlo alla prova e per aver di che accusarlo. Ma Gesù, fingendo di non sentire, chinatosi, scriveva col dito in terra. E, come essi continuavano ad interrogarlo, egli si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»".

E intanto il cambiamento climatico...

Il lago effimero 'Gran Cru' a Cogne, causato dal cambiamento climaticoLeggo su di un giornale francese "L'Etat du climat 2017", che risulta essere "le résultat de contributions de 500 scientifiques dans 65 Pays". Mentre, sulla scia di Donald Trump che non crede al cambiamento climatico come conseguenza anche ed in certi casi soprattutto dei comportamenti umani, sembra diffondersi uno stolido ottimismo secondo il quale certi cambiamenti ci sono sempre stati e dunque non bisogna pensare a particolari interventi.
Capisco che più volte mi sono soffermato su questo argomento, che può essere considerato una rottura di scatole nel fluire della nostra vita. Ma ciò vale solo se si vuole avere una visione egoistica e di breve periodo. Del tipo: "penso alla mia realtà e poco m'importa dell'avvenire e delle ricadute delle scelte fatte o meglio non fatte oggi". Scelta grottesca e pericolosa, anche perché se non si inverte la macchina rischiamo di trovarci drammi e pericoli già pronti e sarebbe come darsi la zappa sui piedi!

Basta ambiguità sui vaccini!

Uno dei manifesti 'novax'Ne parlo dopo la scelta di rinvio di un anno, per mano dei "Cinque Stelle", della norma sull'obbligo vaccinale nelle scuole. Ho letto molto dei "novax", compresi dialoghi fra alcuni di loro che svelano maggiormente le scelte tattiche e strategiche, perché non in pubblico. Durante le recenti elezioni regionali, ho visto delle "mailbombing" verso partiti e candidati con poste elettroniche, alcune civilissime, altre degne di uno psichiatra. Segno di come sanno organizzarsi minoranze chiassose (alla fine a scrivere sono state poche persone ma, arrivando assieme, le mail sembravano di più) per colpa di maggioranze silenziose, che subiscono atteggiamenti attaccanti e toni sopra le righe. Spesso il silenzio in democrazia non è d'oro, perché lascia spazio all'irrazionale, che colpisce anche persone colte che precipitano nei pregiudizi e nelle fantasie.

Dalla nefomanzia alla pareidolia

Il mio, da bambino, era un gioco solitario e ricordo certi tramonti colorati visti da Pila, nella baita estiva di zia Eugenia, che ispiravano la mia fantasia.
Ora - con la stessa curiosità tinta di ingenuità - mi capita di farlo con qualcuno, ad esempio i miei figli: indico la nuvola e mi confronto su che cosa lui veda. E' un gioco innocuo, che applicato alle nuvole fa sorridere, per quanto di effimero e cangiante, che dà il senso di come si possano piegare anche queste bizzarre e aeree costruzioni all'immagine umana che forgia questo nostro mondo.
In realtà, in passato, c'è chi ci campava nell'intepretazione delle nuvole. Mi riferisco alla "nefomanzia" o "nefelomanzia" o "arcomanzia", che è - sotto diversi definizioni - una medesima pratica con cui si vorrebbe prevedere il futuro analizzando la forma delle nuvole, basandosi sulla somiglianza più o meno spinta con oggetti, animali o persone.

Non dimentichiamo le panchine

La storica 'panchina valdostana'Leggo di un certo Romano, in Provincia di Treviso, che ha chiesto al suo sindaco di sostituire con una nuova una vecchia panchina situata davanti alle "Poste" del paese per regalarla alla sua futura moglie. Un gesto romantico perché è lì che si conobbero con una patina di antico in epoca di "chat" per incontri. E' stato intelligentemente accontentato e penso con un brivido alla montagna di scartoffie che saranno state date in pasto alla burocrazia per chiudere la pratica.
Credo che ognuno di noi abbia qualche panchina nei suoi ricordi, che fosse laddove si andava da bambini, un posto di incontro con la compagnia, un luogo dove si assisteva a uno spettacolo o ad una gara sportiva e anche qualche primo bacio con labbra tremanti e tempesta ormonale. Vedo in certi paesi vecchietti a discutere sulle panchine e mi immagino che siano lì che già si ritrovavano da bambini nella mai ferma ruota della vita.

Campzero: novità e riflessioni

L'hotel 'Campzero' ad AyasNell'approssimarsi del Ferragosto, appare in modo plastico - dovunque si vada in Valle d'Aosta - come il Turismo sia sempre più un settore importante (il doppio rispetto alla media italiana) e lo scrivo senza troppo entrare nel merito della stagione in corso. Non lo faccio anche perché c'è sempre il rischio di sbagliare: in apparenza giugno e luglio non sono stati un granché, ma esperienze del passato - pessimismo immediato, buoni esiti dei dati - invitano alla prudenza. Il che ci pone come alternativa: o sul breve vince il mugugno od i dati che raddrizzano l'impressione negativa a caldo non sono sempre probanti.
Ma il settore turistico, pur tra molte contraddizione, resta un caposaldo e lo mostra il trend storicizzato di un'economia valdostana che, dal dopoguerra ad oggi, ha visto cambiamenti epocali. Pensiamo - con un cenno - all'esplodere dell'impiego pubblico, alla crescita dei servizi e al ridimensionamento brusco dell'agricoltura e dell'industria.

La nostalgia può sorridere

I cassetti dello scrittoio di famigliaMi capita, d'estate, di essere nostalgico ed è strano, perché chissà che questo non sia uno stato d'animo più autunnale. E' come se infilassi la testa - ma lo faccio solo mentalmente - nel cassetto di quel grande scrittoio di famiglia che si trova nella casa di Verrès dei miei genitori. Ci sono lì conservate scatole e scatole di fotografie, che forse una volta avevano avuto un senso, ma poi - con il grande scartabellare di chi ci ha messo il naso - è oggi un insieme piuttosto informe fatto di persone e di epoche. In certi casi basterà pochissimo perché una parte di queste persone non siano più riconoscibili e dunque cadranno nell'oblio senza storia: hanno ancora un volto mostrato allora alla macchina fotografica, ma senza più un racconto e una personalità.

Da Aymavilles alla rete dei castelli

Il castello di AymavillesI castelli restano uno degli aspetti più importanti della civiltà valdostana, coprendo il territorio con costruzioni diverse e originali. In epoca di un fiorire del turismo culturale, è questa una fonte di attrazione sicura, anche se si stenta a trovare soluzioni gestionali che li valorizzino in rete e diano ad ogni edificio, laddove possibile, una destinazione che offra proprio un senso di insieme, ricco di attrattività. Per non dire della mancanza di campagne pubblicitarie, specie in un'epoca in cui ci sono modalità meno costose che in passato, attraverso i "social". Ma sembrano mancare una regia efficace e idee innovative.
Scriveva Bruno Orlandoni, storico dell'arte di grande spessore (è stato anche mio professore!), in un articolo per una pubblicazione svizzera: «I castelli medievali rappresentano, la cosa è nota, uno degli aspetti caratterizzanti del paesaggio valdostano».

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