May 2018

La Politica è ancora passione

Io con la valigia, la Grolla e la Coppa dell'Amicizia durante il comizio di 'Mouv'Lo so: al cuor non si comanda. Come uno dei fondatori di MOUV' non potevo esimermi da dire qualcosa al comizio di chiusura. L'ho fatto portando sul palco una vecchia valigia, zeppa di oggetti che servivano per raccontare idee, speranze e anche le paure e le delusioni.
La Politica resta una passione nella mia vita e non si può lasciarla da parte, anche quando non si hanno ruoli apicali di movimento e non si è in corsa per un seggio. Anzi, proprio per questo bisogna proporre la propria testimonianza civile in momenti di passaggio in cui "chiamarsi fuori" suonerebbe come un tradimento dopo una vita spesa in larga parte nell'impegno pubblico.
Buon ascolto.

Votare MOUV'

I candidati di MOUV' nel comizio di chiusura della campagna elettoraleSi conclude la campagna elettorale e domani starò zitto, perché trovo che si debba essere rispettosi del silenzio elettorale, diventato con il Web una specie di burletta, quando invece credo che questa pausa di respiro prima delle urne sia un segno di civiltà, caratteristica non più così usuale.
Arrivano i big ad Aosta per l'ultimo colpo di cannone "a salve" della campagna elettorale, attorniati da adoranti militanti locali, che lasciano al gros bonnet del loro partito l'onore di chiudere la campagna elettorale. E loro con qualche noticina degli uffici stampa e qualche chiacchiera con i maggiorenti del posto si preparano ai loro interventi in cui arrancano su temi valdostani e vanno lisci sugli avvenimenti nazionali. Bene, bravi, bis!

SSS...

Silenzio...Sss… il silenzio elettorale incombe e dunque non dobbiamo parlare, anzi parliamo sottovoce per non disturbare. Questo famoso "silenzio" è una norma che da sempre contraddistingue dagli anni Cinquanta ogni elezione, nazionale o locale, che si svolge in Italia.
La normativa di fondo resta quella del 1956, malgrado qualche modifica intercorsa, specie sui mezzi di comunicazione come radio e televisione. Vale a dire che nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni, "sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di duecento metri dall'ingresso delle sezioni elettorali".
Regola strana quest'ultima, perché non si capisce bene cosa si potrebbe fare a 201 metri, visti gli altri divieti: bizzarrie del legislatore.

Un messaggio dal passato

L'Abbé Joseph BréanProporrò un brano istruttivo ma solo apparentemente datato, perché - pur vivendo con convinzione la nostra contemporaneità - dobbiamo imparare ad ascoltare la Storia e certi richiami ancora udibili e soprattutto spendibili che ci arrivano dal passato.
Personalmente credo nei ricordi, nella memoria, nelle tradizioni, perché molto banalmente l'avvenire esiste solo a condizione di avere coscienza di quel che è stato. Fatti e personaggi che, pur mutando nella nostra percezione, permangono come presenze e sono come messaggio in bottiglia da leggere con le sensibilità odierne. Ho letto da qualche parte come il tempo della civiltà umana sia null'altro che una sincronia che occupa i millenni e noi siamo il frutto di questo flusso.

La lunga attesa e l'astensionismo crescente

Il voto durante le elezioni regionaliAspettiamo, in una probabile lunga apprensione, gli esiti elettorali in Valle d'Aosta e non resta che distrarsi ed incrociare le dita. Un giorno, parlando di relatività del Tempo, Albert Einstein disse: «Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora».
Un modo molto efficace e semplice per spiegare che di fatto anche il Tempo è relativo, non soltanto perché quello misurato dagli orologi è ben diverso dal tempo che percepiamo e viviamo, ma anche perché il nostro, quello terrestre, è un Tempo "locale", che vale solo sul nostro pianeta.
Ma quest'ultima è altra storia.

Elezioni: sfogo sconclusionato ma sincero

Una fase dello spoglio delle elezioni regionaliNon me la sento ancora in queste ore di commentare a fondo i dati ottenuti dalle liste nelle elezioni regionali valdostane di ieri e neppure di occuparmi dei candidati risultati eletti in questa Legislatura. Penso che ci sarà tempo per farlo nei momenti e nelle circostanze che si creeranno. Osservo come la situazione non sia certo facile e non sto a scavarci dentro, perché anche in questo caso le occasioni non mancheranno da qui ai prossimi giorni, quando si scoprirà quanto sia complicato il nodo da sciogliere.
E quindi? Direi che mi interessa parlare di "MOUV'", piccolo Movimento politico, "vaso di coccio" (con altri vasi di coccio) in mezzo a vasi di ferro (nuovi ed arrugginiti). Sono contento del risultato, anche se, come sempre, negli esiti che premiano gli uni e non altri ci sono amarezze molto umane ed in queste ore un po' dappertutto c'è chi pensa con dispiacere di aver sbagliato o, con senso di rivalsa, ritiene di essere stato trattato male. Sono sentimenti che capisco: pure a me è capitato, anche se ho avuto più vittorie che dispiaceri, che sono poi un normale rovescio della medaglia con cui fare i conti. Ma quel che conta è altro.

L'esercito del non voto

Il classico cartello che indica i seggiSi è passati ormai da un estremo all'altro, come cercherò di spiegare, rispetto al 34,87 per cento di valdostani che non sono andati a votare per le elezioni regionali e che sono in costante aumento come un esercito di fantasmi senza rappresentanza. Di certo, pensando a quelle percentuali monstre di partecipazione al voto del dopoguerra, c'è da impallidire.
Ma sulle molte ragioni che si intersecano in questa scelta non ci sono ancora risposte univoche. Anche perché, mentre un tempo l'individuazione poliziesca dei "non votanti" era per legge, ormai la privacy protegge chi non vota e dunque non ci si può neppure presentare suonando il campanello a casa del Signor X o della Signora Z per sapere bene che cosa abbia causato la scelta di non recarsi alle urne. La riterrei una legittima moral suasion, che penso sarebbe un esercizio di democrazia, ma oggi chi lo facesse potrebbe trovarsi nei guai per questo gesto considerato come una illegittima intromissione.

Scavare nella Civilisation Valdôtaine

La copertina del nuovo libro di Caniggia e PoggiantiDopo tanti anni di interventi in occasioni pubbliche di vario genere, registro una certezza sulla situazione valdostana: esistono una viva curiosità e un grande interesse per la Civilisation Valdôtaine, cui spesso corrisponde una profonda ignoranza o un semplice smarrimento rispetto ad elementi basilari per essere informati e per non vivere in una bolla di assenza di nozioni e conoscenze.
Su questo termine ha scritto di recente Sébastien d'Armissan su le "Partage-le", ricordandone l'origine: "La civilisation en tant que concept naquit tardivement, en 1756, lorsque le mot fut utilisé pour la première fois avec son sens moderne par Victor Riqueti de Mirabeau dans son ouvrage "L'Ami des hommes, ou Traité de la population". Il n'était auparavant qu'une notion confuse, plus apparenté à la politesse et à la civilité".

Se ritornassero Hitler e Mussolini

Un'immagine da 'Sono tornato'Non so bene dove andrà e che cosa farà questo nuovo Governo giallo-verde che prende forma a Roma fra mille contraddizioni ed una maggioranza assai risicata al Senato. In generale, tranne che per fedelissimi o nuovi adepti, l'operazione inquieta abbastanza i commentatori politici.
Quel che stupisce è anche l'andamento post elettorale con vari giri di valzer che avrebbero potuto sortire scenari molto diversi da quello realizzato, come se nulla fosse. A me quello che colpisce sempre, nel vivere gli avvenimenti nel flusso del presente, è la difficoltà di capire la loro reale portata e l'altra cosa che mi stupisce - pensando al consigliere comunale di "Casapound" nel Consiglio comunale di Aosta, piazza Emile Chanoux - è la difficoltà di situare storicamente certi avvenimenti. Vale a dire che noi che viviamo qui e ora siamo nella situazione imbarazzante di doverci posizionare senza capire ben gli esiti e l'unico modo per farlo è rifarsi in una decisione sul posto e senza paracadute al proprio bagaglio culturale e alle proprie esperienze.

Perché mai disprezzare il patois?

La targa in piazza Chanoux, ad Aosta, che ricorda la specificità linguistica valdostanaLeggo con curiosità che un nuovo consigliere comunale di Aosta, esponente di "Casapound", se la piglia con «chi fa i comizi in patois» in Valle d'Aosta. Par di capire che consideri con stizza questo nostro patois e, facendolo, dimostra forse non solo di non conoscere la profondità storica e la ricchezza linguistica di questo idioma dei valdostani, ma anche l'insieme di norme giuridiche che oggi tutelano il francoprovenzale, che lo distinguono con nettezza dai dialetti "italiani", che non c'entrano.
Tutto deriva - lo segnalo alla sua eventuale distrazione - addirittura dalla Costituzione Repubblicana, che nei suoi primi articoli disegna la struttura essenziale dei Principi fondamentali, che dovrebbero essere ben noti a chiunque si occupi di politica. Mi riferisco all'articolo 6: "La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche".

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