January 2018

Treinadan!

Fuochi d'artificio ad Aosta, poco dopo la mezzanotteOggi il primo pensiero dopo la notte di San Silvestro (Papa-Santo del '300 senza gloria, se non la posizione fortunata sul calendario) è anzitutto beneaugurale e rivolto verso chi, per abitudine o per caso, si trovi a leggere queste mie righe. Lo esplicito attraverso il mio personale «Treinadàn», antico motto usato in queste ore dai valdostani, che nell'incontrarsi devono essere svelti per scherzo nel precedere nel saluto il proprio interlocutore con questa formula.
Espressione che riporta al latino «strena» e cioè ad un piccolo dono - travolto dalla bulimia del Natale - che ci si faceva un tempo ed era anche un augurio.

I diciottenni del '99

Soldati italiani a CaporettoL'altra sera, per i soliti auguri di rito, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, evidentemente conscio del crescente astensionismo persino in ulteriore peggioramento in vista delle prossime elezioni Politiche, ha dedicato un passaggio del tradizionale messaggio dal Quirinale ai neo votanti: «Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese. Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. Questo mi induce a condividere con voi una riflessione. Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica».

Due Presidenti, italiano e svizzero, e i loro discorsi di fine anno

Conosco il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di cui ho sempre apprezzato in tanti anni di lavoro negli stessi luoghi della politica a Roma, le doti di grande serietà e anche di un'ironia acuta, oltreché un attaccamento ai medesimi valori autonomisti, che fanno parte del suo legame con la Sicilia, di cui naturalmente credo conosca a fondo gli aspetti positivi e negativi (il fratello morì fra le sue braccia, vittima della Mafia).
Ho apprezzato la secchezza, scevra di retorica, del suo discorso di fine anno, di cui vorrei riportare qualche passaggio: «Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti.
Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle. Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro»
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Gesù non è Perù

La chiesa cristiana di Andahauylillas, in PerùSono andato a cercare su "Youtube" la canzoncina natalizia "Minuetto di Natale" (autori R. Lovato - A. Musso) per farmi un'idea personale su di una polemica di questi giorni. Il brano è garbato, nella versione cantata dallo stesso baritono Roberto Lovera con il "Coro Famous", e nulla poteva fare presagire che attorno ad esso si sviluppasse un vero e proprio caso.
Così lo descrive in un magistrale editoriale sul "Corriere della Sera" lo scrittore triestino Claudio Magris, che certo non può essere tacciato di visioni in qualche modo oscurantiste: «Una maestra, si fa per dire, di una scuola primaria del Pordenonese fa cantare ai suoi alunni una canzoncina di Natale; qualcuno la canticchia anche a casa e i genitori, sorpresi, sentono che la canterellano dicendo "Perù" là dove la canzone dice "Gesù". Peccato non ci siano, nella canzone, parole quali cuor, amor, o dolor, perché in tal caso ci sarebbe posto anche per l'Ecuador. La maestra, si fa per dire, ha sostituito Gesù con Perù per non offendere alunni di altre religioni, soprattutto musulmani».

I nazionalisti corsi al potere

Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni portati in trionfo dopo la vittoria elettoraleOgni storia indipendentistica in Europa ha caratteristiche diverse e non segue un copione unico. Qualche esempio: la Catalogna resta sulla scena dopo le elezioni che, in barba a Madrid ed alle sue invasioni di campo, ha confermato una maggioranza di chi vuole un proprio Stato, lasciando la Spagna ed anche i Paesi Baschi che scalpitano dopo la pacificazione seguita alla lotta armata ormai abbandonata; la "Brexit" inglese ha riacceso i fuochi degli scozzesi, dopo il flop del referendum, ma nuove inquietudini agitano l'Irlanda del Nord ed il Galles; il federalismo belga è una complessa ed interessante macchina costituzionale per tenere assieme le spinte dei fiamminghi che hanno una forte componente indipendentistica che resta ben viva.
Per ora si parla meno della Corsica dove gli indipendentisti hanno conquistato una larga maggioranza e questa storia penso sia destinata ad accendersi come un falò.

Spigolature su Amsterdam e dintorni

Un mio scorcio di AmsterdamI Paesi Bassi, che poi tutti noi chiamiamo Olanda (toponimo che designa solo due delle dodici Province che compongono il Paese), è uno Stato europeo relativamente piccolo e fa impressione pensare a come, nella sua storia patria, abbia giocato ruoli importanti sullo scacchiere mondiale. Lo si vede da quella componente multietnica originata dalla storica politica coloniale.
Mi era capitato di andarci per visite ufficiali al tempo del Parlamento europeo, ma quelle sono visite piuttosto stucchevoli, attraverso percorsi precostituiti e si finisce alla fine in sale riunioni di diversa grandezze con una compagnia di giro cosmopolita, che distrae da ogni possibile full immersion nella realtà locale. Conviene, per farsi un'idea, andare in giro nelle quotidianità per conto proprio.

Senso civico, grande e piccolo

Un sistema inglese per arginare la sporcizia provocata dai fumatori maleducatiTorna periodicamente in superficie e da qualche anno è di gran moda in politica - a destra come a sinistra ed è significativo del suo uso plurimo - l'aggettivo "cìvico", che sarebbe letteralmente "proprio della comunità dei cittadini". Deriva dal latino "cīvĭcus, del cittadino", derivato di "cīvis -is, cittadino", che sta alla base dei derivati "cīvĭcus, cīvīlis, civile" e "cīvĭtas, cittadinanza" ed è formato sulla radice "kei, giacere, risiedere", che ricorre nel greco "keîmai" e si ritrova in altre lingue antiche. Insomma è qualcosa di legato al posto di dove si sta: tema dunque che risale al passato remoto e che riguarda le regole da seguire, l'idem sentire, il modo di essere che deriva dal vivere assieme nella comunità. E' quanto deriva, ancora prima che dalle regole del diritto, dal patrimonio comune, che si apprende dall'educazione familiare e dal crescere e vivere assieme.

Chiara Marchelli: da Aosta a New York

Chiara Marchelli con suo libro 'Le notti blu'Il caso ogni tanto ci mette lo zampino. Lo scorso anno, quando Paolo Cognetti, con il romanzo "Le otto montagne" ("Einaudi"), vinse la quarta edizione del Premio letterario "Strega Giovani" (ma poi si aggiudicò lo "Strega" vero e proprio), nella cinquina finale risultò anche Chiara Marchelli con il romanzo "Le notti blu" ("Perrone"). L'aspetto singolare che risultò stava nel fatto che, mentre Cognetti è un milanese valdostanizzato (vive ad Estoul di Brusson), la Marchelli è una valdostana naturalizzata americana a New York. Mi aveva incuriosito questo scambio di provenienza fra città e montagne.
Poi mi venne proposto l'estate scorsa - ecco il destino - di presentare l'ultimo libro della Marchelli a Saint-Vincent, per cui - ligio al dovere, che poi risultò un piacere - lessi tutti i suoi libri. Ma, per un difetto organizzativo, la presentazione non ci fu e venne prevista nuovamente nel successivo periodo natalizio. Quanto è avvenuto venerdì scorso.

Incombe l'Europa a due velocità

Sergio FabbriniSergio Fabbrini è professore di Scienze politiche e relazioni internazionali alla "Luiss", direttore della "Luiss school of Government" ed editorialista del "Sole - 24 Ore" ed è fra i pochi - lo ha fatto ancora ieri - a ricordare che sarebbe bene non distrarsi sugli avvenimenti in corso in Europa e l'Italia, se i temi europei fossero solo polemiche arruffate per le elezioni politiche, rischia di finire in secondo piano nel processo d'integrazione.
Scrive Fabbrini: «Che relazione c'è tra le elezioni italiane del prossimo 4 marzo e l'accordo franco-tedesco che verrà celebrato il prossimo 22 gennaio in occasione del 55esimo anniversario del Trattato dell'Eliseo? Nessuna, secondo l'opinione della maggioranza degli osservatori e dei politici italiani. Tant'è che, con la sola eccezione di questo quotidiano, non è stata riportata neppure la notizia della decisione, dei parlamenti della Francia e della Germania, di votare un documento congiunto in occasione di quella celebrazione. Un documento che impegna i due Paesi ad approfondire l'integrazione reciproca su materie cruciali per il funzionamento del mercato unico e dello stato sociale. Eppure, tra le nostre elezioni e l'accordo franco-tedesco, la relazione c'è ed è strettissima. Una relazione da cui dipende il futuro dell'Italia».

Aree Protette Alpine e Democrazia

Sulla perimetrazione delle Alpi sembra di essere in un giorno di quelli nebbiosi in alta quota. Oggi persistono almeno tre ambiti possibili: quello della "Convenzione Alpina", quello derivante da "Spazio Alpino" e la recente "Eusalp", la "Strategia Alpina".
Un cartografo ne uscirebbe pazzo da questa geografia variabile a seconda delle scelte fatte a tavolino: a me è sempre venuta voglia di dire quanto vada bene far dialogare zone di montagna con zone subalpine e quanto conti il rapporto fra Terre Alte ed alcune città strategiche per le Alpi, ma non si può far finta che i territori e i problemi annessi e connessi siano in qualche modo gli stessi.
La montagna resta la montagna e le Alpi senza la montagna sarebbero niente altro che… la pianura.

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