March 2017

"Purtroppo è morto il Signor Luciano..."

Ho già scritto molte volte sul fatto che la novità tecnologica più impattante di questi anni, specie nei suoi progressivi sviluppi, è stato - per la nostra vita quotidiana - il telefono mobile, specie se associato alla miriade di applicazioni in connessione con Internet. Oggi ti domandi che cosa diavolo facessi prima, quando questo aggeggio pluriuso non esisteva: eppure, anche facendo mente locale, non sempre ti viene in mente che cosa esattamente avvenisse. Una sorta di smemoratezza che ha aspetti inquietanti e dimostra come siamo mobili anche noi ad accettare cambiamenti che ci fanno pure scordare il passato. Forse, più semplicemente, non facevi niente di particolare e al posto della socialità dei Social ti poteva capitare di parlare con chi incontravi sulla tua strada. Invece oggi capita di essere concentrati sullo schermo camminando, stando seduti in una sala d'attesa, durante una cena con amici o nelle riunioni di lavoro. Vivi in un mondo plurimo, quello reale e gli altri a portata di mano.
Chissà cosa ne direbbe quel Innocenzo Manzetti, inventore valdostani ottocentesco cui venne scippato - anche per sua ingenuità - del riconoscimento della sua scoperta del primo rudimentale telefono e oggi - se ci fosse ancora - scoprirebbe i passi da gigante che l'umanità ha fatto nel solco di quella sua geniale intuizione.
Il rovescio della medaglia, nel cammino delle scoperte che cambiano la nostra vita, è la scomparsa di quanto c'era prima. Privato per qualche ora del mio portatile, ma obbligato ad una comunicazione urgente in una grande città, ho scoperto come la progressiva scomparsa delle cabine telefoniche sia un problema serio per chi era abituato a trovarne una con facilità. Io ho ancora chiara la mappa di tutte le cabine telefoniche e dei bar con telefono a scatti delle zone che frequentavo abitualmente: una conoscenza ormai inutile. Ma, in quel caso di urgenza, una volta trovato un telefono pubblico superstite e scoperto come farlo funzionare, la difficoltà è stata ricordare i numeri di telefono. I numerosissimi numeri che ho a mente sono di familiari defunti, amici dismessi, numerazioni sparite, pizzerie scomparse. L'agenda telefonica del portatile ha resa vana una delle cose che sapevo fare ed era pure un vanto: tenere a mente decine e decine di numeri. Pure quello ho perso...
Ma l'aspetto più comico è stata la decisione di cedere alla tentazione di rimettere il telefono fisso a casa. Tre le motivazioni. La prima è sempre legata - si noti il sottile paradosso - al telefono mobile, perché ovviamente in casa non si può fare a meno del Wi-Fi per evitare il consumo di Giga, talvolta - ma questa è un'altra storia - finiti sul più bello e ci si ritrova come dei naufraghi su di un'isola deserta, quando si ha bisogno impellente di comunicare. Per cui ho trovato una combinazione onnicomprensiva assai conveniente, comprensiva di telefono fisso. La seconda ragione - molto più cervellotica - è la scoperta, avvenuta in un alluvione di qualche anno fa, che la rete di telefonia mobile era saltata, mentre quella fissa era risultata funzionante e dunque non si sa mai... La terza è che ad una certa ora, dopo che la App che vigila sulla mia Salute mi dice, se non l'ho fatto, di andare a nanna, metto il telefono portatile sul "silenzioso" per evitare di ricevere telefonate da amici nottambuli o notifiche di comunicazioni, in genere stupidaggini che arrivano dai vari Gruppi: per cui il numero del telefono fisso è stato dato a poche persone, tipo mia madre o i miei figli, per epocali e forse ferali comunicazioni notturne.
In realtà non ricevo nessuna telefonata utile. Ma, in compenso, ne ricevo di inutili e il generalmente silente telefono fisso squilla solo quando sono sotto la doccia, mentre sono in uscita sulla porta di casa, quando amoreggio sul più bello con mia moglie o sto leggendo in santa pace l'epilogo di una romanzo poliziesco. E chi chiama? Solo qualcuno che mi deve vendere qualcosa, in barba alla trafila per registrare il numero domestico in un elenco dell'Authority preposta che dovrebbe mettermi al riparo da questi scocciatori da call center, che - poveretti! - lavorando a provvigione fanno di tutto per convincermi ad acquistare per poter legittimamente guadagnare qualcosa. Nessuna tattica adottata ha funzionato. Tono mellifluo: "Non sono interessato, ma posso chiederle per favore di cancellare il mio numero dalla vostra lista?". Minaccioso: "Basta, questa volta vi denuncio, se non smettete di chiamare!". Furbo: "Sono delle pompe funebri, purtroppo il Signor Luciano è morto stamattina: lo stiamo vestendo!". Spiritoso: "Qui Pizzeria "Bella Napoli", non c'è nessun Luciano qui...".
Mentre finivo di scrivere, come una nemesi, il telefono è suonato: era Vodafone che cercava di strapparmi a TIM...

«Purtroppo è morto il Signor Luciano...»

Un antico telefono a filoHo già scritto molte volte sul fatto che la novità tecnologica più impattante di questi anni, specie nei suoi progressivi sviluppi, è stato - per la nostra vita quotidiana - il telefono mobile, specie se associato alla miriade di applicazioni in connessione con Internet. Oggi ti domandi che cosa diavolo facessi prima, quando questo aggeggio pluriuso non esisteva: eppure, anche facendo mente locale, non sempre ti viene in mente che cosa esattamente avvenisse. Una sorta di smemoratezza che ha aspetti inquietanti e dimostra come siamo mobili anche noi ad accettare cambiamenti che ci fanno pure scordare il passato. Forse, più semplicemente, non facevi niente di particolare e al posto della socialità dei "Social" ti poteva capitare di parlare con chi incontravi sulla tua strada. Invece oggi capita di essere concentrati sullo schermo camminando, stando seduti in una sala d'attesa, durante una cena con amici o nelle riunioni di lavoro. Vivi in un mondo plurimo, quello reale e gli altri a portata di mano.

La crisi politica in Valle d'Aosta

Augusto Rollandin in Consiglio ValleSono così distante geograficamente in queste ore da avere difficoltà a seguire bene le vicende politiche valdostane, culminate - per curiosa combinazione - proprio nel giorno del "mercoledì delle Ceneri", che ha dato il via alla Quaresima. Da qui a Pasqua - guardando ai sessanta giorni di prorogatio della Giunta attuale, prima di eventuali urne - si gioca la Legislatura in un clima non proprio penitenziale.
Comunque per informarmi a distanza mi sono ingegnato e per altro se ho problemi io di roaming telefonico che rende sconsigliabile attaccarmi al telefono, pare a parziale consolazione che alcuni intoppi telefonici si siano avuti, nelle ore più concitate per la politica valdostana, a distanze di poche decine di metri, anche ad Aosta, città fra partner autorevoli della maggioranza governativa, aggiungendo incomprensioni al clima già bollente da molte settimane.

Lo zaino fra i ricordi e il fashion

Zaini ad AostaSe penso allo zaino mi viene in mente quello di mio papà, che si portava in spalla da buon veterinario di montagna quando nel dopoguerra non sempre si raggiungevano le stalle con degli automezzi e si doveva portare dietro attrezzi e medicine. Era di tela con legacci e rinforzi in pelle: quando ormai girava dappertutto con l'auto grazie alla progressiva realizzazione della rete stradale, è capitato anche a me di adoperarlo. Per chi vada in montagna lo zaino era un obbligo e ricordo modelli più piccolini per quando eravamo bambini, cui attaccavamo la borraccia e mettevamo sulle spalle con fierezza come si trattasse di chissà quale riconoscimento.
Esiste, senza farla troppo grossa, una sorta di etica dello "zaino in spalla", che resta preziosa nella vita. Tu, piccolino, vieni educato a quel peso e a camminare, magari illuso -quando sei stanco - dalla promessa che manca poco ad arrivare, basta aver pazienza e fare ancora un po' di fatica. È arrivato alla meta si cavava dallo zaino il pranzo al sacco ed era una piccola gioia, che provo ancora adesso in certe escursioni.

Il Cervino sconosciuto

Il libro di Enrico Rizzi, Laura e Giorgio Aliprandi e Luigi ZanziQuando mi capita di incontrare persone nel mondo, a cui devo spiegare dove si trovi il mio Paese, non sempre è facile per loro capire dove si trovi la Valle d'Aosta e non c'è esatta corrispondenza fra la difficoltà di conoscenza geografica e la distanza del luogo dove il mio interlocutore abita. E' più una questione culturale che pesa o anche nient'altro che elementi di casualità, che magari permettono alla persona di capire di quale luogo io parli.
Se le grandi città del Nord - tipo Milano e Torino - possono servire a chi arranca come riferimento utile per georeferenziare la Valle, può essere utile citare due montagne, il Monte Bianco ed il Cervino. Scoprendo, ma sappiamo che non è una novità, come per molti queste vette sono associabili a Francia e Svizzera e non al nostro versante.

La sfida resta il futuro

Prospettive alla fine di una salitaSi accinge a cadere Augusto Rollandin e l'evento, atteso da anni, fa clamore. Ne ho scritto troppe volte auspicando che ciò avvenisse e dunque - aspettando di seguire la discussione in Consiglio Valle per antico rispetto del parlamentarismo - vorrei rifarmi ad un ragionamento più generale. Partendo dal presupposto di quanto addolori vedere - per chi ci ha vissuto per anni, essendone stato un eletto - l'Union Valdôtaine nella polvere, ma questi sono i frutti che si raccolgono per una gestione verticistica e capricciosa, impregnata di errori e di democrazia calpestata, che hanno costretto ad andarsene anche chi come me considerava casa sua Avenue des Maquisards.

L'idea del complotto di Fillon e Renzi

François FillonSeguo con curiosità i destini incrociati di due personalità politiche diverse nel panorama politico europeo. Il primo è François Fillon, candidato del centrodestra francese per l'Eliseo, che era riuscito - da vero outsider - a sconfiggere il revenant Nicolas Sarkozy e poi nel duello delle Primarie l'esperto Alain Juppé. Sembrava, conservatore e cattolico, la scelta giusta per sconfiggere al ballottaggio quella Marine Le Pen (anche lei con i suoi problemi giudiziari), figlia di quel Jean-Marie, espressione di un'estrema destra retriva e fascisteggiante. Poi Fillon si è infilato in una serie di bugie sull'impiego alla "Assemblée Nationale" della moglie e altre questioni su finanziamenti privati che lo hanno portato sulla soglia della rinuncia per un inchiesta molto serrata della Magistratura francese. Ma lui, ormai bruciato, tiene ancora duro ed ha parlato esplicitamente di un «complotto politico» montato ad arte contro di lui.

Il "conflitto ragionevole" fra Monte e Piano

Le Alpi viste dal satelliteMi ha sempre fatto sorridere e anche pensare il fatto che nel passato della città di Aosta, ancora nell’Ottocento, ci fossero due "Sindaci", uno della "Plaine" e uno della "Montagne". Come a definire una sorta di cesura tra due mondi in realtà diversi e dunque meritevoli, per così dire, di diversa amministrazione. Oggi, per capirci, il territorio valdostano è considerato interamente montano, ma in realtà chiunque di noi sa bene che il fondovalle - anche se poi molti Comuni "bassi" hanno territori che risalgono fino alle cime viciniore - ha condizioni non assimilabili a chi è in montagna. Non abbiamo però mai avuto una "legge della montagna" valdostana che tenesse conto di specificità per quote e condizioni geografiche diverse. Inoltre ben si sa che non cessa il fenomeno di aggregazione nei Comuni della vallata centrale, specie in quei Comuni che ruotano attorno ad Aosta, dove di conseguenza si afferma una presenza largamente maggioritaria nel complesso della popolazione residente, compreso chi mantiene residenza nei Comuni montani, ma in realtà vive prevalentemente altrove.

La Valle d'Aosta di Azzeccagarbugli

Augusto Rollandin nella conferenza stampa del 7 marzoEra facile prevedere che il presidente Augusto Rollandin, come ha fatto sempre e a maggior ragione è avvenuto in questa Legislatura in cui ha avuto sin dall'inizio una maggioranza risicata (solo 18 consiglieri su 35), si sarebbe battuto fino in fondo per restare in sella. In queste ore, con inusuale velocità, si è sveltita la pratica della sospensione di "consiglieri chiave" del ribaltone in corso per via della sentenza d'appello del processo dei Gruppi (che qualche giornalista ha chiamato - nell'onda populista - sui "costi della politica"). Si vedrà nelle prossime ore come la sostituzione dei consiglieri in attesa della Cassazione influirà sulla possibilità di proseguire la strada interrotta della mozione di sfiducia costruttiva con cambio di Esecutivo. Certo, il presidente Rollandin nel comunicare prima ai giornalisti - con i membri della "sua" maggioranza - che al Consiglio Valle la notizia dell'iter dei decreti sospensivi ha compiuto uno sgarbo istituzionale ed ha indebolito quelle funzioni prefettizie del Presidente della Regione, che vanno gestite con attenzione e neutralità.

Valanghe: e non si dica che non si sa!

Confesso le mie colpe: da ragazzino, con gli sci normali di una volta, senza casco e con attrezzature per nulla tecniche capitava di andare a finire - magari con qualche amico più in gamba - in neve fresca.
Non avevamo nessuna particolare competenza in merito e all'epoca non c'erano "bollettini valanghe" ed informazioni meteo precise e neppure attrezzature come l'"Arva" per darsi qualche sicurezza in più. Il pericolo di valanghe esisteva, ma avevamo molte ragioni per non prenderlo del tutto sul serio per semplici ragione: autoctoni e villeggianti - uniti dal destino di sciare in compagnia, che è una cosa bellissima - eravamo fondamentalmente degli ignoranti.
Non che fossimo totalmente digiuni: il fuoripista vero e proprio, quello spaziando dappertutto, lo facevamo su neve trasformata, cioè dura, in periodo primaverile. Sapevamo - come regola ferrea - che appena faceva troppo caldo si smetteva di andare in certe zone.

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