December 2016

Consumatori spiati e bombardati

La pubblicità sul Duomo di MilanoBisogna stare allerta, ammesso che serva, perché siamo fortemente scrutati e campionati in ogni nostra presenza sul Web: si sa chi siamo, dove andiamo, che cosa ci piace o no, i nostri punti di forza e di debolezza. Senza fare i perseguitati o virare verso una sorta di paranoia, sia chiaro che esiste davvero una specie di screening con schedatura che oggi comprende persino, usando certe "app", il nostro stato di salute e le diverse analisi cui siamo sottoposti. Certo le Autorità che dovrebbero vigilare sulla nostra "privacy" (in italiano sarebbe "riservatezza", ma l'anglicismo deriva dal solito latino con "privatus", traducibile con "personale, particolare") stentano ad arginare un mare di tecniche con cui le nostre azioni vengono spiate, specialmente per usarci come consumatori.

Alsazia: la forza delle culture di mezzo

Mi piacciono tanto i Paesi di mezzo, che suscitano in me viva curiosità. E' una delle poche doti che mi riconosco e che penso che evitino che il mio senso nazionalitario diventi come il nazionalismo becero di chi pensa di essere parte di un popolo da considerarsi il più furbo della compagnia. Mentre o l'umanità sa scambiare i propri savoir faire e riconoscere quelli degli altri oppure si alimentano odi e incomprensioni.
Amo perciò - come cittadino del mondo - in particolare coloro appunto che possono vantare culture che oscillano, senza la rigidità dei Paesi nazionali, al limitare di quella bufala della Storia che sono le frontiere, che irrigidiscono rapporti culturali millenari e costringono certe zone ad essere considerate province distanti e marginali.
Così l'Alsazia, dove troppi cimiteri testimoniano di un eccesso di battaglie combattute per disfide territoriali: ricordate quante volte nello studiare sui libri ci siamo trovati a leggere delle contese per il possesso dell'Alsazia-Lorena?
Ci pensavo non solo perché Strasburgo è stata per me una città familiare per il lavoro al Parlamento europeo e ancor di più per il "Consiglio d'Europa", ma per almeno per altre due ragioni.

Referendum costituzionale: il mio NO

Manifestanti a Roma per il 'no' al referendum costituzionaleMi vien da sorridere a chiamarlo un "ultimo appello": oggi sono una persona senza un partito, che crede in certi valori in politica e spera presto di poterli condividere con chi osserva con crescente tristezza una Valle d'Aosta alla deriva. Così determinate scelte tattiche per il referendum domenicale sono il segno di una comunità che non ha più punti cardinali nella difesa dell'Autonomia, se in troppi - specie nella sempre più informe area autonomista - sentono il bisogno di assecondare le mire del potente di turno, illudendosi di finire sotto la sua ala protettiva, anche se si deroga - così facendo - ai propri ideali, messi sul mercato. Stupiscono anche rispettabili personalità locali che hanno scelto di essere silenti in questa circostanza, perché non sempre «il silenzio è d'oro», mentre molti esponenti dell'establishment italiano dicono "sì" perché sperano che il loro dire "sì" possa trasformarsi in... oro.

Francofonia e Francia

François FillonSeguo sempre con interesse l'evolversi della politica francese: lo faccio perché sono un francofilo, amo la lingua e la cultura francese, sapendo bene che la francofonia non è solo Parigi in un duplice senso. Uno che riguarda la dimensione plurale della Francia, che ha caratteristiche molto diverse a seconda della zona dell'Esagono che si vogliono prendere in considerazione. Il secondo concerne la dimensione mondiale della francofonia, che mi pare tra l'altro ultimamente marginalizzata in Valle d'Aosta, com'è dimostrato dall'assenza di politici valdostani in Madagascar quest'anno e in Senegal due anni fa ai famosi "Sommet" in cui la Valle aveva - se non lo ha perduto - la veste di "invité spécial", così concepita: "Le statut d'invité spécial vise les entités ou collectivités territoriales non souveraines - ressortissantes d'Etats non membres de la Francophonie - qui en font la demande, dès lors que ces entités ou collectivités manifestent leur volonté d'engagement dans la Francophonie et que l'usage de la langue française set attesté sur leur territoire".

Il Calcio dei bambini

Genitori che osservano i propri figli mentre giocano a calcioDescrittivo: a Novarello in un grigiore autunnale in mezzo alle risaie, centinaia e centinaia di genitori appresso ai pargoli giocatori di calcio in erba.
Appartengo alla generazione dei quattro calci al pallone in un'epoca in cui non c'erano grandi alternative a differenza di oggi che per un bambino esiste uno spettro di possibilità sportive senza fine. Pur essendo cultore allora - oggi non più - del calcio come tifoso e possessore di infinite collezioni di figurine, non sono mai stato particolarmente dotato e perciò ho giocato in diversi ruoli, compreso il portiere e mi piacevano moltissimo i guanti che mio papà mi aveva comprato. Ogni occasione era buona: in cortile, in un prato, sulla spiaggia e ricordo i due terreni di gioco nella natia Verrès, uno era un rusticissimo campo in terra sotto il campanile della Collegiata di Saint-Gilles, l'altro il campo sportivo in erba, sempre aperto, in fondo al paese dove mi esercitavo anche da solo a tirare le punizioni.

Il NO chiude un ciclo politico

Matteo Renzi con la moglie Agnese dopo l'annuncio delle dimissioniSono andato a dormire presto ieri sera, pensando di vedere gli esiti di primo mattino o con una sbirciatina notturna. Poi - che posso farci? - la curiosità del cronista e la febbre della politica hanno avuto il sopravvento e ho seguito le fasi più calde dell'esito referendario: dall'assestarsi del successo del "no" alla dignitosa assunzione di responsabilità della sconfitta di Matteo Renzi. Il fu Premier aveva giocato due partite in una, scegliendo che fossero inscindibili: una riforma costituzionale per rafforzarsi e il plebiscito personale. Il comitato disposto dei due lo ha affondato.
Sono contento del risultato, sia per l'esito complessivo che per il voto in Valle d'Aosta. Mi piacciono meno certi trionfalismi di chi vuole portarsi a casa i meriti, perché si tratta invece di un merito collettivo di posizioni politiche diverse fra loro e con interessi futuri non sempre coincidenti.

Il post referendum e la Valle d'Aosta

Le schede ed un'urna del referendum costituzionaleMatteo Renzi starà più che riflettendo in queste ore sugli eccessivi fronti aperti nel suo periodo di Presidenza e sui troppi nemici alla fine coagulatisi contro di lui. Immagino che l'uscita di scena, con assunzione di responsabilità della sconfitta, leggendo un foglietto di appunti, sia il viatico per tornare in campo alle elezioni politiche, sempreché nel Partito Democratico non emerga qualche fronda così forte da isolarlo. Ma è davvero difficile fare troppe previsioni, così come sulle prospettive di governo o di elezioni anticipate siamo per ora a niente altro che dei pourparler.

Cinque punti sulla politica

Matteo Renzi durante la campagna elettorale a favore del 'sì'Capisco che questa settimana rischio di proporre un'overdose di politica e di conseguenza sceglierò nei prossimi giorni temi meno ponderosi e più consoni al calendario dell'Avvento. D'altra parte l'esito del referendum, fissato improvvidamente nell'ultima data utile, e la scia che si porta dietro obbligano a qualche riflessione. Non tanto sul contingente, perché le bocce non si sono ancora fermate e penso rotoleranno allegramente fino alle elezioni anticipate nel 2017 (in primavera o in autunno), quanto sul fatto che resta intatto il problema della democrazia rappresentativa.

Mattarella, Renzi e la crisi

Matteo Renzi e Sergio MattarellaUn aspetto interessante di "Twitter" è che non esiste altro strumento così rapido nella diffusione delle notizie dell'ultim'ora, a condizione di seguire i "following" giusti. Così le vicende del Quirinale - ora al centro dell'attenzione - mi sono garantite grazie alle argute osservazioni nei 140 caratteri dei "tweet" di quello che è anche un mio "follower", Luciano Ghelfi, quirinalista per il "Tg2". L'ho conosciuto ed apprezzato quando entrambi, in vesti diverse, ci trovavamo alla Camera dei deputati, accomunati dalla passione per il giornalismo, per la politica e figli di quella Provincia che fa crescere molto più di tante grandi città.

I "j'accuse" del Papa

Papa Francesco mentre recita il RosarioConfesso di non avere ancora a pieno capito quale disegno si celi davvero dietro la "ribellione" di alcuni cardinali conservatori, ma non è la prima volta che avviene, contro Papa Francesco, che viene accusato in sostanza - tolto di mezzo il linguaggio affettato - di deviare da certi principi fondamentali della dottrina della Chiesa. Chi "volgarizza", mettendoli in prosa senza fronzoli, queste posizioni senza sconti per il Pontefice è - lo si legge sul suo sito e dai suoi libri - il giornalista e scrittore Antonio Socci (Direttore della scuola di giornalismo della "Rai" di Perugia), che picchia durissimo su Francesco. Lui, in risposta a queste accuse, mi pare non defletta e anzi certe risposte contro quella parte della Chiesa fanno capire che non si fa intimidire e lo fa anche con l'uso di battute come: «dormo come un legno».

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