November 2016

Pericoli stradali

Il cavalcavia crollato a Lecco, sulla 'Superstrada 38'Conosco bene i meccanismi dell'informazione: quando capita qualcosa di eclatante, si costruisce attorno all'evento singolo un insieme di approfondimenti che determinano un "caso", che per qualche giorno focalizza le attenzioni per poi scomparire dalla scena, nella crescente velocità con cui si susseguono gli avvenimenti, specie quelli nefasti che fanno più cassetta.
Così, dopo il crollo di un cavalcavia già danneggiato nel lecchese sotto il peso - come un colpo di grazia - di un pesantissimo trasporto eccezionale, l'attenzione è tornata sullo stato pietoso della rete stradale italiana e sulle responsabilità dell'"Anas" e, per le strade di viabilità inferiore, di Regioni e Enti locali.

La politica fra timori e sorrisi

Hercule Poirot interpretato da Peter UstinovBisogna tenersi in costante esercizio nella piccola Valle d'Aosta per pensare a quello che bisogna fare rispetto alla situazione in atto, in cui l'Autonomia speciale - un tempo vanto e modello - sta andando precipitevolissimevolmente verso il basso e talvolta ci si domanda se questo pozzo nero abbia davvero un fondo e quale sia la prospettiva nei diversi scenari possibili per una risalita.
Esiste sempre un "domani" ed anche la speranza che le energie migliori facciano sistema, quando questo si dimostri indispensabile e con i tempi giusti senza tatticismi ed arrière-pensées. Non si tratta di cancellare le differenze e neppure di far finta di niente in una specie di amnistia su certe scelte del passato, perché ognuno ha fatto i suoi errori, ma di puntare sui problemi da risolvere e sappiamo quanti ce ne siano e sempre più difficili, che richiedono ragionamenti complessi e a più voci.

Turismo: neve attesa, autostrade esose

La videata della tariffa autostradale 'Torino - Aosta'Penso con nostalgia agli anni in cui, incredibile a dirsi, si sciava già in queste stesse settimane e non come oggi avviene nella solita e fortunata per altimetria Breuil-Cervinia con ghiacciaio sovrastante. Comunque sia, di questi tempi iniziano le macumbe nella speranza che arrivi la neve e, in subordine, che ci siano le temperature per sparare con gli unici cannoni buoni sulla faccia della terra, quelli per l’innevamento artificiale (che pure restano nel mirino di certi ecologisti perché consumatori d'acqua e energivori).
Il mondo cambia se pensiamo che un tempo - direi ancora un secolo fa, pensando agli inverni terribili sui fronti della Prima Guerra mondiale - la neve era una maledizione e, in caso di esagerazione, partivano novene propiziatorie affinché il maltempo e le minacce conseguenti si attenuasse.

Il Casinò valdostano a picco

Ci sono storie che tornano e sono come dei tormentoni della storia più recente della Valle d'Aosta e chi conosce un po' le questioni non si stupisce se fra il dire e il fare c'è stato di mezzo un mare profondo e procelloso, che ha fatto affondare troppe navi prima funzionanti.
Così si dica forte e chiaro che il "Casinò de la Vallée" va male, molto male, malgrado il cambio di management fosse stato spacciato - ma già era stato fatto da chi ha cambiato il quadro, facendo finta di niente - come risolutivo: una discontinuità utile di certo per la politica come manovra di distrazione di massa rispetto alle gravi responsabilità politiche da parte di chi ha fatto e disfatto, ma soprattutto ha promesso senza mantenere.
E così, purtroppo, malgrado i sacrifici chiesti ai dipendenti ed annunci roboanti di rilancio del Governo regionale (e persino voto favorevole del sindaco di Saint-Vincent sul bilancio!), si è visto come le bugie abbiano le gambe corte.

Quel pomeriggio al centro commerciale

La folla a 'Le Gru' per la festa di 'Halloween'E' capitato che il mio "iPhone" si ritrovasse con la batteria da cambiare e la diagnosi all'"Apple store" fosse stata senza appello, come da grafico letale comparso sullo schermo di un "iPad" della gentile tecnica che armeggiava. Il verbo è che necessitava intervenire per ridargli vitalità. Unico particolare: per sistemarlo necessitava tre ore di attesa per riprendersi il "melafonino" rigenerato e dunque è toccato aspettare. Impietosito dallo stato comatoso del mio fedele telefono multiuso, ho deciso di giacere nei paraggi, anche se tre ore lì mi sembravano un horror vacui e forse un horror tout court.
Sul punto dissento da mia moglie e dalle sue amiche, che invece - ancora ora - mi considerano fortunato ad avere avuto questa chance, che a loro pareva essere un'occasione imperdibile per aggirarsi per negozi.

Umani e animali

Chihuahua in un passegginoMi fa piacere che sia stata gradita da molti la lettera scherzosa, pubblicata da qualcuno anche su "Facebook" (dove io non ci sono anche se esiste un mio profilo non messo da me), che ho finto essere stata scritta da Guerra, la mucca vincitrice del primo peso della "Batailles de reines", a quegli animalisti che avevano manifestato alla finalissima dei combats, protestando contro la stessa finalissima ed i suoi attori, tranne beninteso le bovine.
Quel che mi ha colpito è il fatto che quelli che hanno interloquito con me di persona - e fa sempre piacere avere riscontri vis à vis, perché per fortuna non si vive solo in un mondo virtuale - hanno quasi tutti detto che lo avevano apprezzato il post, pur amando molto gli animali ed è una sottolineatura in cui mi riconosco perfettamente.

Fra genialità e supereroi

Hulk ed Iron Man nella mostra al Forte di BardIn una giornata uggiosa - novembre per me è un "buco nero" sul calendario - sono finito a vedere due mostre al Forte di Bard. La prima, molto emozionante, è quella delle opere di Marc Chagall, pittore russo di origini ebraiche ed in seguito naturalizzato francese. Il suo vero nome era Moishe Segal, anche se era costretto ad usare una versione ulteriore russofona del suo nome, ed era nato nel 1887 a Vitebsk, oggi Bielorussia, ed è morto a 97 anni, nel paese provenzale Saint-Paul de Vence, dove in passato ho visitato la "Fondazione Maeght" per cui lui stesso operò, luogo cult dell'arte moderna e contemporanea ed ho pure lì nei paraggi giocato per la prima volta in vita mia, molti anni fa, a pétanque. Non sono un esperto d'arte ma i quadri di Chagall - specie quelli più colorati e fantasiosi - sono realizzazioni vitali e aeree, piene di simbologie e sentimenti, che ti fanno penetrare in un mondo intrigante e visionario.

Certi nodi dei Social

L'insegna di 'Facebook'L'appello a mantenere la curiosità, pena un'incomprensione di quanto ci circonda, l'ho scritta e ripetuta sino allo sfinimento. La logica rinunciataria rispetto ad un mondo che cambia - di cui la punta dell'iceberg resta Internet nella sua miriade di applicazioni - condanna anche la persona più intelligente ad una sorta di esclusione, che porta solo a conseguenze negative, finendo su un binario morto fatto di nostalgie e di rimpianti, pratica da fine corsa.
E' vero che, come osservavi all'inizio, non è facile restare reattivi rispetto ai cambiamenti e spesso si vuole restare legati alla rassicurante "coperta di Linus" delle proprie abitudini e del perimetro rassicurante delle certezze acquisite che talvolta diventano una gabbia dorata. Penso a come siamo sottoposti alla ricezione ed all'analisi di una grandissima quantità di notizie e di immagini, impensabile per quantità e frequenza sino a qualche anno fa.

Quando un cimitero è Storia

Il cimitero di Sant'Orso ad AostaI cimiteri da bambino mi facevano paura. Specie in quei periodi in cui, nel giorno canonico all'inizio di novembre, vi erano le visite obbligatorie alle tombe dei familiari e degli amici scomparsi, di cui ancora non si percepiva quell'affettuosa presenza protettiva che sento, lasciando allora invece il campo a pensieri lugubri. Così come avveniva quando moriva un parente e anche i più piccoli dovevano compartecipare alle esequie ed uno si sentiva in difficoltà non solo per l'avvenimento luttuoso in sé ma anche perché non si sapeva bene come ci si dovesse comportare nel dolore. Ho in mente il volto immobile di uno zio steso nella bara alla morgue dell'ospedale e fu forse la prima volta in cui mi trovai di fronte al problema di capire un po' meglio cosa fosse questa storia del trapasso. La morte è difficile da capire per un adulto, figurarsi per un bambino.

Nel ricordo di Umberto Veronesi

Umberto VeronesiUmberto Veronesi se ne va a novant'anni, dopo una vita vissuta contro il cancro, cui aveva dedicato studi e ricerche. Se certi progressi ci sono stati per curare la malattia e se è cambiata la percezione della malattia in Italia (il "brutto male" considerato incurabile) lo si deve anche a lui, che accompagnava la solidità dello scienziato ad una capacità di spiegare le cose con semplicità, forte anche di una serenità personale e di un carisma evidente. Sapeva piacere e aveva assunto in campo sanitario un'autorità che gli permetteva di parlare anche di temi delicati come l'eutanasia.
Amava la montagna e frequentava con la sua famiglia - come molti milanesi - Courmayeur, dove aveva intessuto rapporti di amicizia e di stima.

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