July 2016

Il pressing sul raddoppio del traforo del Bianco

Un 'Tir' che esce dal Traforo del Monte BiancoI nodi prima o poi vengono al pettine e non ci vogliono grandi capacità previsionali per capire che, sopra tutto come una cupola incombente, ci sono spesso reti d'interesse che si muovono con i loro tempi, scegliendo il momento ritenuto più giusto per ottenere quello che vogliono da tempo. Così anche l'Autonomia speciale della Valle d'Aosta appare pronta, in certe circostanze e per chi ne fa un uso strumentale, ad essere piegata - direi "prona" - rispetto a certe esigenze.
Leggo con crescente stupore il nuovo approccio al raddoppio del Monte Bianco. Per una decina d'anni la Società del Traforo, in mano al gruppo Benetton perché ha seguito il destino della privatizzazione del "Gruppo Autostrade", ha spinto per una nuova canna in un clima di contrarietà delle autorità politiche valdostane in linea con quelle francesi. Ed anche in coerenza con la politica europea che vuole spostare più merci possibili dai camion alla ferrovia. Come giustificare, se così non fosse, opere colossali come il nuovo e appena aperto tunnel ferroviario del San Gottardo e i costruendi tunnel ferroviari sulla tratta "Torino - Lione" e lungo il Brennero?

L'appello sulla malattia di Lyme

La copertina di 'Obs' sulla 'malattia di Lyme'E' un caso personale, in cui forse sono stato persino esagerato nella cautela che ho applicato, ma meglio essere vigili piuttosto che trovarsi poi a piangere su di una patologia, sapendo che sulla malattia di cui parlerò oggi mancano elementi divulgativi utili per la sua prevenzione.
Una premessa: qualche tempo fa, camminando in montagna in Val d'Ayas, ebbi l'impressione di essere stato morsicato alla nuca da qualche cosa che sembrava essere caduto poco prima dalle fronde di un albero. Istintivamente staccai questo insetto, che sembrava stesse penetrando nella carne, accorgendomi subito che si trattava di una zecca, piccolo parassita che spesso avevo visto sulla pelliccia degli animali che venivano portati da mio papà nel suo studio di veterinario.

Per evitare una vita artefatta

Vacanze con lo smartphoneLa vacanza serve se riesci attraverso questa pausa - sospesa nel resto dell'anno - ad uscire dalla solita routine, dovunque ci si trovi, che sia dietro l'angolo o in mete lontane. In fondo - me ne accorgo trovando ogni tanto nella mia Valle d'Aosta che penso di conoscere bene, un angolo nuovo, un posto mai visto, uno stimolo impensabile - perché anche a due passi da casa può esserci qualcosa di esotico. E' interessante come luoghi ed avvenimenti diventino poi come cerini che accendono la nostra memoria, a seconda delle esperienze fatte e che possono ritornare dal passato. Ha scritto Michele Serra e mi ci ritrovo: «Bastava l'avvento della notte, con tutte quelle stelle in festa, le luci delle barche sul mare, il crepitio e il puzzo delle zanzare e delle falene folgorate dalla graticola azzurrastra sospesa al muro del terrazzo, a cancellare ogni malinconia, a restituirmi all'interminabile felicità dell'estate».

Il Casinò di Saint-Vincent patata bollente

Alcune fiches del Casinò di Saint-VincentSi avvicinano i settant'anni dalla nascita del Casinò di Saint-Vincent (o più propriamente "de la Vallée"), casa da gioco aperta - con il timore che quella sera intervenisse il Ministro dell'Interno Mario Scelba per chiuderlo - dal presidente della Valle Séverin Caveri nel marzo del 1947 e che per molto tempo è stata una "gallina dalle uova d'oro" con i suoi chiari e i suoi scuri, come certi scandali che scoppiarono alla sua ombra. Credo di conoscere bene la storia di questa intuizione, che si fece largo nei primi anni dell'Autonomia, quando non c'era neppure lo Statuto attuale e che diede risorse finanziarie importanti in anni in cui le casse regionali erano desolatamente vuote (come sta ormai avvenendo oggi con la situazione del riparto fiscale in picchiata). Per questo seguo con curiosità le nuove pagine che si stanno scrivendo, ormai al capezzale di un malato grave, che si dà per rinato appena la febbre perniciosa si sposta di un grado centigrado, ma l'encefalogramma appare ancora desolatamente piatto.

La Turchia e l'islamismo "moderato"

Il presidente turco Recep Tayyip ErdoğanLa Turchia per me è stata terra di vacanze: posti meravigliosi con un mare impagabile e lo stupore ogni volta di scoprire la profondità della sua storia, che si incrociava per altro con la mia formazione classica, di quando Istanbul era Bisanzio o Costantinopoli, per non dire di quella città di Troia nello stretto dei Dardanelli, che per l'epica antica è davvero un caposaldo. Poi è stato, in politica a Roma, l'impegno per capire le vicende dei Curdi, un popolo cui è stato negato uno Stato e che dalla Storia hanno preso una mazzata dietro l'altra ed il regime turco (lo stesso che nega con forza il genocidio degli armeni con una vera "faccia di tolla") si è sempre distinto per la sua ferocia. Infine, nel mio mandato europeo, è stata la scoperta dei meccanismi, spesso legati a grandi affari, che spingevano una parte di Europa ad accogliere a braccia aperte la Turchia nell'Unione europea, mettendo da parte il fatto che tutta una serie di presupposti - non solo per i diritti umani, ma anche per la legislazione economica - che prevedevano cautela. Oltretutto, visto il piccolo pezzo di Europa fisica che la Turchia occupa, bisogna riflettere su quale logica sovrintenda che il Vecchio Continente inglobi chi in realtà sta saldamente piantato in un altro Continente.

Discoteca e "lenti" con nostalgia

Avevo quindici anni in quell'estate del 1974: penso che sia stato quello l'anno in cui, nelle lunghe estati sulla Riviera di Ponente, muovendomi da Imperia con il mio cinquantino che spedivo in treno da Aosta (oggi non sarebbe fattibile, tanto per dire), cominciai ad andare in piena libertà in discoteca. Forse già l'anno prima ero riuscito ad infilarmi qualche volta nei locali, ma poi lo sdoganamento avvenne in quello successivo.
La discoteca era davvero un luogo cult: ne ricordo una a Diano San Pietro chiamata "Pop" che era un concentrato di ormoni, un'altra era "La Suerte" a Laigueglia, mentre a Porto Maurizio ce n'erano due, l'"Akutiki" (penso si scrivesse così) ed un'altra - maledetta memoria! - di cui non ricordo il nome.
Ballare, oggi come allora, era un divertimento antico quanto il mondo, espresso sui ritmi dell'allora disco-music che ci riempiva di frizzante allegria. Era, come sempre per il suo aspetto culturale, una sorta di rito di iniziazione, far parte di una tribù in quell'ambiente modernissimo - almeno appariva tale - che erano le discoteche di allora.
Oggi quel che resta ha un'aria vintage anche perché manca quell'aspetto anticonformista e ribellistico degli esordi, che rende il ricordo dolce e leggermente nostalgico.

La Guerra Bianca e i suoi orrori

Il libro fotografico di Stefano TorrioneCominciare con le cifre dà il senso della drammaticità della Grande Guerra per la Valle d'Aosta: 8.500 giovani inviati al fronte, 1.557 caduti, 3.600 finiti in ospedale per ferite o malattie (ed in tanti rimasero invalidi permanenti), 850 fatti prigionieri. Molti dei caduti furono Alpini del "Battaglione Aosta", unico tra tutti i battaglioni alpini cui venne conferita la "Medaglia d'oro al valor militare" per le azioni sul Monte Vodice e sul Monte Solarolo con azioni di una violenza e di un coraggio indicibili. Se sommiamo l'evento bellico all'emigrazione che investì la Valle nei decenni precedenti e successivi possiamo capire che cosa pesò tutto questo sulla demografia e sullo sviluppo della Valle: solo il regime di Autonomia speciale del secondo dopoguerra servirà a risalire la china.

Migranti in fuga

La Guardia Costiera soccorre un barcone carico di migrantiChiamare l'immigrazione "clandestina" è un esercizio di stile, malgrado il meccanismo degli arrivi, specie quelli usuali coi barconi, siano saldamente nelle mani di organizzazione malavitose di vario genere, che si fanno pagare a peso d'oro per un viaggio che troppo spesso diventa un tomba. Una sorta di tratta degli schiavi gestita ormai in una malcelata collaborazione con le autorità costituite, in un gioco di conseguenza spesso simulato fra guardie e ladri, che finisce con la consegna dei poveracci che avviene in mare e con il loro trasporto sulla terra ferma. Il termine "clandestino" si è svuotato anche perché solo dopo anni ed un cumulo di carte e di burocrazia si può distinguere fra chi ha diritto all'asilo e chi no, ma tanto le espulsioni non si fanno perché di fatto sono impossibili o perché il soggetto da espellere è ormai diventato "uccel di bosco" con identificazioni rese difficili di persone che finiscono per avere decine di "alias", cioè diverse identità.

Il Male da combattere

Barbara SpinelliIl tam tam delle cattive notizie sta diventando assordante e non esiste oggi la possibilità di restare indifferenti. Siamo come posti di fronte ad un assedio continuo che non ci dà un attimo di tregua in un affermarsi del peggio del peggio, che sposta il limite sempre più in là per l'efferatezza di certi delitti.
Ho un bambino piccolo e mi domando, così come per i fratelli ventenni già consapevoli per proprio conto, dove stiamo andando in questo mondo che appare sempre più sbilenco nel ripetersi di fatti che ci fanno dubitare di un futuro, che risulta incerto come non mai. E' difficile mantenere i nervi saldi e l'attitudine alla speranza e all'ottimismo, che sono un combustibile senza il quale la sensazione di essere nelle sabbie mobili, vicini ad affondare definitivamente, sarebbe ancora più forte e non è purtroppo un brutto incubo da cui svegliarsi.

Come cercare nuovi sciatori

L'originale iniziativa della stazione sciistica di La ClusazUno può girarla come vuole, ma è indubbio che l'economia del turismo in Valle d'Aosta passi in modo significativo attraverso gli impianti a fune e non mi riferisco solo alla nuova funivia del Monte Bianco e alla sua evidente attrattività, ma alla rete di trasporto a fune presente sul territorio. Il turismo dello sci durante l'inverno resta fondamentale, ma anche d'estate - tenendo conto della particolarità dello sci sul ghiacciaio al Plateau Rosa - l'uso di certi impianti strategici per raggiungere quote più elevate resta interessante.
Conosco bene il settore, essendomene occupato a lungo, e seguo le novità per tenermi aggiornato. I francesi in questo sono sempre avanti e per questo seguo le loro pubblicazioni. Uno dei problemi principali che affrontano è quello di alimentare i praticanti dello sci, che nel caso italiano - non mi riferisco ai turisti esteri - sono in pericolosa regressione e in progressivo invecchiamento.

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