June 2016

Quando cercare gli scomparsi diventa "Wanted"

Federica Sciarelli nello studio di 'Chi l'ha visto?'Spero per la sua famiglia ed i suoi amici che Alex Bonin, il giovane di 24 anni scomparso dieci giorni fa da Villeneuve dove abita e lavora, ricompaia in queste ore e si chiuda questa vicenda che pareva essere sin dall'inizio un allontanamento volontario da casa per una scelta - così si è scritto - dovuta ad una sorta di fuga per ragioni che forse emergeranno. Si tratta evidentemente di fatti suoi, che però diventano fatto pubblico quando finiscono per mettere in moto un'imponente e costosa macchina per le ricerche, senza lesinare in uomini e mezzi, come appunto avvenuto.
Ragionavo in queste ore, sperando lo ripeto in un happy end nel caso specifico, su come attorno agli scomparsi - tipologia vastissima di casi diversi e spesso inquietanti - sia nata nel lontano 1989 "Chi l'ha visto?", riprendendo il formato della rubrica "Dove sei" del programma "Portobello" del compianto Enzo Tortora.

Amicizia che viene, amicizia che va

L'altra sera - ed è stato molto piacevole - una ventina di membri anziani della "Jeunesse Valdôtaine" si sono ritrovati a cena senza avere in testa réunion di alcun genere, ma solo per far festa, nel rispetto dell'età ormai veneranda. Il nucleo doveva essere quello che iniziò la sua attività alla metà degli anni Settanta, ma poi, come capita in queste occasioni, c'era qualcuno più vecchio e qualcuno più giovane. D'altra parte è normale che sia così: c'è chi ha dato e poi chi ha preso il testimone.
Io sono stato messo in mezzo per via di un volantino, brandito da un Robert Louvin in possesso di cimeli storici, che riguardava una mia candidatura sfortunata alle elezioni scolastiche dell'epoca del Ginnasio, quando il mio animo vagava tra fedeltà agli ideali autonomisti coltivati in famiglia e un esprit un pochino più libertario, come da età. Ma devo dire che, grossomodo, mi riconosco in una forbice simile a quella di allora, fatta la tara dell'età e dell'esperienza, mentre molti "compagni" del Movimento Studentesco sono diventati dei conservatori mica da ridere.

Viticoltura d'eccellenza

Costantino Charrère con Oscar FarinettiMi è capitato l'altra sera di discutere della viticoltura valdostana e dei suoi destini futuri con un viticoltore, Costantino Charrère, che ha avuto un ruolo di apripista nel settore, cavalcando coraggiosamente un'idea imprenditoriale - fare vini e esportarli - partendo da proprietà familiari e da un "porta a porta" con i propri prodotti nei ristoranti del Nord Italia (ma non in Piemonte, impermeabile ad "invasioni" esterne) a caccia di clienti che alimentassero la sua scelta di diventare viticulteur a tempo pieno. Scopo raggiunto e reso solido nel tempo anche con la scelta delle due figlie, Elena ed Eleonora, di lavorare nell'azienda di famiglia. Questo dialogo con Charrère, così come le chiacchierate vis à vis, sono sempre interessanti, essendo un oratore e un conversatore efficace con una dialettica ficcante che trasuda passione.

Se la moto è nostalgia

Moto e libertàCi vorrebbe la penna di un poeta per capire che cosa fosse, per un ragazzo della mia generazione, il senso di libertà dato dalla moto e dalla possibilità di scorrazzarci. Penso ad un Arthur Rimbaud che così raccontava una sensazione di un passato agreste estivo in "Sensation":
«Par les soirs bleus d'été, j'irai dans les sentiers,

Picoté par les blés, fouler l'herbe menue,

Rêveur, j'en sentirai la fraîcheur à mes pieds.

Je laisserai le vent baigner ma tête nue. 

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:

Mais l'amour infini me montera dans l'âme,

Et j'irai loin, bien loin, comme un bohémien,

Par la Nature, heureux comme avec une femme»
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l'Ideal come un Cinema Paradiso

Il Cinema 'Ideal' di VerrèsRicordo la nascita del cinema "Ideal" di Verrès: era l'inizio degli anni Settanta ed ero ancora un bambino. La sala nuova di zecca e fiore all'occhiello per tutta la bassa Valle d'Aosta venne costruita senza badare a spese al limitare del paese in sostituzione di quel "Cine Sport", che si trovava all'imboccatura della Valle d'Ayas, che aveva iniziato la sua attività nel 1947 e per più di vent'anni aveva svolto un suo onorato servizio e lì vidi il mio primo film, "Biancaneve e i sette nani", che mi spaventò a morte nei noti passaggi della strega cattiva.
«Andare al cinema» è stato così per tanto tempo uno dei pochi svaghi per noi ragazzi di paese e certo le sale cinematografiche (dove all'ingresso si compravano solo caramelle e non le leccornie attuali) non subivano ancora la concorrenza dei film in televisione, di quelli in affitto in videoteca (ormai in decadenza), delle "pellicole" (la definizione è rimasta anche se tutto è digitale) acquistabili con la "pay-per-view" non solo via televisione ma anche attraverso Internet con diverse soluzioni.

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