May 2016

Attenzione alle sirene

La 'Sirenetta' più famosa del mondo, quella di CopenaghenSi dice anche nel linguaggio adoperato nella vita quotidiana che bisogna «fare attenzione alle sirene» e cioè a chi - per semplificare - usa le sue doti seduttive e di convincimento solo per ingannarti.
La storia della sirena è interessante: oggi pensiamo tutti - ed Internet è pieno di filmati che ne dimostrerebbero persino la loro esistenza reale... - ad una "donna-pesce", ma in realtà all'origine (e lo si dovrebbe capire dal suo celebre cantare) era una "donna-uccello", immagino più graziosa di un'arpia. Solo nel secondo secolo d.C. la figura mitica passa dall'aria all'acqua. C'è chi scrive che fu un amanuense del tempo, in qualche bestiario, a sbagliare la parola latina "pennis", scrivendo invece "pinnis", che significa "pinna" ed ecco la trasformazione per un errore di trascrizione.

Quanti Giochi!

Il caro, antico, 'Monopoli'Una settimana fa mi sono trovato in un'occasione pubblica - una conferenza dell'associazione "Il Cenacolo" di Saint-Vincent - a parlare del Gioco con due persone molto diverse fra di loro. Uno è Paolo Giovannini, che entrò al Casinò di Saint-Vincent nel 1968 per volere del Conte Gabriele Cotta, allora dominus della Casa da gioco, che lo aveva conosciuto come insegnante di matematica dei figli. Poi - entrato in questo mondo - ha scalato i ruoli sino a diventare un esperto riconosciuto di tutto quello che afferisce il gioco d'azzardo, anche se non ha mai giocato con quei giochi che conosce a menadito. L'altro è Davide Jaccod, giornalista a "La Stampa", e fra i fondatori di un'interessante associazione, "Aosta iacta est", che ha fatto dei giochi di vario genere (ma non quelli d'azzardo!) un divertimento popolare più per gli adulti che per i bambini, basti pensare alla manifestazione di piazza Chanoux di ogni anno, diventata il paradiso terrestre dei diversi giochi possibili, roba da perdersi pensando alle infinite varianti, che Jaccod conosce e pratica, giocando.

Nulla si crea, nulla si distrugge...

La famosa formula di Albert Einstein«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»: questa affermazione è stata formulata, così come la conosciamo, da Antoine-Laurent de Lavoisier nel 1789, che riprese a sua volta su basi più scientifiche che filosofiche un concetto espresso già nel quinto secolo a.C. da Anassagora, ma pure da Empedocle con il suo «nulla nasce e nulla muore». Ricordo ai tempi del Liceo, con il mio amico Paolo Valente, quando illustrammo al nostro professore di Filosofia e ai compagni di classe una complessa cosmogonia, a posteriori piuttosto strampalata, sulla scia di questa idea che tutto resti, trasformandosi. A cavallo con la Fisica ci pareva interessante, nel nostro delirio, Albert Einstein con la sua famosa formula E=mc², che stentavamo a capire fino in fondo.

Fra carta e digitale

Ognuno di noi ha delle sacrosante abitudini, ma è indubbio come l'avvento delle nuove tecnologie dimostri - di fronte all'evoluzione - che alla fine ci si ritrovi costretti, spesso piacevolmente altra volte un po' meno, a cambiare modo di essere e di comportarsi.
Che questo avvenga nel lavoro o nel tempo libero poco cambia nella sostanza, anche perché certe intrusioni delle nuove tecnologie hanno pure fatto saltare certe rigide divisioni fra lavoro e tempo libero. Mi raccontava un amico, che lavora per un importante gruppo bancario inglese, come nella policy aziendale sia diventato oggi una cosa molto grave indirizzarsi ai propri sottoposti con poste elettroniche fuori dagli orari di lavoro e come, in certi momenti di vacanza, che sono da programmare anche questo per tenere conto del buon equilibrio mentale dei dipendenti, disturbare è una pratica considerata assai scorretta.
Modo intelligente, insomma, per porre dei paletti salutari, quanto purtroppo per ora avviene assai raramente.

Le ombre

Giochi di ombre con le maniVedere la propria ombra riflessa è un momento divertente nelle scoperte dei bambini. Non che me lo ricordi su di me - capita infatti quando si è troppo piccoli per averne memoria! - mentre ricordo bene quegli attimi sui miei figli, a naso dire che dovrebbe essere avvenuto qualche mese dopo aver compiuto un anno. Quella roba scura che ti sta vicina e si sposta con te è oggetto di curiosità e pure di qualche inquietudine. Fino a che, guarda che ti riguarda, anche il bimbo mette a fuoco il meccanismo, che diventa familiare e si trasforma in occasione di gioco.
Ricordo, invece, benissimo quando l'amata zia Eugénie mi fece scoprire lo straordinario mondo delle ombre cinesi nella versione casereccia, dapprima mostrandomi i personaggi sui muri e poi insegnandomi la postura delle mani e soprattutto delle dita nelle configurazioni più semplici, tipo il sempreverde coniglio.

La bicicletta è libertà

Il momento in cui si tolgono le rotelle alla biciNon sono appassionato vero e proprio di ciclismo, né come praticante né come tifoso, anche se ieri - per i casi della vita - ero esattamente dove i ciclisti affrontavano a Torino la salita del circuito finale del coloratissimo "Giro d'Italia".
Ma partiamo dall'inizio: uno dei momenti più emozionanti della mia vita fu da bambino quando mi venne regalata la bici cross, comprata dal negozio "Janin" di Verrès. Erano negozi con annesse piccole officine, perché la bici era importante per spostarsi negli anni Sessanta. Ricordo, davanti a casa mia, centinaia di biciclette nelle apposite rastrelliere, delle operaie del vecchio cotonificio che arrivavano pedalando in fabbrica dai paesi vicini. Poi ho avuto una bicicletta da corsa, ma - malgrado alcune discese divertenti verso il Canavese - appurai come non fosse il mio sport.

L'incredibile tunnel del San Gottardo

L'ingresso del nuovo tunnel del GottardoHo seguito, quando ero al Parlamento europeo e poi negli anni successivi al "Comitato delle Regioni", il concretizzarsi del disegno di nuove ferrovie attraverso le Alpi: oggi l'unico sistema che davvero è quasi sulla dirittura d'arrivo è quello svizzero, mentre il contestato tragitto fra Torino e Lione batte la fiacca (e nel frattempo ha perso la centralità di tempo fa) e sembra ormai superato dal tunnel del Brennero, anche se i rapporti problematici con l'Austria potrebbero rallentare l'opera.
Gli svizzeri, invece, son svizzeri e non a caso inventori dell'orologio a cucù. Così annunciano in gran pompa una notizia che marca la storia e che rientra nei lavori della Rete transeurorpea dei Trasporti, parte ferroviaria.

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