May 2016

La tentazione dell'eremitaggio politico

L'eremo di Saint-Julien, a CharvensodL'eremitaggio esisteva anche nella cultura cristiana delle Alpi. L'eremita sceglieva un luogo isolato e viveva solitario in questo luogo remoto (o meglio "romito"), appartato dal mondo. Essendo chi vi scrive una persona che ama la socialità, neppure per un momento - al di là di ogni impossibilità logica di famiglia e di lavoro - potrei pensare di affrontare un cimento di questo genere, specie nelle forme vere ed estreme in cui veniva praticato, che non hanno nulla a che vedere con certe forme contemporanee di new age.
Eppure qualche tentazione di eremitaggio politico di tanto in tanto mi prende. Abituato, nel limite delle mie capacità, ad affrontare ogni questione con un minimo di analisi e di approfondimento, stento a ricostruire scenari di cui mi sfuggono a pieno logiche e componenti. E soprattutto, nell'attenermi al confronto franco e diretto, mi perdo quando in certi disegni ci sono pezzi del puzzle che non ho o perché non sono in grado di vederli o perché non ci sono proprio.

Le preghiere, vera e falsa, di Saint-Exupéry

Antoine de Saint-ExupéryL'altro giorno guardavo un sito informativo, via "app", che seguo con piacere, "HuffPost". Trovo, un articolo una preghiera - messa in versione bilingue - che viene così presentata: "Antoine de Saint-Exupéry, autore del famosissimo "Piccolo principe" (terzo libro più letto al mondo e tradotto pure in patois), è anche l'autore di questa preghiera".
In effetti è molto intensa e la pubblico:

"Seigneur, apprends-moi l'art des petits pas.
Je ne demande pas de miracles ni de visions,
Mais je demande la force pour le quotidien !
Rends-moi attentif et inventif pour saisir
Au bon moment les connaissances et expériences
Qui me touchent particulièrement.

Il commercio di prossimità arranca

Un negozio chiusoHo seguito molti anni fa alla Camera le prime tappe della liberalizzazione del settore commerciale, cercando con appositi emendamenti di mantenere almeno un pezzettino della competenza regionale della Valle d'Aosta in materia. Difesa che nel tempo si è rivelata sempre più difficile, vista l'interpretazione assai rigida, anzi troppo rigida, dei principi di concorrenza, che l'Europa spinge al massimo e la Corte Costituzionale italiana si è ormai attenuta strettamente a questa impostazione.
Già in passato ho ricordato la genesi di questa scelta di politica economica, che risale a un sacco di tempo fa. Nel 1973 la Gran Bretagna entrò nell'Unione europea sotto il premier conservatore Edward Heath. Un fatto storico, vista la vecchia storia - non esaurita neppure oggi - degli inglesi di sentirsi distantissimi da noi "continentali" e tra poco un referendum potrebbe persino sancire il distacco.

Viaggiare per capire

Una delle regole cui cerco di attenermi è quella di non perdere mai la curiosità per il mondo che ci circonda.
Trovo insopportabile chi predica turismi esclusivamente autarchici, pensando di fare del bene, mentre il meglio viene davvero dal confronto e dallo scambio. Ci penso ogni volta che scopro un ragazzo che parte per un "Erasmus" in un'Università qualunque, perché so già quanto un'esperienza del genere ti apra la mente.
Dice dal passato remoto Michel De Montaigne: «Il faut voyager pour frotter et limer sa cervelle contre celle d'autrui».
Aggiunge un nostro contemporaneo, Italo Calvino: «Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda».
Ci ragionavo dopo un viaggetto a Valencia, città spagnola, dove - oltre al catalano - si mantiene una lingua particolare, il "valenciano", che ha espressioni simili al francoprovenzale, come avviene per il catalano con cui questa lingua particolare è imparentata. E non a caso una parte di autonomisti locali guarda più ad un matrimonio con Barcellona che a progetti di maggior autonomia verso Madrid.

La "questione valdostana" senza violenze

La targa che ricorda la riunione del primo Consiglio Valle (cliccate per ingrandire)E' interessante rilevare in premessa come per la "questione valdostana", cioè l'insieme di fatti, avvenimenti e persone che nei secoli passati hanno forgiato un'identità politica della Valle d'Aosta con alcuni passaggi topici ancora vicini, come quelli dal 1945 in poi, sia da sempre fondamentale capire - in Italia ed in Europa - quanto facciano gli altri popoli privi di una dimensione statuale. Quelli che gli spagnoli chiamano le Nazioni senza Stato, sapendo che la gamma delle situazioni è in verità molto varia. Così nelle rivendicazioni si passa da chi si accontenta di richieste flebili di decentramento sino all'ambizione di dar vita - pensiamo alla Scozia - ad un vero e proprio Stato indipendente.

Quando l'età è relativa

Claudio Ranieri, campione in 'Premier league'La storia del "Leicester" - nel filone "Davide contro Golia" e cioè del piccolo che sconfigge il grande - ha varcato, altrimenti non ne parlerei, i confini del Calcio (su cui sono distratto), diventando una storia appetibile. Una squadra di provincia sfigata che vince il campionato di "Prima divisione" inglese è un sogno collettivo realizzato. Per altro, nessuno in Italia si sarebbe filato la notizia se di mezzo non ci fosse stato Claudio Ranieri, cioè un allenatore italiano - classe 1951, romano "de Roma" - che ha trovato in questa città delle Midlands Oriental e nella sua squadra di football, il suo riscatto.
Giangiacomo Schiavi, giornalista e scrittore, ieri sul "Corriere della Sera" ha scritto un editoriale, cui attingo, perché ne condivido i contenuti.

Regionalisti al Parlamento europeo

L'aula del Parlamento europeo a StrasburgoL'Europa è oggi un rebus di difficile soluzione per i tanti problemi che si incrociano sotto i nostri occhi. Amore e odio si mescolano secondo le occasioni e oggi sembra prevalere l'idea di fare del processo d'integrazione europea un capro espiatorio su cui fare ricadere tutte le colpe.
Dirsi europeista è difficile ed è ingrato il compito di difendere l'Unione europea (come si chiama oggi, anche se trovo persone ad alti livelli che la chiamano ancora "Comunità europea"...) nelle discussioni di qualunque genere. Il germe del qualunquismo e del populismo spicciolo fanno tesoro di un sacco di baggianate che si trovano su Internet, che è per molti versi moltiplicatore di "catene di Sant'Antonio" di disinformazione e banalità.

Una Direttiva europea sulla Montagna?

Il volume 'Lavorare e vivere in montagna'Seguo con interesse tutto quanto esce sul mondo della montagna ed i problemi delle popolazioni che vi abitano, cui ho dedicato parte della mia vita. Ricordo, tra l'altro, che - nel caso della Valle d'Aosta - è proprio l'atto costitutivo del 1945, prima dell'attuale Regione autonoma, a definire nel "Decreto Luogotenenziale" le ragioni di questo particolarismo: "La Valle d'Aosta, in considerazione delle sue condizioni geografiche, economiche e linguistiche del tutto particolari, è costituita in circoscrizione autonoma con capoluogo in Aosta". Una rappresentazione efficace del perché si dovesse avere un regime autonomistico e questo - senza alcun egoismo - dovrebbe valere per tutte le vallate alpine. Lo ricordino coloro che vogliono asfaltare le Speciali alpine al posto di elevare i propri territori a livelli di maggior libertà sul proprio destino.

Il gioco d'azzardo che deborda

Una sala slot in un locale pubblico ad AostaUna volta il gioco d'azzardo era limitato e ciò avveniva in coerenza con il fatto che il codice penale non lo consentirebbe. Oggi chi regola i giochi in Italia è lo Stato con un comportamento ambiguo, perché ha fatto delle deroghe la normalità e dei divieti l'eccezione. Per altro ormai lo Stato è del tutto dipendente dai giochi, avendo creato un sistema di fiscalità imponente senza il quale non farebbe più quadrare i conti pubblici. Con la straordinaria ipocrisia di tenere i piedi in due scarpe: "biscazziere" ma anche preoccupato tutore dei cittadini contro la ludopatia, la dipendenza patologica da gioco. Il boia e l'impiccato.
Aggiungiamo che varie inchieste dimostrano poi che il debordare dei giochi e il loro evidente eccesso ha favorito non solo la triste prigionia del vizio per milioni di italiani che trovano ormai tentazioni ovunque sui loro passi, ma è dimostrata l'esistenza di spinte per una sempre maggior liberalizzazione anche da parte di gruppi economici riportabili alla criminalità organizzata.

L'Europa e la sua Festa

Robert SchumanOggi è la "Festa dell'Europa" in un periodo nel quale - scusate la banalità del gioco di parole - sono in troppi a voler fare "la festa" all'Unione europea. Per cui, nel mio piccolo, festeggio, segnalando come il paradosso iniziale stia in partenza nel fatto che gli Stati membri - ognuno dei quali ha le sue festività - non siano riusciti a farne una festività comune, bella e coinvolgente, dà il segno purtroppo di una cittadinanza europea considerata per ora come un'identità d'accatto, buona per molti solo da evocare quando si è in giro in un altro Continente.
Io, invece, penso che mai come ora, in cui l'Europa sembra l'ultimo dei problemi in un oblio tinto persino di incomprensioni e talora di odio, sarebbe bene non perdere il senso della Storia, almeno apprezzando il fatto che generazioni come la mia sono cresciute con il privilegio di non vivere gli orrori di una guerra.

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