April 2016

Il complottismo che incombe

Karl PopperIl complottismo abita anche in Valle d'Aosta. Il bello è il brutto delle piccole comunità è che amori ed odi si amplificano ed i "tam tam" di storie più o meno misteriose, dai miseri pettegolezzi a costruzioni arzigogolate, imbevono la società, seguendo le dinamiche dei gruppi ristretti, come può essere anche in politica. Se ne può ridere, se si ragiona in termini scherzosi e se le storie sono al limitare dell'innocuo, oppure si può scadere nella malevolenza o nelle reti delle lettere anonime e questo fa male come un veleno che tutto ammorba. In parte ci sono passato, come vittima.
Ma quel che più colpisce è il fenomeno più articolato del complottismo, su cui il rimpianto Umberto Eco scriveva: «Ci interessa il fenomeno della sindrome del complotto e del favoleggiamento di complotti talora cosmici, di cui è popolato Internet, e che rimangono misteriosi e insondabili perché hanno la stessa caratteristica del segreto secondo Simmel, il quale segreto è in tanto più potente e seducente in quanto sia vuoto. Un segreto vuoto si erge minaccioso e non può essere né svelato né contestato, e proprio per questo diventa strumento di potere».

Il Brennero e i sudtirolesi

Il passo del BrenneroIl valico del Brennero (giorni fa Matteo Renzi, citandolo, ha parlato di «tunnel stradale», ma era una gaffe evidente) sta diventando un problema politico a causa del fatto che l'Austria vuole militarizzare quella frontiera, anche con la costruzione di barriere vere e proprie, per evitare "invasioni" di migranti.
Si accendono dunque i riflettori su questo varco che, in tutta la catena alpina centrale, si trova a quota più bassa, con i suoi 1.375 metri di altitudine, ed è stato praticato strategicamente per le attività commerciali e pure belliche fin dall'antichità. Già nel 15 a.C. fu costruita la prima strada romana, la "Via Claudia Augusta", che attraversava il "Passo del Brennero" e, circa duecento anni più tardi, l'antico sentiero venne trasformato in una strada militare.

La complessità del perdono

La copertina di 'Amoris Lætitia', di Papa FrancescoSono molti anni che non mi confesso con un prete. Per altro, essendomi prima separato e poi avendo divorziato, il mio status - almeno per ora - resta abbastanza misterioso. Il recente "Sinodo sulla famiglia" pareva aver deciso di non decidere, ma poi qualche settimana fa Papa Francesco sembrava aver spostato l'asticella a favore di una riconciliazione e di una apertura, ma par di capire che la grande discrezionalità degli spazi da riempire renda la situazione statica. L'altro giorno, facendo zapping con la radio in macchina, mi sono beccato un gongolante padre Livio Fanzaga, fondatore di "Radio Maria", che leggeva da "Il Foglio" un intervento di tal monsignor Livio Melina, preside dell'Istituto "Giovanni Paolo II" per studi su matrimonio e famiglia, a proposito dell'esortazione apostolica post sinodale "Amoris Lætitia".

Il canto e le montagne

Carlo Benvenuto e Guido Raimondo durante la realizzazione della trasmissione televisiva sulle CantorieMi sono occupato molto delle Montagne, intese come argomento complessivo, declinato al plurale per la varietà si scopre dietro questa parola, che corrisponde poi alla ricchezza culturale incredibile di popolazioni che hanno scelto, nei diversi Continenti, di abitarci. D'altra parte deriva dal latino "mōns mōntis", che arriva a sua volta dalla radice indoeuropea "*men- elevarsi, sporgere". Per cui resta inteso che questo luogo più elevato può valere a seconda del territorio viciniore: quel che per me, valdostano, è un monticello, è davvero una montagna per altri, applicandosi l’ovvio principio di quanto tutto sia relativo rispetto al contesto di appartenenza.
Ma uno dei comuni denominatori che accomuna i montanari - e l'ho visto sotto diverse latitudini - è la passione per la musica e per il canto, che sembra essere uno dei tratti distintivi della personalità del montanaro da solo e soprattutto in gruppo con evidente funzione sociale.

Veleni e paure nel piatto

Alimenti velenosi...?Ho diverse volte raccontato - perché non finirò mai di stupirmi, anche se cerco di stare in piedi sull'onda come un surfista - come più il tempo passi e meno calzi l'immagine di una Storia lenta nei suoi cambiamenti, specie nell'impatto verso quelli che si ritrovavano, come me e chi ora mi legge, a vivere determinati momenti in quest'epoca di continue frenesie. Circostanza che non mi dispiace affatto perché, come diceva Albert Einstein al figlio Eduard: «La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l'equilibrio devi muoverti».
Il caso più eclatante è rappresentato dalle scoperte tecnologiche e dalle loro applicazioni, che non sono più centellinate ma debordano e ci obbligano a far girare le rotelline del cervello perché non si anchilosi. Ed esistono anche altri aspetti che ci colpiscono quotidianamente che dimostrano come tutto cambi furiosamente al galoppo anche in aspetti apparentemente banali della nostra esistenza.

Il referendum nel Regno Unito

La 'Mini', classica icona britannicaIn Valle d’Aosta la netta sensazione è che i temi europeisti siano al minimo storico. Qualche lieve sussulto lo noto solo attorno ai fondi comunitari e al luogo comune, di cui spesso sono destinatario da varie parti perché considerato «uno che ne sa», secondo il quale - in assenza di altre fonti di finanziamento - da qualche parte a Bruxelles esisterebbe la legittima speranza di cavare qualche soldo. Sono, in questo senso, colpevole di creare molte delusioni, quando osservo che c’è poca "trippa per gatti" e non esiste nulla di estemporaneo nel puzzle che determina come spendere le risorse che la Valle d'Aosta ha in questo periodo di programmazione all'orizzonte 2020. Anzi, in assenza di un vero dibattito sul punto, c’è chi le risorse le ha già largamente destinate e nessuno si stupisca che questo sia avvenuto.
Il disinteresse genera complicità.

Pensieri sul 25 aprile

Forze Armate ed ex combattenti durante la celebrazione ad AostaIl 25 aprile non è per me una data banale. E' come un ripasso di tutte le ragioni del perché ho sempre aborrito qualunque forma di totalitarismo e perciò sono sempre stato sul "chi vive" verso chi sia fatto imprigionare da qualunque ideologismo, troppo spesso alibi per costruire orrori o per sgretolare ideali alla base della democrazia.
Così il 25 aprile è occasione di riconoscenza per chi si impegnò contro la dittatura, in primis - per me ovviamente - i miei familiari, che agirono in vario modo nella difesa dei valori fondanti di una piccola comunità nella speranza di una Valle d'Aosta più libera. Una Resistenza "valdostana" che fu un collante importante, perché senza qualcuno che tenesse accesa la fiammella - negli anni in cui larga parte dei valdostani furono proni al regime - dopo non ci sarebbe stato nulla, mentre quel substrato è servito proprio per ridare slancio nel dopoguerra all'identità valdostana e alla speranza di forme di autogoverno.

50 anni fa morì Corrado Gex

Il monumento che ricorda la tragedia di Ceva all'aeroporto regionaleMezzo secolo fa, come oggi, proprio in quel 25 aprile, giorno della Liberazione, moriva in un incidente - per lo schianto dell'aereo che pilotava - Corrado Gex, deputato eletto tre anni prima alla Camera, astro nascente della politica valdostana. Credo di averlo incontrato una sola volta da bambino, quando due anni prima avevo fatto il "battesimo dell'aria" nei cieli di Aosta e ricordo un uomo bruno e sorridente. Era una personalità, così mi è stato detto, molto popolare e piaceva molto alle donne (fama che ritroverò ancora viva a Montecitorio).
Ricordo - io avevo sette anni - la telefonata nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1966, quando mio zio Severino, allora presidente della Regione, telefonò a mio papà - che conosceva bene Gex - per avvertirlo della morte.

I pericoli della strada

Un incidente stradale mortale avvenuto in ValdigneViaggio molto in auto e più passa il tempo e più sono prudente e guardingo. Sin da giovane cronista ho visto gli esiti degli incidenti stradali e invecchiando ho ancora maggior consapevolezza dei rischi enormi di incappare in qualche cosa di brutto. Pare che, fra i mezzi di trasporto, la classifica veda in testa quelli su gomma in questa sequenza: bici, moto, auto.
Quando dico che faccio attenzione mi viene in mente l'incidente in cui sono incappato: rallentamento per lavoro alla nuova rotonda di Quart - Villefranche ed io - cautelativamente - metto le quattro frecce. Vedo arrivare nello specchietto una macchina a velocità sostenuta. Penso «si ferma!», ma poi capisco che non sarà così e mi preparo all'impatto. La mia è una robusta auto tedesca, l'altra - molto più bassa della mia - una macchinetta francese, che ha la peggio nell'impatto.

Giri di giostra

L'altro giorno sono finito agli autoscontri e trovo la cosa del tutto spassosa. Naturalmente a volerci andare è stato il piccolo Alexis e questa circostanza è del tutto corrispondente ai desideri dei suoi fratelli alla stessa età, ma loro ormai sono grandi e non avendo ancora figli (miei nipoti!) non si creano ancora il problema di tornarci e questo un giorno verrà ineluttabile anche per loro, perché ci sono delle cose che sembrano non cambiare mai.
Che cosa spinga un bambino ad eccitarsi dei "baracconi" (come si chiamava un tempo le giostre minimaliste che girano i paesi anche più piccoli) è davvero difficile da dire. Per altro devo dire che analoga eccitazione vale anche per le giostrine con cavallini e altre diavolerie più moderne: io a vedere girare il pupo trovo l'esercizio terribilmente alienante, lui - pur di fare un giro in più - si precipitata sullo "straccio" (a miei tempi la "coda di volpe") che consente di scroccare una corsa gratuita.

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