March 2016

Amen

Mani giunteMi ha sempre divertito - non avendone alcuna nozione scientifica seria - vedere come funzionano la memoria e i processi selettivi che ti fanno affiorare cose dal passato remoto e cancellano fatti più vicini o viceversa. Di certo c'è la constatazione che ci sono fatti o luoghi che ti accendono la lampadina e vanno a scovare il neurone o chi per lui con l'informazione accumulata, come capita quando abbiamo bisogno di un libro e lo andiamo a cercare in mezzo a centinaia di altri fra gli scaffali. Mi sono convinto, in modo empirico e sperimentandolo su me stesso, che ci sono cose che appaiono e scompaiono, seguendo un filo logico che immagino io stesso abbia inconsciamente adottato.

La politica fra palude e nuvole al vento

Matteo Salvini e Giorgia MeloniSono sempre in imbarazzo a scrivere della Lega. Lo sono perché avendone visti i primi passi ho sempre pensato alle grandi potenzialità di un movimento politico federalista, che fosse interprete di certi valori in una grande e soprattutto popolosa Regione come la Lombardia (che subito si unì a parte degli autonomisti veneti). Pian piano però - specie per le sirene romane che dimostrarono una straordinaria capacità attrattiva per la corposa pattuglia parlamentare dopo il 1992 - il fiore del federalismo perse un petalo dietro l'altro ed oggi quella vocazione primigenia (dovuta anche all'influenza iniziale dell'Union Valdôtaine e di Bruno Salvadori, amico della prima ora di Umberto Bossi) è sparita.

Certe cose fra il vecchio e il nuovo

L'esterno del 'Salon Habitat-Jardin' di LausanneCi sono delle cose che facciamo che sono ineluttabilmente polverose e con qualche ragnatela già attaccata, segno evidente del loro invecchiamento e bisogna prenderne atto senza atteggiamenti conservatori, perché fermarsi è quanto di più sbagliato si potrebbe fare. Anzi, cercare formule nuove e diverse potrebbe risultare uno stimolante esercizio intellettuale.
Ci penso da tempo ogni volta che vado ad un convegno: un tempo ero spesso relatore, oggi spesso uditore. Ma non cambia l'esito. Ci siamo abituati a modalità di interazione molto diverse e soprattutto più rapide ed interattive, perché le nuove tecnologie ci hanno abituato a messaggi brevi e essenziali, togliendo molti orpelli inutili. Pensiamo così ai tempi d'intervento, che scontano tempi di attenzione sempre più risicati e si è come sospesi fra la vecchia oratoria che è sempre un'arte e la tentazione di utilizzo di immagini, filmati, soluzioni grafiche, che però rischiano di essere un'evidente distrazione.

Una generazione senza politica

Ho due figli grandi di diciotto e vent'anni e seguo con curiosità e naturalmente affetto paterno la loro crescita in un epoca in cui, rispetto alla vita, si avvicinano scelte di studio e poi di lavoro sempre più decisive.
Poi naturalmente guardo ai giovani - il futuro per ovvie ragioni generazionali - e la prima cosa che salta agli occhi è proprio nel fatto che, magari perché la prospettiva di vita si allunga, il termine "giovane" è ormai una fisarmonica che si è ormai dilatata oltre i quarant'anni e la circostanza è piuttosto irrealistica, ma è così e bisogna prenderne atto.
Osserva Eugenio Scalfari, l'ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, sulla sua rubrica su "L'Espresso", il "Vetro Soffiato": «(...) i giovani tra i 18 e i 25 anni sono completamente disinteressati alla politica. Non si informano, non comprano i giornali, non entrano nelle librerie e non leggono se non cliccando: clic dei telefoni cellulari o per viaggiare sulla Rete dove possono avere notizie telegrafiche ampiamente sufficienti per loro. Ma attenzione: i giovani che una o al massimo due volte al giorno cliccano per leggere notizie politiche o di cronaca sono una esigua minoranza. Il grosso dei navigatori usano la Rete per tutt'altri scopi, videogiochi, gare sportive, gioco a scacchi, ricerca di ragazze o ragazzi in fiore e intrecciano amori con persone che abitano in Paesi lontani e magari in diversi continenti. Questo fenomeno non riguarda soltanto i giovani italiani ma gli utenti della Rete in tutto il mondo e dimostrano la crisi d'epoca dilagante e destinata ancora ad accrescersi».

I misteri dei valdostani del passato remoto

Una panoramica dell'area megalitica di AostaVa dato merito al "Fai - Fondo Italiano per l'Ambiente", delegazione valdostana, di scegliere con oculatezza ogni anno, in occasione delle giornate di primavera, un bene culturale straordinario ma non ancora visitabile o difficilmente visitabile.
Ieri è stato il caso dell'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta: un gioiello della storia valdostana più profonda, scoperto mezzo secolo fa da una ruspa che scavava per fare un condominio, purtroppo un sito non ancora aperto al pubblico a causa di un cantiere infinito per la costruzione del complesso sistema architettonico di valorizzazione. Ma tra poco una parte sarà finalmente aperta ed il complesso lo sarà interamente nel 2020. C'è da augurarsi - segnalo incidentalmente - che nel frattempo le attività commerciali e ricettive nel quartiere si preparino all'afflusso di pubblico, altrimenti sarà un flop per lo sviluppo economico della zona. Ieri l'unico bar nei paraggi, benché sollecitato - così mi è stato detto - per la presenza di centinaia di persone, era tristemente chiuso.

La tragedia di Tarragona

Il pullman dopo l'incidente di TarragonaGira che ti rigira resta irrisolto il tema drammatico della morte, quando colpisce d'improvviso e crudelmente, stroncando delle giovani vite. Perché in fondo ha ragione Marcel Proust quando ricorda: «Nous disons la mort pour simplifier, mais il y en a presque autant que de personnes». Per dire che le morti, ad essere onesti, non sono tutte uguali, specie per chi resta, meno per chi la subisce.
Mi metto con partecipazione nei panni di quei genitori che hanno perso le loro ragazze nel tragico incidente stradale sull'autostrada fra Valencia e Barcellona. La causa è stata probabilmente un colpo di sonno dell'autista, alle sei del mattino, mentre il gruppo rientrava, dopo avere assistito al momento clou delle "Fallas", la famosa festa di primavera della capitale valenciana.
Era un gruppo di ragazze di "Erasmus" e questo fa capire il perché della provenienze multinazionale, anche se il colpo più duro - sette su tredici - ha riguardato le studentesse italiane.

Orrore a Zaventem

L'aeroporto di 'Zaventem' dopo l'attentatoRaramente scrivo a caldo, perché quasi sempre aspetto che gli avvenimenti si decantino. Ma questa volta non ce la faccio. Per dieci anni, prima come deputato europeo e poi come membro del "Comitato delle Regioni", sono andato e venuto sull'aeroporto di "Zaventem" di Bruxelles, di cui alla fine conoscevo ogni angolo. Una familiarità da travet, persino rassicurante e lo stesso vale per le fermate del Metro della città, colpite anch'esse da bombe.
La notizia, che piomba stamattina, di un sofisticato attentato dinamitardo mi addolora, come può avvenire non solo per considerazioni generali, ma perché quell'aeroporto è l'aeroporto dell'Unione europea, ma anche la porta di partenza e di arrivo per altri Continenti, vista anche la storia coloniale del Belgio.

Se la religione è alibi per il terrore

Militanti jihadisti in parataQuanti pensieri mi sono passati in testa di fronte all'attacco feroce di ieri nella mia amata Bruxelles con luoghi cari trasformati in un campo di battaglia per mano di pazzi che si nascondono dietro ad una religione trasformata in paranoia pericolosa, che sembra però penetrare come un veleno in tanti giovani che dovrebbero, per nascita e anche per il contesto culturale, sentirsi saldamente europei. Ed invece hanno saltato il fossato e militano contro i luoghi natii nel nome di radici ritrovate, ma agitando una bandiera nera macchiata di sangue di tanti innocenti.
Parecchi anni fa lessi "Il libro nero del Cristianesimo" scritto da Jacopo Fo, Sergio Tomat e Laura Malucelli.

La politica, il clientelismo e... la montagna

Un dipinto di Gustave Boulanger che raffigura il clientelismo romanoMi capita di discutere - sai che novità in questi tempi - di questo crescente disimpegno in politica rispetto al tempo che fu. Lo dico senza rimpianti, perché ogni epoca ha i suoi "pro" ed i suoi "contro", ma ho già più volte scritto qui che la constatazione di una militanza politica che si è fatta sempre più rara è evidente. E naturalmente è inutile dirlo - come fanno i parroci che tuonano in chiesa contro gli assenti alle funzioni di fronte a chi invece c'è - a coloro che sono ancora presenti e lo fanno senza tornaconto ma per una sincera adesione.
Leggevo, al contrario, l'altro giorno una riflessione amara del sociologo Luciano Cavalli: «Chiusa un'epoca di grandi ideologie (di massa) in che modo i partiti possono ancora attrarre elettori, iscritti, nuovi quadri e le altre tipiche figure che ruotano loro intorno? In un modo solo: con il clientelismo».

Il Venerdì Santo per pensare

Benedetto XVI durante l'adorazione della croceOggi è il Venerdì Santo: sin da bambini - nella nostra cultura cattolica - abbiamo scoperto la cupezza di questa giornata in cui si celebra la morte di Gesù. Emerge dalla tragicità di avvenimenti quel simbolo religioso che è la Croce, che nella sua terribile e plastica rappresentazione è un segno di sofferenza difficile davvero da indagare da bambini. Ai tempi del catechismo, nasce così per tutti, almeno credo, la difficoltà di capire logiche come la morte e la resurrezione e basta guardarsi attorno a noi - in un repertorio di vicende tragiche collettive e personali che insanguinano questi anni - per non avere più certezze e perdere ogni bussola.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2020 Luciano Caveri