March 2016

La cronaca nera che tracima

Antonio Campo Dall'OrtoLa riflessione sulla quotidianità sembra sempre più popolarsi di storie paurose e di avvenimenti agghiaccianti. Ormai è impossibile guardare un telegiornale con un bambino, perché per quanto la spiegazione dei genitori possa mediare la notizia e non ferire i sentimenti infantili, il lavoro di questo genere si è fatto oggettivamente improbo. Come lo spieghi l'estremismo islamista e le sue stragi, cosa raccontare dei femminicidi che si moltiplicano, esiste un modo per dire della ferocia di certi assassini o di certe terribili conseguenze di fenomeni naturali o di determinate tremende combinazioni del destino?
La cronaca nera è da sempre la palestra dei giornalisti e per altro si sa che occuparsi di delitti, sciagure e simili altre nefandezze o storie torve corrisponde ad un gusto del pubblico.

Quel mercato dello sci che cambia

Tracce di sciatori sul Monte BiancoVanno bene le passeggiate sulla neve nel bosco con gli scarponi nei piedi oppure - a secondo del fondo - con le ciaspole con cui sgambettare, ma sia chiaro che sciare è sciare. Lo dico alla fine della stagione invernale più sfortunata della mia vita, visto che una frattura ad un braccio - per un capitombolo domestico da manuale - mi ha impedito di godermi qualche bella pista, pur in una stagione travagliata con l'ennesimo clima bizzarro e con il prevedibile record da temperature troppo elevate.
Così in fondo alle piste mi sono torturato a vedere le sciate degli altri ed a rimuginare su questo sci che dovrebbe essere - e non lo è più molto - lo sport d'elezione per i valdostani e che sembra, dai dati che seguo sempre con curiosità anche da riviste specialistiche che ricevo dai tempi in cui mi occupai di impianti funiviari, languire un po' dovunque con un calo preoccupante dei praticanti.

L'orticello minacciato dalle ruspe

Strada senza uscitaHai un bel sperare di vivere chiuso nel tuo guscio e guardare al mondo con disinteresse. Il mondo incombe malgré nous e non c'è eremitaggio che tenga, neppure in politica. Passare il tempo a rimirare il proprio ombelico od a ragionare sul potere locale e i suoi addentellati non sposta il problema, quando attorno a noi cresce e si sviluppa un ambiente ostile.
Per capirci: riprende di tanto in tanto la discussione sul futuro dell'autonomia valdostana e nei prossimi mesi ciò varrà soprattutto in relazione alla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi. Una scarpa costruita per il suo piede, ma potrebbe non essere la prima volta che uno si fa delle norme per rafforzare il proprio potere e poi qualcun'altro le usa al posto del suo ideatore.

Addio al gentlemen's agreement

Stretta di manoPassa il tempo, accumuli esperienze e forse è vero che gli anni ti danno quel pizzico di saggezza, che nel mio caso addolcisce certi atteggiamenti un tantino sanguigni che facevano parte del mio carattere. Ma si tratta di un viaggio, di una "recherche" e non a caso Marcel Proust ha scritto: «On ne reçoit pas la sagesse, il faut la découvrir soi-même, après un trajet que personne ne peut faire pour nous, ne peut nous épargner».
«Pensa di più a te stesso!». Me lo dice sempre una mia amica, cui piacciono tutte quelle discipline un po' spiritualiste e persino esoteriche che legano con tanti fili ciascuno di noi ad approcci di vario genere per il proprio benessere e la propria salute.

L'Autonomia con William Shakespeare, Etienne de La Boétie e Luigi Einaudi

Un momento del mio intervento al Congresso dell'UVP a BrissogneSono intervenuto ieri al Congresso dell'Union Valdôtaine Progressiste a Brissogne. Si è trattato di lavori interessanti, che hanno centrato una serie di obiettivi e che in parte rimandano a decisioni che dovranno essere assunte.
Quanto più mi interessa è la riflessione sul futuro riguardo a temi concreti, perché l'Autonomia non è un fatto ideologico o astratto. L'autonomia significa "governarsi con le proprie leggi", ma significa anche l'insieme di diritti e doveri che spettano ad una comunità.
Un compito difficile e impegnativo che necessita di coesione e di fratellanza, ma sia chiaro che tutto ciò ha limiti e confini, di cui ho cercato di parlare nel discorso che ho fatto.

Spero che l'ascolto vi sia gradito.

Papa Francesco tre anni dopo

Papa FrancescoMi piacerebbe molto incontrare Papa Francesco, ma oggi non ci sono le circostanze che mi permisero di incontrare più volte Giovanni Paolo II e, con meno familiarità, Benedetto XVI, oggi Papa emerito. Mentre nella pur lunga storia della Chiesa nessun Pontefice aveva mai visitato la Valle d'Aosta (al limite qualcuno profittò dei Colli per transitare), il Caso o la Divina Provvidenza - secondo i punti di vista - portarono ad averne due in visita e soprattutto in vacanza in Valle.
Papa Bergoglio ha finora declinato l'invito e forse sarebbero due le circostanze da approfondire.

Quando il trail si corre in Tribunale

Un'immagine del 'Tor' 2015, al 'Rifugio Sogno', realizzata da Stefano JeantetDevo dire che chi mi conosce sa bene che ho sempre discusso vivacemente sul "Tor des Géants". Non ho mai nascosto la mia ammirazione per gli atleti e espresso pure qualche dubbio su altre cose e ricorro all'autocitazione, scusandomi per il vezzo.
Scrivevo nel 2013: «Non conosco bene il "Tor des Géants", la sua genesi e chi siano i privati che l'organizzano. Immagino che, assecondati dalla Regione e con il gran numero di volontari e la la loro generosità, abbiano proposto al momento giusto questa gara, seguendo la moda del "trail", la montagna di corsa, a rotta di collo. Difficile dire ora se questo fenomeno attecchirà o sarà un fuoco di paglia».

Il cambiamento e le parole di Piero Gobetti

Un momento del secondo Congresso dell'UVPSia chiaro che in politica, come del resto in qualunque altra attività nel corso della nostra vita, non si finisce mai di imparare e anche le convinzioni più rocciose vanno sempre messe in discussione, perché si procede, nell'affrontare i problemi incombenti, su delle strade spesso mai battute. Ma non c'e nulla di più interessante che guardarsi attorno e capire come si muovano i cittadini, senza i quali i politici non ci sono, visto che alla fine l'arma del voto ce l'hanno loro e la politica è un'azione che non può essere solitaria ma è un sentimento corale, pur con i suoi ténors, come li chiamano i francesi per indicare gli uomini che di volta in volta assumono posizioni di responsabilità.
Mi veniva da sorridere a pensare quante volte nella vita, da persone molto diverse fra loro, mi sono sentito dire - quando la politica era il mio lavoro pro tempore - cose del genere: «Io non mi interesso di politica».

La democrazia locale soffre

Gli anni purtroppo passano e il solo vantaggio è che questo consente di vedere, per chi se ne occupò alla Camera e poi in altri ruoli, come certe questioni si siano affermate e risolte. E il tempo trascorso consente di verificare se certe cose si siano sviluppate come si pensava che dovesse avvenire oppure no. La tecnica del feedback, cioè di vedere come abbia agito in concreto la legislazione è abbastanza rara nel nostro ordinamento, mentre sarebbe una buona pratica.
Sono ormai più di vent'anni - era esattamente il 1993 - che esiste l'elezione diretta del sindaco in Italia. Il sistema, avendo quello stesso anno ottenuto la Valle d'Aosta competenza esclusiva sull'ordinamento degli Enti locali (scelta preziosa che ci ha tenuto al riparo da tante follie statali), venne esteso anche da noi su decisione del Consiglio Valle, che di recente ha poi differenziato il sistema, confermando nei Comuni medi e grandi il sistema di elezione diretta.
La logica della scelta del primo cittadino da parte dei cittadini rispondeva all'esigenza di maggior stabilità contro le tante crisi politiche e autorevolezza perché l'elezione diretta offre una forza evidente nel poter governare.
Per anni si è fatta retorica sulla bontà della scelta, alimentando una corrente di pensiero sul "partito dei Sindaci" in una logica pluralista, segnalando la capacità di azione concreta dei sindaci stessi, assurti a nuovo soggetto politico.
Matteo Renzi ci ha giocato molto su questa concretezza rispetto alla palude parlamentare. E lo ha fatto anche in funzione anti-regionalista, e oggi maramaldeggia sul suo ruolo a Palazzo Chigi di sindaco d'Italia.

Chi pro e chi contro gli USA

Barack Obama con un piccolo americanoQuando si parla degli Stati Uniti - e può capitare partendo dalle discussioni con gli amici sino ai livelli più elevati del confronto politico - è eclatante il fatto che ci sia sempre, senza neppure una necessaria collocazione in area antagonista, un "filone antiamericano" molto corposo. Per cui se ci azzarda - e io mi azzardo - a ricordare la profondità della democrazia americana ed i pregi di certi aspetti del federalismo statunitense mi vedo rovesciare addosso di tutto: dalla società iniqua al sistema sanitario feroce, dall'imperialismo aggressivo alla violenza sul confine messicano, dalle multinazionali voraci alle lobbies che tutto avvolgono e potrei continuare un elenco di nefandezze che sento dai tempi del Liceo.

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