February 2016

Reticolati sulle Alpi

Una strada bloccata col filo spinatoLe frontiere stanno tornando in Europa con il lento sfaldarsi del "sistema di Schengen" sulla spinta di una rete di incomprensioni e ripicche riguardo alle conseguenze dell'assalto dei migranti (la gran parte senza ottenere il "diritto d'asilo") al Vecchio Continente. Per altro questo irrigidimento vale anche per chi non faceva parte del sistema di apertura delle frontiere, che ha a sua volta - come ha fatto il Regno Unito - ulteriormente rafforzato i controlli.
Quel che crea un vero e proprio choc è la scelta degli austriaci di vigilare in modo molto severo, ma si parla pure di sistemi di reticolati veri e propri, la frontiera del Brennero con conseguenze incredibili in quell'area politica. Non a caso si sono mossi, senza esiti, i presidenti del Tirolo del Nord e del Sud ed il presidente della Provincia autonoma di Trento nell'ambito di quell'Euroregio che è una risaldatura storica fra aree che hanno vissuto assieme per millenni. Per altro la minoranza di lingua tedesca della Provincia autonoma di Bolzano è di fatto una preda della Prima Guerra Mondiale e nessuno può negare che sia così.

Monte Bianco e pescherecci

Il peschereccio 'Mina'La storia è stranota: esiste una difforme visione della linea confinaria del Monte Bianco, specie nella zona sommitale, fra Italia e Francia. Malgrado questa disputa sia stata oggetto di appositi approfondimenti diplomatici e tecnici, sulla base di una serie di antichi documenti sempre validi, non si è ancora usciti dall'ambiguità. Di conseguenza, mentre le trattative sono giunte ad un punto morto, la cartografia francese ha fatto scuola per evidente miglior capacità di imporre le proprie posizioni e persino moderni sistemi come "Google Maps" l'hanno presa per buona. In soldoni la cima è francese e chi si è visto si è visto.
Chi è europeista e assieme crede che in zona alpina certe frontiere siano davvero artificiali («cicatrices de l'Histoire» secondo il federalista Denis de Rougemont) non se ne fa naturalmente un problema di sovranità statuale, ma di logicità pratica per sapere anche chi fa che cosa e dove (ad esempio per il "Soccorso alpino" esistono già appositi protocolli).

Il Casinò di Saint-Vincent e una svolta che non c'è

Il Casinò di Saint-Vincent di notteE' difficile, per chi ne abbia solo una visione odierna, capire che cosa sia stato in passato il "Casinò de la Vallée". Una "macchina da soldi" importante per alimentare l'Autonomia valdostana, specie in epoca di magri trasferimenti del riparto fiscale (mentre naufragava la speranza della "Zona Franca") ed anche un'occasione di lavoro importante e solida per generazioni di valdostani, che si trovarono con molti soldi in tasca. E' vero che, per contro, il Casinò ha sempre alimentato le cronache giudiziarie, ma a leggere poi le sentenze conclusive si nota la distanza con le prime tesi accusatorie.
Per ragioni anagrafiche ho avuto la possibilità di vedere stelle e lustrini di quegli anni d'oro e anche, affiancata non a caso, quella ricchissima attività culturale (premi di giornalismo e dell'economia, grandi manifestazioni organizzate dal grande Jader Jacobelli e molto altro ancora) che era il volto per così dire "istituzionale" rispetto all'attività del gioco, che da sempre ha suscitato pruderie e commenti moralistici.

La TV e le realtà locali

La sede di Può un regionalista occuparsi, benché dipendente della "Rai", del futuro del servizio pubblico radiotelevisiva in un chiave di riflessione sul ruolo dei territori?
Certo non mi occuperò del mio lavoro corrente, come responsabile della "Struttura programmi" della "Rai Vd'A", anche se ne avrei da dire, compresa la parzialità e certa confusione derivante dal recente report - solo sulla televisione - svolto su due mesi su dodici del 2015 con il lavoro commissionato dal "Co.Re.Com.".
Mi chiedo, invece, avendone vissuto la genesi, anche se poi per ventidue anni sono stato in aspettativa per mandato politico, quale sarà il destino di "Rai3", rete all'interno della quale da noi in Valle si innestano ancora - come ab origine - i telegiornali regionali e quel che resta della programmazione su base regionale, rimasta viva per Aosta (italiano, francese e patois senza reale status giuridico in assenza di norma d'attuazione) e per Bolzano (con tedesco e ladino, ma in un quadro di forte impegno provinciale), Trieste (con lo sloveno) e poche altre cose - mi riferisco a radio e televisione - a Trento ed a Cagliari. E naturalmente per Aosta vanno appunto ricordate anche le trasmissioni su "Radio1".

Agnesi e Imperia: incredibile spezzare il binomio

Anche se sono passati molti anni dai lunghissimi periodi di vacanza ad Imperia (dov'è nata mia mamma) e raramente ci sono tornato, credo di conoscere bene una città - nella duplice declinazione di Oneglia e di Porto Maurizione e di tutta la costa e l'entroterra - che resta nel mio cuore perché parte integrante della mia infanzia e della mia giovinezza.
Leggo di conseguenza ancora oggi le notizie locali per un interesse un pizzico nostalgico per la bellezza dei luoghi e anche per il carattere singolare degli imperiesi, intelligenti e vivaci, ma anche vagamente rassegnati e fatalisti.
Dalla fine di quest'anno l'intera produzione di "Pasta Agnesi" si sposterà da Oneglia a Fossano, dove la "Colussi" - che ora gestisce il marchio - ha già una linea operativa.
In un Paese normale questa storia sarebbe uno scandalo, mentre alla fine questa vicenda indigna soprattutto i lavoratori e le autorità imperiesi, visto che tutti i big che sono stati in visita - malgrado tante promesse - non sono riusciti a cambiare la decisione aziendale.
Perché uno scandalo? Perché il ruolo di Agnesi e stato fondamentale nella diffusione della pasta, oggi piatto nazionalpopolare italiano per eccellenza, dopo una lunga elaborazione culturale per nulla banale e del tutto costruita. Così traggo da storiaindustria.it le vicende avvincenti di un'epopea industriale, che probabilmente diventerà oggetto del "Museo della Pasta", previsto nello stabilimento che cesserà di essere produttivo e questo è grave e certo non sostituibile con una mostra dei fasti passati.

Quando la cronaca incrocia storie

Umberto EcoNelle stesse ore la cronaca ha incrociato due storie diverse e senza legami fra loro: la soluzione del "caso Rosboch", l'insegnante canavesana uccisa per strangolamento da una coppia di amanti che l'avevano truffata, e la morte di Umberto Eco, studioso e scrittore di chiara fama stroncato per la nota malattia.
Avendo letto Eco per trent'anni sulla sua "Bustina di Minerva" su "L'Espresso", con cadenza settimanale dal 1985 al 1998 e poi quindicinale in tandem con Eugenio Scalfari, penso che sarebbe stato vivamente interessato - con la sua arguzia e ironia - da questa casualità, ma soprattutto da come questi due eventi siano significativi per la reazione che innescano sui media, da lui studiati, della televisione e dei social.

Babel food: cibo e luoghi comuni

Franco La Cecla mentre legge il suo libroMi ha sempre interessato capire di più sul cibo e le sue evoluzioni, divertito sempre dai rischi che si prendono nella convinzione che ci siano sempre tradizioni millenarie o almeno secolari di prodotti che, invece, si sono affermati sulla scena da poco tempo. Illuminante è il libro "Babel Food: Contro il cibo kultura (Intersezioni)" di Franco La Cecla per "Il Mulino", che racconta come la Pasta - simbolo italiano affermatosi nel mondo - sia una costruzione culturale e non una verità che arrivi da chissà quale passato. Dice La Tecla: «La pasta in Italia c'era, ma non era un cibo così diffuso e così a buon mercato. Era considerato una stranezza o un lusso».
Parliamo dell'Ottocento non del Medioevo.

Il raddoppio del tunnel del San Gottardo

Il tunnel del San GottardoBisogna sempre guardarsi attorno, perché quanto capita nel resto delle Alpi spesso si riverbera su di noi. Il caso esemplare, in una sorta di gioco di pazienza, riguarda nel tempo l'alternarsi di successi ed insuccessi di certi Colli alpini nel collegamento fra Nord e Sud lungo le Alpi e poi, nella modernità, questo si è riflesso sui tunnel stradali e anche su quelli ferroviari.
Domenica prossima, in Svizzera, il popolo verrà chiamato ad esprimersi sul raddoppio del San Gottardo stradale. Sulla scheda figurerà questa semplice domanda: "Volete accettare la modifica del 26 settembre 2014 della legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina (LTS) (Risanamento della galleria autostradale del San Gottardo)?".

La Valle d'Aosta e la Coppa del Mondo di sci

Lindsey Vonn, Nadia Fanchini e Daniela Merighetti sul podio di La ThuileHo sempre considerato una grave ingiustizia che la Valle d'Aosta fosse uscita dal giro della "Coppa del Mondo" di sci nel lontano 1990 e non conto neppure gli incontri cui partecipai - a tutti i livelli - per sbloccare questa situazione. Alla fine ci si è arrivati, pur tardivamente rispetto alle logiche aspettative e anche ai diritti di una Valle culla dello sci pionieristico e dei suoi sviluppi successivi, stando sempre al livello più elevato nel confronto con il gotha dello sci mondiale. Ma sembrava che non bastasse...
Ventisei anni fa l'ultima prova era stato un "superG" sulle nevi di Courmayeur, dominato - segno del tempo passato - dall'elvetico Pirmin Zurbriggen. Con La Thuile, la settimana scorsa, la Valle d'Aosta - con un successo organizzativo e di pubblico - è tornata ad ospitare una tappa della "Coppa del Mondo" di sci alpino, questa volta femminile, con due discese libere (una di recupero) e un "superG".

L'hornuss e le reines sulla neve

Il disco dell'hornussPur non avendoli mai praticati come giocatore, ho sempre seguito con viva simpatia il destino degli antichi giochi popolari valdostani ("tsan", "rebatta", "fiolet" e "palet"), noti come "esport de noutra tera" per evidenziare i legami culturali e ambientali.
Negli anni Novanta compartecipai alla nascita di una vera e propria federazione di questi sport territoriali in Italia e seguii anche certi contatti fra diverse Regioni europee.
Mi par di capire che, pur ancora molto presenti nella società valdostana, non sono esenti da qualche rischio di disaffezione, causato dai cambiamenti profondi che sono facili da rilevare. D'altra parte le tradizioni vivono solo se corrispondenti ai sentimenti (si potrebbe anche usare l'anglicismo "sentiment") della popolazione.

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