January 2016

Colonia: la trappola per donne

Lucia AnnunziataDelle vicende di Colonia con donne aggredite e persino violentate da migranti islamici nell'ultima notte dell'anno non ho voluto scrivere a caldo. Con il poco di esperienza acquisita, almeno quando ci riesco, preferisco metabolizzare, perché a caldo si può essere rischiosamente passionali. Poi, nei giorni dopo, si sono scoperte tre cose: la prima è che la questione ha assunto un respiro politico enorme e che pesa sul futuro politico della stessa Angela Merkel, che pure è la donna più potente d'Europa; la seconda è che i fatti registratisi hanno avuto una sorta di regia attraverso i Social che fanno degli eventi un attacco paramilitare prefigurato a tavolino; la terza è che eventi analoghi si sono sono sviluppati in altre città del Nord Europa e dunque non si tratta di un caso isolato.

Attorno alla Politica

Un giovane Émile Chanoux in una foto diffusa dall'eponima FondazioneLa politica per me è sempre stata e resta ancora una passionaccia, perché ne ho sempre sentito parlare in casa, ho cominciato a praticarla (ed a studiarla) sin da ragazzo e l'ho poi vissuta - da eletto in diversi ruoli, ma con esordio casuale - per ventisei anni. Oggi la seguo con moderazione, come si dice dell'alcol, considerandola una ginnastica essenziale per qualunque cittadino informato e praticante.
Dovessi dire che, con la vita vissuta, gli studi e le letture ne abbia capito del tutto confini e contenuti, sarebbe una bugia. Ogni qual volta credo di averne una padronanza, trovi o nuovi spunti luminosi e anche lati oscuri, come nella saga di "Star Wars"...

Anche i tedeschi non sono infallibili

Non ho mai avuto un particolare penchant filotedesco, ma neppure logiche infantili di partito preso.
Nella mia esperienza in Europa ho sempre trovato i germanici piuttosto rigidi e sicuramente impegnati in un lavoro scientifico di occupazione di alcuni posti cardine nelle strutture comunitarie o direttamente o con persone amiche di nazionalità diversa. Questo non solo per demerito loro, ma per incapacità altrui. Ognuno in politica riempie gli spazi che altri lasciano liberi e chi poi se ne lamenta rischia di fare brutte figure.
Quando mi sono trovato a fare il presidente della Commissione trasporti e politiche regionali al Parlamento europeo - ruolo significativo per i dossier che passano all'esame - non nego di avere notato in alcuni membri della Germania qualche pregiudizio nei miei confronti, come se al Sud delle Alpi fosse assegnata, come una maledizione, un'attitudine levantina e furbesca, oltreché una propensione a prendere la vita al rallentatore.

Ah, la neve!

Spartineve in giro per le strade valdostaneAh, la neve! Quest'anno si è fatta attendere e poi è arrivata - direi "a spizzichi e bocconi" - ma mi pare che pian pianino stia facendo sul serio e dunque la stagione, partita malissimo, dovrebbe aggiustarsi e con essa il panorama montano, che senza neve è quanto di più deprimente si possa immaginare.
Il punto di partenza vorrei fossero alcune dichiarazioni, sintetiche e efficaci, del mio amico metereologo Luca Mercalli, con cui condivido un amore per il mondo alpino che comprende la neve come uno degli elementi - almeno per ora - delle nostre Alpi. Rispondendo per "Condé Nast Traveller" alle domande di Paola Manfredi così si esprime Luca.
Partendo da che cosa sia la neve: «E' un cristallo di acqua ghiacciata che si forma all'interno di una nuvola. E' necessario che nell'aria ci sia un'impurità microscopica, come un piccolo granello di polvere o un cristallino di sale, che serva da supporto».

La Repubblica, quarant'anni fa

La prima pagina di 'La Repubblica' di quarant'anni faAnche il 1976 era, come quello appena iniziato, un anno bisestile. Io all'epoca ero un giovane liceale che viaggiava verso la maggiore età. Pur aderendo alla "Jeunesse Valdôtaine", ad Ivrea - giocando fuori casa - mi collocavo più in un'area di simpatizzante del Partito Radicale, con cui ho avuto poi negli anni successivi occasione di confronto. Trovavo interessante che fosse l'unica forza politica a parlare di federalismo ed i soli ad affrontare, nella palude partitocratica italiana, del tema delicatissimo e stimolante per un ragazzo dei Diritti Civili.
Oggi scorro le notizie di sintesi di "Wikipedia" per quell'anno e ritrovo l'aria di quei tempi ed anche interessanti elementi prospettici di fatti che non sono morti lì, ma hanno generato numerosi avvenimenti successivi.

Le valanghe che incombono

Il 'soffio' di neve mentre avvolge l'abitato di Breuil-CerviniaE' incredibile come la diffusione dei telefonini, che diventano piccole telecamere maneggevoli e di facile uso - lo dimostra "YouReporter" - facciano di qualunque di noi un testimone, non più solamente oculare, ma di avvenimenti vari che possono diventare preziosi ed irripetibili documenti filmati.
Questo ha cambiato moltissimo il mondo dell'informazione, sapendo tra l'altro che i video ormai non vanno più solo in televisione ma finiscono nei siti dei giornali e vengono diffusi viralmente sui Social, perché questo "giornalismo diffuso" fa sì che un bravo giornalista debba occuparsi, nello sviluppare la notizia, non solo di trovare i racconti di chi sul posto c'era, come si è sempre fatto per ricostruire le vicende, ma anche verificare (e può diventare uno scoop) se qualcuno abbia fatto delle riprese o delle foto di quell'attimo fuggente.

Il sorriso coi baffi

Elio Marlier come compare sul suo necrologioA poche ore dal terribile rogo del marzo del 1999 dentro il traforo del Monte Bianco, trasformato in un letale Inferno dantesco, scriveva in una cronaca drammatica, sul "Corriere della Sera", Stefano Montefiori: "Quattro vigili muniti di bombole d'aria hanno allora raggiunto il rifugio 21 (una delle cabine pressurizzate di soccorso presenti al fianco della carreggiata), e da lì il rifugio 22, 23 e 24. Qui hanno rischiato di morire. Finita l'aria nelle bombole, bloccata la porta, si sono trovati bloccati in un punto dove la temperatura continuava a salire, il fumo era ormai densissimo e le strutture della cabina cominciavano a cedere. Sono stati salvati dai compagni, che li hanno raggiunti tramite le condotte d'aria sotterranee e riportati fuori sempre grazie ai cunicoli. Due di loro, Dionigi Glarey e Elio Marlier, hanno raccontato: «E' stato un inferno, il fumo impediva di vedere anche a distanza di pochi centimetri, il calore insopportabile. Era una cortina di fumo impenetrabile, abbiamo avuto veramente paura. E poi si continuavano a sentire degli scoppi seguiti da forti rumori, come se qualcosa di enorme stesse crollando». «E' una cosa indescrivibile», hanno raccontato i due vigili del fuoco, che sono riusciti a raggiungere l'uscita solo attraverso i cunicoli di ventilazione e percorrendo a piedi circa quattro chilometri».

Il paravento del "politicamente corretto"

Una pubblicità degli anni '70 'politicamente scorretta' del 'Cicciobello'Il "politicamente corretto" lo si è visto in azione in Italia in tre occasioni recentissime. Il primo caso sono state le vicende di Colonia e la "caccia alla donna" di gruppi, segnatamente islamici, nella notte di Capodanno. Molti commentatori o sono stati zitti o si sono arrampicati sui vetri nell'esercizio di commentare certi comportamenti criminali degli assalitori, scegliendo un approccio morbido per non dare il destro all'accusa di xenofobia. Insomma, mettere la sordina ai propri cattivi pensieri. Idem sulla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi: operazione di stampo autoritario, che centralizza su un sol uomo e solo a Roma la politica italiana. Molti intellettuali sono stati zitti nel nome della prevalente antipolitica e per non correre il rischio di passare per conservatori di fronte al giovane riformista.

Se Renzi surfa sull'antieuropeismo

E' abile capacità manovriera dei sentimenti dell'opinione pubblica o una sorta di naturale sfrontatezza da lettino di psicanalista?
Prima o poi qualcuno ci racconterà bene di questo Matteo Renzi, cresciuto da democristiano, partendo dalla Provincia di Firenze e poi a comando della città, cavalcando il nuovo pur avendo radici tutt'altro che "rivoluzionarie". Assurto poi, per favorevoli combinazioni, a capo del Partito Democratico e poi arrivato con cinismo a Palazzo Chigi, dove ha messo in fretta le radici e iniziando una storia che, vista dal suo racconto, sembra una favola "rose e fiori" che cambia tutto con colpi di bacchetta magica.
Naturalmente si dovrà trattare - per chi vorrà tracciare la storia dell'uomo e del politico - di un affresco non agiografico, ma che ci aiuti a capire.

Cibo, ristoranti e stelle

Il 'Bibendum' della 'Michelin' versione chefAndare a mangiare fuori - come si dice rispetto al desco domestico - è per me un piacere. Penso di essere più un "gourmet" che un "gourmand", convinto che una piacevole esperienza a tavola si può avere dalla piola più semplice o dal banchetto del cibo di strada sino al ristorante stellato o alla cena casalinga con un'amica (o un amico) capace ai fornelli.
Stare a tavola non è mai tempo perduto e per altro - calcolato su di una vita media di ottant'anni - passeremmo secondo la statistica sei anni e mezzo a mangiare... Il grande gastronomo ottocentesco Pellegrino Artusi scriveva: «Il mondo ipocrita non vuol dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio».

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