January 2016

Treinadan!

Oscar WildeEccoci dall'alto del 1° gennaio a guardare dentro di noi, come bisogna fare, a ridosso dei festeggiamenti, che magari ci hanno lasciati un po' rincitrulliti, ma ci sta che ciò avvenga a Capodanno con il réveillon.
Si cambia così il calendario e si butta via quello precedente e questo è per me uno dei pochi gesti davvero fisici (cartacei) di passaggio, visto che da anni non uso più agende o agendine, perché tutto è passato alle tecnologie digitali.
Auguro anzitutto a chi legge questo mio Blog - e siete parecchi a farlo - le cose più belle, perché questa è la forza scaramantica delle formule beneauguranti che ci scambiamo in queste ore di passaggio. In quella valdostana - Treinadan! - c'è una profondità storica, che riporta al latino "strena" e cioè ad un dono che era anche un buon presagio. Oggi il regalo fisico non esiste più in queste ore, ma resta l'auspicio che ci trasmettiamo gli uni con gli altri, come una sorta di collante della comunità, cominciando da familiari, amici e conoscenti.

Parlare d'Europa in Svizzera

Un tipico chalet montano in SvizzeraIn questi ultimi anni, mi è capitato parecchie volte di passare l'ultimo dell'anno da amici vallesani, che sono anche valdostani per via della doppia cittadinanza. L'occasione - con la possibilità di incontrare diverse espressioni della società svizzera - è sempre molto interessante e non solo per godere dell'ospitalità in uno chalet di alta montagna di grandi dimensioni, difficilmente ritrovabile uguale sulle nostre montagne. La vecchia stalla, con un'opera accurata di restauro conservativo, è diventata la sala da pranzo, dove - aspettando la Mezzanotte e questo è l'aspetto più di sostanza - si incrociano le chiacchiere le più varie, come capita con piacevoli commensali e si sa che il Veglione è lungo.

Il vero e il falso

Alimenti... pericolosiNon sono soggetto, per mia fortuna, ad allergie particolari. Lo ero stato da piccolo per un breve periodo, quando mangiando le fragole mi veniva una specie di orticaria, poi sparita così come era arrivata. Lo scorso anno, nel periodo della fioritura, mi ero ritrovato con qualche sintomo allergico, ma era stato piuttosto episodico e avevo letto che quando il tasso dei pollini delle graminacee nell'aria sale a certi valori assai elevati, in concomitanza con punte di calore anomale, può manifestarsi qualche disturbo anche sull'organismo di chi normalmente non patisce. Il mio bimbo più piccolo soffre di allergia già acclarata con gli appositi test per alcune specie di piante, ma oggi esiste un vaccino da prendere con continuità che pare assai efficace. Non ha, invece, ereditato dalla mamma - ed è certo un bene - l'allergia ai cani e ai gatti, che viene dalla reazione ad alcune componenti proteiche presenti sull'animale e purtroppo può creare seri problemi respiratori.

Una capra contro gli integralisti

Capre, capre, capreLa mia soglia di sopportazione verso chi è "integralista" (chi applica in modo rigido e impositivo, in ogni ambito di vita, principi derivati da una qualche dottrina religiosa o ideologica) è sempre stata bassa. Per natura rifuggo da chi vuole impormi un suo pensiero - nell'accezione generica di "pensiero unico" - senza neppure ascoltarmi, perché si è costruito un suo mondo perfetto, aderendo "a babbo morto" ad una visione ideologica, che lo rende impermeabile rispetto a qualunque ragionamento. Mi sono trovato così a perdere tempo - oggi mi sono fatto furbo - con persone avvolte dalle loro certezze e con la sgradevole impressione che per convincermi sarebbero ricorsi a qualunque mezzo, ma non certo quello di mettersi in discussione di una virgola.

Il Piccolo Principe: un film per capire il libro

Un fotogramma del film con la piccola protagonistaSono stato al cinema parecchie volte in queste vacanze, non potendo sciare per mancanza di neve e soprattutto perché la mia frattura al braccio non è ancora guarita del tutto.
Fra i film che ho visto c'è stato anche "Il Piccolo Principe" del regista Mark Osborne (quello di "Kung Fu Panda"). I critici non sono stati molto teneri con questa operazione cinematografica, ma mi pare siano stati troppo severi.
Scriveva nel 2013 la giornalista Micol De Pas su "Panorama": «Il libro più fortunato di Antoine De Saint-Exupéry ha appena compiuto settant'anni. E' "Il Piccolo Principe", capolavoro di poesia narrativa per giovani lettori. Che sa appassionare anche i grandi, perché parla dritto al cuore di tutti, dai sei ai cent'anni. Un classico, insomma, dal linguaggio universale, comprensibile a qualunque latitudine, tanto che vanta ormai edizioni in oltre duecento lingue».

Un 2016 in cui reagire?

2016, chissà che anno sarai e che cosa ci aspetterà nella nostra vita familiare e in quella del popolo valdostano.
Una nozione importante, quella di "popolo valdostano", che sembra oggi come difficile da usare e non per una sua usura, quanto per una crisi profonda di valori e un progressivo allontanamento da certi elementi identitari senza i quali avanzerà il vuoto. So bene che non tutto dipende da noi soli, facendo noi parte di un mondo sempre più globalizzato e già in passato i grandi flussi della Natura e della Storia ci hanno investiti. Ma, pur tra mille difficoltà, si sapeva cosa fossero la Valle d'Aosta e i valdostani, nel mutare dei regimi politici di riferimento.
Tornando ad oggi, dunque, i bilanci si faranno alla fine, all'inizio ci possono essere solo speranze e vale appunto il gioco di pensare ad una macchina del tempo che ci faccia tornare indietro.

Dalla Magia al Befano

I Re Magi di 'Thun'Eccoci ormai giunti alla chiusura del ciclo delle feste natalizie, passate in un battibaleno e drammatizzate dall'arrivo tardivo in chiusura dell'agognata neve.
La Befana - che oggi dominerà la scena - per me, da bambino, era un personaggio marginale. In Valle d'Aosta e nel resto delle Alpi (la Befana è d'origine appenninica) a dominare la scena erano, sino a pochi anni fa, i Re Magi, piazzati nel presepe a Natale e fatti avvicinare alla capanna della Natività, simulando quel viaggio all'inseguimento della cometa che ci veniva raccontato come realmente accaduto al catechismo. I regalini del 6 gennaio - giorno dell'Epifania - non entravano in nessuna calza, ma erano merito, in un'alea di indeterminatezza sull'esatto perché, proprio dai Magi.

Il disegno di Renzi

Matteo Renzi a Palazzo ChigiChissà in cuor suo a quale regime politico futuro aspira davvero Matteo Renzi e quale livello di spregiudicatezza saprà usare per arrivarci.
Si capisce qualcosa più dalle sue azioni che dalle sue parole, che mutano troppo in fretta. Basta, infatti, seguire i suoi discorsi per capire come su singoli argomenti abbia una capacità camaleontica. Del genere: cambiare idea senza farsene un problema, dire una cosa e farne serenamente un'altra, seguire istintivamente filoni mai esplorati prima, esprimersi su chi lo ha aiutato a salire con disprezzo dopo averlo blandito.
Ma certe azioni restano ed esiste un silenzio assordante di fronte, ad esempio, a tre filoni sostanziali come travi portanti di quel "Partito della Nazione" che prima o poi arriverà, a conclusione del processo di sterilizzazione del Partito Democratico e di quel fronte cosiddetto "progressista" che in Italia prende a raffica schiaffoni da Renzi ma che non disturba il "manovratore", se non con punture di spillo.

Il dittatore atomico

Kim Jong-Un ed i suoi generaliQualche mese fa mi sono guardato in televisione il film satirico americano "The Interview", parodia della vita del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, che creò un annetto fa l'ennesimo incidente nei rapporti già orribili fra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Devo dire tra l'altro che il filmetto mi risultò assai simpatico e comunque superiore alle mie aspettative, anche se certo al dittatore sarà andato il sangue alla testa, con il vivo dispiacere di non poter mettere gli attori e l'intera troupe cinematografica direttamente al muro, come avrebbe fatto senza problemi nel suo Paese.
La storia mi è tornata in mente con la notizia dell'esplosione della "bomba H" (ammesso che di questa si trattasse veramente), voluta dal dittatore per il suo compleanno e che in queste ore agita il mondo e non solo perché si tratterebbe di un'escalation nella potenza nucleare della Corea del Nord, ma perché ad usare l'atomica è un personaggio che, nella scia del padre, sta dimostrando un grado di follia del tutto evidente.

Né mugugni né fatalismo sull'Autonomia

Un gioco geografico per bimbi, con la Valle d'Aosta 'legata' a Piemonte e Liguria"Mugugnare" è un termine di origine genovese ("mugugnu"), diventato famoso per via della sua diffusione nel linguaggio marinaresco e si riferisce a quei brontolii sordi di scontento e di disapprovazione che qualcuno fa in determinate circostanze. Si tratta di un parente stretto, come origine, del verbo "muggire" e dunque è evidente la derivazione onomatopeica di mugugno, cioè proveniente dal suono naturale del bovino, che nell'umano dimostra disapprovazione. Si tratta ovviamente di una visione grottesca simile ad altre parole che indicano un malcontento espresso a mezza voce, tipo borbottamento, brontolamento, bofonchio, brontolio e via di questo passo.

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