October 2015

Il fantasma del Ponte di Messina

Anche zio Paperone ha provato a realizzare il Ponte di Messina"Con una lunghezza complessiva di 3.666 metri il Ponte sullo stretto di Messina sarà il ponte sospeso più lungo del mondo, quasi il doppio dell’attuale ponte-record, l'Akashi Kaikyo giapponese. Con una campata centrale di 3.300 metri, il Ponte avrà una larghezza di 60,4 metri e torri di sostegno alte 382,60. Disporrà di sei corsie stradali e due binari e potrà far transitare (portata teorica) 6.000 veicoli l'ora e 200 treni al giorno".
A leggere questa noticina mi sembra di ringiovanire: nei lunghi anni vissuti alla Camera dei Deputati il fantasma del Ponte di Messina è stato evocato in quasi tutte le leggi finanziarie ed ha macinato, senza avere messo neanche un mattone, oltre un miliardo di euro. Per essere un fantasma è risultato piuttosto costoso, anche se in effetti la distanza dalla costa calabra a quella siciliana non è mostruosa in termini chilometrici (più o meno quanto c'è fra il centro di Aosta e quello di Gressan, per usare un esempio che faccia capire di cosa si parla), ma lo è per l'arditezza dell'opera.

La Rete e Pinocchio

Un armadietto per telefoni cellulari, in un ristoranteOrmai è evidenza scientifica e dunque non è solo più un sospetto: i famosi "social" sono fautori di un cambiamento epocale nel nostro modo di essere e lo dico senza alcun intento moralistico o proibizionista. Non mi riferisco solo all'evidente tentazione di essere connessi, che ti fa dare un'occhiatina al telefono quando sei fermo a un semaforo o un giro in Internet per vedere quel che capita prima di dormire, ma a qualcosa di più profondo.
L’altro giorno ne ho parlato con il presidente degli psicologi valdostani, Alessandro Trento, nel quadro della trasmissione radio che sto facendo sui "Sentimenti" e ci occupavamo del tema – fra normalità e patologia - della "Tristezza" (scelta non a caso per la prima trasmissione in stagione autunnale). Lui stesso mi ha confermato come la socialità stia cambiando con questa fissa della "connessione" e con queste amicizie virtuali coltivate in Rete, specie per i più giovani che, come ben si sa, si trovano, specie scendendo con l'età, ad essere influenzati da un mondo digitale che li attornia sempre di più.

La tentazione

La 'Prevostura' di VerrèsCi sono dei ricordi sepolti che di tanto in tanto rivivono. Così mi è capitato ogni volta che mi trovo nel grande complesso della "Prevostura" di Verrès, la chiesa della mia infanzia. Il descrittivo della nascita di queste costruzioni in pietra, che mostrano l'importanza del paese nel passato, viene ben descritta nel sito del Comune e ne traggo solo un pezzettino: "Una tradizione non storicamente provata fa risalire la fondazione del convento di Saint-Gilles (Sant'Egidio) al 912, attribuendola a Gisella (Egidia), moglie di Adalberto I, marchese di Ivrea, e figlia di Berengario I, re d'Italia e, dal 915 al 923, imperatore. Un'altra tradizione ne sposta la fondazione alla fine di quello stesso decimo secolo e la attribuisce ai marchesi di Monferrato. In realtà i canonici di Saint-Gilles di Verrès sono citati per la prima volta in un documento redatto verso il 1050. Ad ogni modo la loro presenza a Verrès attorno all'anno Mille e la loro denominazione sono una testimonianza dei legami politici, culturali e religiosi che univano la Valle d'Aosta alla Provenza. Entrambe queste regioni fecero infatti parte, dal 934 al 1032, del Regno di Arles, detto anche Secondo Regno di Borgogna. E proprio nella zona di Arles - tra l'ottavo ed il nono secolo - Sant'Egidio (Gilles) era vissuto ed aveva diretto un monastero".

I 70 dell'UV, fra il dire e il fare...

Il palco del Congresso del 70esimo dell'Union ValdôtaineNon mi è mai venuto un dubbio alla Nanni Moretti in "Ecce Bombo" e cioè: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce».
Mi riferisco all'invito ricevuto per i festeggiamenti dei settant'anni dell'Union Valdôtaine ed alla scelta se andarci o non andarci, oltretutto - concedetemi almeno una battuta - in quel "Grand Hôtel Billia" di Saint-Vincent che, visti i costi di ristrutturazione e l'esito mediocre del business, era già in partenza una location inquietante.
Penso, tuttavia, che si dovesse dimostrare educazione ed esserci, anche se questo non significa affatto farsi fregare dalla nostalgia e da certi bei ricordi. Mi fa piacere, devo dire, che il mio ruolo sia stato ricordato nella ricostruzione del settantennio ed ho visto con piacere tanti amici.

L'anima del commercio

I terminali di 'Presto spesa' di 'Esselunga'"Andare per negozi" resta, nella differenza di genere, uno di quei casi da "allarme rosso". Nel senso che, specie in certe stagioni propizie per gli acquisti, capita a noi uomini - lo dico con infinito affetto - di dover accompagnare le nostra partner in giro per le compere. Con la docilità di un pechinese al guinzaglio, le accompagniamo in veri e tortuosi percorsi di guerra, nelle località prescelte, alla ricerca del giusto acquisto, dopo attenta osservazione di vetrina in vetrina. Le sedie in certi negozi di design sono state messe, forse di nascosto in barba agli architetti autori degli interni, proprio pensando a noi in paziente attesa. Sempre differenza di genere sta nel fatto che l'uomo negli acquisti tende, quasi con vergogna, a sbrigarsela anche costo di sbagliare clamorosamente per la fretta, mentre la propria dolce metà, in genere, indulge.
Ciò detto, però, per me - tolto il peso di certo shopping - esiste invece un interesse nell'osservare il misto fra tradizione e innovazione nel commercio, assai utile per capire dove stiamo andando.

La triste sorte del ruffiano

Uno degli aspetti positivi di una piccola comunità, come può essere la Valle d'Aosta, sta nel fatto di conoscersi tutti. Capita così che ad una cena, nelle chiacchiere conviviali, si incrocino parentele e amicizie, scoprendo con facilità che è ancora più vivente nei numeri limitati quel discorso a livello planetario, noto come la "teoria dei sei gradi di separazione", ben nota in semiotica e in sociologia.
E' la famosa ipotesi, risalente agli anni Venti del secolo scorso, ma validata persino con metodi informatici, secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di cinque intermediari.
Ovviamente questa rete di conoscenze così fitta crea anche dei personaggi assolutamente straordinari, in quella sorta di Commedia che finisce per essere la vita quotidiana, degna di un Molière o di un Goldoni, cioè di chi riesce a stilizzare le caratteristiche degli uni e degli altri.
Esemplare di questo bestiario, cui nessuno - me compreso - finisce per essere estraneo nelle miniature caratteriali che possono incasellare tutti, c'è una figura a me particolarmente odiosa, avendo fatto politica per tanto tempo. Ed è una personalità che si avvicina come il ferro ad un magnete a chi, in un certo momento, detiene qualche forma di potere, per poi allontanarsene, quando non risulta più utile al proprio tornaconto.

L'Autonomia e l'inefficace catenaccio

Un esempio di catenaccioE' interessante l'esito della parte interna del Congresso dell'Union Valdôtaine, aperto e chiuso in tre ore domenica scorsa, roba da "Guinness dei Primati" della brevità di una discussione politica. Il documento finale, in cui si sommano diverse questioni con alcuni svarioni (tipo il "Patto di stabilità" colpa dell'Europa, quando l'applicazione anti-regionalista è tutta italiana), non riporta affatto in modo puntuale il discorso su di un'eventuale "réunion" del mondo autonomista, svolto invece il giorno precedente nell'intervento, non in programma, del presidente Augusto Rollandin, che si era quasi commosso nel passaggio, dopo analogo turbamento su un'ipotesi di reciproci condoni tombali dell'ancien président Joseph-César Perrin.
Strana storia, a ben pensarci, perché si è passati in un batter di ciglia (umide) da una proposta politica, pur generica che fosse, a parlar d'altro l'indomani (anche sparando colpi di cannone polemici agli stessi a cui qualche ora prima si era fatto l'occhiolino) e in particolare a magnificare l'accordo con il Partito Democratico.

Il dolce oblio di chi non si informa più

Periodici in una rivendita aostanaL'oblio (il «dolce oblio», come lo chiamava il poeta Ugo Foscolo) è una grande tentazione di questi tempi. Incontro sempre più persone - davvero insospettabili - che hanno staccato la spina dall'Informazione. Non leggono i giornali, saltano a piè pari i telegiornali, quando navigano su Internet non seguono le news. Solo di fronte a fatti di terribile clamore danno un'occhiatina o sono informati dal passaparola che avviene dappertutto nel commento di quanto successo. Ancora di recente, di fronte a vicende macroscopiche, ho trovato qualche "Alice nel Paese delle Meraviglie" (versione femminile o maschile poco importa) che cascava dal pero, dimostrando vivo stupore, addolcito in fondo dalla loro scelta pseudozen. Per altro, la conferma - nel piccolo della Valle d'Aosta - c'è dal numero calante di copie vendute dai giornali o anche dai dati "Auditel" degli ascolti televisivi, sempre elevati, ma su campioni complessivi che scontano questo abbandono dei media tradizionali e l'affermarsi dei "social". I contenitori televisivi del pomeriggio, per altro, sono un esempio tangibile di una certa lobotomizzazione del pubblico più anziano legato ancora alla televisione: si occupano con eccessivo clamore dei soli casi di cronaca nera, che sono brutture consolatorie, ma che alla fine non portano nulla in più, se non soddisfare un voyeurismo che nulla ha a che fare con l'informazione vera.

Spot discutibili antifumo

Nino Frassica nello spot del Ministero della saluteHo già scritto in passato, ma poi certe ricerche hanno confermato la mia impressione, che il fumo - passato in un periodo nel quale si era verificato una certa remissione del fenomeno - sia ritornato con prepotenza sulla scena, malgrado ormai fumare costi moltissimo e malgrado tutte le campagne di prevenzione, comprese quelle a carattere terrificante. Sembra che ci sia un movimento ellittico che avvicina e allontana dai problemi, come se la memoria fosse corta e necessitasse di continui ripassi.
La mia posizione è chiara: sono contro ogni forma di proibizionismo becero, perché chi si vuole informare sa bene tutti i danni del fumo, e sono tollerante con i fumatori educati e, al contrario, imbestialito dai fumatori maleducati.
Ancora di recente in un dehors di un locale avrei incenerito una giovane donna che faceva consumare con nonchalanche la sua sigaretta sotto il naso del mio bambino oppure provo imbarazzo per chi, con un neonato in braccio, fuma lo stesso con torsioni che dovrebbero allontanare le volute di fumo.

Prossima fermata: Marte

Matt Damon su 'Marte', nel film di Ridley ScottTutte le storie di fantascienza mi hanno sempre affascinato. Mentre da ragazzino leggevo il mio amatissimo Jules Verne, anche con il suo celebre "Dalla Terra alla Luna", gli americani sulla Luna ci arrivavano davvero. Il genere letterario, da Isaac Asimov in poi, ma anche il filone filmico, fornivano sempre l'impressione che quanto si immaginava finisse poi per realizzarsi, come si può vedere se vi capita mai di riguardare repliche di serie televisive come "Space: 1999", che fanno sorridere perché le tecnologie hanno galoppato persino più del previsto.
E' vero che accanto a monumenti letterari e cinematografici la fantascienza offre anche prodotti scadentissimi e ripetitivi, ma è naturale che sulle tracce dei capolavori ci sono sempre dei pessimi ricopiatori.

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