September 2015

Il Tor des Géants

Un corridore nella nebbia al 'Tor de Géants'Seguo con curiosità l'evolversi negli anni del "Tor des Géants", sospeso e poi annullato per il maltempo in questa edizione 2015, dopo che solo sei "runner" erano giunti al traguardo di Courmayeur. Mi par di capire che, arrivati alla sesta edizione, si possano fare alcune considerazioni, senza alcun partito preso rispetto a questa specialità atletico-alpinistica, che può piacere o non piacere, ma è certamente un fenomeno sportivo e sociale. Chi mi legge sa che certe competizioni estreme le seguo, ma questo non mi impedisce di riflettere sul messaggio ambiguo che se ne ricava rispetto alla frequentazione della montagna. Lo dico come considerazione culturale e di costume, sapendo ovviamente quanto il moltiplicarsi di gare del genere sia comunque il segno che esiste una domanda, cui corrisponde un'offerta ed è giusto che l'alpinismo segua gusti e mode. Senza perdere, se possibile, la tramontana, perché certe punte agonistiche non sono l'ordinarietà anche rispetto al mondo turistico.

Il voltagabbana e la sua coscienza

Davide LajoloLe vie della critica in politica sono infinite ed i "social" oggi sono il posto in cui - scrivendo tutti in libertà ed a pari condizioni - se ne leggono di tutti i colori e viene talvolta in mente la polemica di Umberto Eco, quando su certi limiti del Web disse in una conferenza universitaria a Torino: «I "social media" danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un "Premio Nobel". E' l'invasione degli imbecilli».
Apriti cielo: al noto semiologo arrivarono critiche al vetriolo e accuse di lesa democrazia e di élitarismo da intellettuale snob. Basta fare un giretto sulla Rete, anche in Valle d'Aosta, per rendersi conto che spesso l'apparente insulto è una semplice constatazione. Per altro, immagino che la stessa idea se la farà qualcuno a cui non piacciono le cose che scrivo io stesso e dunque bisognerebbe sempre vivere la propria presenza in Rete con autocritica e un pizzico di divertissement. Ognuno è per un altro un potenziale imbecille.

I soldi e l'autonomia valdostana

Una candela appena spenta...L'argent permet d'acheter bien des choses :
Une maison, mais pas un foyer.
Un lit, mais pas le sommeil.
Une montre, mais pas le temps.
Un livre, mais pas le savoir.
Un spectacle, mais pas la joie.
Un emploi, mais pas le respect.
Des relations, mais non l'amitié
Un médicament, mais pas la santé.
Du sang, mais pas la vie.
Le plaisir, mais pas l'amour.
Les plus belles choses de la vie ne peuvent pas être achetées!
L'argent, c'est simplement parce qu'on lui donne de l'importance,
qu'il a de l'importance.

Comodo direte voi che a scrivere questa poesia sia stato un figlio dell'alta borghesia francese, Dominique Marie François René Galouzeau de Villepin, accorciato in Dominique de Villepin, uomo politico, énarque, diplomatico e pure scrittore e poeta.
Lui, che si soldi ne ha parecchi, può giustamente fissare dei limiti al denaro. Ma in realtà mi sento di sottoscrivere la riflessione che non sempre i soldi fanno la felicità. Anche se poi verrebbe voglia di farsi il verso da soli con il solito Woody Allen che così spernacchia: «Se il denaro non può dare la felicità, figuriamoci la miseria!».

Fiabe, favole e bambini

Gianni RodariCome raccontare il mondo ai bambini sin da quando sono molto piccoli? Tema specialistico che affronto dunque in punta di piedi (ma non in tutù!)
Credo che il problema se lo siano posti sin dalla notte dei tempi tutti i genitori, specie per dotarli di una strutturazione mentale che consenta loro di crescere, prendendo le misure della realtà, non sempre rose e fiori, che li circonda. Questo è vero dalla prima infanzia fino a un certo punto - esperienza di vita vissuta - i genitori cessano di trasferire sapere, loro prendono in mano le cose sapendo che tu ci sei, ma un certo ruolo formativo vero e proprio è finito e si passa ad altro nei rapporti familiari ed interpersonali.
Trovo stimolante, ora che con il bimbo più piccolo ho più tempo e non sono spessissimo via per lavoro come in larga parte della mia vita per l'attività politica, riflettere di più sul tema di quanto abbia potuto fare - anche se mi sono sempre sforzato di trovare il tempo - con i suoi fratelli. Trovo che da questo punto di vista il racconto, come chiave di un rapporto, sia un momento importante, assieme al tentativo di rispondere ai loro «perché?», anche quando sono ossessivi e viene voglia di liberarsene con risposte così così, che poi loro si ficcherebbe nel cervello molto più di quanto noi stessi crediamo. Meglio impegnarsi.

Astensionismo e fanghiglia

Fango...Questo periodo della mia vita è un gioco interessante, almeno dal punto di vista - diciamo così, anche se è impegnativo - "intellettuale". Nel senso che sono dentro e fuori dalla politica. Dentro perché, pur non avendo incarichi elettivi, sono imbevuto da anni e anni di attività politica attiva, che mi consentono una conoscenza approfondita dei meccanismi e dunque so bene che cosa ci sia dentro la "cittadella della politica". Dall'altra, in realtà, ne sono abbastanza fuori da poter avere una visione diversa da chi ne è completamente avvolto e questo forse consente una maggior lucidità di giudizio.
Mi pare, da questo punto di vista, che la crisi della politica resti un elemento acuto, che si riverbera sulla costruzione istituzionale, che è fatta da quelli che vanno considerati i capisaldi della democrazia.

Sentimenti e affini

Io con Elena Meynet nello studio RF2 di 'Rai Vd'A'Anche quest'anno, in un lungo percorso radiofonico, coadiuvato da Elena Meynet, ho deciso di arrampicarmi sulla "montagna dei Sentimenti e degli Stati d'animo": una scalata virtuale e piacevole nel clima confortevole dello studio radiofonico di "Rai Vd'A".
In un'ora di trasmissione in diretta, con pensieri personali, citazioni, interviste, canzoni e musiche, facciamo un giro attorno ad alcune parole cardine. Spero che un giorno potrò segnalarvi dove riascoltare in un "podcast" quanto per ora viene trasmesso solo in modulazione di frequenza.
Per chi è avido lettore di romanzi, uno dei momenti più belli, quando vieni accompagnato lungo una storia raccontata, è la scoperta dei caratteri dei personaggi, che vengono in genere svelati nel percorrere la trama di un libro. Ma in realtà il romanzo più avvincente resta la nostra vita, che ci consente di immergerci quotidianamente in tutta la tipologia di sentimenti e di stati d'animo possibili nell'interazione con le persone che ci circondano.

Non c'è solo il cielo blu

Rino Gaetano al 'Festival di Sanremo' del 1978Per fortuna non è vero che «sono solo canzonette», come diceva pur non credendoci Edoardo Bennato, tant'è che mi piace moltissimo non solo ascoltarle le canzoni, ma anche - quando mi servono nel lavoro radiofonico - associarle in un gioco di assonanze con certi argomenti. Per altro esiste una sterminata prateria di autori e interpreti cui attingere, anche se la linea della differenza la indica così Jacques Brel: «Une belle chanson, c'est une chanson qui fait joli ménage entre les mots et la musique, le tout soutenu par une idée». Verissimo: la canzone d'autore si regge su questo equilibrio, anche se poi la musica in senso più esteso è una gioia con diverse sorgenti cui attingere.
Rino Gaetano è stato un cantautore geniale, morto appena trentenne nel 1981. Con la classica situazione all'italiana di grandi riconoscimenti postumi, che credo lo avrebbero divertito, perché in Italia troppo spesso ci sia accorge del valore delle persone come epitaffio.

De la servitude volontaire

«Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi». La frase di Leo Longanesi quest'oggi, nella logica del "politicamente corretto", vedrebbe oggi sostituire al termine "uomini" il termine "persone", ma la sostanza non cambia. Quel che conta infatti è la forza dell'affermazione, che è poi una triste constatazione di chi soggiace a quella che, nel Cinquecento, Etienne de la Boétie chiamava «servitude volontaire», cioè il piegarsi al potere di turno con troppa facilità.
Già allora, prefigurando una modernità nel suo pensiero, citava le categorie di chi è tiranno: «Il y a trois sortes de tyrans. Les uns règnent par l'élection du peuple, les autres par la force des armes, les derniers par succession de race». Segue poi, nel suo celebre testo, la descrizione chiara del demagogo, che dice una cosa e ne fa un'altra, nascondendo la sua vera indole: «Mais ils ne font guère mieux ceux d'aujourd'hui qui, avant de commettre leurs crimes les plus graves, les font toujours précéder de quelques jolis discours sur le bien public et le soulagement des malheureux».

Il triste declino della Valle d'Aosta

L'assessore regionale Raimondo Donzel ed il sindaco di Aosta Fulvio CentozMamma mia, che impressione! Questa mattina, come non mai, la lettura delle pagine regionali del quotidiano "La Stampa" paiono essere come una visita ad alcune tombe nel cimitero dell'Autonomia valdostana.
Si incomincia con un titolo di apertura "Casse regionali sempre più vuote. Altri 70 milioni in meno dal bilancio". Si tratta, con l'approfondimento interno con la cronaca del Consiglio Valle della sessione della ripresa autunnale, del racconto di una discussione che è una fotografia: l'agonia dell'ordinamento finanziario e la crudezza dei tagli che stanno colpendo al cuore le casse pubbliche e di conseguenza poteri e competenze regionali e dell'ormai poverissimo sistema comunale. Quante volte ho scritto qui di questo atteggiamento passivo e perdente, davvero inspiegabile, che si è assunto nei confronti di Roma, subendo, subendo e ancora subendo. Non riconosco più l'Union Valdôtaine che beve senza fiatare, come se fosse un bicchiere d'acqua, l'amara medicina imposta senza per nulla tenere conto dei costi della nostra Autonomia e senza avere da parte di chi ci comanda quella capacità di interlocuzione politica con il Governo con una Giunta regionale ed il suo presidente, assieme ai due parlamentari valdostani fantasma, che accettano muti condizioni sul nostro riparto fiscale che sono una resa.

L'affaire Volkswagen e le regole europee

Il motore 'Tdi' della 'Volkswagen'Seguo con interesse le vicende riguardanti i motori diesel della "Volkswagen", che hanno creato uno sconquasso per la fabbrica automobilistica tedesca, facendo vacillare persino la caratteristica serietà teutonica, oltreché aver dato una botta mica da ridere alle Borse.
Cosa capitasse di truffaldino è noto: per aggirare i limiti alle sostanze inquinanti posti negli Stati Uniti, le centraline elettroniche riconoscevano quando le macchine venivano testate sui rulli per controllare gli scarichi e fornivano di conseguenza tassi delle sostanze nocive notevolmente ridotti rispetto alla realtà.

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