September 2015

L'estate che se ne va

Non è espressione di grande fantasia dire di questa consueta malinconia di fine estate, che aleggia e che giungerà ad una curva in salita con l'imminente inizio della scuola. Non sto a ripetere della fortuna di aver goduto sino quasi in fondo al mio percorso scolastico di quel 1° ottobre che fa invidia alle generazioni dopo di noi, che si perdono quell'ultimo chilometro d'estate, che era tutto il mese di settembre.
Ma torniamo alla malinconia, un tempo "melanconia", che è quella forma di abbattimento che per la medicina antica derivava dalla bile nera, uno dei quattro umori cardinali, cui si doveva quello stato di dispiacere che è caratteristico di uno stato di rimpianto per qualcosa che se ne va.

I confini sul Monte Bianco

Il confine tra Italia e Francia su 'Google Maps'Fa piacere che mi venga riconosciuto, nel calor bianco della polemica sui confini del Monte Bianco, come sulla questione ci si stata una mia solitaria azione politica, quando sono stato parlamentare. Premesso che a suo tempo mi riferivo alla cima del Monte Bianco e non alla zona del "Rifugio Torino" (ma certo un accordo complessivo sul massiccio andrebbe fatto, come è avvenuto per il Monte Rosa tra Italia e Svizzera a seguito dei cambiamenti derivanti dal riscaldamento climatico in atto), non vorrei che alla fine si equivocasse sulla mia posizione.
Per me come federalista valdostano la frontiera è un'accidente (qualcuno dice ferita) della Storia. Con i savoiardi l'affinità è nei fatti e all'appartenenza alla stessa stirpe alpina si sommano millenni di interscambi e secoli di appartenenza alle stesse istituzioni di Casa Savoia. Eravamo assieme anche quando nacque l'alpinismo sul tetto d'Europa.

Le piccole ideologie

Una distesa di camperOgnuno ha una sua ideologia ed io - se non sono aberranti e purtroppo ce ne sono - le rispetto tutte. Ci sono in realtà le grandi ideologie, quelle che dovevano cambiare il mondo e non ci sono riuscite con danni più o meno grandi, e quelle che sono sistemi e valori più terra a terra, ma che uniformano i comportamenti delle persone che le abbracciano.
In questi tempi, ne ho osservati tre e che nessuno si offenda, perché scelgo la leggerezza o, come ho sempre praticato con i miei figli sin da piccoli, a dispetto dei pedagogisti che dicevano che i piccoli non erano in grado di capirla, l'ironia, che sarebbe umorismo sarcastico o se usi l'origine greca un umorismo da finti tonti.

Guardare in alto: un dovere per i valdostani

La festa della 'Diada' in CatalognaTocca guardare all'Europa di domani, cercando nell'attuale confusione e in mezzo a tante difficoltà, qualche segno positivo. Qualcosa, per chi crede in un disegno federalista antitetico ai vecchi Stati in crisi e all'Unione europea senza anima, lo si coglie laddove Nazioni senza Stato alzano la testa e chiedono più libertà, ma lo fanno in un saldo disegno nel solco dell'integrazione europea. Si tratta di una conditio sine qua non per evitare che il nazionalismo buono, pacifico e collaborativo e che utilizza metodi di affermazione democratica, scada in nazionalismo cattivo, perché aggressivo e violento.
Ieri era il giorno della Diada, la festa della Catalogna, celebrata come sempre da una grande festa popolare. E' una celebrazione molto particolare, perché non si celebra una vittoria, ma una sconfitta e quindi un segno ancora più forte di riscatto.

Carte geografiche e navigatori satellitari

Un cartello, in Inghilterra, che invita a non fidarsi dei navigatori satellitariLa modernità non può essere rifiutata, specie l'evoluzione tecnologica che ci semplifica la vita, con l'avvertenza però che bisogna sempre stare in guardia, perché - come nel resto della vita nei momenti di passaggio - come dice il proverbio: "chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che perde ma non sa quel che trova". Descrizione adatta al tema odierno...
Se penso ad alcuni viaggi in moto da ragazzo, tipo un tour nel Sud della Francia o sino in Calabria lungo l'intera Penisola, o a certi successivi itinerari in auto, come nell'ex Jugoslavia o in giro per la Svizzera, mi chiedo francamente come diavolo si facesse a muoversi lungo itinerari sconosciuti e complicati senza l'aiuto dei navigatori satellitari.
E' vero che un classico omaggio dei benzinai erano le cartine geografiche, che erano opere colossali nella copertura del territorio europeo, ma penso come ad incubo - per non dire delle mappe urbane che capita ancora di consultare per muoversi a piedi - certe soste per capire dove diavolo si fosse finiti, mentre si cercava il campeggio o l'alberghetto.

Parte l'anno scolastico

Alcuni zaini di scolariMi sembra logico scrivere sulla Scuola. Il perché è facile: nel calendario della scuola differenziato per Regioni, oggi si apre l'anno scolastico in Valle d'Aosta. Tuttavia confesso una certa titubanza.
Cominciamo dalla cronaca: stamattina con mia moglie accompagneremo il più più piccolo dei miei figli che inizia l'ultimo anno delle "Materne". Mia figlia, invece, comincia l'ultimo anno del Liceo classico. Il più grande ormai è, con qualche andirivieni nelle scelte, all'Università.
La novità di quest'anno è la #buonascuola - uso l'hashtag che sembra ormai una costante del "renzismo" - che ho seguito nel suo iter e nei suoi intenti di modernizzazione e che, per ora, pare aver sortito l'avvio della stabilizzazione dei precari. In Valle d'Aosta sul punto si è fermi al palo in attesa, par di capire, di dare base giuridica ad accordi politici.

Se anche l'espresso diventa svizzero

Alcune cialde usate di 'Nespresso'E' sempre bello curiosare nei rapporti di vicinato ed esiste tutto un "autour de nous" da osservare con attenzione. Basti pensare al settore industriale, oggi all'attenzione di neofiti, che scoprono, nel caso valdostano, l'esistenza di un sistema di fatto smantellato in questi ultimi anni con uno stillicidio di chiusure, senza sforzi veri per la re-industrializzazione (anzi, potrei citare occasioni buttate via). Nella vicina Haute-Savoie c'è una vivacità d'impresa ed è aperta una riflessione sul da farsi e lo stesso vale per la Svizzera Romanda, dove pure esiste una legittima preoccupazione per i riflessi di un franco molto forte con problemi per i costi di produzione, lavoro compreso, così come per la mancanza di competitività per l'esportazione.

Crolla il Welfare valdostano e chi tace acconsente

L'interno di un asilo nidoMala tempora currunt nella piccola Valle d'Aosta, un tempo modello invidiato dell'autonomismo alpino, oggi sbiadita fotografia del tempo che fu, con una crisi istituzionale di portata storica, rovesciata come una valanga sui cittadini valdostani e il loro benessere, ma soprattutto su di una coesione sociale che era un cemento importante di un modello pubblico pazientemente costruito da chi, me compreso, ci ha sempre creduto. Tanto che personalmente sono stupefatto del "punto di non ritorno" nel quale stiamo sprofondando e dico subito che non compartecipo all'idea che non ci sia nulla da fare.
Crolla il sistema solidaristico e protettivo del welfare valdostano, costruito negli anni e per ora l'opinione pubblica non pare del tutto cosciente dello tsunami, anche se colpisce quelle famiglie che dovrebbero avere dei paladini coraggiosi, come il ciellino unionista Tonino Fosson, che invece di fronte ai sindaci usa i toni stupiti di chi ammette l'impotenza verso uno Stato cattivo che taglia, taglia e taglia ancora i trasferimenti finanziarii, che - detto per rinfrescare la memoria - sarebbero un diritto e non un piacere.

I 70 anni dell'Union Valdôtaine

L'Union Valdôtaine venne fondata il 13 settembre del 1945 da sedici persone, che qui vorrei citare una ad una: Flavien Arbaney, geometra, Aimé Berthet, insegnante, Louis Berton, dottore in legge, Robert Berton, insegnante, Amédée Berthod, pittore, Lino Binel, ingegnere, Joseph Bréan, canonico di Sant'Orso, Charles Bovard, canonico di Sant'Orso, Séverin Caveri, avvocato, Albert Deffeyes, insegnante, Paolo Alfonso Farinet, dottore in legge, Joseph Lamastra, veterinario, Félix Ollietti, notaio, Ernest Page, avvocato, Jean-Joconde Stévenin, canonico di Sant'Orso, Maria Ida Viglino, insegnante.
Chi conosce la storia valdostana sa bene la ricchezza umana e lo spessore culturale di questo elenco di persone che si riunivano all’indomani dell’emanazione dei primi documenti ufficiali, i decreti luogotenenziali, che sancivano la prima forma di autonomia del secondo dopoguerra.

Il successo mondiale dello spritz

Il classico 'spritz'Chissà perché in questi giorni mi sento ispirato dalle bevande. Forse la ragione è che giunta in dirittura d'arrivo l'estate, anche se mi auguro che ci conceda una fruttuosa coda, si compensa con il pensiero alle rinunce che una certa remise en forme impone dopo i peccati di gola. Per cui oggi parlerò di un fenomeno di esportazione, che mi ha incuriosito nei miei giri all'estero all'ora dell'aperitivo, rito che - quando possibile - ritengo un segno di civiltà. Diceva Marcello Marchesi dell'Italia: «Un popolo con una così grande varietà di aperitivi come il nostro non può morire di fame».
Ma non divaghiamo ed eccomi al tema.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri