June 2015

La morte di Luigi Zanzi

Luigi Zanzi"Caro Luciano,
Questa notte è morto Luigi Zanzi. Con Piero Giarda, a nome della Fondazione Monte Rosa, abbiamo pensato di fare un annuncio sul Corriere"
.
Una mail che cominciava così mi ha, ieri mattina, come fulminato, mentre passeggiavo tra La Magdeleine e Chamois, per via di questa capacità dei telefonini a irrompere nella nostra vita in qualunque momento. Mi sono fermato emozionato a guardare le montagne ed ho pensato al mio amico Luigi, classe 1938, con il suo inconfondibile sorriso e il suo eloquio forbito con un accento che tradiva le origine varesotte, che certamente starà guardando le sue amate Alpi da una di quelle grosse nuvole vaporose trascinate dal vento sopra di me. Ci sono persone che quando scompaiono ti fa fanno sentire più solo e la mancanza di un loro ingegno è una perdita per tutti.

Renzi e il suo PD

Vincenzo De Luca, nuovo presidente della CampaniaMatteo Renzi ha vinto e, nello stesso tempo, ha perso le elezioni regionali. Paradosso? Niente affatto e non solo perché la comparazione dei voti del Partito Democratico delle Europee mostra un crollo nei consensi così evidente che è puerile negare la circostanza. Ma perché dietro all'apparentemente impressionante risultato calcistico del cinque a due, come Regioni conquistate, che potrebbe essere giudicata una vittoria, ci sono alcuni veleni che fanno riflettere attorno al PD, partito così importante nello scacchiere politico. Ne elencherei alcuni, di diversa pericolosità, come avviene con il morso dei serpenti.
Premetto una cosa: non partecipo al gioco infantile dei "renziani" e degli "anti-renziani", perché finirebbe per farmi aderire a forme di culto o di disprezzo della personalità che sono, pur antitetiche, egualmente nocive. Perché sull'eccessiva personalizzazione della politica italiana si fonda una delle ragioni dell'antipolitica (dell'astensionismo - un elettore su due ormai - ho scritto troppo volte!).

Il Giro, il lupo e i Parchi

Il 'lupo' al 'Giro d'Italia' insieme al 'panda' del 'Wwf'Il transito del "Giro d'Italia" in Valle d'Aosta mi ha molto divertito e trovo che si tratti di una duplice occasione: mette allegria a tutti quelli che vi assistono, come una festa riuscita, e serve come mezzo di promozione turistica, specie se la giornata è, come per fortuna è avvenuto, una straordinaria cartolina delle bellezze alpine esaltata dalle riprese televisive.
Quel che mi ha stupito è veder troneggiare alla fine della carovana, chiassosa sfilata di auto e furgoni con aziende di vario genere sponsor del "Giro", un grosso lupo in plastica, nuova mascotte della gara ciclistica. Scopro che c'entra un accordo fra il "Giro" e la grande multinazionale ambientalista "Wwf".

Qui diventa tutto liquido

Zygmunt BaumanSe lo dice Umberto Eco, vale la pena di leggere - ed ho cominciato a farlo - "Stato di crisi" ("Einaudi", 18 euro), in Zygmunt Bauman (notissimo sociologo tedesco, che ha inventato la definizione "società liquida") e Carlo Bordoni, sociologo anche lui.
Eco, alessandrino classe 1932, è un semiologo e scrittore di fama internazionale, che - con una rubrica su "L'Espresso" - scandaglia, passando da temi serissimi ad argomenti divertenti, il mondo in cui vive. Lo fa con il bagaglio di una cultura enciclopedica ma con grande freschezza, a dimostrazione che per alcuni l'età non conta e l'esperienza spesso fa la differenza.
Ma dicevo del tema affrontato questa settimana, venendo al nocciolo della questione: «Per Bauman tra le caratteristiche di questo presente in stato nascente si può annoverare la crisi dello Stato (quale libertà decisionale rimane agli Stati nazionali di fronte ai poteri delle forze supernazionali?). Scompare un'entità che garantiva ai singoli la possibilità di risolvere in modo omogeneo i vari problemi del nostro tempo, e con la sua crisi ecco che si sono profilate la crisi delle ideologie, e dunque dei partiti, e in generale di ogni appello a una comunità di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni».

Viva la Radio!

Il Consiglio Valle, attraverso il "Co.Re.Com.", festeggia - in verità con un anno di ritardo - i novant'anni della Radio in Italia. Ma credo che si possa dire che il 2015 vale per evocare l'anniversario dalla nascita, avvenuta nel 1975, delle prime radio private (allora si diceva con enfasi: "radio libere").
Se sulla prima parte ho poco da dire, se non ricordare quella che fra l'estate e l'autunno del 1944 lanciò il proprio segnale come "Radio Cogne", emittente della Repubblica partigiana, con la voce di Dudo Dolchi e le musiche, fra gli altri, di Nadyr Vietti, sulla seconda storia posso dire, da reduce, che «io c'ero!».

Vino: come conciliare tradizione e modernità

La classica etichetta 'contiene solfiti'L'altro giorno ho visitato fuori dalla Valle d'Aosta un'azienda vitivinicola di grande prestigio. Se mi capita, vado volentieri a visitare le Cantine di marca, che valorizzano il terroir (termine francese di grande efficacia e non esattamente riportabile in italiano) e fanno fatturati importanti. Noto con piacere che non esiste più il tabù di parlare delle tecniche più moderne di vinificazione e dell'esistenza di veri e propri laboratori chimici che si occupano dei controlli e dell'uso anche di tecnologie innovative per migliorare il prodotto al consumo.
Pare tramontata l'epoca di visite in cantine costruite con candele posticce e finte ragnatele in un ambiente crepuscolare in una logica finto rustica che avrebbe dovuto ricostruire - come il "Mulino Bianco" del povero Antonio Banderas che parla con la gallina o il vino in "brik" che sembra, in televisione, il massimo del prodotto genuino... - la cantina d'antan, come se il bevitore finale fosse un fesso che pensi che siamo fermi al Medioevo.

Quella Radio sul Monte Bianco

Il cantiere dell'impianto di 'Radio Mont Blanc'Dando un'occhiata alla storia della Radio in Valle d'Aosta, in occasione di una manifestazione dedicata ai novant'anni dall'inizio delle trasmissioni in Italia nel lontano 1924, uno degli elementi che spicca - ma di cui le giovani generazioni temo non abbiano memoria - è come negli anni Ottanta del secolo scorso il territorio valdostano sia stato protagonista di un'esperienza radiofonica molto singolare. Ci sta pure, come capirete, un minimo di rimpianto per il venir meno di una grande possibilità internazionale per la nostra Valle, che si sarebbe potuta associare ad un'avventura radiofonica, come avvenuto per "Radio Monte Carlo" o "Radio Luxembourg", nate anch'esse per aggirare le restrizioni che ponevano le radio in capo al monopolio del settore pubblico anche nel resto d'Europa.

Non c'è libertà senza legalità

Pietro CalamandreiQuando escono fuori storie agghiaccianti come quelle di queste ore delle ruberie a Roma (a conferma di un filone che ci deve far vergognare in Europa, pensando ai migranti), ci sono in me diverse sensazioni. La più banale è la riconoscenza per le Forze dell'Ordine e la Magistratura in casi come questo, in cui fanno il loro lavoro senza sconti, intervenendo con inchieste che portano a processi che permettono la condanna di chi delinque. Sembra un fatto banale ma non lo è affatto, perché non tutti i posti sono uguali e Roma, per molti anni era stato definito il "porto delle nebbie", proprio perché certi dossier sparivano con facilità a vantaggio dei "cattivi". Leggendo quel che si trova sui giornali, colpisce infatti quel senso di sicurezza e di impunità di questa "banda" che pensava di godere di protezioni così in alto da consentire di spingersi sempre più in là sul terreno dell'illegalità. Se ci pensiamo, è questo un aspetto inquietante: considerarsi invincibili e non più soggetti ai rigori della Giustizia, perché tutti hanno un prezzo o, peggio ancora, diventano complici per l'ignavia rispetto ai loro doveri. E' una brutta storia questo discorso dell'impunità vera o presunta.

Oltre il limite naturale della vita

Vincent LambertPenso che tocchi davvero all'Unione Europea, per avere un quadro omogeneo dei diritti del malato, occuparsi del tema delicato del fine vita con una legislazione comunitaria che consenta uniformità di comportamenti a vantaggio dei cittadini europei.
Non mi riferisco solo al caso limite dell'eutanasia, che alcuni Paesi hanno già normato dimostrando che il tema non dev'essere un tabù, ma anche alla questione più semplice dell'interruzione di cure che possano diventare accanimento terapeutico su pazienti incoscienti che restano in vita come dei vegetali. Sappiamo bene che esiste già nella realtà una logica di ragionevolezza da parte dei medici, ma la logica del detto e non detto non consente di avere quel quadro di certezza di diritti e di doveri che tutela tutti nella chiarezza della Legge. Ho sempre detto ai miei cari che mai e poi mai vorrei restare in vita quando di vita non si tratti più e non esistesse nessuna ragionevole speranza scientifica di tornare ad avere una coscienza, considerando questa una mia scelta di libertà che non va scaricata su altri.

Il Calcio senza frontiere

Il Barcellona vincitore della 'Champions league' 2015Guardavo sabato la "Coppa dei campioni" alla televisione, tifando per la Juventus, la mia squadra del cuore, anche se un pezzo di quel cuore, per l'affetto che ho da sempre verso la Catalogna, guardava con simpatia al Barcellona (la squadra che parteggia con i suoi supporter per il mondo indipendentista).
E riflettevo sul calcio, sport che seguo ormai molto poco, perché amareggiato ormai da anni, non capendo il degrado crescente, fatti di ripetuti scandali, di ingaggi stratosferici, di sospetti di doping e di quella parte di tifoseria ormai inqualificabile perché violenta e volgare. Però la finalissima, con i bianconeri che tornano come un richiamo della foresta, non potevo perderla e mi è piaciuta.

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