May 2015

Nella scia di Eataly

Oscar FarinettiIncuriosisce molto il fatto che, trovato un filone redditizio, in Italia nasca un fenomeno di imitazione e di ricopiatura (scimmie, siamo...), che alla fine rischia di creare dei veri e propri patatrac o almeno sconcerto nei cittadini clienti-utenti-consumatori.
Ci pensavo in questi giorni, vedendo quanto avviene attorno ad "Eataly", la creatura di Oscar Farinetti, imprenditore cui si deve l'intuizione di valorizzare con vendita e ristorazione i prodotti del settore alimentare del "made in Italy" con un successo che è ormai evidente, dopo alcuni anni dall'esordio. L'operazione nasce nel 2007 al "Lingotto" di Torino (nella fabbrica ex "Carpano") e si diffonde poi, visto il successo, altrove in Italia e all'estero.
Più Farinetti si allarga e più dall'iniziale, generale consenso iniziano - anche per un fenomeno di invidie e gelosie - le "voci" contrarie, culminate direi con la scelta di "Expo 2015" di affidare direttamente ad "Eataly" i ristoranti a valenza regionale nella grande kermesse milanese. Procedure di evidenza pubblica avrebbero evitato critiche, visto che un'eventuale griglia di caratteristiche avrebbero portato naturalmente alla scelta.

Il bimbo, gli asparagi e la pipì

Asparagi...La stagione dei «perché?» nei bambini è irresistibile. Con la loro naïveté ti chiedono a raffica tutto quanto serve per il loro apprendimento. Che poi diventi una novena infinita è altra storia...
Nella loro considerazione gli adulti, specie mamma e papà, sono onniscienti, ma gli interrogativi posti sono spesso così scivolosi, che ti fanno arrancare e ricordare certe interrogazioni da studente in cui cercavi di dare delle risposte, quando non sapevi bene cosa dire. Apro parentesi: ricordo un'interrogazione di geografia in cui mi si chiede un prodotto caratteristico della Guyana francese, riferita a Cayenna, la Capitale. Partono i suggerimenti sottovoce dalle prime file: io non capisco, ma interpreto. Per cui il "pepe di Cayenna" diventa un irresistibile "pipe di Cayenna", che cerco pure di argomentare con la presenza di legni pregiati tropicali in una generale ilarità.
Ambientazione dell'ultima mia performance nell'arrampicarsi sugli specchi: nei pressi di Torino per gitarella fuori porta eccoci al castello di Pralormo, che risale al XIII secolo e poi, come tutti questi manieri, è una sovrapposizione di costruzioni successive. Il parco serve come attrazione turistica, perché scenario in questa stagione per il trionfo di tulipani e bizzarre proposte museali sul tema agreste e agricolo con tanto di mercatino di prodotti locali. Dimostrazione di come ci si possa ingegnare nella valorizzazione e uso dei castelli, dove il bisogno aguzza l'ingegno.

Prendere posizione

L'opera 'Do ut des' dell'artista belga Andy HandyViviamo tempi travagliati, che pongono ciascuno di noi di fronte a tanti dubbi e persino paure, che ci riguardano e riguardano le persone che amiamo e le speranze per il futuro.
Scriveva negli anni Cinquanta Norberto Bobbio, che tanto ha scritto di argomenti attorno all'uomo e alla politica: «Prendere posizione non vuol dire parteggiare, ubbidire a degli ordini, opporre furore contro furore, vuol dire tender l'orecchio a tutte le voci che si levano dalla società in cui viviamo e non a quelle così seducenti che provengono dalla nostra pigrizia o dalla nostra paura, esaltate come virtù del distacco e dell'imperturbabilità, ascoltare i richiami dell'esperienza e non soltanto quelli che ci detta un esasperato amor di noi stessi, gabellato per illuminazione interiore. E soltanto dopo aver ascoltato e cercato di capire, assumere la proprie parte di responsabilità».
Non ho mai avuto difficoltà a scrivere quel che penso e non c'è nulla di eroico nel farlo. Quel che importa è essere a posto con la propria coscienza, che è già un rassicurante punto di partenza, che deve indicare una via per ripensare al ruolo, oggi così fragile e discusso, della politica e dei politici.

Il canto degli uccelli

Un 'solista' sull'alberoVivo a Saint-Vincent in una piccola porzione di una vecchia villa novecentesca costruita da un ramo della famiglia gressonara dei De La Pierre (parenti della mia bisnonna, ma che io sia qui è un caso). Malgrado il suo valore architettonico che ne avrebbe preteso una conservazione, nei famigerati anni Settanta del boom edilizio, non essendo "classificata", venne divisa in appartamenti con evidente sfregio della sua storia.
Quel che mi incuriosisce è come questo vecchio immobile, esempio fra gli altri degli antichi fasti della cittadina termale, abbia finito per avere condomini ben diversi da noi esseri umani. Esiste, infatti, se ti metti di buzzo buono ad osservare (facendo, come si dice oggi, il
"birdwatching") l'andirivieni delle varie specie di uccelli - biodiversità a portata di mano - che hanno colonizzato la casa, un mondo parallelo con una loro vita a fianco alla nostra.

Étienne Andrione per il futuro di Aosta

Étienne Andrione all'inizio della campagna elettoraleNon si può non annotare ancora qualche pensiero sulle elezioni comunali e vorrei farlo, questa volta, senza dimenticare come - con l'elezione diretta del sindaco ad Aosta - sia importante riflettere sulle personalità di chi si candida. Le elezioni sono un gioco di squadra, ma esiste in ogni équipe un direttore d'orchestra designato, che ha un ruolo essenziale.
Non cadrò nel giochino di dire degli altri candidati, perché ognuno è libero di farlo, ma mi sia consentito oggi di dire perché credo con assoluta sicurezza che la candidatura espressa dall'Union Valdôtaine Progressiste sia la migliore.
Étienne Andrione appare sulla scena della politica con la candidatura a sindaco per la città di Aosta. Esiste di certo nella politica una componente ereditaria, che agisce "malgré nous" e in questo caso il riferimento al papà Mario, presidente della Regione che ha governato a lungo la Valle, è scontato. Ho conosciuto bene il papà, che era amico del mio, malgrado avesse sostituito Severino ai vertici della politica valdostana, ma si sa che spesso i delfini lo fanno.

Disneyland:business e divertimento

Uno scorcio di Disneyland ParisMi è capitato in queste ore di passare un pochino di tempo a "Disneyland Paris", precedentemente chiamato "Euro Disney Resort", poi "Euro Disneyland Paris" e infine "Disneyland Resort Paris". Segno già di una serie di tribolazioni mica da ridere per questo grande parco di divertimenti, situato a 32 chilometri ad est di Parigi, formato da due parchi a tema Disney, "Disneyland park" e "Walt Disney Studios", ed altre strutture connesse.
Ci ero andato da single per la prima volta, appena aperto, credo nel 1993, ora ci sono tornato per par condicio per il piccolo Alexis, visto che portai da bambini suo fratello e sua sorella e pure i miei genitori. Mio padre ormai anziano trovò più interessante decollo ed atterraggio da Aosta, nei tempi in cui si volava per e da Parigi, prima che si buttasse via - come si è deciso di recente con furore iconoclasta - l'aeroporto "Corrado Gex".

Saluti e baci

Cartoline d'antanIl mondo cambia in fretta e molte delle certezze finiscono d'improvviso in soffitta. Non c'è neppure tempo per i rimpianti ed è bene stare al passo per non ritrovarsi noi stessi ammuffiti.
Quando ero bambino, bastava una gita scolastica di un giorno per sentirsi obbligati a spedire una cartolina illustrata. Figurarsi se la vacanza durava qualche settimana: in quel caso non se ne poteva fare a meno. Si sceglieva la fotografia o la composizione, si acquistava il francobollo (operazione più complessa se si era all'estero) e poi si scriveva l'indirizzo e la sintetica formula beneagurale. Confesso che da ragazzino, specie per gli amici, la frase doveva essere simpatica e ammiccante.
Mai si sarebbe pensato che un giorno la cartolina sarebbe decaduta ed invece è stata travolta prima dagli SMS con cui si annunciava la propria vacanza, poi dalle mail e infine dalle formule multimediali di oggi, foto e filmati, ormai inviati in tempo reale con la messaggistica.

La testa nella ghigliottina

Un punto di vista inquietante della ghigliottinaBisogna scrivere di politica - certo sempre cum grano salis - per evitare di pensare di non averlo fatto, quando ti accorgi che la posta in gioco non è solo negli equilibri per cui si vota, ma scava scava, c'è ben altro sotto la superficie dell'appartenenza.
Per chi segua la politica valdostana, la mappa delle elezioni comunali è quasi del tutto chiara in ciascuno dei 68 Comuni dove si voterà, piccoli o grandi che siano. Per me, che sono dell'Union Valdôtaine Progressiste, ci sono alcuni Comuni dove, se prevarranno elementi di cambiamento, allora c'è da sperare. Lo dice "Todo Cambia", testo di Julio Numhauser, nella canzone interpretata da Mercedes Sosa con una bella melodia. Che, tradotta dallo spagnolo, suona così:
«Cambia ciò che è in superficie,
cambia il profondo,
cambia il modo di pensare,
cambia tutto in questo mondo»
.

Expo, la tour Eiffel e Parigi

La 'Tour Eiffel' a ParigiChissà che fine faranno le costruzioni realizzate per l'Expo di Milano, che sono sinceramente curioso di visitare per crearmi una mia opinione di persona, malgrado abbia una serie di pregiudizi infiniti. Par di capire, ad esempio nella logica di "passata la festa, gabbato lo santo", che l'area sarà destinata alla fine dei sei mesi di apertura a diversi altri scopi - laddove ci si riuscirà - e quel che è stato costruito, pur stupefacente che sia, sparirà. Un effimero che fa impressione e ci si domanda davvero se questa filosofia "usa e getta" sia ancora in linea con i tempi e con il fiume di retorica che scorrerà nella Capitale lombarda attorno al Cibo. Con il paradosso, chiaro anche ad un bambino, di Paesi dove si muore di fame, di sete e di povertà che hanno innalzato costosi padiglioni per la gloria delle loro élites di governanti corrotti. Eppure un silenzio imbarazzato incombe.
Ma volgiamola diversamente, segnalando come in sostanza mancherà qualcosa di analogo alla longue durée ed al successo sempre vivo della "Tour Eiffel" di Parigi, che inghiotte una media impressionante di sette milioni di visitatori l'anno. La celebre e da me amatissima Tour, cui mi legano ricordi familiari e sentimentali senza eguali, venne innalzata, fra molte polemiche dei "Nimby" (sigla di Not in my back yard - non nel giardino dietro casa mia) di allora per l'esposizione universale del nuovo secolo, il 1900, e servì per la commemorazione del centenario della Rivoluzione francese.

Il silenzio e il "digital free"

Un nuovo cartello di divietoLa quotidianità è fatta di abitudini che finiscono per essere come comode ciabatte. Ma, quando guardi ai tuoi comportamenti, ti accorgi quanto le cose cambino, perché tu puoi anche stare fermo, ma il mondo gira vorticosamente attorno a te e neppure tu puoi di conseguenza star fermo.
Ed è un bene, a condizione che le nuove abitudini non diventino delle gabbie in cui finisci per essere prigioniero. Fa riflettere Marcelle Auclair: «L'habitude est une forme de l'usure, elle efface les contours de nos plus chères amours, les recouvre d'une poussière sous laquelle nous ne les voyons plus».
Avevo già profetizzato in passato che certe zone della Valle d'Aosta potranno un giorno essere, in termini ufficiali, oasi del silenzio. Esistono località davvero tranquille, fuori dai circuiti turistici più famosi e affollati e assolutamente indicate a corrispondere al desiderio di quiete. In un mondo dove il rumore è una costante, che fa sì che il silenzio finisca per farci quasi impressione, ci sono ormai catene di alberghi del silenzio o luoghi che fanno della tranquillità contro il baccano la loro forza nel nome, di conseguenza, del relax. A me, devo dire, l'idea non dispiace affatto: ha un effetto quasi stordente, in senso positivo, la sensazione di cui si può godere in un bosco nelle prime ore del mattino o steso su di un prato di pascolo ad alta quota.

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