April 2015

La riscoperta di un geniale valdostano

Uno dei prototipi Alphonse BidetL'uscita in questi giorni del bel libro "Alphonse Bidet, histoire d'un plombier precurseur", scritto da Pierre Escroc per le edizioni "Entubage", restituisce alla storia valdostana l'avvincente ma triste vicenda di un emigrato valdostano che, per le circostanze della vita e di una sua celebre scoperta dimenticata, è andato vicino alla gloria, sfuggitagli di un soffio.
Lasciato il villaggio natale di Faux in Valtournenche alla fine del Seicento, al seguito di uno zio emigrato a Parigi, il piccolo Alphonse dimostra sin da giovane una grande versatilità nell'idraulica. A soli quindici anni, dopo molte sperimentazioni condotte personalmente, inventò - dando all'oggetto il suo nome di famiglia - il celebre sanitario, dalla forma allungata, nato per lavarsi le parti intime. Ma la sua invenzione non riuscì a dare al nostro montanaro l'eco che sperava.

Se la politica è baraonda

Il pulsante di 'reset'Premesso, a scanso di equivoci, che «chi è senza peccato scagli la prima pietra», devo dire che di questi tempi la politica, che pure non è mai stata una "scienza esatta" ma che pareva almeno avere certe regole e prassi che ne oliavano certi meccanismi, mi appare sempre più come una materia esoterica. Quando la osservo trovo elementi di stupore, pur facendo parte di quelli che dovrebbero conoscerne anche gli aspetti meno noti, per cui mi domando che reazioni possano avere i cittadini. E' evidente che nel pentolone dell'antipolitica ci sono anche questi ingredienti e le pietanze cucinate non fortificano certo la democrazia, semmai la avvelenano.
Esiste, da questo punto di vista, un'evidente e crescente fatica nelle trattative politiche, in cui si avanza - se non si mette la retromarcia - con lentezza, troppo spesso con la logica della "fatica di Sisifo", il personaggio della mitologia condannato a far rotolare eternamente sulla china di una collina un macigno che, una volta giunto sulla cima, ricade sempre giù in basso. Ma, alla fine, se la logica è la ricerca del "punto d'equilibrio", ci può anche stare, ma c'è una regola che ritengo inderogabile: bisogna sempre guardare avanti nel confronto e non guardare indietro. Il passato serve, ma le idee evolvono e non sono lapidi di un cimitero.

Sulla cooperazione luci e ombre

La sede della 'Coop' una delle più grandi cooperative italianeMi diverte molto, nei quattro anni del mio bambino più piccolo, come a quell'età - oltre alla sequela dei «perché?», che metterebbe a dura prova anche la persona più paziente - inizi anche la richiesta di spiegazione di cosa vogliano dire con esattezza alcune parole. Mi accorgo, pensandoci bene, come rispetto alle parole esistano automatismi lontani che le riallacciano a dei pensieri profondi, forse davvero legati a quegli agganci che facemmo quando iniziò nella nostra testa la catalogazione dei significati, prima che poi subentrassero gli automatismi nel loro uso.
Così la parola "cooperativa", non a caso entrata nell'italiano come sostantivo alla fine dell'Ottocento quando il fenomeno della cooperazione ("azione svolta in comune per raggiungere un fine collettivo") arriva in Italia. Per me - chissà per quale spiegazione primigenia - la cooperativa era davvero un gruppo di lavoratori che si associavano e facevano blocco per affrontare il mare procelloso dell'economia e del mercato. Solo più tardi, studiando i pensatori utopisti, specie quelli di stampo federalista, ho scoperto come questa impronta iniziale non fosse foriera di tante speranze, incarnate in attività nate nell'area della Sinistra e del mondo cattolico, che le importò in Italia (e pure in Valle d'Aosta).

Cioccolato pasquale

Pezzi di uovo di cioccolato"Il cioccolato è divino,morbido, sensuale, profondo, nero, sontuoso, gratificante, potente, denso, cremoso, seducente, suggestivo, ricco, eccessivo, lucente, levigato, lussurioso, celestiale. Il cioccolato è rovina, gioia, piacere, amore, estasi, fantasia. Il cioccolato ci rende peccaminosi, colpevoli, vergognosi, sani, chic, felici".
Elaine Sherman "Ode al cioccolato".

Sottoscrivo e mi compiaccio di come Pasqua finisca per essere una delle date topiche per chi ama il cioccolato e ne consuma dosi moderate per semplice buonsenso.
Non che mi sia privato di eccessi: ricordo che per alcuni anni Renilda, la zia di Ayas di una mia fidanzata, mi regalava un gigantesco coniglio di cioccolato di provenienza svizzera. Ricordo che se da noi il simbolo per l'involucro di cioccolato è l'uovo, antico simbolo di fecondità, nella Confederazione, ma l'origine è tedesca e diffusa pure negli Stati Uniti, è il coniglio, che se ne intende anche lui di fecondità, malgrado la proverbiale rapidità delle sue performance. La povera bestiolina, a dimostrazione del carattere ipnotico del cioccolato, fu divorata interamente in tempi rapidi partendo dalle orecchie.

Una Pasqua insanguinata

La terribile strage di cristiani in KenyaLa voce più autorevole fu quella nel 2000 di Giovanni Paolo II, che pubblicamente domandò perdono «per i peccati dei cattolici attraverso i secoli».
Sangue e violenze, roghi e censure, corruzione ed abusi: la lunga storia della Chiesa è costellata di vicende di cui dobbiamo avere coscienza nel giudicare gli altri. Ma questa autocritica che tocca nel profondo chi è stato imbevuto dalla cultura del cattolicesimo, proprio per la distanza incolmabile fra i principi proclamati e certe vicende accadute, non deve essere un impedimento a proclamare dolore e orrore verso le violenze contro i cristiani nel mondo contemporaneo. E parlarne il giorno di Pasqua assume un valore esemplare.
La "World watch list" elenca cinquanta Paesi secondo l'intensità della persecuzione che i cristiani affrontano per il fatto di confessare e praticare attivamente la loro fede
Sono i cristiani evangelici americani, come riporta il sito porteaperteitalia.org, a svolgere questa meritoria azione di monitoraggio.

Pasquetta, cibo e festività

Il classico barbecue di 'Pasquetta'"Pasquetta" è un diminutivo di Pasqua, entrato nell'uso popolare per indicare la giornata festiva, anche se non di precetto e dunque senza obbligo della messa, che segue la Pasqua. La giornata è definita anche Lunedì dell'Angelo in ricordo dell'incontro dell'angelo con le donne giunte al sepolcro di Gesù. Destino del tutto analogo, come festa post festa ma meno importante, del 26 dicembre, che ricorda Santo Stefano, primo martire cristiano. La differenza è che la Pasqua è mobile per via della regola per calcolarla, derivata dalle decisioni - sempre molto umane - prese durante il "Concilio di Nicea" del 325: l'idea fu di far coincidere, ma la faccio semplice, la Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena post equinozio di primavera. Quindi potremmo ha ragione chi scherza sul fatto che la Pasqua è... lunatica. Ma in realtà, proprio queste regole, calcoli alla mano, situano la Pasqua in un arco temporale compreso tra il 22 marzo ed il 25 aprile ed esiste pure un'equazione per semplificare i calcoli.

Quando il castello è un palcoscenico

Il drago al castello di BuronzoSi potrebbe, per una volta, partire da una domanda, che so bene essere, sin da subito, un interrogativo retorico. I castelli sono monumenti di sé stessi e dunque autosufficienti o è giusto ospitare con continuità delle manifestazioni che rinnovino l'attrattività, evitando il rischio della visita una tantum?
Il tema è vecchio come "il cucco" ed in Valle d'Aosta - a parte il forte di Bard, che ha proprie vicende e un budget più che ragguardevole - non siamo ancora giunti, nel complesso della rete dei nostri castelli, ad una svolta vera e propria, che metta assieme con decisione tutela e valorizzazione in un equilibrio ragionevole a vantaggio di tutti, residenti e visitatori. Per altro il tema è cruciale sia perché il turismo culturale è una risorsa senza eguali e sempre in crescita sia perché la questione della destagionalizzione resta fondamentale per avere una macchina turistica che giri con continuità e non a singhiozzo.

Autonomie locali, il bancomat dello Stato

Pier Carlo Padoan, ministro delle finanzeIn vista delle elezioni amministrative, regionali e comunali (da noi queste ultime sono anticipate al 10 di maggio), preparatevi alla grancassa della politica italiana attorno al ruolo decisivo delle autonomie locali. Peccato che in queste ore a dire il contrario - visto che i soldi non faranno la felicità, ma senza non si governa - arriva il "Def", di cui si attendono i dettagli, ma le notizie già note sono cupe e poco importa come ci si arriverà: non con tagli diretti ma con artifizi e carichi burocratici sempre più perversi. Penso, a proposito, che ne abbiamo abbastanza delle fumisterie verbali all'insegna de #lavoltabuona per nascondere la realtà.
Si tratta - fuor d'acronimo - del "Documento di Economia e Finanza", che sostanzialmente anticipa le linee che verranno concretizzate nella manovra finanziaria per il 2016 e fissa i contenuti che ci saranno in quel documento - ormai non più di sintesi, ma organizzato come le vecchie Finanziarie in omnibus, cioè si moltiplicano i soggetti delle norme - che si chiama "Legge di Stabilità".

1992: realtà e fantasia

Stefano Accorsi in '1992'Sto seguendo, con interesse perché "c'ero", la serie televisiva intitolata "1992", che racconta - con toni romanzati e seguendo sei personaggi inventati e le loro vicende - quei fatti che portarono a "Tangentopoli" ed alla sua principale conseguenza, vale a dire alla fine, come si disse forse precipitosamente, della Prima Repubblica. La mia tesi nota è che le Repubbliche, come in Francia, si numerano a causa di riforme costituzionali sostanziali e non delle vicende giudiziarie e delle loro implicazioni.
All'epoca ero al mio secondo appuntamento elettorale, sempre in coppia con il Senatore César Dujany. In un epoca in cui l'Union Valdôtaine si trovava all'opposizione nasce un cartello di partiti che, sulla carta, doveva vincere le elezioni politiche. Mio avversario alla Camera fu il democristiano Augusto Fosson (che ora torna come candidato sindaco di Saint-Vincent con l'appoggio proprio dell'UV, segno di come la storia cambi...), mentre l'avversario di Dujany per il Senato era stato il comunista Giulio Dolchi, che ricordo con affetto. Vincemmo a man bassa, contro ogni logica previsione. Così mi trovai, dopo cinque anni di esperienza parlamentare, a fare di nuovo il Deputato in quella che poi fu la più breve Legislatura della storia repubblicana (722 giorni dal 1992 al 1994), con il vantaggio di conoscere ormai la macchina parlamentare come le mie tasche sulla base di un lavoro duro e difficile di apprendimento.

Un messaggio dal Friuli

Monsignor Guido GeneroSono gli storici a ripercorrere, ognuno seguendo il filo dei propri pensieri, la storia dell'autonomismo valdostano ed ognuno se la canta come vuole, perché il bello delle vicende del passato è che sono facili da piegare alle proprie teorie. Di questi tempi in Valle d'Aosta, in cui la politica è il gran tramestio delle elezioni comunali, che dimostra che più la politica è in piccolo e più, per capirla, bisogna ricorrere ai vaticini, verrebbe voglia di partire dalla fine più che dall'inizio. Nel momento attuale di marea più bassa per l'autonomia valdostana è consolante vedere che tutti si dicono autonomisti, anche chi ha un "Dna" così distante da far spavento e non passerebbe neanche il semplice apparecchietto - simile all'alcooltest, ma applicato ai valori dell’autonomismo - per scorgere percentuali così basse da far sorridere, come avviene per lo stronzio nelle etichette dell'acqua minerale. Ma certe logiche d'embrassons-nous, ammantate da nobili propositi, celano anche molte e tristi miserie.

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