September 2012

Settembre inquieto

Un pigro leone su un alberoSettembre è un mese strano. Lo è per un primo dato oggettivo: dopo agosto, che resta un mese di libertà più o meno lungo rispetto alla routine del resto dell'anno, la ripresa settembrina (classica l'espressione «ne riparliamo alla ripresa») è un punto a capo in cui tocca fare delle scelte ben più di quanto avvenga a inizio anno, dopo le rapide e ormai sfilacciate vacanze natalizie.
Lo è poi per le generazioni come la mia, visto che fu una legge dell'agosto del 1977 a togliere quel fatidico 1° ottobre come "primo giorno di scuola", che consentiva di godere la dolcezza del mese di settembre a noi studenti d'allora, malgrado - se si era stati vittime - degli "esami di riparazione". Questo è un caso di scuola di quanto sia inutile ma rassicurante avere dei rimpianti.
Questo settembre 2012 non è per nulla banale, perché si sommano molti elementi contingenti che lo rendono a maggior ragione indeterminato. Per molti aspetti vale il motto latino "Hic sunt leones", (tradotto "Qui ci sono i leoni"), espressione usata sulle carte geografiche dell'antico impero romano in corrispondenza delle zone inesplorate dell'Africa e dell'Asia. La frase stava ad indicare che non si sapeva nulla a parte il fatto che in quelle zone sconosciute ci fossero i temibili felini.
Così in fondo avviene in questo mese di settembre pieno di paure e incertezze da qualunque angolatura si veda la situazione e nell'interrogarsi reciproco capita di aver voglia di dire che - maledizione! - non si hanno certezze perché "Hic sunt leones". Gli stati d'animo personali e i timori collettivi sono evidenti e si sa quanto pesino sui meccanismi sociali.
Settembre dunque ricalca e accentua quanto c'era già prima delle vacanze con l'economia che arretra e gli esiti non sono solo i dati astratti di Borsa ma storie umane della disoccupazione crescente.
E la politica - compresa quella dei tecnici - sembra destinata ad essere in incomprensibile: che siano le vicende siriane, le elezioni americane, la debolezza dell'Europa come esempi di quanto avviene ad alti livelli. E poi si scende, con mille esempi possibili che creano scoraggiamento, a quest'Italia dolente e sfiduciata. Si illude chi pensa che queste circostanze qui in Valle d'Aosta non ci siano.
Non lo dico per incoraggiare certi inutili giochini maggioranza-opposizione o riferendomi a quella che i "soliti noti" considerano come la "battaglia di Stalingrado del pirogassificatore", perché la crisi della rappresentanza politica anche in seno alla nostra autonomia è argomento più serio, come lo sono le scelte, i modelli, le speranze che dovrebbero essere al centro della prossima campagna elettorale per le elezioni regionali con il precedente passaggio - per nulla banale - delle elezioni politiche.
Se il tutto si risolverà in lotte all'arma bianca per le candidature e in cavillosi accordi per i giochi delle preferenze, allora sfugge l'incrocio di  emergenze in cui anche la Valle d'Aosta - il cui simbolo araldico è un... leone - si trova.

Aspettando l'ennesima "manovra"

In autunno riprendiamo in mano il portafogli?"La spending review 2, la vendetta". Se uno avesse la forza di fare lo spiritoso potrebbe chiamare così la tappa del prossimo decreto legge (con relativa fiducia) che si profila. Eppure sta bollendo in pentola e tra breve il piatto sarà servito caldo e la pietanza non sarà molto gradevole.
Credo che questo passaggio avverrà in modo proditorio, a Camere ancora chiuse e penso che il gran parlare di sanità sia stato in parte un diversivo. Per gli esecutivi - e non solo a livello centrale - la sosta parlamentare offre grandi vantaggi. Senza essere irrispettosi: quando non ci sono i gatti, i topi ballano. Per altro in questa epoca di parlamentarismo debole e "sputtanato" i gatti sono così inermi che le pantegane se li mangiano in un boccone e nella pancia del ratto si lamentano flebilmente.
Purtroppo l'umorismo nero è un genere borderline in cui si rischia sempre la gaffe o il cattivo gusto e dunque va usato con cautela. Certe mie battute qui son diventati "casi politici", segno che chi legge non sempre coglie il senso nel difficile e diuturno dovere di riferire.
La storia della prossima "manovra" è nota: la logica principale è tagliare la spesa pubblica, incrementare le tasse e santificare il mercato. La prima è una scorciatoia e per fare in fretta si agisce non con tagli mirati ma con il decespugliatore. La seconda è una gallina dalle uova d'oro: la tassazione, specie spennando le solite galline, è un metodo facile facile. La terza è un pensiero: la liberalizzazione sortisce miracoli e il privato è più virtuoso del pubblico.
Capisco che così semplifico e faccio dei torti a molte delle grandi intelligenze nel Governo che non si riconoscerebbero in una logica così banalmente schematica. Oltretutto il Governo Monti sta costruendo un percorso sulle macerie precedenti e questo ha consentito più pazienza e comprensione del solito. Ma non si tratta di materie inesauribili.
Credo che mai come in questo momento governare l'Italia stanchi e per i Governi regionali, che in questo periodo scrivono i propri bilanci per gli anni a venire, oltreché le manovre correttive rese necessarie, stanca ancora di più. Questo deriva da trasferimenti che si riducono in corso d'opera, da norme che cambiano nello spazio di un mattino, da procedure assodate che si sciolgono come neve al sole.
Ma l'autonomia, anche se vilipesa e calpestata, significa sempre combattività e assieme senso di responsabilità. Direi che necessita anche la capacità di rompere gli schemi, cui tutti siamo naturalmente portati a rifarci, perché l'abitudine è una cattiva consigliera. 
Come diceva Sant'Agostino«un'abitudine, se non contrastata, presto diventa una necessità». Con i cambiamenti in corso meglio essere movimentisti.

Un buco nell'offerta

Uno dei ristorantini di 'Eataly' a TorinoMangiare e bere bene e farlo scoprendo prodotti, sapori, gusti, accostamenti, invenzioni serve a star meglio. Appartiene ad uno dei piaceri della vita e personalmente - già prima che esplodesse la moda dello slow food che ormai ha le sue derive  - pensavo che si trattasse di un'opportunità da non perdere. Questo vale sia per quando si va in vacanza ma anche quando si è in giro per lavoro, anche se la differenza post prandiale non è da poco.
Per cui studio, profittando delle guide apposite e delle loro stelle, forchette o cappelli. Ma guardo anche Internet, dando ragione purtroppo a quelli che dicono di questi tempi che "TripAdvisor" - che ospita il maggior numero di commenti - è terra purtroppo di marchette e vendette non più credibile e questo è il frutto dell'anonimato.
Di conseguenza studio degli itinerari che comprendano anche i pasti. Senza troppa maniacalità per lasciar spazio a sorprese che sono una delle piacevolezze dei soggiorni. 
Per cui mi capita di mettermi nei panni del turista che viene ad Aosta - non mi riferisco a Comuni viciniori - e che scoprirà in fretta come la città abbia una ristorazione di medio livello con una sola punta di eccellenza certificata (la "stella Michelin" del "Vecchio Ristoro", dove ho mangiato spesso). 
Come tutti ho miei posti preferiti e direi che quello che mi capita di frequentare di più è il "Bataclan" all'Arco d'Augusto per la varietà del menù e la simpatia dei proprietari, ma frequento anche e per le stesse ragioni, la "Vecchia Aosta" alla Porta Pretoria e la "Brasserie du Commerce" che so che si sposterà tra breve dalla storica sede di via De Tillier.
Quel che manca incredibilmente in città è un locale dalla cucina esclusivamente valdostana in un ambiente dall'architettura valdostana semplice ma veritiera oppure vedrei bene l'effetto spiazzante - tipo ex "Carpano" a "Eataly" a Torino - di un capannone "Cogne" dismesso.
Ma sono solo fantasie che però nascono proprio dal confronto con molte città dove sono stato e raramente non ho trovato locali nel solco della tradizione e della tipicità.

"Autunno caldo"

Il giornale "Avanti!" nasce nel 1896 e campa sino alla fine del 1993 come testata del Partito Socialista Italiano.
Caposaldo di un certo côté cangiante è il direttore della testata fra il 1912 e il 1914, tale Benito Mussolini.
Sulle ceneri del giornale precedente nasce nel 1996 "L'Avanti!" e su quella storia- che non riguarda solo la "L" in più è meglio calare un velo pietoso.
Evoco il vecchio giornale socialista perché fu questo quotidiano ad usare per la prima volta l'espressione, poi affermatasi, di «autunno caldo».
Allora ci si riferiva ad una vertenza aziendale alla "Fiat", che iniziò di fatto con proteste in fabbrica alla riapertura a fine agosto in vista del rinnovo del contratto di lavoro previsto per la fine di quell'anno e a fronte delle reticenze sugli aumenti salariali dell'azienda automobilistica torinese.
Scrisse "L’Avanti!", non immaginando il successo dell'espressione: «L’autunno potrà essere veramente "caldo", ma non a causa e per colpa di qualche estremista, bensì come conseguenza di una perdurante cecità padronale di fronte alle spinte verso nuovi equilibri di potere che si manifestano nella società».

Il futuro senza pessimismo

Un 'cinque' in riva al mareSfoglio vecchie carte. Alcune sono lettere di famiglia, che raccontano piccole storie quotidiane. Altre sono più storiche e ricordano passaggi interessanti per la nostra comunità.
Dall'insieme emergono racconti di un passato non troppo remoto in cui allora come oggi si mischiano vicende personali e collettive.
In certi casi i protagonisti sono persone che non ci sono più e alcune neppure le ho conosciute. Eppure sento per loro affetto e vicinanza che annullano il tempo. Sono quelli, per me come per voi, che ci hanno preceduti.
Poi c'è il futuro che non è astratto, ma passa attraverso quei "giovani" variamente evocati nel dibattito politico odierno più come un problema che come un risorsa. Io li vedo - ed è comprensibile - nei volti dei miei tre figli: 1995, 1997 e 2010.
Sono quelli come loro che, pur con diversa età, giudicheranno un giorno il nostro operato di questi anni. Specie nelle risposte che daremo oggi alle loro preoccupazioni che sono crescenti sul loro futuro.
Ricordate la famosa poesia-lettera al figlio di Rudyard Kipling?

"Se riesci a conservare il controllo quando tutti 
intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa; 
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti 
ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio; 
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare, 
o se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne, 
o se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio, 
e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone; 
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo; 
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina 
e trattare allo stesso modo quei due impostori; 
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto 
distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi 
o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, 
e piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite 
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce, 
e perdere e ricominciare di nuovo dal principio 
e non dire una parola sulla perdita; 
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi 
a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, 
e a tener duro quando in te non resta altro 
tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!"
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù, 
e a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente, 
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro, 
se tutti contano per te, ma nessuno troppo; 
Se riesci a occupare il minuto inesorabile 
dando valore a ogni minuto che passa, 
tua è la Terra e tutto ciò che è in essa, 
e - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!".

So che questo testo, pur ricco d'umanità, ha anche aspetti piuttosto polverosi e lo stesso Kipling, rispetto al colonialismo, ha i suoi lati oscuri.
E tuttavia mi pare che resti un messaggio morale che ci obbliga a guardare al presente con freddezza proprio per quel che dobbiamo lasciare ai nostri figli. Senza mai indulgere al pessimismo.

Per non restare al palo

Lo storico registratore 'Nagra': oltre cinque chili e facevi solo audioL'evoluzione tecnologica e le sue applicazioni concrete al mondo dell'informazione mi affascinano e assieme mi spaventano. Molte certezze vengono scosse o mutate con una velocità incredibile e bisogna sempre essere all'inseguimento per non diventare un ferrovecchio.
Quando ero ragazzo e cominciai ad avventurarmi prima nel mondo radiofonico e poi in quello televisivo (ma con incursioni nella carta stampata), tutto era chiaro: ogni strumento era un mondo autonomo e le interazioni rare.
Oggi se apri il sito Internet di un quotidiano nazionale o di un gruppo radiotelevisivo scopri che tutto è mischiato: testo scritto, filmati, registrazioni audio, fotografie. Questo insieme composito di comunicazione è come un cocktail che mischia tutto assieme e l'esito è un mondo senza frontiere in cui tutto si affianca e si sovrappone.
Esiste una definizione inglese, "cross-media" (o "crossmedia", "crossmedialità") che riguarda la possibilità di mettere in connessione l'uno con l'altro, mettendo assieme i diversi mezzi di comunicazione, grazie allo sviluppo e alla diffusione di piattaforme digitali e di appositi software applicativi. Naturalmente ciò corrisponde ad appetiti di un pubblico che vuole saziarsi con facilità delle diverse modalità espressive, visto che in certi casi si sfocia in arte vera e propria e ci mettono naturalmente lo zampino la musica e il cinema più propriamente detto.
Ne ho discusso con due esperti francesi, giorni fa ad Aosta, su invito di Alessandro Ottenga nel suo ruolo dell'attivissima "Associazione Mountain Photo Festival". In realtà con molta concretezza quella sera si e discusso, guardando sullo schermo dei filmati direttamente tratti da Internet (ad esempio dai siti di "Le Figaro" e di "Le Monde") di webdoc, cioè filmati multimediali - influenzati pure dalle tecniche e dagli scenari immaginifici dei videogiochi - che consentono allo spettatore-utente di entrare in documentari interattivi che consentono di navigare in modo personalizzato. Un caso era, ad esempio, un viaggio nelle miniere di carbone della Cina e con l'uso del mouse risultava possibile, in menù che apparivano in diversi incroci del racconto, guardare o ascoltare una cosa piuttosto che un'altra.
E' chiaro che per ora questa modalità di informazione globale e avvolgente vale per Internet e non per la televisione che paga l'assenza di una reale interattività, che sia sul digitale o sul satellite poco importa. Unica eccezione il raro uso della diffusione a fibra ottica.
Ma l'evoluzione non si ferma e già ci sono televisori che integrano l'accesso al Web e chissà quali diavolerie spunteranno ancora. In un passato ancora recente le tecnologie impattavano al rallentatore sulle società umane, oggi non si fa in tempo a capire e ad adeguarsi che veniamo travolti da una novità e chi si ferma resta al palo.

Riflessioni sulla Convenzione Alpina

Il trenino svizzero, patrimonio 'Unesco' alla stazione di PoschiavoLa "Convenzione Alpina" è al centro di una discussione interessante in occasione dell'incontro dei Ministri dell'Ambiente dei Paesi membri che inizia oggi nel Cantone dei Grigioni, nel delizioso paesino di Poschiavo, da dove vi scrivo. Curiosamente l'appuntamento è stato inserito in una complessa "Settimana alpina" con tali e tanti incontri e dibattiti da far girar la testa.
Ho visto nascere nel 1992 la Convenzione e i suoi Protocolli attuativi: la mia logica in Italia e nelle riunioni internazionali - compresa la mia presenza in questa occasione come osservatore - è stata per anni facile da riassumere. Ci provo di nuovo: la Convenzione riconosce a livello internazionale l'esistenza delle Alpi come entità territoriale e questo è stato utile ma ciò è avvenuto senza metterci una lira; l'accordo nasce poi come vizio originario in un filone ambientalistico vecchio perché risalente agli anni Ottanta con una contrapposizione "uomo-Natura"; intesa pilotata infine dai Ministeri e dalle Capitali senza tenere conto delle popolazioni alpine, cui la Convenzione è stata imposta dall'alto. Aggiungo che l'Unione europea, che pure accettò la Convenzione, poi se n'è del tutto disinteressata e quando nacque il fondo strutturale "Spazio Alpino" prese una strada per nulla coincidente.
Per cui la Convenzione vivacchia e nasce ora con energia rinnovata l'idea della "macroregione alpina", come strategia europea finalmente fondata sul livello regionale e locale. La creatura stava bene di salute, se non che, nell'ultimo incontro a San Gallo, i leghisti presenti hanno strumentalizzato la riunione in una logica protestataria e antistatalista, che rischia di far finire tutto prima di aprire le complesse trattative a Bruxelles. Capisco che ognuno usa la stessa cosa per fini diversi, ma non bisogna rompere il giocattolo.
Sono pensieri che cercherò di trasmettere ad un attore fondamentale, il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che come Direttore Generale ha visto nascere e ha partecipato a molte riunioni della Convenzione durante le quali familiarizzammo. La Presidenza italiana della Convenzione, che sta per cominciare anche basata sulla novità di un'intesa con le Regioni che la Valle d'Aosta ha già sottoscritto, sarà un'occasione unica per trasformare la Convenzione in qualche cosa a base davvero regionale e sposarla in parte con la strategia europea per una "macroregione alpina". Ci vuole più politica per le Alpi, sapendo che gli anni che verranno non saranno facili e la politica delle alleanze alpine può essere uno strumento straordinario di coesione. Io ci ho speso una parte della mia vita e mi piacerebbe che ci fossero progressi. Penso, tra l'altro, che sia ora di scrivere un nuovo libro su "La montagna e l'Europa": il vecchio è troppo datato.

Un delitto che inquieta

La scena del terribile omicidioLa gita al lago d'Annecy in Alta Savoia è un'abitudine per i valdostani. C'è da scommettere che anche oggi, con la festività del patrono San Grato, qualche aostano con famiglia o amici attraverserà il tunnel del Monte Bianco e passerà una giornata all'aria aperta a bordo lago, con una gita in battello e un pranzo nella città vecchia. Un classico, davvero.
Ecco perché seguo con curiosità e con il timore delle cose di cui ancora non si conosco i contorni quella storia orribile del delitto a colpi di pistola che ha sterminato una famiglia inglese di origine irachena e ucciso un poveraccio del luogo in bicicletta per caso nel luogo sbagliato, lasciando vive due bambine, una di otto anni sulla strada e l'altra di soli quattro anni nascosta dal corpo della madre e scoperta solo molte ore dopo il rinvenimento dei corpi. Quest'ultima circostanza terribile e dolorosa per la povera creatura ha messo in difficoltà la polizia francese.
Per chi non abbia seguito il caso qualche flash da un articolo riassuntivo di "Le Monde": «Comment le crime a-t-il été découvert? Les victimes ont été retrouvées par un touriste britannique mercredi 5 septembre peu avant 16 heures dans leur BMW break immatriculé en Grande-Bretagne à Chevaline (Haute-Savoie). L'homme a d'abord découvert la voiture à l'arrêt, moteur en marche, et l'a contournée. C'est alors qu'une fillette grièvement blessée s'est "écroulée" face à lui».
Prosegue l'articolo descrivendo la cena dell'assassinio come si è presentata all'ex militare giunto sul luogo: «Ensuite, l'homme a contourné la voiture, et a découvert le corps du cycliste, "manifestement mort" selon le procureur de la République d'Annecy. Puis il s'est rendu sur le côté droit de la voiture – côté conducteur sur ce véhicule britannique – a brisé la vitre, coupé le moteur de la voiture, et vu les corps de trois adultes : un homme à l'avant du véhicule, deux femmes sur la banquette arrière».
Ultima domanda e risposta: «Quand le crime a-t-il eu lieu? Lorsque la scène de crime a été découverte, le drame venait visiblement tout juste de se produire. La fillette s'est en effet écroulée à l'arrivée de l'ancien de la "Royal Air Force", et un témoin avait été dépassé un peu plus tôt sur la route par le cycliste retrouvé mort. Selon "Europe 1", le témoin a croisé le véhicule du tueur».
La stampa inglese si è scatenata sulle possibili ragioni di questo delitto-esecuzione, dall'azione terroristica ad un regolamento di conti, ma scorrendo ancora i giornali questa mattina non appare nessuna certezza e questo crea un'evidente inquietudine. Le cronache dall'Inghilterra descrivono una famiglia di travet che amava passare periodiche vacanze sulle Alpi.
Roba da libro giallo. Chissà dove porterà la ricostruzione dei fatti e non nascondo una certa preoccupazione per questa vicenda a due passi da casa nostra.

Germania contraddittoria

Un momento della riunione della 'Convenzione Alpina'E' fantastico come i comunicati ufficiali possano essere omissivi. Prendiamo il caso dell'incontro sulla "Convenzione Alpina" a Poschiavo nei Grigioni di cui sono stato testimone diretto.
Il comunicato ufficiale del Governo elvetico recita nella sua parte più importante: "In futuro, le questioni relative alla produzione, al trasporto, allo stoccaggio di energia e all'efficienza energetica nelle Alpi saranno coordinate in modo più sistematico rispetto al passato. E' quanto hanno deciso oggi a Poschiavo (GR), sotto la direzione della consigliera federale Doris Leuthard, i Ministri dell'ambiente nel quadro della "Conferenza delle Alpi", l'organo decisionale della "Convenzione delle Alpi". Con la dodicesima "Conferenza delle Alpi", momento saliente della presidenza svizzera della "Convenzione delle Alpi", si conclude la prima Settimana Alpina tenutasi in Svizzera.
Nel quadro della dodicesima "Conferenza delle Alpi", i Ministri degli Stati firmatari della "Convenzione delle Alpi" si sono espressi a favore di una piattaforma per l'energia. Tale struttura consentirà ai Paesi alpini di procedere a uno scambio di esperienze sulle sfide e le opportunità in relazione alle questioni energetiche e climatiche e su progetti concreti. Il mandato, frutto di un'iniziativa della consigliera federale Doris Leuthard, verrà precisato ulteriormente nei prossimi mesi. Al centro dell'attenzione vi è la seguente domanda: come istituire un equilibrio tra la protezione della natura e del paesaggio da una parte, e la produzione, il trasporto, lo stoccaggio di energia e l'efficienza energetica dall'altra. A garanzia di una maggiore sicurezza della pianificazione, la Svizzera auspica che venga stilato un documento di sintesi, comprendente tutti i Paesi alpini, nel quale figurino le regioni idonee per la produzione di energia a partire dalle fonti rinnovabili (acqua, vento, sole). Queste regioni dovranno essere definite in una carta"
.
Aria fritta, naturalmente, perché nella maggior parte degli Stati, come avviene in Valle d'Aosta, questi poteri non sono degli Stati. che - come avviene per il novanta per cento dei temi dei Protocolli - mettono il naso in materie che sono decise e gestite in ambito locale. Questo è il limite della mancata presenza delle Regioni alpine alla "Convenzione" e questo è - detto crudelmente - un approccio colonialista. 
Peraltro il punto politico vero nel comunicato ufficiale non c'è e riguarda l'atteggiamento degli Stati sulla "macroregione alpina", la famosa strategia unitaria che le Regioni alpine chiedono "dal basso" come l'Unione europea ha già previsto per il mar Baltico e il il fiume Danubio.
Come muoversi sul dossier sarà un problema della prossima presidenza italiana, che in parte si sovrapporrà al ruolo italiano di Presidenza di turno dell'Unione europea, come ho spiegato di persona al Ministro dell'Ambiente italiano, vecchio amico, Corrado Clini
Nella sessione finale su questo Clini è stato chiaro, dando una disponibilità a far incontrare "Convenzione Alpina" e strategia alpina, specie dopo il summit fra un mese in Austria che le Regioni organizzeranno per finalizzare la questione in modo concreto per arrivare nel 2013 ad una decisione.
Un colpo di scena, tuttavia, c'è stato proprio nel dibattito fra i Ministri - e ha sortito un mio intervento tagliente a difesa delle Regioni e delle popolazioni alpine - quando il Ministro tedesco dell'Ambiente Peter Altmaier, ha fatto un intervento pieno di dubbi e reticenze sulla "macroregione alpina".
Nel mio intervento, la cui logica è stata «o nasce a livello regionale d'intesa con l'Unione europea una strategia alpina o chiudiamo l'"ente inutile Convenzione Alpina"», gli ho ricordato come sia stata la Baviera, suo Lander, la capofila entusiasta! Dalla faccia non mi sembrava contento e io sono contento di averlo messo pubblicamente in difficoltà.
Vedremo le prossime tappe, compreso il regolamento di conti fra Berlino e Monaco di Baviera.

Peuples minoritaires

Il sottoscritto insieme ai relatori dell'incontro del 'Festival des Peuples minoritaires'E' la quarta volta che si svolge, su iniziativa dell'assessore Laurent Viérin questa manifestazione sui "Peuples minoritaires" che mette assieme politica e musica. L'edizione di quest'anno, morta la "Festa della Valle d'Aosta", assume poi un valore particolare.
Trovo che l'idea sia coerente con la necessità per la Valle di non guardare solo il proprio ombelico. Niente come il confronto fortifica e rafforza, specie quando il momento non è così felice con crisi di diverso genere che ci imprigionano in u a gabbia di paura e insoddisfazioni.
Ma la buona reazione sta nella necessaria vitalità che consenta di migliorare. Per natura - l'ho scritto molte volte - sono ottimista e speranzoso. Ma questo vale se non ci si ricopre gli occhi con la pelle del salame. E' un esercizio salutare e per nulla depressivo quello di rappresentare senza sconti lo scenario che ci circonda.
E non vi è nulla di semplice o immediato, ma bisogna rimboccarsi le maniche e avere degli amici, come si cerca di fare con questo Festival che mette assieme tanti "piccoli", facendoli diventare più grandi e solidali tutti assieme.
Vi propongo cosa ho detto nella tavola rotonda ad Aosta.

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