May 2012

La trasparenza anche sui sindacati

I vertici dei sindacati valdostani alla manifestazione del 1° maggio a VerrèsAvremo modo di capire meglio dove pensino di andare i "professori" al Governo per la revisione della spesa pubblica. La cifra indicata per il risparmio è modesta, 4,2 miliardi di euro, e nuovi tecnici si sono aggiunti all'Esecutivo per collaborare sul dossier, ma in un annetto scarso mi domando davvero che cosa si pensi di fare
Ad occuparsi del finanziamento ai partiti sarà il navigato politico-professore Giuliano Amato, anche lui settantenne. Quel che stupisce è una novità: dovrà occuparsi anche della controversa questione dei finanziamenti pubblici ai sindacati, sinora sfuggiti ad ogni discorso sul "rigore". Anzi, i leader sindacali sono stati sempre i primi a sparare sulla "casta" dei politici, omettendo ogni autocritica.
Da costituzionalista, Amato sa bene che l'articolo 39 della Costituzione che ribadisce la "libertà sindacale" prevedeva meccanismi di registrazione e di trasparenza degli statuti mai attuati, ma credo sappia altrettanto bene dell'esistenza di finanziamenti cospicui da parte dello Stato su cui è opportuno avere chiarezza.
Si va dal finanziamento ai patronati a quello ai "Caf - Centri di assistenza fiscale", che si occupano delle dichiarazione dei redditi semplificate e ci sono poi soldi pubblici per il calcolo dell'Ise (Indicatore della situazione Economica) e dell'Isee (Indicatore situazione economia equivalente) necessari alle famiglie che hanno diritto alle prestazioni sociali.
Vi sono poi i distacchi sindacali e i permessi retribuiti e una serie di altre prerogative collegate. Sono infine molto significativi, ma non c'entrano coi finanziamenti pubblici veri e propri, tutti i meccanismi di trattenuta in busta paga, cui si aggiunge la necessità di capire "aderenze" che hanno consentito ai sindacalisti forme di "cogestione" di società pubbliche (Inps, Poste, Ferrovie...).
Naturalmente - lo scrivo il 1° maggio, data simbolo per le rappresentanze dei lavoratori - non si tratta, esattamente come per i partiti, di "buttare via l'acqua sporca con il bambino", ma di capire il quadro della situazione.
E questo è un bene per tutti.

Spegnere un voce

La bandiera dell'OccitaniaL'occitano è, come tutte le lingue, un insieme di culture e in più il sogno di una Nazione mai nata, il Pays d'Oc
Pensate al vasto territorio su cui vivono milioni di locutori: in Spagna o, se preferite, in Catalogna (Val d'Aran), in diverse regioni della Francia del Sud - dove l'occitanismo si è maggiormente radicato a difesa di una storia antica - e in Italia (quattordici vallate in provincia di Torino e Cuneo, e inoltre due comuni in provincia d'Imperia e Guardia Piemontese in Calabria).
Io ho girato un po' tutte le zone, scoprendo tradizioni e costumi e l'ho fatto anche, nel vicino Piemonte, per due campagne elettorali per le elezioni europee del 1989 e del 1999, quando con gli occitani alpini nacquero sincere amicizie.
Per questo segnalo qui il rischio che problemi di finanziamento possano spegnere la voce libera e pluralista del mensile "Ousitanio Vivo". Il giornale esce dal 1974 ed è arrivato al suo trentanovesimo  anno ed è in circolazione il numero 376 della pubblicazione.
"Ousitano Vivo" alterna negli articoli l'uso dell'occitano e dell'italiano, ha una tiratura di circa 1.500 copie e circa cinquecento abbonati, distribuiti nell'area compresa tra le valli monregalesi e l'alta val Susa, nelle città piemontesi e nel sud della Francia. Viene anche venduto in una quindicina di edicole tra le province di Cuneo e di Torino. L’editore è l'associazione "Ousitanio Vivo", con sede a Venasca in valle Varaita. Il direttore del giornale è Diego Anghilante, scrittore e regista di film-documentari. Il presidente dell'associazione è Dino Matteodo, sindaco di Frassino e per molti anni vice presidente della Comunità Montana Valle Varaita.
Sono due vecchi amici, con cui ho cantato con gioia in certe occasioni il loro straordinario inno "Se chanta" (Se chanta, que chante-Chanta pas per ieu-Chanta per ma mia-Qu'es al luènh de ieu), sapendo quanto la musica sia connessa al mondo occitano.
Entrambi si sono spesi per la causa occitana e per i problemi della montagna. Non si può non ascoltare la loro richiesta di aiuto, a nome dei tanti collaboratori del giornale, per evitare che si spenga una voce - straordinariamente musicale dai troubadour ad oggi - delle minoranze.

La retorica sui giovani

Giovani protestano durante una manifestazioneSui giovani e i loro problemi si spande un sacco d'inchiostro. La retorica adoperata, con l'immagine del "testimone" che passa di generazione in generazione per il ricambio, non può nascondere la realtà ben diversa.
Qualcosa si è inceppato di fronte ad un crescente potere gerontocratico che assale la società Italiana (e valdostana) nei suoi gangli vitali. E anche in Europa c'è poco da stare allegri. I meccanismi pensionistici che rinviano all'infinito l'uscita dal lavoro si accompagnano nelle professioni da situazioni di autentico blocco di chi in veneranda età non molla l'osso.
Non si tratta di essere assertori di caricature giovanilistiche, tipo la grottesca storia dei "rottamatori" del Partito Democratico, ma non si può neanche accettare un mondo in cui solo gli over sessanta-settanta - ma in certi albi professionali spiccano inossidabili ottantenni - detengano le leve del potere.
Fossi un giovane sarei arrabbiato di questa "conventio ad excludendum", resa ancora più tragicomica dai richiami che affermano, invece, il contrario. E' di conseguenza terribilmente falso evocare in ogni occasione il ruolo dei giovani e dire che essi incarnano la speranza per il futuro, quando i fatti contrastano con le parole e i giovani si trovano a subire continue attese perché venga il loro momento.
Ho un grande rispetto per chi è ormai pensionato o in età pensionabile e credo che l'esperienza accumulata sia indispensabile per tutti e la nostra società in progressivo invecchiamento sposta - per fortuna anche mia che viaggio oltre i cinquanta - sempre più avanti la lancetta dell'anzianità. 
Ma su un punto dobbiamo essere realisti: l'entusiasmo, la forza, la gioia di vivere, l'inventiva sono connesse alla giovinezza e impedire ai giovani di contribuire al mondo in cui vivono è una scelta sbagliata e nefasta. Eppure - e lo scrivo con la coscienza pulita di chi ha sempre voluto valorizzare dei giovani quando ha potuto farlo - il dato sembra ormai acquisito e loro, i giovani, sempre più minoranza, sembrano rassegnati e questo è ancora più avvilente.

Si chiama trasparenza

Timer e misuratori graduatiIn tempi in cui la sfiducia dei cittadini verso il "pubblico" ha raggiunto livelli d'allarme, risulta indispensabile dare segnali di trasparenza significativi, senza sconti per nessuno. Mi riferisco certo ai recenti scandali relativi all'utilizzo improprio di rimborsi elettorali, ma anche alla necessaria pubblicità che deve essere data circa l'utilizzo dei soldi pubblici in senso più ampio. 
In questo senso le istituzioni europee hanno dato il buon esempio, rendendo disponibili in rete atti, bilanci e documenti sin dalla nascita di Internet e della rete informatica. Gli atti delle Amministrazioni e degli Enti sono pubblici e devono essere disponibili ai cittadini senza preclusioni, complicazioni, ambiguità. Anche il Governo regionale ed il Consiglio Valle si sono da tempo dotati di motori di ricerca semplificati che consentono con pochi "click" di recuperare leggi, regolamenti e delibere. Al di là degli obblighi di legge che impongono la pubblicità degli atti, la possibilità per il cittadino comune di documentarsi sull'esito di procedimenti amministrativi, acquisti di beni e servizi, erogazione di contributi e quant'altro è sinonimo di buona gestione amministrativa e cancella le possibili ombre di discrezionalità o parzialità nelle decisioni.
La stessa trasparenza delle istituzioni europee e regionali purtroppo non è prerogativa di tutti gli enti pubblici. La "Chambre valdôtaine", di cui ho già evidenziato i limiti comunicativi, ha creato sul proprio sito un Albo camerale con timer. Gli atti di Giunta, così come quelli dei dirigenti o del Consiglio, vengono pubblicati sul web solo per breve lasso di tempo necessario ad adempiere le previsioni di legge. Da lì in poi tutto scompare e l'impresa che volesse capire come vengono spesi i soldi del diritto annuale e gli altri fondi pubblici, dovrebbe richiedere all'Ente le informazioni di cui necessità in una logica di accesso agli atti che cozza con il buonsenso. Al di là della routine amministrativa, i vertici politici dell'istituzione camerale devono rendere conto alle imprese che li hanno eletti per mezzo delle associazioni di categoria, oltreché ai cittadini più in generale, delle scelte politiche che hanno operato, assumendosene la responsabilità.
Perché un contributo di sponsorizzazione ad un torneo di tennis (precedente che ora moltiplicherà le richieste!) piuttosto che ad un'iniziativa a sostegno dello sviluppo d'impresa? Perché l'insistenza quasi ossessiva per la promozione dell'enogastronomia anziché interventi nel settore edilizio o in quello del commercio? Perché certi silenzi "politici" a fronte di problemi delle categorie rappresentate nel cuore della crisi, ad esempio sulle nuove forme di fiscalità o sulle liberalizzazioni?
In epoca di "caccia alle streghe", è bene per tutti che i cittadini abbiano gli strumenti per documentarsi e comprendere. In caso contrario, il cartolaio, l'artigiano, l'agricoltore - che sono le formichine che mai amano le cicale  - possono legittimamente chiedersi: «perché?».

Il lavoro al "CdR"

Io con Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma di Bolzano, durante l'ultima riunione del 'CdR'Ci sono delle settimane, anche nel lavoro al "Comitato delle Regioni", di cui sono membro dal 2003, in cui ti senti "importante".
Il "CdR", come si dice con un acronimo come è usuale fare a Bruxelles, ha ottenuto con il "Trattato di Lisbona" qualche spazietto in più. Non è ancora e non sarà mai una vera e propria seconda Camera, affiancandosi al Parlamento europeo, che ormai gode del potere di codecisione in molte materie, ma è luogo di scambio di idee per le diverse forme di rappresentanza politica della democrazia locale nei diversi Paesi membri. E' aumentato il tasso di credibilità del Comitato anche nel rapporto con Commissione e Consiglio, che agisce con pareri su gran parte delle questioni all'esame dell'Europa. Questa settimana, in cui ho lavorato a Bruxelles per tre giorni, il campionario di attività è stato interessante.
Mercoledì c'è stato, assieme al meteorologo Luca Mercalli, esperto da me prescelto, un incontro con i "stakeholders" (gruppi o persone interessante ad un certo problema) per avere proposte sul documento di lavoro sui cambiamenti climatici nelle zone di montagna nell'Unione europea, di cui sono relatore. Incontro interessante per un tema che mi appassiona.
Nella giornata successiva spicca, come talvolta avviene nelle discussioni nel Gruppo di cui sono membro, un confronto sulla crisi dell'industria europea con colleghi che descrivono scenari spaventosi della crisi siderurgica in Europa, che non possono che suonare come un campanello di allarme, pensando al ruolo dello stabilimento "Cogne" di Aosta su cui, però, non ho notizie fresche. 
La mattinata si chiude con due ore di dibattito, alla delegazione italiana che presiedo, in un seminario con diversi protagonisti sul futuro dei fondi strutturali con riferimento specifico alla montagna. Una delle mie materie.
Il pomeriggio di giovedì e la mattinata di venerdì: battaglia campale sugli emendamenti della delegazione italiana, frutto di accordi con Regioni e Ministero sulla "Pac" futura che traccia le linee dal 2014 della zoppicante agricoltura europea. Due incontri per niente facili con il relatore, René Souchon, già ministro francese dell'agricoltura, consentono di sbloccare alcuni punti. In aula, ieri mattina, si concretizzano i risultati.
Alla fine torni a casa contento e si sa quanto faccia bene...

Le reines come un tassello

'Merlitta' la reina vincitrice in SvizzeraSu www.romandie.com la sintesi è efficace: «"Merlitta" a été sacrée reine de l'Espace Mont-Blanc samedi à Aproz (VS). Cette vache du Val d'Aoste s'est imposée au fil de ce combat international et après une ultime lutte face à la Valaisanne "Chipie"».
Aggiunge l'anonimo cronista nel raccontare questo evento «Tout premier du genre, ce combat international a réuni 32 vaches, soit quinze valdôtaines (d'Italie), deux savoyardes (de France) et quinze valaisannes. Entre 3000 et 4000 personnes, soit près du double de l'an dernier, ont admiré ces joutes et participé aux différentes conférences proposées, ont indiqué à l'ats les organisateurs, très satisfaits».
Asciutta la descrizione dell'ambiente che chiude l'articoletto: «Le combat s'est déroulé sous un ciel qui s'est fort bien dégagé au cours de la matinée, avec une température ni trop froide, ni trop chaude, propice aux luttes. "Diva", une des deux vaches savoyardes, s'est classée neuvième. En 2013, le combat Espace Mont-Blanc se déroulera dans le Val d'Aoste, probablement en septembre».
Trovo che l'iniziativa sia simpatica e nel solco di tradizioni millenarie in comune in questa nostra area geografica e culturale, che è stata violentata dalle frontiere artificiali costruite dagli Stati. Pian piano la politica di prossimità, già cooperazione transfrontiera e oggi cooperazione territoriale in coerenza con il lento decadere delle "vecchie" frontiere, si affermerà e occuperà spazi nuovi nell'economia, nel lavoro, nella cultura e in tutti gli altri campi possibili. Ulteriore possibilità di utilizzo di quel nostro francese che di tanto in tanto viene vissuto come un cascame, mentre è non solo una nostra lingua storica del nostro patrimonio, ma la lingua del dialogo con chi ci sta vicino.
Molto, specie in politica e fra amministrazioni, va fatto per un disegno davvero europeista di cui anche le reines sono risultate un piccolo tassello.

La Francia ad Hollande

All'Eliseo entra François Hollande ed esce Nicolas SarkozyTutti questa sera guardano alle elezioni francesi e all'esito delle presidenziali che Oltralpe procedono di poche settimane le legislative (e sarà altrettanto interessante seguire i risultati). Appena vista la "Tv Suisse Romande" ci si può sbilanciare senza attendere le ore 20 e "France2".
Charles de Gaulle è stato nel 1958 il fautore della riforma costituzionale che ha portato all'attuale quinta Repubblica in Francia con una forma nota come semipresidenzialismo, modificata poco negli anni.
Dopo di lui - con personalità assai diverse a marcare la loro Presidenza - ci sono stati Georges PompidouValéry Giscard d'EstaingFrançois MitterrandJacques Chirac e infine Nicolas Sarkozy.
In questi cinquant'anni il mondo e cambiato moltissimo ma la Francia, nazione antica, è rimasta con istituzioni piuttosto stabili. 
Ora la Francia torna a sinistra con un personaggio non nuovissimo ma mai presidenziabile, il socialista François Hollande, che ha registrato una vittoria che è anche stata facilitata da un certo modo di far politica dell'uscente Sarkozy per il quale si è manifestato un voto di avversione. La Sinistra europea plaude per quella che pare un inversione di rotta.
Chissà se davvero Hollande (che deve l'Eliseo anche alla sconfitta della ex moglie Segolène Royal, nell'ultima tornata) darà lo sperato impulso alla Francia e marcherà un europeismo diverso. Spesso personalità apparentemente deboli dimostrano nella Storia di essere più forti e incisive di quanto ci si potesse immaginare.
Confesso la mia curiosità. Esce di scena Sarkozy, ennesimo leader europeo "bruciato" - a destra come a sinistra - in questi decenni e l'epoca di crisi è ancora più implacabile, facendo dei politici autentici "usa e getta".

Il dopo voto

Jacques DelorsLa Francia rinnova il proprio scenario politico, anche se in una logica antica di alternanza, pur con la Destra tradizionalmente più forte, che non preoccupa nessuno (nel senso che la classe politica francese sembra, alla fine, sempre uguale), trattandosi di un'ormai salda democrazia. Tuttavia l'aggressività delle ali estreme obbliga ad una riflessione.
Lo stesso vale per la Grecia, dove spuntano niente di meno che i neonazisti in Parlamento: in questo caso è una democrazia più recente nel Paese che ha i conti più scalcinati in Europa e rischia di trovarsi in fallimento nel giro di poco tempo.
Ma quel che è certo - lo dimostra il dibattito sul punto - è che le sovranità dei singoli Stati sono state in parte devolute all'Unione europea e dunque tutte le tornate elettorali, Germania e Italia comprese, si giocheranno anche su questo tema.
L'Europa resta uno straordinario laboratorio politico, ma la linea rigorista e il mito delle liberalizzazioni, oltreché una tecnocrazia con la puzza sotto il naso ostile alle politica e inossidabile nelle sue posizioni preconcette, rischia di far crescere il sentimento antieuropeo. Queste scelte, se messe nelle mani degli estremisti, possono essere terribili. La pace che regna sul Vecchio Continente non è un fatto acquisito per sempre e se ci si mette a giocare con la benzina degli estremismi prima o poi rischiano di scoppiare dei fuochi che potranno portare chissà dove.
Ecco perché, come non mai, questo è il momento della responsabilità e della riflessione sul modello futuro d'Europa. Inutile dire che la speranza che il Presidente François Hollande - europeista senza alcun dubbio - comprenda il ruolo del regionalismo sulle tracce di un suo maestro, quel Jacques Delors che ha scoperto e promosso la politica regionale europea.

L'importanza del paesaggio

"Un paysage est le fond du tableau de la vie humaine" Jacques-Henri Bernardin de Saint Pierre, scrittore e botanico, vissuto fra il Settecento e l'Ottocento, descriveva così il ruolo del paesaggio e la sua connessione con l'umanità.
Una grande scrittrice del Novecento, Marguerite Yourcenar, aggiungeva un altro elemento: "Construire, c'est collaborer avec la terre: c'est mettre une marque humaine sur un paysage qui en sera modifié à jamais".
Applicate alla nostra Valle queste due considerazioni sono complementari.

Un risultato elettorale da studiare

Anche lo scrittore Federico Moccia tra i nuovi sindaciNormalmente dell'esito delle elezioni scrivo "a caldo". Questa volta ho aspettato, perché mi pare - e lo confermo - che l'informazione non abbia fatto il suo lavoro. Per ore e ore si e ragionato e discusso su proiezioni riguardanti solo quattro Comuni: Palermo, Verona, Genova e Parma. 
Poi lentissimamente - in Italia lo spoglio delle schede resta degno di un Paese sottosviluppato - il quadro si e ampliato e qualche tendenza sembra emergere. Per cui mi sento di scriverne.
Cresce l'astensionismo e questo avviene malgrado le amministrative siano elezioni di prossimità. Beppe Grillo spunta come un fenomeno politico che trasforma la protesta in voti sonanti. Il Popolo della Libertà prende una batosta epocale ammessa nel breve da Angelino Alfano, negata da Silvio Berlusconi (io ai miei compagni di partito unionisti, all'epoca della alleanza in Valle, avevo detto: «a) il Governo Berlusconi cadrà; b) alle prime elezioni l'elettorato ridimensionerà il centrodestra»). Il Partito Democratico "tiene" debolmente ma spesso con candidati alle primarie scelti da Vendola e compagni . La Lega perde gravemente consensi, ma l'eccezione Flavio Tosi che stravince a Verona salva la faccia e fa sparire l'ipotesi di un ritorno di Umberto Bossi. Il "Terzo Polo" scompare e dimostra l'impopolarità generalizzata di chi flirta troppo con il Governo Monti. Leoluca Orlando, che ben conosco sin da quando era democristiano, è il simbolo dei vecchi politici contro l'ambizione dei tecnici.
Queste mi sembrano le cose essenziali cui aggiungo poche cose. La sfiducia verso la politica e i partiti cresce fra il "non voto" e il voto di protesta sotto varie forme. La crisi economica "morde" e la destra paga più di tutti e a poco è valso la scelta di far sparire dalla campagna elettorale Berlusconi. La sinistra resta divisa in tante sigle e molte teste e l'elettorato lo sa, per cui oscilla fra risultati buone e fughe verso nuovi orizzonti, genere grillini, che sottraggono consenso anche all'altro schieramento.
Insomma: ammiro la sicumera dei commentatori. Io per capire bene ho bisogno di tempo e mi interessa anche riflettere su come questo voto potrebbe riflettersi sul particolare scenario valdostano in vista di politiche e regionali.

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