September 2011

Consigli per l'Università

Il cartello che indica l'Ateneo valdostanoIn questo periodo, c'è chi mi chiede consiglio su quale sia la scelta giusta per scegliere l'Università e la facoltà da frequentare. Per chi naturalmente voglia farlo, perché mi è capitato in passato di parlare faccia a faccia con ragazzi che di fronte ai genitori non avevano il coraggio di dire la verità e cioè che volevano smettere di studiare!
Difficile rispondere, comunque, pensando che oggi incombe in molte facoltà lo spauracchio del "numero chiuso", elegantemente detto "test d'ammissione". Si tratta di un'autentica follia, perché a far selezione basterebbero regole più severe sugli esami da sostenere in tempo utile, pena un'esclusione senza appello. Oltretutto si pratica il numero chiuso per percorsi di studio per figure richieste dal mercato del lavoro, come - esempio più eclatante - i medici.
Aggiungerei che a rendere tutto ancora più difficile è il moltiplicarsi di facoltà, spesso allettanti ma terribilmente prive di utilità. Ecco perché bisogna evitare di seguire le mode collettive e le emozioni soggettive o magari - sempre per parlar chiaro - scegliere di studiare ad Aosta o - per quel che resta degli accordi con il "Politecnico" di Torino - a Verrès per la semplice comodità dell'università sotto casa.
Io credo che in famiglia vadano fatte scelte a tavolino e le scelte, se utili, devono essere coraggiose, sapendo che la Regione, per aiutare gli studenti universitari, fa il suo dovere con appositi sostegni per chi voglia uscire e con gli sforzi nella "nostra" Università. Nel limite del possibile e del ragionevole, bisogna unire l'utile al dilettevole, perché non si può seguire una strada che si sente estranea, escludendo comunque e sempre l'idea che l'università possa essere un parcheggio e questo sarebbe avvilente.
Il mercato del lavoro chiede delle professioni ed è bene ricordarselo, cogliendo le opportunità per incrociare, alla fine degli studi, il lavoro. L'azzardo purtroppo esiste e le Università che pubblicizzano certezze sono da evitare per principio.

Endroumia

Come una sorda e rancorosa invidia, la storia della nostra Autonomia speciale è attraversata da periodiche dichiarazioni di chi vorrebbe far scomparire la nostra Regione autonoma.
Si tratta di una "galleria degli orrori" che attraversa l'ultimo cinquantennio e che ha visto esibirsi sul tema esponenti politici "italiani" di tutti gli schieramenti.
Direi che i filoni sono essenzialmente due: il primo è «facciamo sparire le autonomie speciali, inutile e costoso privilegio», il secondo è invece «i valdostani sono così pochi che è bene che siano accorpati al Piemonte».

Il diritto di sapere

Un profetico dettaglio dal retro di copertina di un album dei Depeche ModeNon c'è riservatezza o privacy che tenga: i dati della dichiarazione dei redditi di chiunque devono essere consultabili.
Nel contemperamento fra le esigenze del rispetto della vita privata e le esigenze pubbliche, vince la trasparenza della vita collettiva. Gli aspetti personali cedono il passo alla verità, unica arma che consente di sbugiardare chi denuncia redditi da miseria con stili di vita che dicono altro.
Non è per nulla una gogna: si tratta di rendere manifesto quanto la Repubblica, cioè noi stessi, conosce già e usare collegamenti "on line" vuol dire solo modernità.
Si può discutere su tempi, modi, contenuti esatti, cautele e mille altro. Ma si ricordi che lo Stato sociale, nel nostro caso la Regione, dispensa aiuti, facilitazioni, contributi legati ad indicatori per la cui formazione i redditi sono un caposaldo. Per cui chi evade ruba e in più ci guadagna ancora in barba a chi paga.
Ora, ma vedremo come, si parla di un ruolo attivo dei Comuni nel contrasto all'evasione fiscale in cambio dell'ottenimento del maltolto dei contribuenti disonesti. Io penso che per la Valle d'Aosta necessiti una norma d'attuazione che chiarisca da noi il ruolo degli Enti locali e rivitalizzi una norma dello Statuto di cui ho già scritto.
Si tratta dell'impegnativo, responsabilizzante e antipatizzante articolo 13 dello Statuto che, con linguaggio datato, diceva: "Ai fini dell'accertamento delle imposte dirette erariali, gli uffici finanziari dello Stato nella Regione comunicano alla Giunta regionale la lista dei contribuenti che, domiciliati nella Valle, possiedono redditi tassabili al loro nome mediante ruolo.
La Giunta esamina la lista, la completa e la rettifica, aggiungendovi coloro che furono omessi e che vi dovevano essere compresi e cancellandone coloro che per qualsiasi causa vi furono indebitamente iscritti o che per motivi sopravvenuti ne debbono essere esclusi.
Delle variazioni introdotte la Giunta deve indicare la ragione.
La Giunta indica altresì gli altri dati necessari per il nuovo o migliore accertamento dei tributi nei confronti degli iscritti nella lista.
Gli uffici finanziari dello Stato nella Regione sono tenuti a riferire alla Giunta i provvedimenti adottati in base alle indicazioni dalla stessa ricevute".

Una responsabilità mica da ridere, ma resa ovvia dal fatto che una fetta larghissima di fiscalità alimenta la nostra autonomia e "fare i pesci in barile" è troppo semplice. Anzi, le norme potrebbero coordinare le azioni e evitare i rischi, oggi esistenti, di controlli troppo asfissianti sugli stessi contribuenti.

Un "Abbiccì" di proposte (fermandomi alla "g")

I soldi del 'Monopoly'Quella della mancata validità del riscatto della laurea e del servizio militare per far quadrare la "Finanziaria" estiva è stata un'invenzione sulfurea di chissà quale genio. Ci hanno ripensato in fretta non solo perché ad Arcore sono buoni, come ci hanno detto i pidiellini valdostani - indispensabili mediatori con l'Altissimo - che ci assicurano che Silvio ci ama, ma perché si rischiava la "Presa della Bastiglia".
Credo che si possano, nel solco, proporre alcune misure per il futuro:

  • (a) Un convenzionamento con le pompe funebri per far coincidere l'età pensionabile con il giorno della morte con una "taglia" dello Stato per abbattere i congiunti sino al quarto grado per evitare ogni dubbio di reversibilità;
  • (b) nel quadro dell'aumento dei giochi, unica certezza dello Stato sociale, va previsto il "Bingo" del TFR, che assegnerà a un estratto ogni cento aventi diritto l'agognata liquidazione;
  • (c) si propone di uscire dall'euro, fonte di mille "rotture" di Bruxelles, passando ai soldi del "Monopoly";
  • (d) risolta brillantemente la questione degli sgravi fiscali dei beni ecclesiastici, perché la "copertura" verrà assicurata tassando laici, agnostici e bestemmiatori;
  • (e) simile alla nota "tassa sul macinato", nasce la "tassa sull'espresso" (definita da Umberto Bossi la «tassa sulla tassa») che grava di tre euro ogni tazzina di caffè, mentre resta misteriosa la tassa sostitutiva dello "ius primae noctis" di Berlusconi su ogni donna italiana;
  • (f) nella logica "panem et circenses" gli italiani potranno scegliere una velina o un tronista che li inviterà a cena a spese dello Stato, "una tantum";
  • (g) contro i costi della politica esportazione in Italia della formula valdostana con Consiglio e Giunta regionale (ed eventualmente anche i Comuni) sostituiti da apposita "cabina di regia", con un solo regista e un solo film.

Capisco di rischiare l'accusa di disfattismo, qualunquismo, comunismo e tutti gli "ismo" che volete, ma la tassa sul sorriso non c'è ancora. Forse. 
Avvertite comunque Giulio Tremonti che i suoi avi, prima di spostarsi nelle Alpi centrali, venivano dal villaggetto di Troismont nella Valdigne. Se ci crede, tanto di guadagnato.

Quel che resta dell'"Abbiccì"...

Biancaneve con dodici nanetti da giardinoQuel che è interessante delle Finanziarie attuali è che sembrano i razzi che partivano un tempo da "Cape Canaveral", divisi in più stadi. Si discute della manovra attuale e già autorevoli esponenti nazionali e locali ci danno appuntamento a novembre, che già è un mese piuttosto funebre, per il girone di ritorno della manovra finanziaria. Come il "sequel" di un film horror.
Ma riprendiamo da dove ci eravamo fermati nei retroscena della Finanziaria:

  • (h) basta con i piccoli Comuni! E in questa linea del punire tutto quel che è piccolo (ma Umberto Bossi si è già scusato con Renato Brunetta e dunque risulta escluso) è stata prevista la tassa per il nano da giardino, per i proprietari dei bassotti e per i *CENSURA* mini.
  • (i) malgrado Carlo Giovanardi si sia opposto, ecco l'apertura ai matrimoni gay in cambio del pagamento di una piccola impostina pari alla somma della pressione sanguigna degli sposi moltiplicata per il pi greco;
  • (l) per colmare la differenza fra un abitante di una Regione a Statuto speciale e quello di una a Statuto ordinario sono previsti - tipo un format di "Real Time" - scambi di un anno fra famiglie, tipo un nucleo familiare sudtirolese che va in Basilicata ed uno valdostano in Veneto e viceversa;
  • (m) vista la confusione sul federalismo fiscale, viene data una sua esatta definizione: "idea fondata su una percezione pura della natura come ispiratrice di bellezza in tutte le sue manifestazioni, e come tale apprezzata come dono della divinità, cui è associato il culto degli antenati". Ma quello non era lo scintoismo?
  • (n) viene affrontato il problema della crescente povertà dei calciatori di serie A con una "tassa di solidarietà" che verrà versata dai giocatori di campionati nazionali di baseball, dai nazionali di pesistica e dai vincitori di campionati provinciali (finché dureranno le Province...) di "braccio di ferro";
  • (o) l'unica garanzia di certezza resta l'oro, per cui con viva originalità viene lanciata l'iniziativa "oro alla Patria" con sede principale all'Altare della Patria a Roma con l'esenzione per chi già lo fece nel 1935;
  • (p) si aspetta l'ultima versione dell'emendamento sul contributo statale sui pannolini: la Lega si oppone strenuamente per l'evidente vantaggio per il Sud più prolifico. Il ministro Roberto Calderoli propone di sostituire "ini" con "oni".

(q), (r), (s), (t), (u), (v) e (z) sono oggetto di vertici di vario genere e si conoscono solo dei titoli, in ordine: la patrimoniale sul "bunga bunga", la liberalizzazione del "Grigioverde" e della "Vecchia", la privatizzazione della Guardia di Finanza, la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, il grembiulino obbligatorio all'Università, l'apertura di sedi ministeriali a Monza, il ripristino della naja obbligatoria (trovate le due vere!).
Avvertite comunque Ignazio Benito (sic!) Maria La Russa che i suoi avi, prima di spostarsi a Paternò e da lì a Milano, erano di origine walser del ceppo dei Von Russische. Se ci crede, tanto di guadagnato.

Guardare avanti

Montagne in uno specchietto retrovisoreUn pensiero in vista della "Festa della Valle d'Aosta". Il periodo è difficile anche per la nostra autonomia speciale. Lo è per varie ragioni, ma oggi quel che salta agli occhi è la situazione economico-finanziaria italiana. Ma se fosse solo questo non ci sarebbe da guardare al futuro con troppo pessimismo, perché le crisi economiche passano, anche se in questa circostanza sfugge dove sia il fondo del pozzo.
La musica cambia quando si vede, invece, la terribile e crescente debolezza della politica: il sistema italiano è bloccato e non riesce a rinnovarsi. Tutti ne parlano ma la lunga agonia prosegue in uno scenario grottesco.
Questa "decrepitezza" si accompagna ai segni evidenti di degrado morale che sfocia in sistemi affaristici e corruttivi che hanno infettato la società. Il ripetersi ormai meccanico di vicende incatenate le une alle altre fa capire come siamo in una sorta di "Far West".
La tentazione è sempre più la fuga dalla politica, di cui l'indicatore più forte è l'astensionismo alle elezioni e la desertificazione dei momenti d'incontro tradizionali della politica. Esistono - è vero - gli spazi sconfinati del Web ma la politica è rapporto umano e non un'evocazione reciproca in un luogo virtuale, pur interessante.
Credo che l'altra tentazione sia quella di vivere pensando al passato. Come un guidatore che al posto di guardare la strada che si trova davanti finisse per passare più tempo a guardare nello specchietto retrovisore. 
Il passato è utilissimo non tanto perché i fatti si ripetano tali e quali. Ma lo è per gli insegnamenti che ci vengono sugli avvenimenti e sulle persone, essendo il campionario dell'umanità sempre lo stesso.
Così in questo contesto complicato la "Festa" se serve non è solo per i momenti festosi o i discorsi ufficiali. Serve se ci arriva uno stimolo: il mio personalissimo è che bisogna guardare avanti.

Aforismi

Il libro di Sylvain TessonTrovo un piccolo libro di Sylvain Tesson dedicato agli aforismi, quei brevi concentrati di storie, definiti così dallo "Zanichelli": "L'aforisma è una massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica in forma icastica, lapidaria, talora anche paradossale".
Così nel libro (nella serie "Équator Parallèles") si trovano delle piccole perle genere: "L'obstetrique, une société de sauvetage en mère" oppure "Les volets sont les paupières des fenêtres". O ancora: "J'ai beau tuer le temps, il ressuscite toujours" e, ultima frasetta, "Les véritables solitaires ne supportent pas les miroirs".
A provarci non riesco a prendermi troppo sul serio. Applicate alla nostra realtà  mi vengono così e me ne scuso per tempo: "Reina: datemi un torero", "Coppa dell'amicizia evita tappabuchi", "Salasso: lo ha dissanguato il romano", "Pan ner: il blues del pane", "Il Cervino al mare sarebbe uno scoglio", "Bamba: turista milanese su di giri", "Monte Rosa: per ora non è un'icona gay", "Guida alpina, la scuola guida sui monti".
Potrebbe poi esserci un filone gastronomico che tende a edulcorare la realtà: "Burro: l'olio del latte", "Boudin, lo snack del vampiro", "Saucisse: maiale spinto nel budello", "Teteun: niente paura aveva una quinta", "Jambon de Bosses: l'unico di cammello", "Trota: pesce sceso sino in Padania".
Vabbè abbiate pazienza per certe cretinate, trattasi di innocuo divertissement e si sa quanto ce ne sia bisogno in un periodo in cui: "La crisi: o la Borsa o la vita", "Berlusconi: peggio il tycoon del buso"; "Bevi uno spread contro il logorio della vita moderna", "Alleanza UV - PdL: quando un matrimonio è un funerale"...

Ragionare sulla televisione

Alcune televisioni presenti al rendez-vous di BiarritzChissà dove andrà la televisione. Per il terzo anno sono venuto a Biarritz - e l'Oceano non finirà mai di stupire chi ama il Mediterraneo - al "Le Rendez Vous", che riunisce i produttori televisivi francesi con acquirenti che vengono a comprare da tutto il mondo, pescando in un catalogo enorme di generi e proposte. 
E in effetti fra "addetti ai lavori" di elevata professionalità, che è utile ascoltare per capire dove si stia andando, il problema si pone e mentre pareva pacifico, ancora lo scorso anno, il fatto che Internet stesse distruggendo la televisione tradizionale, perché ciascuno "à la carte" può fabbricarsi un suo canale andando in diversi canali genere "YouTube", gli ultimi studi sembrano dimostrare un'inversione di tendenza inaspettata. Saremmo di fronte ad una sorta di "rottura" nella spasmodica navigazione sulla Rete e tornerebbe negli ultratrentenni la voglia di vedere la televisione "tradizionale", che ormai spazia come qualità e quantità di canali, consentendo sempre degli acquisti a chi voglia comunque approfittarne.
In questo contesto, le televisioni regionali e locali si posizionano con forza. Esiste, accanto alla grande e dispendiosa televisione internazionale e nazionale, una miriade di produzioni locali a basso costo che descrivono i propri territori fra la quotidianità e l'approfondimento. Una comunità priva di una "sua" televisione è come una persona che non abbia uno specchio dove vedersi.
Ma quasi dappertutto il paradosso sta nel fatto che la crisi d'identità (e di raccolta di pubblicità) della televisione pubblica generalista "nazionale" si trasferisce - nei meccanismi centralisti statali - su budget e su spazi a disposizione delle televisioni pubbliche di prossimità. Rare sono le avventure private locali di successo nel lungo periodo, specie nelle comunità più piccole.
Sarebbe interessante scrivere una storia del "caso valdostano": ho collaborato con qualche tesi di laurea sulle televisioni negli ultimi trent'anni e questi studi potrebbero trasformarsi in un lavoro utile per capire l'andamento nel futuro.

Arriva Frankenstein

Il mostro della Finanziaria si è concretizzato nel Frankenstein conclusivo con fiducia annessa e connessa. Il Parlamento ormai potrebbe votare per corrispondenza tanto conta come il "due di picche" in barba ai discorsi di circostanza sulla sua centralità.
Centralità un corno.
Se si prende il testo iniziale e quello finale (se la Camera non lo modificherà), si direbbe che una vera e propria schizofrenia ha colto il Governo.
A futura memoria van tenuti i giornali di queste settimane per vedere la babele di dichiarazioni contraddittorie nel breve volgere di poche ore. Una vera e propria commedia che sarebbe pure divertente se si trattasse di una recita parrocchiale e non delle istituzioni repubblicane.
In altri Paesi alcuni leader che hanno detto tutto e il suo contrario sarebbero insultati dai loro stessi elettori.

La "fuga"

Leonardo DiCaprio in 'Prova a prendermi'Non so se capita solo a me, ma è un periodo in cui trovo molte persone sfiduciate che mi dicono: «se potessi, lo giuro, me ne andrei». E poi, come in uno sfogo nutrito di sogni, immaginano di fuggire chissà dove per ritrovare la serenità che hanno perduto in questo periodo pieno di assilli e di preoccupazioni.
E' un pensiero di evasione innocuo che fa compagnia. Tanto che, per non farci mancare niente, c'è pure chi ha creato questo sito, che offre idee e suggestioni a chi vorrebbe mandare tutti al diavolo e ripartire altrove con una nuova vita.
Mi vien da pensare a quel mio amico di Pont-Saint-Martin che tanti anni fa sparì, lasciando moglie e due figli. Il padre venne da me, che ero deputato, e mi disse: «temo che sia scappato nella Legione Straniera». Io ingenuamente scrissi in Francia, nel paese vicino a Marsiglia che ospita il comando, per sapere se così fosse e il comandante della Légion mi rispose educatamente che chi viene arruolato cambia la sua identità e dunque non poteva dirmi nulla.
Tempo dopo, fu lo "scomparso" a dare la conferma alla famiglia di essere davvero lì e negli anni successivi so che è stato sui principali scenari di guerra. Ora non so dove sia e credo che sarebbe bello il racconto di questa sua avventura. Conoscendolo benissimo da ragazzo, libertario e "gauchiste", mai e poi mai avrei pensato che avrebbe scelto - in una discontinuità da choc - la vita militare più rude.
Le fantasie più praticate sono, invece, luoghi lontani di una Sudamerica immaginaria o di un'isola tropicale alla Robinson Crusoe. Scriveva la poetessa Emily Dickinson:
"Quando sento la parola "fuga"
il mio sangue scorre più veloce,
sorge in me improvvisa la speranza
e son pronta a volare"
.
Peccato che passò quasi tutta la sua vita chiusa in casa...

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