June 2011

Il Tenente Colombo

Peter FalkPeter Falk, con il suo "Tenente Colombo" ("Columbo" negli States), è stato in televisione per decenni una presenza rassicurante.
Con il suo impermeabile stazzonato, l'occhio orbo, il sigaro d'ordinanza e le due trappole per beccare il colpevole: l'evocazione della moglie che annunciava la fine e la frase «c'è un'ultima cosa...» che preludeva allo svelamento finale (per altro già noto sin dall'inizio al telespettatore).
Io mi divertivo negli anni assieme a dire al Senatore César Dujany che era la versione valdostana del Tenente Colombo per un suo incedere del tutto simile e un certo ragionare per dimostrazioni.
Oggi riguardare le vecchie puntate è come una mozione degli affetti e  ritrovare vecchie cose in fondo ai cassetti. Una "macchina del tempo" funzionante e economica. Così Falk-Colombo, ottuagenario con l'Alzheimer, che ci ha lasciati, resta impresso nei suoi film, restituendoci un'epoca e le nostre ingenuità di telespettatori.

Munnezza

I Vigili del fuoco spengono i mucchi di rifiuti accesi a NapoliI rifiuti di Napoli incombono. Certo l'idea che ormai da anni, con precisione degna di miglior causa, ricoprano la città ha qualche cosa di incredibile.
Ma la loro presenza è ormai il simbolo della sconfitta della politica  e dello "scaricabarile" fra gli uni e gli altri, tutti simili nella Waterloo degli "effetti annuncio" sulle soluzioni prossime venture. 
Invece nella guerra di tutti contro tutti, con la Camorra convitata di pietra (la malavita dilaga ormai al Sud come al Nord), quello di cui si discute è di un decreto legge che superi gli ostacoli che impediscono di "esportare" i rifiuti in altre Regioni. Regola sacrosanta che obbliga ad essere "responsabili" (termine, purtroppo, vilipeso nella politica italiana) e a fare delle scelte fra raccolta, tecnologie di trattamento e discariche. Ma i napoletani protestano per qualunque scelta e a fare l'unanimità è ormai l'idea, tomba di ogni meridionalismo serio, che i rifiuti partano e ad occuparsene siano altri e altrove.
La perenne emergenza genera la deresponsabilizzazione.

Val di Susa

Un momento degli scontriDieci anni fa di questi tempi già si discuteva della nuova tratta ferroviaria nota come "Torino - Lione". Un'opera inserita nella "Rete transeuropea dei trasporti" e di cui si parlò molte volte quando io stesso mi occupavo della materia al Parlamento europeo, continuando poi ad occuparmene per l'interesse politico che bisogna avere per la politica dei trasporti attraverso le Alpi.
Il treno, tanto per essere sintetici, è l'unico mezzo ragionevole, pur non essendo interamente  sostitutivo, in alternativa al transito merci con i camion nei trafori stradali e lungo le direttrici automobilistiche nell'Unione europea e ci vogliono ferrovie nuove, tanto per dire che chi pensa di modernizzare quelle ottocentesche sogna.
Oggi resta un vizio di fondo, che rimarcai già allora, vale a dire il deludente coinvolgimento fin dall'inizio degli abitanti della Val di Susa e certe conciliazioni, anche con il cambiamento del progetto in certe zone, non hanno inciso sull'ostilità in parte davvero solo preconcetta o ideologica.
Ma questa "linea del no" poteva in buona parte essere combattuta con informazioni ben date e scelte condivise, strada ragionevole non sufficientemente intrapresa, come mostrato con chiarezza, invece, sul versante francese.
Ormai, come conseguenza finale e questo deve preoccupare comunque la si pensi, il cantiere di Chiomonte - che va aperto entro qualche giorno altrimenti verranno meno i finanziamenti europei - è diventato soprattutto e purtroppo, ad infiammare gli animi degli oppositori, un problema di ordine pubblico contro gli abitanti locali e la compagnia assai varia di oppositori della "TAV - treno alta velocità" che "occupano" la zona.
Lo "Stato" si appresta "all'attacco" ed è un bel problema: se si andrà avanti così "ci scapperà il morto" e le tensioni cresceranno a dismisura e l'Unione europea farà un passo indietro.

Un abbraccio, Adolfo

Adolfo Formento DojotEra nato nel 1920 e quindi la sua vita ha attraversato quasi un secolo di storia.
Ricordo con affetto e amicizia il Commendator Adolfo Formento Dojot, Chevalier de l'Autonomie, dirigente "Ilssa Viola" (stabilimento siderurgico di Pont-Saint-Martin) e persona impegnata nel ricordo delle vicissitudini degli internati italiani nei campi di concentramento tedesco, esperienza che lo accomunava a mio padre, amico di una vita e pieno di quell'entusiasmo del dopoguerra difficile da capire per la mia generazione.
La forza vitale spesa nel Carnevale del paese, di cui fu un grande animatore, era in fondo come un credito accumulato negli anni bui e dolorosi della guerra, che aveva lasciato in lui un orrore - sempre espresso nelle occasioni pubbliche - verso le guerre. Con me, che considerava amico sincero, spesso si sfogava sul rischio che i giovani perdessero la consapevolezza di certi passaggi drammatici del Novecento che aveva vissuto sulla pelle sua e dei suo commilitoni, che ritrovava ogni anno al Santuario di Perloz, quando di anno in anno le file si assottigliavano e lui non demordeva.
Soffrì moltissimo della morte del suo "coscritto", mio caro zio, grande capo partigiano, Ulrico Masini.
Era un uomo vitale e simpatico, che non si piegava facilmente al passare degli anni. Se n'è andato con la discrezione caratteristica di questi "ragazzi" degli anni Venti con cui ho sempre amato conversare, perché "erano" un pezzo di storia da non dimenticare.

Il sito di Barbagallo

La homepage del sito di Renato BarbagalloTrovo sempre ammirevole chi si sforza di stare al passo delle nuove tecnologie a dispetto di un'età veneranda. E' molto più facile chiudersi a riccio in un rifiuto preconcetto delle novità, considerate come non più raggiungibili. Non è certo solo una questione anagrafica ma di mentalità, scolpita nella figura universale del giovane-vecchio ben nota fin dalle scuole elementari e che oggi spinge molti ad un «niet» prematuro all'uso del computer.
Ci sono invece alcuni senior (anglicismo di origine latina molto adoperato anche in Francia) di nome e di fatto vividi intellettualmente e che dimostrano una voglia di non fermarsi di fronte ai cambiamenti. Così ha fatto il massimo esperto dell'ordinamento valdostano, Renato Barbagallo, un siciliano che scelse di venire in Valle (e di "essere" valdostano) diventando Segretario generale della Regione, studioso di diritto regionale, autore di manuali di "diritto valdostano" su cui hanno studiato numerose generazioni. 
La sua competenza e cultura sin dagli anni Settanta sono servite a creare, grazie anche alla combattività, quel corpus di norme d'attuazione che hanno sostanziato la nostra Autonomia speciale.
Mi onora della sua amicizia, ho lavorato spesso con lui in passato e oggi siamo entrambi membri della "Commissione paritetica Stato - Valle d'Aosta".
Oggi - segno di modernità - lo trovate su www.renatobarbagallo.it 

Ivrea la bella

E’ difficile per chi non abiti in bassa Valle capire il legame che esiste fra una parte della Valle d'Aosta ed Ivrea.
"Ivrea la bella", secondo la celebre definizione di Giosuè Carducci nasce - ed è storia - come città contro le scorribande dei "nostri" Salassi, la popolazione celto-ligure che fu sconfitta dai Romani. E questo "cordone ombelicale" non è mai venuto meno nel tempo per l'ovvia continuità territoriale fra Valle d’Aosta e Canavese.
Senza tornare troppo indietro pensiamo al legame stretto all'epoca del "Département de la Doire", con capoluogo Ivrea, con arrabbiatura dei giacobini valdostani che speravano in un'autonomia della Valle d'Aosta o alla Provincia di Aosta, che invertì i termini, "annettendo" alla Valle Ivrea ed un centinaio di Comuni canavesani dal 1927 al 1945, quando la Valle divenne "circoscrizione autonoma".

Non fare il bauscia

Il poco esaltante record di SperoniMi spiace ma io sulla "Nissan GT-R" del parlamentare europeo Francesco Speroni non ci salgo, perché 316 chilometri all'ora su di un'autostrada tedesca sono uno sproposito. Certo non vi è nulla di illegale, essendo che in alcuni tratti - sempre meno! - delle "autobahn" in Germania non esistono limiti di velocità, come ho sperimentato in passato io stesso sul tragitto verso e da Strasburgo, sede della "plenaria" del Parlamento europeo, che immagino sia stata l'occasione per la "prodezza" del parlamentare europeo della Lega.
Conosco Speroni da più di vent'anni: nel 1987 era assistente del primo deputato leghista, Giuseppe Leoni, e poi lui stesso è stato parlamentare nazionale e in seguito europeo, oltreché Ministro delle Riforme nel primo Governo Berlusconi.
E' un tipo preciso, da buon tecnico di volo ormai in pensione dell'Alitalia, e - tolta qualche nota folcloristica, tipo il celebre cravattino texano - è un tipo che studia e si documenta e posso testimoniarlo per conoscenza diretta.
L'ho incontrato in aereo la settimana scorsa, mentre rientrava da Bruxelles con una folta pattuglia di colleghi europei. Ci siamo solo salutati e al momento non sapevo del "record" in auto, che Speroni ha messo persino su "YouTube"! Se lo avessi saputo, visto che tra l'altro con i suoi 65 anni non ha più l'età da giovane scavezzacollo, avrei usato come sfottò la gettonata pubblicità della "Skoda" «lui l'è il bauscia milanès» (anche se Speroni è di Busto Arsizio).

«Sarà capitato anche a voi...»

La folla ad 'Ondaland'Recitava così l'inizio di una canzone di una quarantina di anni fa, che se la memoria mi soccorre si intitolava "Zum zum zum" ed era cantata da una pimpante Sylvie Vartan. Confesso di conoscerne anche la variante, piuttosto pecoreccia, fatta dai goliardi e vi evito le strofe...
La musichetta mi è venuta in testa, in una situazione fantozziana, dopo aver avuto la cattiva idea di andare al parco acquatico "Ondaland", nei pressi di Novara. C'ero già stato in passato e avevo notato un tasso crescente di affollamento, ma oggi abbiamo raggiunto davvero il massimo.
All'arrivo decine e decine di pullman mi avevano insospettito: si trattava niente altro che delle "nuove" colonie, che oggi si chiamano "centri estivi", istituzioni pubbliche o private meritorie perché con la "famiglia ristretta" piazzare i pargoli è sempre un'impresa.
Ma evidentemente "Ondaland" ne ha fatto un "core business" e raramente - come confermato da mia figlia e dalla sua amica al seguito, per cui mi smarco dall'accusa di essere un vecchietto barbottone - ho trovato una situazione caotica come quella di oggi con ragazzini urlanti che non rispettavano, in barba agli accompagnatori, regole minime di educazione. Le colonie di una volta forse esageravano in regole e severità, trasformando la vacanza in un periodo "militarizzato", ma lo sbarcamento odierno lascia perplessi e immagino, per carità, che ci siano le dovute eccezioni, che però non ho visto.
La cosa più evidente era la trasgressione della regola numero uno scritta dappertutto nel Parco acquatico: "vietato tuffarsi". Oggi ho visto davanti al mio naso i tuffi più vari e elaborati, oltretutto in una piscina dal fondale basso e dunque il "no ai tuffi" è per ragioni serie e non per una regola strampalata!
Meglio cantare...

Vivere alla giornata

Giulio TremontiHo sempre scritto delle manovre finanziarie dello Stato. Avendo seguito per molto tempo da vicino l'iter di molte Finanziarie, esercizio formativo valido per sempre, non ho perso l'interesse di guardare le norme. So che ci sono modi più divertenti di passare il tempo e non vorrei passar per matto, ma vi assicuro che la lettura di un disegno di legge è un'attività utile per scoprire uno degli aspetti cardine della politica: la forza dell'attività legislativa.
In Italia poi l'esercizio può risultate divertente per la capacità - come dire? - inventiva di chi scrive articoli e commi e il Ministro Giulio Tremonti sorprenderà anche in questa fase in cui gioca in difesa, dopo aver giocato all'attacco per un lungo periodo.
Vi e stato un tempo in cui la Finanziaria era un mostro di centinaia di articoli, poi c'è stata una scelta tecnico-politica di maggior sintesi e ultimamente, pur con accorgimenti di "spalmatura" su diversi provvedimenti, si sta tornando alla logica "omnibus" con di tutto e di più.
Mi riprometto dunque di leggere la "manovrona" per vedere se ci sia concordanza fra le bozze pubblicate sui giornali e il testo che verrà presentato tra qualche giorno in Parlamento, verificando in particolare le conseguenze sulla nostra Valle.
Dagli annunci quel che colpisce non è tanto la profondità triennale della manovra, che è corretta, quanto, invece, il fatto che solo fra tre-quattro anni risulti essere stato concentrato il grande dell'efficacia della manovra. Un orizzonte operativo di tutta evidenza successivo alle prossime elezioni politiche.
Dunque una manovra finanziaria che si può ritenere "ad orologeria", destinata cioè a scoppiare più in là per evitare nell'ultima parte della legislatura di dispiacere agli elettori. L'Europa non sarà contenta e l'Unione ha tutti gli strumenti ormai cogenti per intervenire, mentre lo stesso passaggio parlamentare, pur godendo della necessaria speditezza per evitare che i parlamentari lavorino ad agosto, non sarà affatto una passeggiata.
Il voto negativo di ieri alla Camera sull'articolo 1 della legge comunitaria è un campanello d'allarme per la maggioranza, ormai stretta all'angolo da tensioni interne e dal susseguirsi degli eventi. Ma il motto è ormai «vivere alla giornata».

Bel giorno al CdR

Io al Comitato delle RegioniSono molto contento del risultato raggiunto al "Comitato delle Regioni" con l'approvazione del mio rapporto su "La protezione e lo sviluppo delle minoranze linguistiche storiche nel quadro del Trattato di Lisbona".
Non mi aspettavo il voto unanime, reso più semplice dopo che la delegazione estone aveva ritirato, su mia richiesta, una modifica sostanziale legata in qualche modo ai russofoni del loro Paese.
Da tempo le istituzioni europee non si pronunciavano, pur in presenza di un quadro giuridico in evoluzione, su questa materia per una certa reticenza di alcuni Stati ad occuparsi delle "loro" minoranze.
Il lavoro per la scrittura del rapporto, che è formato da una ventina di piccoli paragrafi che analizzano la situazione in Europa e suggeriscono una serie di azioni concrete, è stato il frutto di incontri che ho avuto con la Commissione europea, con rappresentanti di Regioni interessate e con associazioni espressione delle minoranze europee. In certi casi amici di lunga data, visto che esiste una sorta di "internazionale" delle minoranze.
Peraltro è ormai tanto tempo che mi occupo di questi problemi, prima alla Camera dei deputati, poi nel breve impegno governativo a Roma con delega alle minoranze linguistiche (fu votata allora la famosa "legge di tutela", applicativa dell'articolo 6 della Costituzione), in seguito al Parlamento europeo e sempre naturalmente negli altri ruoli pubblici in Valle d'Aosta.
Per altro ritengo questo lavoro un dovere per gli eletti valdostani, nel solco di una lunga tradizione di riflessione sulla nostra comunità, inserita nei problemi di diritto internazionale legati a tutela e sviluppo delle minoranze linguistiche (Emile Chanoux scrisse sul tema la sua tesi di laurea e trovo, in diverse zone d'Europa, segno del passaggio di mio zio Severino).
Ora vi è una strada assai interessante, che è rappresentata dal diritto comunitario ed è bene lavorarci con impegno per giungere - questa la vera ambizione - ad una direttiva europea. Il cammino prosegue e bisogna tenere ben saldo il testimone dei Padri fondatori dell'Autonomia.

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