June 2011

Ricordando Celli

Giorgio CelliPrima di tornare, questo pomeriggio, a parlare di politica, volevo semplicemente ricordare qui un mio collega europarlamentare, Giorgio Celli, con cui - nella familiarità che si crea quando si lavora assieme nelle istituzioni - mi era capitato di parlare più volte. Celli è morto in queste ore dopo un intervento chirurgico al cuore.
Personaggio complesso, entomologo diventato etologo per la grande divulgazione scientifica sugli animali in televisione e sui giornali, era entrato nel parlamento di Strasburgo con i Verdi assieme a quell'altra personalità interessante che è l'alpinista Reinhold Messner, accomunati da una certa indisciplina rispetto ai diktat del loro Gruppo.
Non era facile parlargli per un'innata timidezza che non traspariva affatto in televisione, e che invece di persona emergeva con chiarezza, mostrando una qualche forma di imbarazzo quando lo si avvicinava per parlargli, come capita in politica, di argomenti i più vari.
Ricordo di avergli raccontato di quell'etnologo francese che aveva frequentato per un certo periodo l'Assemblée nationale, riscontrando cone la "tribù" della politica avesse costumi e riti assolutamente illeggibili all'esterno e gli avevo scherzosamente proposto di fare analoga cosa con lo sguardo da etologo.
Aveva sorriso sotto la sua zazzera.

Quorum

Le schede del referendumHabemus quorum! Credo che in pochi alla vigilia dei quattro referendum avrebbero messo la mano sul fuoco su questo risultato politico, che ora verrà tirato a destra e sinistra, sotto e sopra, di dritto e di sghimbescio nella logica italianissima in politica di cercare sempre del buono.
Per cui, anche in Valle e a fronte di una forte partecipazione al voto, ci sarà chi dubita – come me – dell'alleanza regionale con il Popolo della Libertà e dirà di conseguenza che bisogna essere cauti e rendersi conto della necessità di smetterla di guardare al berlusconismo con speranza e chi, invece, se ne farà un baffo, sostenendo che i referendum non sono elezioni (quando erano elezioni, pochi giorni fa, non erano quelle politiche...) e che l'alleanza va benissimo e che, come si dice, «a caval donato non si guarda in bocca» e, se l'alleanza non si dimostrerà un puledrino, ma sarà un ronzino, poco importa.
Insomma: il bello è che c'è spazio per tutti e mi diverte questo ruolo, sempre meno solitario, di "eretico". Andrebbe ricordato come il dissenso politico, in un partito pluralista, sia "il sale della democrazia" e non un atteggiamento appena sopportato, magari architettando contro questo "nemico" pacchi e pacchetti.
La realtà, però, è il segnale che viene dai referendum è politico e con un'ampiezza che supera le logiche di voto parziale delle precedenti elezioni amministrative.

Non mi stupisco

La locandina dove è stata sparata la notiziaSarebbe ipocrita se non annotassi qui qualche pensiero su di una vicenda di cui hanno parlato i giornali (ieri la "Gazzetta matin", oggi "La Stampa") e che riguarda una diffamazione che è ancora nella fase di richiesta di rinvio a giudizio.
Come spesso capita in Italia, gli atti dell'accusa, ancora prima di finire all'esame di un giudice, finiscono sui giornali. Non me ne stupisco, conoscendo bene i meccanismi del giornalismo: basta che chi ha le carte le porti ad un giornalista, allettato dallo "scoop" o presunto tale a seconda della "linea editoriale" del suo giornale e questo innesca a catena il successivo interesse. 
Neppure mi stupisce di essere citato negli articoli perché "compagno" (nel senso di convivente) dell'accusata ed ex "datore di lavoro" della querelante, pur non figurando in nessun atto dell'inchiesta. Si tratta del bagaglio di "onori ed oneri" di chi faccia una vita pubblica e già in passato ho provato i pro e i contro di questa posizione che ti espone alla legittima attenzione dei media e non mi colpisce di certo che, in questo contesto, alcuni colleghi in politica gongolino, perché anche questo fa parte delle regole del gioco.
Saranno dunque i giudici a stabilire fatti e circostanze. Osservo sommessamente ma inutilmente che l'interesse sul fatto in esame non è proporzionato. Se ne accenno qui è per un puro esercizio di cronaca, perché in certi casi è il silenzio a dar adito ad interpretazioni malevoli.

L'attesa 2

Festeggiamenti dopo la vittoria referendariaOvvio che, all'indomani dei referendum, tutto si giochi più sulle mosse interne nella maggioranza di Governo che sulle dinamiche, anch'esse tutt'altro che semplici, delle opposizioni.
In sintesi: nella corazzata Popolo della Libertà, il più grande partito italiano, i movimenti sono ad ampio spettro e commisurati alle molte anime del partito di cui Silvio Berlusconi è collante unico, ma nel breve è la Lega - oggi data al dieci per cento dei consensi in caso di elezioni politiche - a doversi esprimere, avendo fissato la kermesse di Pontida per domenica e la discussione sulla fiducia al Governo sarà la settimana prossima.
Penso che a Pontida ci saranno due o tre annunci, tipo addolcimento del "Patto di stabilità" per rasserenare i sindaci, misure fiscali per il popolo delle partite IVA e l'annuncio della contrarietà  alle operazioni militari italiane nel mondo per soddisfare l'anima "internazionalista" della Lega.
Poca roba - penso - rispetto alle aspettative di libertà d'azione contro Berlusconi che una parte consistente di leghisti sogna.
Trattandosi, tuttavia, di un partito totalmente dipendente da Umberto Bossi (gioie e dolori dei partiti personalisti), il vecchio Capo, annusata la folla, potrebbe mandare all'aria ogni logica e staccare la spina al Governo, se si trovasse davvero nelle condizioni di poterlo fare.
Entro una settimana ogni curiosità sarà soddisfatta!

Il dibattito sulla ferrovia dell'Alta Valle

Il treno in alta Valle solo nei diorami?Non è la prima volta che si ipotizza la chiusura della linea ferroviaria fra Aosta e Pré-Saint-Didier. L'esercizio di questa linea di una trentina di chilometri iniziò nel 1928 per il trasporto del carbone di La Thuile e poi dal 1931 sino ad oggi ad occuparsi dell'esercizio, diventando alla fine solo passeggeri con la chiusura delle miniere, sono state le "Ferrovie dello Stato", che nel 1968 ebbero anche la brillante idea di togliere l'elettrificazione.
Proprio le Ferrovie, come un mantra, hanno nel tempo segnalato lo status di "ramo secco" per i gravi deficit dovuti alla scarsità di utenti. Simili esiti avevano già avuto approfondimenti di tecnici incaricati dalla Regione, che già segnalavano investimenti colossali che si renderebbero necessari su questa linea di montagna per una sua eventuale modernizzazione, sapendo quanto la linea non sia mai stata concepita per una logica "da metropolitana", essendo distante da importanti centri abitati. Per non parlare di quella che ho sempre pensato essere, per i problemi tecnici e i costi, una follia: l'allungamento sino a Courmayeur.
Ma il dato vero è un altro e su questo lavorai quando mi occupavo del settore. La vastissima area Cogne e le zone limitrofe si sono storicamente ritrovate "separate" dalla città e non ci sono sottopassi che tengano. Se quell'area deve essere "connessa" alla città, trovandosi a due passi dal centro, allora bisogna togliere la ferrovia. Le soluzioni di diverso genere di "interramento" prevedevano spese incredibili (sul metro le mie perplessità sono note) e restava in piedi l'idea, se non si voleva chiudere la ferrovia dell'Alta Valle, di avere due stazioni di Aosta, collegate fra loro da scale mobili e unite da un binario di servizio usato solo per lo spostamento dei convogli in caso di necessità, "aprendo" quella zona.
Vedremo cosa capiterà e quale dibattito si aprirà, sapendo che comunque, sino a quando non si applicherà la nuova norma d'attuazione sul trasporto ferroviario (con la scelta eventuale della Valle di "ottenere" la linea da "Rfi" e non solo di appaltare l'esercizio), del tempo passerà.

Saltare sul carro dei risultati

Il Grillo parlante di DisneyBrutto vizio fare il post mattutino senza aver letto i giornali. Per altro - confesso le mie colpe - la lettura de "La Stampa", per la quale ho un abbonamento "on line", preferisco farla con calma sul computer, perché sull'iPhone l'esercizio è da contorsionista.
Così mi ero perso la polemica del Presidente dell'Union Valdôtaine, Ego Perron, in un articolo dedicato al dopo referendum in cui vengo colpito da una "stoccata" per un commento fatto proprio qui. Nella sostanza farei il furbo come chi fa "tredici" il lunedì, cioè a risultati acquisiti.
A parte che a "Totocalcio" non ho mai giocato, resta chiaro che basta scorrere quanto scritto qui per chiarire che, come molti altri unionisti altrove, comprese le riunioni del Movimento, avevo detto forte e chiaro i miei dubbi sulla "liaison dangereuse" con il Popolo della Libertà.
La mia tesi, che si è fatta ulteriormente concreta dopo le elezioni amministrative e dopo l'esito dei referendum, è che la scelta dei tempi per l'alleanza era sbagliata per la semplice ragione che per il berlusconismo sta arrivando la resa dei conti e questo creerà scenari politici nuovi.
Prudenza avrebbe consigliato di stare in attesa e non completare quell'"embrassons-nous" che bolliva in pentola dal dopo elezioni regionali del 2008. L'ho sempre detto e scritto, a costo di apparire un "grillo parlante" con comprensibile rabbiatura per chi invece al posto di tirare il freno schiacciava l'acceleratore, per cui non ho fatto il "furbo" a "saltare sul carro dei risultati".

Meglio il futuro

Molti libri si sono occupati dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Fate un salto in una libreria o nell’ottimo sistema bibliotecario valdostano e resterete stupiti dai molti titoli di autori che si sono messi, a vario modo, sulle tracce di questo anniversario.
Era normale che così fosse: il mondo editoriale italiano è costretto a inseguire l'asfittico numero di lettori, uniformandosi anche a mode e tendenze e quest'anno il ricordo del 1861 era una stella polare per gli editori grandi e piccoli.
Quel che vi colpirà è la ricchezza di volumi sul Sud nel solco di un revisionismo storico attorno al Risorgimento e all'Unità d’Italia.

Alpi

Una panoramica del RutorLa politica offre ogni tanto qualche "enclave" di ragionamento rispetto ad una quotidianità che sembra fatta solo di amministrazione, attività degna da non banalizzare, ma immagino che chi entri in politica abbia anche la speranza di avere idee nuove e di immaginare progetti per il futuro. 
Oggi a Grenoble sarà per me un'occasione del genere. Si farà il punto su un programma europeo che si chiama "Spazio Alpino" e che la nostra Valle ha abbastanza adoperato e la cui perimetrazione, cioè il territorio dove si applicano i progetti, coincide con le Alpi, pur in una visione assai larga che comprende zone subalpine e le grandi città.
Sarò lì come rappresentante del "Comitato delle Regioni" e il solco dell'intervento mi permetterà di parlare dei futuri fondi strutturali, delle strategie europee all'orizzonte 2020, della crisi economica e del suo impatto con il cammino dell'integrazione europea.
Ma il "cuore" del discorso è il futuro politico delle Alpi, questa straordinaria catena di montagne che attraversa l'Europa e unisce e divide popolazioni rese diverse e assieme simili da civiltà cresciute e sviluppatesi sotto le grandi cime. Esistono libri bellissimi che raccontano di questa sinfonia di popolazioni, con usi e costumi che riecheggiano come echi da una vallata all'altra a dispetto della rigidità dei pur diversi Stati nazionali che incidono sulle Alpi dalla Slovenia sino al Principato di Monaco.
Da qualche tempo, l'Europa ha cominciato a discutere di macroregioni (il Baltico, il Danubio, il Grande Nord,  il Mediterraneo...), incrociando questa logica di area vasta con la neonata creatura che si chiama cooperazione territoriale, che cita fra l'altro la particolarità e le affinità in tutta Europa dei territori montani.
Se aggiungiamo a questo che da vent'anni esiste, ormai moribonda, la "Convenzione Alpina", strumento di tutela delle Alpi di diritto internazionale e che le Regioni alpine adoperano sempre più strumenti di cooperazione territoriale (la vecchia cooperazione transfrontaliera), come il "Gect - Gruppo europeo di cooperazione territoriale", allora si capisce la sfida resa ancora più affascinante da nuove tecnologie che avvicinano i popoli alpini, liberandoli dalle difficoltà fisiche di contatto.
Un cantiere aperto che va seguito e so quanto sia difficile farlo, pensando alla crisi, alle difficoltà in atto, alla voglia di dedicarsi all'oggi più che guardare al domani. Non si tratta solo di un esercizio intellettuale, ma di capire per tempo se e come le Alpi potranno essere ed avere una dimensione politica.

«Stai tranquillo»

EugenieE' stato Eduardo De Filippo ad intitolare la sua ultima commedia ""Gli esami non finiscono mai". Espressione amara di quest'ultimo suo personaggio, "costruito" sulla maschera di un vecchio con i suoi rimpianti e le sue recriminazioni. Ridere per non piangere.
Eppure quel modo di dire è rimasto perché racconta la verità di una vita nella quale le prove si susseguono e quelle scolastiche, alla fine, risultano lievi e fanno sorridere per i ricordi.
Mia figlia Eugénie, essendo stato abolito da qualche anno l'esame di quinta elementare, sta affrontando l'esame di terza media, primo esame vero e proprio della sua carriera di studentessa. Lo fa, come nel suo carattere, senza farlo pesare a nessuno e glissando sulle sue emozioni. Ma fa tenerezza lo stesso perché vedere crescere i propri figli e osservarli mentre si sviluppano, veloci come dei funghi, e affrontano i primi ostacoli è non solo una bella esperienza, ma ti aiuta a capire i tuoi di genitori, scoprendo talvolta un'indulgenza tardiva per la maledetta complessità del rapporto fra genitori e figli, ormai vista, da adulti, dall'altra parte della barricata.
Gli esami, comunque sia, non finiscono mai e lo vediamo nella quotidianità e l'espressione banale che ricordo mi disse mio papà, proprio per gli esami di terza media, fu niente altro che: «stai tranquillo». Frasetta sintetica di un uomo abituato a nascondere dietro a espressioni scherzose i propri sentimenti, che mi è servita allora e mi accompagna ancora oggi negli esami che, alla fine facendoti sentire vivo, non finiscono davvero mai.

Capire la democrazia

Il sindaco di Saint-Vincent, 'Bebo' Perosino insieme a Laurent ed i suoi amiciE' educativo interloquire da ragazzi con le "autorità" su problemi concreti. Si tratta di un modo utile per capire certi meccanismi democratici.
Ho accompagnato, per curiosità perché l'idea era tutta loro, mio figlio quindicenne, Laurent, con due suoi amici, Fabio e Flavio, dal Sindaco di Saint-Vincent, "Bebo" Perosino. Il problema che gli hanno sottoposto è facilmente riassumibile: i ragazzi, con altri coetanei del paese, sono appassionati di "Softair", gioco a squadre di guerra simulata, nel quale - vestiti da militari in azione - "combattono" con armi riprodotte fedelmente che sparano pallini di plastica biodegradabile.
Giocano nei boschi della "collina" lunghe "partite" in tutte le stagioni senza spirito guerresco o approccio ideologico: solo un gioco fisicamente impegnativo con tattica e strategia che acuiscono l'ingegno. 
Al Sindaco hanno chiesto che uno dei vari boschi comunali possa essere "legalmente" dedicato al "Softair" con qualche cartello d'avviso che eviti che gli eventuali passanti si spaventino per questi ragazzi con le armi in pugno.
Perosino e il suo staff sono rimasti divertiti e incuriositi da quest'istanza, posta con garbo. Mappe alla mano si sono individuate soluzioni e i ragazzi si sono fatti nel concreto una lezione di educazione civica. Come cantava Giorgio Gaber "La libertà è partecipazione".

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