June 2011

Votare per l'acqua

I manifesti a favore dei due referendum sull'acqua"L'ordinamento comunitario esclude che gli Stati membri, ivi compresi gli Enti infrastatuali, possano soggettivamente e a loro discrezione decidere sulla sussistenza dell'interesse economico del servizio, conseguentemente il legislatore statale si è adeguato a tale principio dell'ordinamento comunitario nel promuovere l’applicazione delle regole concorrenziali ed ha escluso che gli Enti infrastatuali possano soggettivamente e a loro discrezione decidere sulla sussistenza della rilevanza economica del servizio (rilevanza che, come più volte sottolineato, corrisponde per il diritto interno all'interesse economico considerato dal diritto comunitario)".
E di conseguenza, con ulteriore sintesi: "La disciplina statale pone una nozione generale e oggettiva di rilevanza economica, alla quale le Regioni non possono sostituire una nozione meramente soggettiva, incentrata cioè su una valutazione discrezionale da parte dei singoli enti territoriali":
Ho citato due passaggi della sentenza 325 del 2010 della Corte Costituzionale, che è la ragione per noi valdostani per votare "sì" sui due referendum sull’acqua (e per quel che mi riguarda ci sono buone ragioni anche per gli altri due).
E' vero, infatti, che in Valle abbiamo scelto (è una decisione della mia Giunta) a suo tempo di mantenere in capo al pubblico questo settore, evitando quella liberalizzazione – in ossequio alle norme sulla concorrenza – che avrebbe avuto conseguenze negative e avrebbe, in più, caducato quelle norme statutarie che assegnano un ruolo importante alla Regione in questa materia.
Ma proprio questa sentenza della Corte, che "cadrebbe" in parte con i referendum di domenica e lunedì, è la ragione per cui non possiamo "chiamarci fuori" per il rischio che, essendoci noi stessi detti dell'assenza dell'interesse economico del sistema di acquedotti e affini (dando un ruolo importante al "Bim - Bacino Imbrifero Montano" della Valle), si trovi un giorno un giudice che chieda alla Consulta di pronunciarsi sulla legittimità di questo nostro disegno interamente pubblico. I rischi di vedersi messe in discussione le nostre scelte di "servizio pubblico" sarebbero enormi, come sanno molte zone di montagna, "scippate" di una delle poche ricchezze a loro disposizione, l'acqua.
Non a caso nella storia valdostana, specie nel dibattito dopo la Liberazione, attorno all'acqua ci sono state discussioni molto accese.
Ricordo quando si discuteva alla Camera dei deputati negli anni Novanta la legge Galli su "Disposizioni in materia di risorse idriche" (numero 36 del 1994): era un'epoca in cui il rischio di vedersi "invase" le competenze regionali era elevatissimo. Vi assicuro – ma credo lo testimonino i resoconti parlamentari – che allora l'inserimento della formuletta "Sono fatte salve le competenze spettanti alle Regioni a Statuto speciale ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dei rispettivi Statuti e delle relative norme di attuazione" non fu per nulla una clausola di stile, come dimostrato dalle tappe successive che hanno consentito di avere un "modello valdostano", coerente con il nostro ordinamento giuridico, di gestione dell'acqua.

Peccati capitali

Un poetico esempio di invidiaIeri, in una discussione vivace qui sul sito, ho respinto l'accusa di essere afflitto dall'invidia, che il vocabolario così definisce: "sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità". Che orrore e, per altro, che inutile perdita di tempo! Meglio la coppia tradizionale e drammatica amore-odio.
E - se dovessimo scorrere i restanti "peccati capitali" - con la superbia come sono messo? Si tratta, sempre da definizione classica: "esagerata stima di sé, accompagnata da un atteggiamento altezzoso e da un ostentato senso di superiorità nei confronti degli altri". Se c'è, tanto per fare autocritica, penso che la forma sia da considerarsi mitigata dall'autoironia.
L'avarizia e cioè quello che i religiosi racchiudono nella formula di "desiderio irrefrenabile dei beni temporali" (più ordinariamente "gretto attaccamento al denaro e a ciò che si possiede") non mi appartiene. Lussuria ("desiderio irrefrenabile del piacere sessuale") e gola (<"em>abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola") fanno abbastanza sorridere, perché vedrei di peggio in una classificazione aggiornata e direi auspicabile dei sette peccati capitali.
Resta ancora l'ira ("sentimento per lo più improvviso e violento, che può tradursi in parole concitate, atti di rabbia e di risentimento o vendetta, contro chi lo ha provocato") della serie, applicandola a chi vi scrive, «è rara, ma se mi arrabbio son guai...». Mentre l'accidia, che oscilla fra "inerzia o indifferenza spirituale e lo stato di estrema pigrizia e indifferenza", al di là del termine caduto in desuetudine, è una condizione umana che mi irrita profondamente, tranne quando sono sprofondato sul divano ipnotizzato dall'iPhone...
Insomma: non mi assolvo non avendone titolo e perché con me stesso non sono mai stato tenero, ma - anche in politica - conosco di peggio.

Una strada lastricata di provvedimenti "ad personam"

La scritta che campeggia in tutti i Tribunali italianiVoterò a favore del referendum sul "legittimo impedimento" sul quale, per ovvie ragioni di bon ton rispetto al nuovo alleato regionale, il Popolo della Libertà, l'Union Valdôtaine ha dato libertà di voto ai propri aderenti.
Il mio voto deriva da un ragionamento generale di un atteggiamento di Silvio Berlusconi, per nulla nascosto, quello di adoperare la legislazione per risolvere dei problemi personali. Scelta che farebbe orrore nelle democrazie consolidate, dove leggi "ad personam" farebbero saltare qualunque Premier.
Ma da noi in Italia - e non solo - chi è spregiudicato è oggetto, per fortuna non da parte di tutti, di viva ammirazione, almeno fino a quando non cade in disgrazia e allora i fans si evaporano.
Marco Travaglioha contato trentasette provvedimenti a vantaggio di Berlusconi o delle sue attività (televisione, calcio, editoria…), ma a spulciare l’elenco si vede che non sempre si è arrivati a buon fine, specie per le bocciature della Corte Costituzionale o le mancate firme dei Presidenti della Repubblica o la sollevazione popolare come avvenne nel primo tentativo di occuparsi di giustizia ("decreto Biondi" del 1994). Il numero è dunque quello di più di una quindicina di "bonus".
Si va dai problemi delle rogatorie internazionali (2001) alla modifica del "falso in bilancio" (2002), dal rallentamento del mandato di cattura europeo (2001) alla "leggina Cirami" sulla legittima suspicione (2002), dalla "leggina ex Cirielli" su tempi di prescrizione e imputati ultrasettantenni (2005) alle norme risibili sul conflitto d'interessi note come "Frattini" (2002). Spiccano poi questioni a beneficio di "Mediaset" come il condono fiscale (2002) o come il condono per i coimputati (2003). Sono numerose le leggine in materia televisiva  (salvataggio "Rete4", decoder, tassazione "Sky") e persino a vantaggio del Milan e spuntano anche i problemi edilizi della villa in Sardegna!
E c’è naturalmente, oggetto del referendum, quel che resta della legge del 2010, corretta con sua sentenza dalla Corte Costituzionale, in materia di legittimo impedimento, istituto già presente nel diritto processuale e che consente all'imputato di non essere in Tribunale.
La legge, in soldoni, prevedeva un'estensione di modalità e tempi per non presentarsi all'udienza penale per il Presidente del Consiglio e i Ministri. La Consulta ha sgonfiato la legge e quel poco che resta verrebbe spazzato via dal voto favorevole al quesito del referendum, che ha, a questo punto, un significato politico.

Un pensiero

La pagina Facebook del giovane ragazzo di HôneBisogna essere rispettosi della tragica morte del diciottenne (aveva già festeggiato con i suoi "coscritti" di Hône), buttatosi questa mattina sotto il treno.
E' molto difficile scrivere del suicidio e della scelta di compierlo, specie in una Valle in cui i casi restano troppo elevati per le molte ragioni, anzitutto la depressione che rode l'anima e colpisce in modo cieco.
Quando poi è un giovane a uccidersi, si avverte un senso di smarrimento, pensando a lui e allo strazio di chi gli voleva bene.
Un suicidio ai tempi di "Facebook" - oggi ho guardato il profilo del ragazzo - è un addio composto ed assieme disperato. Colpisce che nelle lunghe ore fra quel messaggio di congedo e di scuse non ci sia stato un filo sottile di speranza che sia valso ad evitare questa morte. Come se fosse un grido di dolore e di attenzione che è rimasto in Rete - questo sterminato universo di voci che sembra non lasciar solo nessuno - e non è servito a fermare quel gesto estremo.
Mi inchino al dolore.

Alle urne!

Enrico Mentana nello studio realizzato a Saint-Vincent insieme a Bruno Vespa e ad Antonio PadellaroLa campagna referendaria si chiude nelle prossime ore e poi andremo al voto domenica e lunedì mattina. L'informazione sui quattro quesiti, che pure è aumentata nell'ultima settimana, non so francamente quanto abbia inciso su di una complessiva conoscenza sui temi e sull'esattezza delle conseguenze del voto sulle norme in vigore su cui agirebbe l'abrogazione.
Io, in questo mio spazio, mi sono sforzato di farlo.
E' vero, infatti, che in modo crescente l'uso di Internet sostituisce i metodi tradizionali d'informazione e crea una possibilità di crearsi un'informazione à la carte che penetra in modo efficace attraverso quella nervatura capillare che sono i social network oppure più semplicemente quelle "catene di Sant'Antonio" che attraversano la posta elettronica.
C'è da aggiungere anche la maggior mobilità dei telespettatori, dimostrata dagli ascolti televisivi dei grandi telegiornali nazionali. In questo senso, la logica notizia-commento di Enrico Mentana (che stasera trasmette il telegiornale di "La7" in diretta da Saint-Vincent dove ritirerà il "Premio di giornalismo 2010") ha spostato masse di utenti con una perdita secca per testate come il "Tg1", legate in tutta evidenza a quel sistema informativo filo-governativo che non ha eguali nei Paesi occidentali.
Io domenica voterò di prima mattina, convinto nel merito e anche del significato politico di quattro "sì".

Il povero lappone

Io immagino che un ipotetico lettore italofono della Lapponia, quando legga le cronache dei nostri giornali non capisca un fico secco delle cose italiane.
Guardiamo questa vicenda di Cesare Battisti, terrorista assassino finito in Brasile con l’aiuto dei servizi segreti francesi, dopo che la "gauche caviar" lo aveva adottato, non solo attraverso la protezione offerta dalla "dottrina Mitterand" («non estradiamo chi è stato colpito da sentenze riconducibili a reati che hanno a che fare con la propria ideologia politica», così "neri" e "rossi" si sono ritrovati a Parigi…), ma anche considerandolo una sorta di icona da proteggere contro la Magistratura italiana, pronta a condannare - così è stato detto - nel nome di uno Stato autoritario che non concepiva una sinistra di lotta.

Le comunità

Giuseppe Ciardullo con il suo libro sull'immigrazione calabrese in Valle d'AostaLa Valle d'Aosta è stata terra d'accoglienza e sfido chiunque a dire il contrario. Lo dimostra chi porta un cognome come il mio, che è di origine ligure e deve al suo bisnonno la scelta iniziale - complice l'amore - di intrecciare la famiglia, lui e i suoi successori, con antiche famiglie valdostane.
Ecco perché nei prossimi mesi andranno in onda, su "RaiVd'A", i racconti di integrazione (ripeto: integrazione) di alcune comunità: piemontesi, veneti, friulani, sardi e calabresi.
Ognuno con la sua storia collettiva e di flussi, ma bisogna anche fare i conti con le storie personali e familiari, spesso appassionanti e talvolta dolorose, come sanno bene i valdostani che hanno ben presenti le vicende della "loro" emigrazione.
Oggi la comunità più numerosa - le stime che ho letto parlano di trentamila persone fra vecchia o nuova immigrazione - è la comunità calabrese o forse sarebbe il caso di usare il plurale, distinguendo reggini e cosentini perché sono loro che lo fanno. Ricordo il libro di Giuseppe Ciardullo (con qualche dato dell'esperto Francesco Calvanese), di cui avevo scritto la prefazione, che era un misto fra aneddotica e storia dei "calabresi valdostani" che hanno contributo al benessere della Valle e in gran parte vivono con grande equilibrio la loro duplice identità.
Sarebbe, tuttavia, ipocrita non segnalare l'esistenza di qualche preoccupazione, di attualità di questi tempi. C'è qualche soggetto singolo o qualche clan familiare che risulta da tempo collegato alla 'ndrangheta (la mafia calabrese) e da decenni nei rapporti ufficiali si parla di un impegno necessario per evitare che fenomeni sporadici si radichino con conseguenze gravi per la legalità. Per questo - immagino - alcuni criticarono l'arrivo ad Aosta, nel settembre del 2008, della croce della "Madonna della Montagna di Polsi" proprio per le pratiche che vengono utilizzate nel simbolismo degli affiliati alla 'ndrangheta. Lo dico con rispetto per i veri fedeli di questa Madonna.  
Penso poi ad un tema di cui si vocifera da tante Legislature: la vendita di voti in certi ambienti. Fenomeno da contrastare perché falsa le regole della democrazia, con buona pace di chi può fare "semblant de rien" e che potrebbe pensare che in fondo "pecunia non olet".

Caleidoscopio 14 giugno

Livio Forma, radiocronista di origine valdostanaSi conclude, dopo ben quaranta puntate, il lungo cammino da settembre ad oggi del magazine radiofonico del martedì di "Rai Vd'A", condotto in studio da Christian Diémoz. Dalla settimana successiva prenderà il via il palinsesto estivo e dunque il terzo ciclo di "Caleidoscopio" riprenderà il 13 settembre.
Primo ospite dell'ultimo appuntamento è Livio Forma, persona che stimo molto e che dal 1982 è telecronista a "Tutto il calcio minuto per minuto", che racconterà alcuni retroscena del suo lavoro.
Resteremo poi in tema di attività giornalistica con il neo-presidente della sezione valdostana dell'Union internationale de la Presse francophone, François Stévenin.
Michela Ceccarelli si occupa, nel suo abituale spazio culturale, della mostra del grande artista di Verrès, Giovanni Thoux, dedicata agli sport tradizionali, mentre Diémoz in "Un libro, un disco" esamina il libro per ragazzi "Je te raconte Emile Chanoux" di Silvana Presa per l'editrice "Le Château"
"Caleidoscopio" va in onda alle ore 12.35 circa, in FM e AM sui canali di "Radio1", oppure sulla radio della televisione digitale terrestre.
Buon ascolto e a risentirci!

Una sentenza interessante, ricordando i "buoni"

La 'carte vallée' non serve piùLa materia è difficile da spiegare, ma cercherò di fare del mio meglio. Sui "buoni benzina", ormai spariti, la strada giusta - alla luce del contenzioso con la Commissione europea - era quella da me ipotizzata, con apposita norma d'attuazione dello Statuto, che prevedeva sconti regionali realizzati attraverso le casse regionali, che sarebbero poi state "rimpinguate" del pari importo dai fondi del riparto finanziario derivanti dal maggior gettito ottenuto con la soppressione della defiscalizzazione.
Infatti non si sarebbe agito più, come dal dopoguerra, sulla defiscalizzazione, essendo le accise non più toccabili a causa di una direttiva europea.
Così ha deciso - confermando la bontà delle mie tesi, abbandonate dopo il cambio di Giunta - la Corte Costituzionale, approvando una legge regionale del Friuli-Venezia Giulia che prevede un sistema di sconti sui carburanti per cittadini ed onlus (per le imprese la complessità era evidente per il il rischio di "aiuti di Stato", ma si sarebbe potuto procedere utilizzando il "de minimis", come già a suo tempo avevamo ipotizzato) con la sentenza 185 pubblicata ieri.
In sostanza: nel "cammino" del carburante l'accisa resta tale e quale, mentre si agisce sullo "sconto" che non tocca il complesso della fiscalità. I cittadini non sono i soggetti che devono pagare quell'imposta (la pagano le compagnie petrolifere) e lo sconto è sul prezzo, non sulla tassa.
Nel "caso valdostano", l'ipotesi era quella di usare quei fondi derivati dalle tasse non più scontate e dal decimo che all'epoca veniva ancora introitato dallo Stato. Invece, senza toccare la legge statale del 1949 e neppure riprendendo lo schema della norma d'attuazione che era stato preparato per superare l'impasse in cui la Commissione europea ci aveva posti, si è scelta l'abrogazione della normativa regionale.
Non si tratta né di polemizzare, né di "piangere sul latte versato", ma almeno di rendere comprensibile la piccola storia di questa vicenda simbolica per l'Autonomia.

L'attesa

Ad Aosta votano per i referendumOggi ovviamente la grande attesa sui referendum ha un orario: le ore 15, anzi qualche minuto dopo quando arriveranno al Ministero dell'Interno i dati che daranno la cifra conclusiva di affluenza alle urne.
Il raggiungimento del quorum (50 per cento più uno degli aventi diritto al voto) sembra fattibile e l'asticella dovrebbe spostarsi ben più in là secondo gli esperti. Se fosse almeno del 53,5 per cento questo dato "sterilizzerebbe" il rischio derivante dal non voto dei cittadini italiani all'estero, che è da sempre un gran pasticcio, cui si è aggiunto questa volta il cambio a poche ore dal voto del quesito sul nucleare.
La partecipazione al voto in Valle dovrebbe restare elevatissima anche dopo questa mattina. Ma commenti e valutazioni vanno fatti ad urne chiuse!

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