March 2011

Una storia lunga cento anni

Emilio SalgariLeggere i libri è una gioia che presuppone la fortuna di appassionarsi alla lettura. Il mio mentore è morto cento anni fa, uccidendosi con il harakiri come un antico samurai: quella morte è oggi l'occasione per ricordarlo ad un secolo dalla sua scomparsa. Vorrei nel piccolo evocare la sua personalità, dopo aver guardato le sue foto con i baffi a manubrio e gli occhi penetranti.
Emilio Salgàri ha il merito di avermi fatto scoprire mondi misteriosi e all'epoca, quando divoravo i suoi romanzi d'avventura all'inizio dell'adolescenza, non avevo idea che i suoi racconti non corrispondessero affatto a viaggi nei luoghi dettagliati dove agivano i suoi personaggi. La fonte di certi racconti erano i libri di biblioteche di Verona da cui traeva ambienti, costumi, personaggi in un mix ricco di fascino. I pirati e i corsari erano i miei preferiti e, esattamente come l'autore che scriveva simulando luoghi di fantasia stando fermo in Italia (compreso il vicino Canavese dove abitò per un certo tempo e dunque come non presumere qualche tappa valdostana?), i miei "viaggi" avvenivano infilandomi nelle pagine dei libri, elaborando una personale tecnica di lettura rapida che mi trascinava nella trama.
Quando leggi la sua biografia, ritrovi una vita di una scrittura folle e continua per guadagnare il più possibile, ma era un pasticcione e così si indebitò sino a diventare malato, in sintesi "matto". Il suo successo fu occasione per uno stuolo di imitatori per mettere in commercio materiale mediocre e questo peggiorò ulteriormente la situazione.
Ho ancora i suoi libri con le copertine illustrate e ricordo come lo sceneggiato televisivo "Sandokan" risultasse goffo e grottesco rispetto alle pagine immaginifiche dello sfortunato Salgàri.

Deve essere il Carnevale

Il free press 'Leggo' sull'iPadE' stato Friederich Hegel a scrivere: "Il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno".
A parte che in Italia, tolti i giornali sportivi, si vendono la miseria di tre milioni di copie e dunque a pregare laicamente in Italia sono pochini, resta il fatto che le pagine nazionali e locali sono ricche di notizie francamente depressive. Ogni tanto mi devo dare dei pizzicotti per capire se non sono finito nel bel mezzo di un brutto sogno o se quel che leggo è davvero nella realtà.
Questa mattina, svolte le preghiere in parte cartacee e in parte elettroniche, mi sono convinto che un certo pessimismo è infondato e forse certi miei mugugni sono frutti di un clamoroso abbaglio.
Tutto quel che rischia di mettermi di cattivo umore o di intristirmi per le sorti della mia e delle future generazioni è semplicemente una colossale trovata in vista del Carnevale.
Maledetto Carnevale, che per qualche giorno rovescia il mondo e mette sottosopra le nostre convinzioni in una specie di sberleffo che deforma i fatti. Deve essere proprio questo e non altro a rendere grottesca la cronaca quotidiana: finiti gli specchi deformanti tornerà, forse, il sereno.

Nubi minacciose in Europa

Nubi nere sulle montagneIn questi giorni a Bruxelles si chiuderà una partita che in Italia viene sottostimata. Su spinta in particolare dei tedeschi, si va verso una nuova "governance economica" che sostituirà il vecchio "Patto di stabilità".
Questo vecchio "patto" avrebbe dovuto garantire i Paesi europei dal rischio di una crescita abnorme del debito pubblico, invece le vicende della Grecia e i cattivi conti di alcuni altri Paesi europei (Portogallo, Spagna, Italia e prima o poi spunteranno alcuni Paesi dell'Est europeo) hanno dimostrato che le maglie erano troppo larghe o alcuni governanti troppo furbi.
Questioni distanti dalla nostra Valle? Per nulla il "vecchio" dispositivo del "Patto di stabilità" aveva avuto e ha sul sistema regionale valdostano un effetto paradossale dovuto anche a meccanismi cogenti piuttosto ottusi imposti da Roma: quello di avere i soldi e di non poterli spendere né per le spese correnti né per le spese d'investimento. Con un effetto analogo a cascata anche sul nostro sistema dei Comuni.
Il sistema italiano delle Regioni e degli Enti locali non ha avuto alcun ruolo nella negoziazione dei nuovi meccanismi di controllo che l'Europa sta definendo sulla spesa pubblica. Come spesso avviene, non si è ancora del tutto capito come certe decisioni assunte dalle istituzioni comunitarie arrivino dritte filate nella realtà quotidiana.
Così la "governance" che verrà decisa in queste ore comporterà una stretta notevole i cui effetti saranno quelli di un'ulteriore compressione della spesa pubblica con ricadute sullo Stato sociale e su quegli investimenti indispensabili per la rilanciare l'economia.

Questione di naso

La pubblicità di 'Eau Savage' con Corto MalteseChi ha, come me, un nasone in genere gode di un buon olfatto e questo senso ti accompagna nella vita. Vedendone i lati positivi, ciò ti permette di associare certi odori o determinati profumi ad alcuni luoghi o persone. Esiste da qualche parte nel cervello una memoria olfattiva che ti consente all'istante di avere un archivio e di ritrovare quanto già "odorato" in passato.
Chissà se il vantaggio di essere nasuto consenta una scelta oculata del proprio profumo: per me  si tratta di "Eau Sauvage" di "Dior", direi scelto pochi anni dopo la sua uscita sul mercato avvenuta nel 1966 e mantenuto con fedeltà maniacale sino ad oggi.
Mi diverte che la pubblicità del profumo sia associata alle scene del film "La piscina" con Alain Delon datato 1969, l'epoca in cui ero bambino.
E dal passato potrebbero venirmi, chiudendo gli occhi, odori d'antan, tipo - in positivo - l'odore delle pinete di montagna con la pioggia oppure il profumo del mare durante le mareggiate o ancora del formaggio affumicato d'alpeggio con il ginepro o tipo - in negativo - la puzza del cesso all'aperto fuori dalla baita o l'olezzo del pastone per pescare al mare i pesci con la lenza o l'odoraccio della naftalina negli armadi.
Ha ragione Patrick Süskind, autore del magistrale e in verità un pizzico orrido libro "Profumo" su di un profumiere pazzo: «notre langage ne vaut rien pour décrire le monde des odeurs».

Un magico universo

Lo spam nella mailSono un uomo fortunato ad avere degli indirizzi di posta elettronica attraverso i quali mi si spalanca il mondo in un "clic" e il mondo, anche sotto forma di una generosità che lascia sgomenti, entra a casa mia.
Scorrevo a proposito in queste ore alcuni di questi messaggi generosi che arrivano nella posta elettronica.
Chi l'avrebbe mai detto che sarei stato così fortunato da vincere auto di diverse marche e differenti cilindrate. Mai avrei immaginato che donne bellissime delle nazionalità le più varie sognassero una storia d'amore con me, chiamandomi intimamente per nome nei loro messaggi. Ho potuto anche verificare della stima di cui godo nel mondo bancario e presso tante finanziarie che mi regalano denaro dandogli solo i codici di accesso on line al mio conto bancario o proponendomi mutui a tasso zero praticamente regalati. Non avevo mai vinto alla lotteria in vita mia e d'improvviso la sorte mi ha sorriso e vinco un sacco di premi, anticipando una cifra risibile. Ci sono poi casi plurimi di personaggi esotici debitori di cifre colossali che mi cedono il denaro in cambio di infinitesimali versamenti. E come non citare gli incredibili sconti su oggetti di eterogenea classificazione merceologica, che fanno impallidire la più straordinaria delle svendite e che in certi casi "ti cambiano la vita"!
Peccato che sia solo il magico universo dello spam...

Un esempio ammirevole

La casa circondariale di BrissogneHo conosciuto Piero Squarzino, di cui si sono svolti i funerali ieri ad Aosta, nella sua attività di volontariato al carcere di Brissogne. Ci sono incontri utili per formarsi un'opinione e per guarire da certi pregiudizi.
La popolazione carceraria della prigione valdostana, da molto tempo solo maschile, vive una situazione ben nota: sovraffollamento con una larga prevalenza di extracomunitari, periodi di un forte e rapido ricambio dei detenuti, mancanza di soldi nell'Amministrazione statale e ciò si riverbera sugli organici della Polizia penitenziaria e del personale amministrativo con punte drammatiche per la sanità (ormai regionalizzata). Per non dire di un degrado evidente di una struttura con gravi vizi costruttivi (le "carceri d'oro" di triste memoria) e senza elementari lavori di manutenzione.
Squarzino, senza retorica, pietismi e con piglio manageriale, segnalava due aspetti importanti: il lavoro in carcere come elemento contro il degrado e l'alienazione e la formazione scolastica e professionale come occasione di crescita nel rispetto dei principi costituzionali (articolo 27, comma 2: "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva" e comma 3: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato").
Tutto ciò raccontando con serietà successi e insuccessi dell'esperienza in carcere: per questo è una perdita per il mondo del volontariato (quello vero) e per la nostra Valle in un settore delicato. Il carcere di Brissogne, infatti, ha finito per essere, nelle dimensioni attuali rispetto alla piccola prigione della Torre dei Balivi, una struttura imposta dallo Stato sul nostro territorio, ma essendoci non ci si può "foderare gli occhi di pelle di salame".

Caleidoscopio 8 marzo

Luciana Blanc Perotto"Caleidoscopio" tutto al femminile per l'8 marzo, dunque programma del martedì di radio "Rai Vd'A" tinto di rosa! La trasmissione, pur condotta dalla voce maschile di Christian Diémoz, celebra la "Festa della Donna" parlando del ruolo femminile nella società valdostana con Luciana Blanc Perotto, presidente della "Consulta femminile" (oggi, a essere precisi, "per le pari opportunità") del Consiglio Valle e con Patrizia Morelli, consigliera regionale.
Michela Ceccarelli - unica donna nello staff del programma - racconterà a sua volta della nascita dell’associazione "Dora - Donne in Valle d’Aosta" ed anche lo spazio "Un libro, un disco" sarà in linea con la puntata, presentando "Isolde e le altre" di Giacinta Baudin, in libreria per i tipi di "End - Edizioni non deperibili".
Appuntamento alle ore 12.35 sulle frequenze di "Radio1" negli spazi di "RaiVd'A".

Un castello da valorizzare

Un momento della sfilata del Carnevale storico di VerrèsIl Carnevale - chissà poi perché - "impazza" e credo che nessuno in Valle sfugga alla ricorrenza.
Io, come è ovvio che sia, sono affezionato al "Carnevale storico di Verrès", che ho vissuto sin da bambino e nel quale, divertendomi molto, ho fatto il Conte, così come mia madre fece la Contessa.
Quello di Verrès è un rito collettivo che coinvolge gran parte della popolazione e chi "sfila" ci tiene molto perché compartecipa ad una festa corale. Ciò crea per altro una difficoltà di ricambio per le giovani generazioni che ambirebbero a sopravvenire e ciò credo valga per gli interi aspetti organizzativi.
Quel che colpisce è come la meravigliosa fortezza, oggi dotata di impianti tecnologici a norma, ad esempio il riscaldamento, non abbia ancora, al di là del Carnevale, una destinazione definitiva, pensando anche ai grandi spazi del sottotetto. Ma il vero problema è il collegamento tra paese e castello, oggetto di uno studio finanziato con fondi europei e che prevedeva un ascensore e un montacarichi scavati nella roccia che collegassero borgo e castello a vantaggio di una fruizione resa oggi difficile per l'accessibilità obbligatoria a piedi.
Purtroppo quest'idea, con mio dispiacere, è finita nel dimenticatoio.

Siate voi stesse

Donne. Vi dedico i miei pensieri.
Per fortuna che ci siete come nostra metà. Quando siete mamme, nonne, mogli (o ex), compagne di vita, figlie, amiche, collaboratrici.
Generalizzare è difficile perché ogni donna, come ogni uomo, è una persona diversa con i colori della sua tavolozza. E i colori al femminile sono nitidi e attrattivi.
Io non potrei mai essere misogino perché alla costruzione di quel che sono, con pregi e difetti, hanno avuto un ruolo importante le donne della mia vita.

Cibi e libagioni

come resistere alle bugieSin da piccolo ho mangiato le "bugie" a Carnevale: paiono essere, nella diversità delle ricette anche nei nostri paesi, la derivazione di dolci fritti nel grasso di maiale di epoca romana, i "frictilia".
Dimostrazione che il Carnevale ha radici profonde e finisce per essere - pensiamo alle analogie fra i Carnevali alpini ben chiariti nel museo delle Alpi del Forte di Bard - una stratificazione impressionante in cui si aggiungono elementi più che toglierne.
E poi i piatti di Carnevale confermano questa caratterista "crassa" nel cibo come nell'umorismo: fagioli grassi, salsiccia, baccalà, polente varie. Ricordo l'abitudine di prelevare con il "baracchino" i prodotti cucinati in cucine da campo per portarseli a casa.
Sul bere credo che sia facile citare, senza pruderie, le ampie libagioni dappertutto e senza esclusione di colpi per alimentare quella parte un pochino trasgressiva del Carnevale, sperando che tutto avvenga con la necessaria attenzione contro gli eccessi. Anche quest'anno un esempio della componente alcolica o meglio enoica è la "Féta di barò" a Cogne con i coscritti e un barile di vino per grandi bevute, che viene portato su di un carretto trainato da un asino non sottoponibile a test con l'alcolimetro.
Un tempo le regole severe della Quaresima riequilibravano gli stravizi carnevaleschi.

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