December 2010

Non ci resta che sorridere

La magnesia bisurataNei motteggi da liceali questa era una citazione in latino, finto precetto medico d'origine goliardica (fenomeno che ho solo sfiorato all'epoca del Liceo ad Ivrea), quando il "latinorum" veniva usato per i suoi effetti ridanciani: "Defecatio matutina bona tamquam medicina. Defecatio meridiana neque bona neque sana. Defecatio vespertina ducit hominem ad ruinam".
Traduco: "La defecazione mattutina fa bene quanto una medicina. La defecazione pomeridiana non è né buona né sana. La defecazione serale porta l'uomo alla rovina".
Mi è venuto naturale ripensare a queste frasi, pur essendo un orologio svizzero, quando mi è stato raccontato che sono i lassativi i medicinali più venduti in farmacia (seguono gli antidepressivi).
Quando ero bambino, l'incubo, in caso di stitichezza, era il clistere con la peretta, ma ricordo il nonno materno e la sua mania per le prugne secche "regolatrici". Ma anche  la pubblicità imperversava: dal "confetto Falqui" «al dolce sapore di frutta» all'amaro medicinale "Giuliani" (il proprietario ha di recente preso a pugni Emilio Fede), dalla "Magnesia bisurata aromatic" a quella "San Pellegrino".
Da ragazzini lo scherzo scemo implicava l'uso del "Guttalax" e ricordo parenti tossici di "Fave di fuca" o della "dolce Euchessina".
Attenzione, comunque, ai "faux amis", pensando a quell'amico che, vestito da sci di tutto punto, chiedeva, cercando le piste in una nota località sciistica francese, dove potesse andare a... "chier".

Non ci resta che aspettare

Curioso cartello visto in giro per RomaNormalmente, da parecchi anni, scrivo ogni mattina queste mie annotazioni e dunque "chi si collega" - e siete in molti anche se non suono mai la grancassa degli accessi - sa di trovare qualche cosa di nuovo rispetto al giorno prima.
Oggi sono in imbarazzo perché sarebbe ridicolo non parlare della "fiducia" in Parlamento, ma gli orari del voto impediscono di scrivere qualche cosa di sensato se non, come i giornali che ho sfogliato stamattina, barcamenarsi in previsioni e pensosi editoriali sulla crisi della politica italiana, qualunque risulti alla fine il risultato della "conta".
Per cui oggi, a differenza del solito, aggiorno il mio post al... post voto, sapendo che solo dopo l'esito della Camera dei deputati si potrà scrivere qualche cosa di nuovo e di conseguente all'esito finale.
Tuttavia, pur non avendo la sfera di cristallo per capire l'esito della "fiducia" fra parlamentari gravide, "ribaltonisti", "trasformisti" e parlamentari "che tengono famiglia", ritengo che il voto in sé alla fine non cambi nulla e dall'esito non usciranno con chiarezza vincitori e vinti.
Sconfitta, infatti, è l'autoproclamata Seconda Repubblica che affonda con lentezza nelle sabbie mobili.

E' fiducia!

Silvio Berlusconi dopo la fiduciaIl Governo ha ottenuto la "fiducia" ed è inutile soffermarsi sugli elementi di cronaca, ma vorrei riservarmi un breve commento.
Ho seguito, in parte in radio in parte in televisione, il dibattito parlamentare sulla "fiducia", ricavandone una certa tristezza, specie per la "campagna acquisti" che non svilisce i singoli parlamentari - ognuno con la sua storia e i suoi perché - ma la funzione di parlamentare che giustamente è "senza vincolo di mandato", per cui certi voti sono certo legittimi ma sospetti per i tempi di "conversione".
Un voto di fiducia - contava la Camera, mentre il voto del Senato era ininfluente - atteso da troppo tempo ed è incredibile che l'evidente rottura fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che è il tratto distintivo della crisi nel Centrodestra, si sia sfilacciata per mesi e abbia alla fine preso l'opinione pubblica per sfinimento, come avverrebbe con una partita di calcio che durasse per settimane.
Si è giunti così ad una sfida all'ultimo voto faticosa e anche surreale, perché in una democrazia, in cui certo i voti contano perché per ora non ci sono metodi alternativi, non si può immaginare che la governabilità si giochi al fotofinish. Non si può neppure immaginare che l'appello al buonsenso finisca per essere una logica di bottega miope o forse - peggio ancora - che ci vede benissimo in un intrico di interessi in cui ad una maggioranza debole corrisponda, come in uno specchio deformato, un'opposizione altrettanto debole con i rischi di una sinistra estrema che accenda le piazze e certe manifestazione di queste ore attorno a Camera e Senato sono preoccupanti.
Non resta altro da fare che seguire i prossimi eventi e come federalista lo faccio in modo "zen", sapendo che chi predica una riforma federalista dello Stato lo fa proprio nella convinzione che così non si può andare avanti.

Una valdostana a Pechino

C'è un bel reportage su di un giornale lussemburghese "Le Quotidien", dedicato all'espansione dello sci in Cina.
L'incipit è evidente: "«La Chine est aujourd'hui le seul endroit du monde où l'industrie est en croissance», a déclaré à l'AFP Justin Downes, un Canadien qui conseille des investisseurs intéressés par l'aménagement de stations de sports d'hiver".
Più avanti dice l'intervista: "«Il y a actuellement cinq millions de Chinois qui font du ski», estime M. Downes, et l'agrandissement des stations existantes et la construction de nouveaux sites «devraient permettre d'atteindre vingt millions de skieurs en 2015»".

Imprenditrice dell'anno

Silvana PeruccaIl nostro può essere un "piccolo mondo antico".
Ci riflettevo pensando al concorso di "ImpresaVdA" che ha stabilito, con i voti via Web, che Silvana Perucca è l'"imprenditrice dell'anno".
Segnalo, intanto, al direttore Fabrizio Favre due impressioni per il futuro: non metterei nell'elenco i manager, perché penso che gli imprenditori debbano essere titolari della loro impresa; suggerirei di trovare un modo per votare, in parallelo al voto su Internet, per evitare rincorse parossistiche fra i contendenti.
Ciò detto: Silvana merita il riconoscimento in questo nostro microcosmo dove tutti conoscono tutti. Le reti di rapporti mi legano al papà Sandro, unionista doc, amministratore comunale e imprenditore nel settore dell'idraulica e alla sorella Betta (sensibile maestra d'asilo di mia figlia) e mio figlio è amico di suo figlio Niccolò. I casi della vita mi hanno purtroppo fatto incrociare, come cronista, la tragica circostanza della morte, sul Lyskamm nel 1985, del fratello Joio, cui oggi è dedicato lo stadio di calcio di Saint-Vincent.
Silvana è un'albergatrice determinata e gentile nella conduzione del suo "Hôtel de la Ville" in un periodo difficile per il turismo nella cittadina termale e ha trasferito queste caratteristiche - pugno di ferro in guanto di velluto - nella guida dell'Associazione regionale degli albergatori. Le donne saranno sempre più importanti nel mondo dell'imprenditoria.

Cavalcare la vita

La recente protesta degli studenti valdostaniRicordo, con nostalgia ragionata, le "mie" proteste studentesche della metà degli anni Settanta in parte ad Aosta e in parte ad Ivrea.
Erano anni di spensierata giovinezza e di proteste pacifiche in un periodo che resta grave perché c'erano le stragi, la violenza crescente nelle piazze, il terrorismo a destra e a sinistra. Anche oggi dobbiamo avere paura di certe terribili derive, come è avvenuto con certi atti ieri al centro di Roma.
All'epoca - chissà perché, detto con il senno di poi, condonando l'inconsapevolezza - c'erano nel nostro mirino i "decreti delegati" di riforma della scuola del 1974 e poi, naturalmente, erano fatti nazionali ed internazionali ad occuparci. Ricordo il rapimento di Aldo Moro e le dietrologie connesse negli anni bui del terrorismo o le vicende dell'Iran e l'Amerika (triste "k": inneggiavamo a Khomeini come "liberatore", che cretini!).
Certe manifestazioni ad Aosta, come l'occupazione del Liceo, parevano atti eroici e lo stesso valeva ad Ivrea per certe lunghe e complesse assemblee.
Una sorta di "palestra" di democrazia, in cui eravamo in parte marionette con fili manovrati altrove, ma che è servita anche a farci pensare e ad affrontare il brivido di esserci e di provarci, imparando a cavalcare la nostra vita.

Bienvenu, Alexis

La prima foto del piccolo AlexisE' arrivato questa mattina alle 8 e 35 in Maternità ad Aosta, ma la cicogna non è stata avvistata, Alexis Ernest Caveri e lo presento, assieme alla mamma Mara, agli amici del blog. Il neonato gode di buona salute nel passaggio fra il ventre materno ed il nostro mondo.
Come già era avvenuto per i suoi fratelli, Laurent e Eugénie e per la loro mamma Nora, ho assistito al parto, anche se, trattandosi di un cesareo, la dinamica è stata questa volta un pochino diversa per il papà spettatore.
Il ginecologo, sempre lo stesso per tutti e tre, Pippo Cannizzo, mi aveva avvertito sin dalla prima volta che assistere ai parti prevede serenità in chi partecipa (con il rispetto per il VERO impegno, che è quello della mamma). Gli avevo risposto - scherzosamente! - che con mio papà veterinario avevo assistito a parti bovini assai cruenti (se ci penso rivedo il vecchio Sandro in canottiera mentre cerca di raddrizzare il vitellino con il braccio nel ventre di una mucca!) e dunque ero pronto a tutto.
A parte la gioia e la commozione, com'è giusto che sia, resta l'apprensione per un bimbo che si affaccia in un pianeta pieno di problemi e preoccupazioni. Ma Alexis sa di poter contare sull'amore di chi lo circonda.
Per quel che mi riguarda, Gabriel Garcia Marquez ha scritto una bella frase, che ho già vissuto nella crescita dei miei due ragazzi, sapendo di come la nascita sia come il "clic" su di un cronometro che scandisce l'esistenza. Ecco la frase: "Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l'ha catturato per sempre".

Un traffico insanguinato

Le cicatrici da espianto di alcuni 'donatori'La legge italiana sui trapianti di organi del 1999 è stata il frutto di un lungo lavoro e basta leggere le discussioni nel complesso iter parlamentare per capire quanto mi fossi appassionato a questo tema, diventando una "bestia nera" per gli oppositori.
Si tratta di una delle mie grandi soddisfazioni, essendo all'epoca diventato un "esperto" di una materia difficile da trattare sul piano giuridico e legata in più ad uno sviluppo incredibile della scienza medica, che ha fatto dei trapianti (e dunque della donazione) un caposaldo in continua evoluzione, pensando anche alle nuove e incredibili frontiere delle biotecnologie.
Anche al Parlamento europeo mi occupai del tema, segnalando come una cattiva organizzazione nei Paesi occidentali poteva spingere i malati in lista d'attesa verso i Paesi del Terzo mondo dove trovare un organo a pagamento - penso ad un rene - era agevole. Confesso, però, di non aver colto allora a pieno la terribile portata criminale del "mercato" degli organi: certe vicende mi hanno fatto cambiare idea e recenti rivelazione sull'uso dei prigionieri in Kossovo, di cui si parla molto in questi giorni, sono solo un esempio di un'attività fiorente che obbliga le autorità internazionali ad occuparsi di più del tema.
Siamo di fronte ad un museo degli orrori, fatto di intrecci fra criminalità organizzata e medici compiacenti, che si basa sulla disperazione di chi, senza un organo, è destinato a morire e diventa cinico e complice di un traffico di organi insanguinato.

Ci fu un tempo

iPhone e moleskineFarà ridere ma un tempo questo era il periodo delle agende annuali, che erano grandi e lussuose in una logica crescente da ufficio fantozziano (con al vertice, ça va sans dire, l'agenda di pelle umana) e incredibilmente c'è ancora qualcuno che le invia come regalo.
Facciamo un passo indietro: l'agenda è stata uno status symbol, nel senso che aveva un ruolo di classificazione sociale e certo, ma solo in parte, ognuno la sceglieva secondo la sua personalità.
La mia era l'agendina "Quo vadis", nata all'inizio degli anni Cinquanta e sviluppatasi nella logica della pianificazione e le versioni parlamentari erano particolarmente belle e con il nome inciso in copertina.
Dagli anni Novanta, prima in parallelo a quella cartacea, ho iniziato ad usare agende-organizer elettroniche, la cui complessità vanificava in parte gli sforzi. Poi, lentamente ma inesorabilmente, il telefonino diventato palmare ha integrato tutto in un solo apparecchio.
Le circostanze mi hanno trasformato da blackberrista in iPhonista, attento a backup plurimi per evitare - mi è successo i primi tempi - il trauma della sparizione totale e improvvisa dei dati.
Un lutto vero e proprio.
Le agende cartacee che arrivano, come dei mammut nei ghiacci, fanno una brutta fine e sono il segno di semplici abitudini ripetute o di dirigenti che vivono nel passato, come le loro agende.
Diffidare di chi snobba le nuove tecnologie solo perché non le capisce.

Palombo nel solco di Cerise

Il professor Domenico PalomboIl professor Domenico Palombo, per noi amici "Mimmo", per la sua grande competenza scientifica nella chirurgia vascolare, espressa nell'attività medica e nell'insegnamento universitario, era stato chiamato dall'Académie Nationale de Médecine di Parigi per la presentazione di un suo studio effettuato nella sua disciplina.
Ora è stato nominato "membre étranger" a completamento di un percorso "francofilo", nato con gli studi in Francia che la nostra Valle agevolò quando era un giovanissimo medico. 
La cerimonia ufficiale di ammissione avverrà la settimana prossima nella sede prestigiosa dell'antica istituzione in rue Bonaparte.
Un altro valdostano, il celebre dottor Laurent Cerise (1807-1869), la cui statua a figura intera è oggi posizionata nei giardini pubblici al centro di Aosta, fu membro dell'Académie, come riconoscimento del suo valore di studioso con la sua "medicina psicologica", essenziale per la neurologia moderna. Nipote del bizzarro e interessante Guillaume Cerise (figura che ho personalmente studiato anni fa: giacobino, segretario di François-Noël Babeuf, generale napoleonico e infine Barone dell'Impero), fu sempre legato alla Valle natia (ne difese la francofonia con una celebre lettera nel 1862 all'allora ministro della Pubblica istruzione e - secondo alcune fonti - scalò per primo nel 1823 l'Emilius) e aiutò a Parigi gli italiani esuli impegnati nel Risorgimento.

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