November 2010

La stangata

Salvadanai in pericolo?Nel taglio all'ordinamento finanziario della nostra Valle, oggi in primo piano perché l'autonomia politica si fonda su buone disponibilità finanziarie, si incrociano almeno tre strade. La prima, più recente e cospicua, deriva dall'entrata in vigore del federalismo fiscale, che cancellerà in particolare quel fondo compensativo per il venir meno, con il mercato unico, dell'Iva da importazione prelevata principalmente dai Tir in transito all'autoporto (che fu un capolavoro politico in cui rivendico un ruolo). Non ho ancora capito se, come per Trento e Bolzano, ci saranno nuove compartecipazioni fiscali.
Ci sono poi - seconda strada - i tagli derivanti dall'ultima, invasiva e anti-autonomista, Finanziaria estiva e ancora, a completamente della "legnata", i vincoli che non consentono di spendere (della serie: "ho i soldi ma non posso impiegarli", come già avvenuto con i limiti comunitari agli aiuti di Stato), che derivano dall'applicazione del "Patto di stabilità" europeo, di recente inasprito con conseguenze non ancora chiare.
Il quadro è fosco e le conseguenze saranno palpabili: per curiosità, per essere concreti, chiedetene le conseguenze sul vostro Comune al Sindaco e capirete che non sono fanfaluche.
Ci sono poi i rischi che possano emergere tentazioni di indebitamento che attenuino l'impatto ma spostino il problema sulle future generazioni o giochi societari comprensibili per limitare l'impatto sociale. Specie sull'occupazione dei precari, a condizione che, come dicono i veneti, «i tacòn non siano peggio del buso».

Il rischio dello slalomista

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi ai tempi del loro idillioQualche sms mi coglie impreparato, essendo in giro, nel chiedermi "a caldo" del discorso di Gianfanco Fini. Confesso di non averlo seguito, non a causa dell'ozio domenicale, ma perché pensavo che seguisse ancora la tattica di prender tempo in un'azione di logoramento e di organizzazione delle sue truppe.
Ed invece, a meno che si scopra una combine con Silvio Berlusconi per costringere Umberto Bossi a digerirsi un Governo con i centristi, potremmo essere all'epilogo di una Legislatura risultata inutile e così al rallentatore da essere ormai imbarazzante.
Il vantaggio di questo spazio sta nella possibilità di commentare in fretta i fatti, ma è solo la decantazione che mi permetterà di evitare di apparire come il mago Zurlì.
La politica italiana ha percorsi misteriosi ed intricati e i commentatori di grido sono come degli slalomisti che devono evitare d'inforcare il palo...

Caleidoscopio 9 novembre

Il Castello Cantore, sede del Centro addestramento alpinoProsegue il cammino, sulle frequenze di "Radio1", della trasmissione radiofonica “Caleidoscopio" nello spazio meridiano di "Rai Vd'A", condotta nello studio di Saint-Christophe da Christian Diémoz.
Il primo argomento sarà la ricrescita eccessiva del bosco con un esperto del settore, gran conoscitore della Valle, Albert Cerise, che smetterà per un attimo i panni di Presidente del Consiglio.
Sarà invece la criminalità organizzata (in particolare la ‘ndrangheta) al centro dell'intervista con Enzo Ciconte, docente di storia del crimine all’Università "Roma 3".
Michela Ceccarelli, nello spazio culturale, proporrà un consuntivo dell’iniziativa "Ottobre, piovono libri", mentre Diémoz recensirà il libro "Il Centro Addestramento Alpino – Scuola militare di Aosta", scritto da Umberto Pelazza ed Antonio Vizzi.
Buon ascolto!

Le foglie d'autunno

Foglie d'autunno ad AostaMi piacciono le foglie colorate d'autunno appese agli alberi, però le foglie al vento - quando la stagione si allunga verso il periodo più freddo - sono gravide di pensieri, specie quando, come ieri, una specie di bufera ha animato la danza delle foglie. Viene subito in mente, come colonna sonora, la canzone impagabile interpretata da Yves Montand su parole di Jacques Prévert (e sulla musica di Joseph Cosma).

Ve ne ricordo poche strofe:
"Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi
Et le vent du nord les emporte
Dans la nuit froide de l'oubli"
.

Certo Prévert non sapeva della poesia "Foglie morte" di Giovanni Pascoli, di cui ecco un brano:
"Oh! che già il vento volta
e porta via le pioggie!
Dentro la quercia folta
ruma le foglie roggie
che si staccano, e fru...
partono; un branco ad ogni
soffio che l'avviluppi.
Par che la quercia sogni
ora, gemendo, i gruppi
del novembre che
fu.
Volano come uccelli,
morte nel bel sereno..."

E' bene essere attenti alla bellezza della nostra natura e ai paesaggi che sono una nostra ricchezza.
Osservava lo scrittore Valery Larbaud: «Chaque pays a son ange gardien. C'est lui qui préside au climat, au paysage, au tempérament des habitants, à leur santé, à leur beauté, à leurs bonnes mœurs, à leur bonne administration. C'est l'ange géographique».
Speriamo che il nostro non sia distratto.

I dARI

I dARI alla 'Fnac' di TorinoFa piacere che i "dARI" siano venerdì 12 alla "Saison Culturelle". Li ho salutati l’altro giorno, fuori dalla "Rai" della Valle d’Aosta, reduci da un’intervista di Marco Brunet e Paola Corti e ho detto loro quel che penso e cioè che «tengono in alto la nostra Valle».
Infatti questi quattro ragazzi dalle chiome multicolori Dario "Dari" Pirovano, Fabio "Fab" Cuffari, Andrea "Cadio" Cadioli e Daniel "Fasa" Fasano sono spesso citati come un "gruppo valdostano", anche se ovviamente la loro musica si rivolge ad una fascia di giovani diversa da chi, come me, ha iniziato ad amare la musica sulle frequenze – prese da una monumentale radio del passato con una specie di cuore verde che aiutava per la sintonizzazione in onde lunghe (se sbaglio correggetemi!) - di "Radio Luxembourg" e ricorda il "Gelosino", il mangiadischi, le cassettone e le cassettine e sua Maestà il vinile. Oggi mi destreggio con i "file" che regolarmente compro non osando avventurarmi nei siti dove la musica si "scarica" senza troppo pensare ai diritti.
Eppure, qualunque sia il supporto scelto, come sarebbe la nostra vita senza la colonna sonora che ciascuno ama a seconda dei suoi gusti? L'altro giorno mio figlio Laurent snocciolava con orrore, ovviamente per i miei gusti anche se qualche connessione fra i suoi e i miei l’abbiamo scoperta, una mia compilation che attraversava parecchi decenni…
Ma dicevamo dei "dARI": mi è stato raccontato di come la loro ascesa sia fatta di talento ma anche, come sempre nel mondo artistico, dalla fortuna, visto che devono al produttore Massimo Gabutti una strada forse inaspettata fatta di gavetta, fatiche, scelte di look e di brani adatti al pubblico. Ma ora possono con serenità lavorare per una grande "etichetta" con un certo numero di dischi (compact disc, ovviamente) che offre loro un respiro per rendere solido il successo in un mondo che gira così velocemente per cui bisogna evitare distrazioni.

"Bifuel", poche balle.

Un improbabile macchinista nel 'Minuetto'E' abbastanza divertente come, di tanto in tanto, le "Ferrovie" - che restano un'azienda dello Stato - cerchino di "girare la frittata" sulle loro storiche inadempienze sulla linea ferrovia valdostana, che se la Valle non fosse una Regione autonoma sarebbe già stata chiusa come fastidioso "ramo secco".
Se uno dovesse scrivere un dossier sul tema si troverebbe davvero di fronte ad un "museo degli orrori", specie per l'assoluta incongruenza fra il dire e il fare. Della serie: quando incontri i vertici sono melliflui e propositivi, poi la quotidianità è una roba da incubo e ogni protesta è destinata a essere assorbita da un muro di gomma e anzi lo spostamento dei centri decisionali ha sempre più distanziato gli interlocutori e oggi decide tutto Roma, come avviene nei Paesi vittima del colonialismo.
La storia del rischio di mancato ingresso dei treni a motore diesel in arrivo dalla Valle d'Aosta nel rinnovato sistema ferroviario torinese è vecchia come il "cucco". Pur non conoscendo le ultime puntate, le Ferrovie sapevano sin dai tempi dell'acquisto del "Minuetto" che - prima di aprire l'opinabile libro dei sogni dell'elettrificazione della "Aosta - Ivrea" - c'era la scelta, da fare a tempo debito e senza fingere l'attuale sorpresa, che ho già ricordato da queste pagine: l'utilizzo di treni "bifuel" diesel ed elettrici, facilmente rinvenibili sul mercato e già in esercizio, che possono circolare a gasolio sulla nostra rete e, da Ivrea verso Torino, funzionare con l'elettricità di rete, schiacciando un bottone.
Ma è meglio, come sempre, "raccontare balle".
Forse solo la norma d'attuazione sulla ferrovia (se non farà la fine della mai realizzata regionalizzazione del Catasto, malgrado la norma d'attuazione ci sia) potrà consentire di vedere la luce.

«Perdinci, siamo in Italia!»

Le macerie della 'Casa dei gladiatori' di PompeiGuardavo ieri un filmato delle macerie della costruzione di Pompei e pensavo. Il sistema dei Beni culturali è rimasto in Italia fortemente centralista. Solo per una felice intuizione i nostri padri fondatori pattuirono con lo Stato un esercizio su base regionale dei compiti altrove di competenza di un sistema sempre più complicato di Sovrintendenze statali. Se così fosse stato, saremmo nei guai senza alcuna volontà dello Stato, distante e disinteressato e con funzionari spesso supponenti, di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio e senza i soldi per farlo.
Un caos esemplare di "stupidità centralistica" è il fatto che non si riesca a portare a casa una ragionevole regionalizzazione degli Archivi storici. Da un po' meno di cento anni dovrebbe esistere in Valle un "Archivio di Stato" e da una ventina d'anni dovrebbe essere stata creata una Sovrintendenza archivistica per il deposito e la tutela di tutti i generi di documenti. Queste strutture, malgrado gli obblighi di legge, non sono mai nate e funzionalmente dipendiamo da Torino. Intanto, con la nostra autonomia, abbiamo creato, con l'Archivio storico regionale, un'istituzione importante, che ha supplito a vuoti e buchi della disastrata situazione statale.
Ma se si parla di regionalizzazione, come un esercito compatto, i funzionari romani -la descrizione di un incontro tecnico sul tema fatta con esperti ministeriali sul tema, come descritta dal "nostro" Renato Barbagallo (membro regionale della Commissione Paritetica), è degna di una pièce del teatro dell'assurdo - scrivono e si scandalizzano per la "lesa maestà" dei rozzi montanari che vogliono gestire compiti e funzioni che devono restare statali! «Perdinci, siamo in Italia!»
Se tutto funzionasse, potrebbero forse dire certe cose, ma vista la situazione dovrebbero avere uno straccio di pudore.

Per la scuola resta un "però"

E' una storia facile da raccontare.
Dal 1975 le scuole della nostra Valle sono finite con norma d'attuazione sotto l'ala della Regione autonoma, completando la parte sulla scuola derivante dal decreto luogotenenziale e dallo Statuto d'autonomia. Chi vi scrive, negli anni della sua attività parlamentare, ha rafforzato nelle leggi statali il principio che una scuola interamente autofinanziata dovesse avere margini più vasti. Buona regola per un parlamentare valdostano è quella di essere "interventista": ogni legge importante, per evitare sorprese, deve avere almeno un codicillo che ci riguardi.
Questi margini ottenuti nella legislazione ordinaria, a vantaggio della scuola, sono ben visibili nella scuola da un fatto concreto: la nostra scuola a differenza di quella "italiana" non ha avuto riduzioni di organici (anzi) e chiusura di scuole.

Un percorso fatto di meccanismi

Tutti gli ingranaggi al posto giusto?Le novità sul riparto fiscale (o, se preferite, sull'ordinamento finanziario) vanno lette, studiate e meditate e state certi che mi sforzerò di entrare nel merito. Credo, intanto, che la firma sull'atto ufficiale dell'intesa "Stato-Regione" sia imminente e dunque bisogna essere cauti, pensando all'iter che è stato immaginato in analogia a quanto, già da tempo, hanno fatto le Province autonome di Trento e Bolzano in vista dell'applicazione del tanto celebrato "federalismo fiscale".
Per altro, la questione dal punto di vista giuridico va seguita con attenzione, al di là degli importantissimi aspetti finanziari, perché il nostro Statuto ha rango costituzionale e dunque il rispetto delle procedure è per noi, sempre e in ogni occasione, un'assicurazione sulla vita.
Riassumendo: la Giunta ha trasmesso al Consiglio una manovra finanziaria regionale per il triennio 2011-2013 già tarata sugli accordi finanziari in corso di negoziazione con lo Stato, la stessa Giunta con propria delibera ha autorizzato il Presidente alla firma dell'accordo per l'intesa con lo Stato, il Presidente firmerà con il Governo, intanto con delibera di Consiglio anche il Consiglio Valle prenderà atto dell'accordo, immagino come elemento politico pur "ex post".
In parallelo nella Finanziaria dello Stato - e dunque in queste ore, perché si profila una voto di fiducia per l'approvazione alla Camera e tra qualche settimana al Senato - appaiono le norme in legge ordinaria (infatti la "norma valdostana" figura fra le norme proposte nel maxi-emendamento presentato ieri sera dal Governo nella Commissione bilancio della Camera), che poi spetterà alla Commissione Paritetica (di cui sono membro) "blindare" in norma di attuazione dello Statuto.
Una procedura che è come una macchina con diversi meccanismi - tipo un orologio - che devono ben funzionare e il peggior nemico, in questa fase, è l'instabilità di Governo, oggi al suo acme, che può creare diverse perturbazioni nel cammino fra intesa e norme di legge.
Tecnicismi? Tutt'altro. Ho imparato in anni di attività parlamentare e nell'esperienza regionale che l'autonomia politica funziona solo se c'è chiarezza nelle norme giuridiche.
Il resto, molto spesso, sono chiacchiere.

Il "dopo"

Silvio Berlusconi sposta la sediaBuona regola sarebbe in politica - in barba al detto oraziano "Carpe diem, quam minimum credula postero", ("Cogli l'attimo, e nel domani credi il meno possibile") - che "durante" si pensi al "dopo".
E oggi il "dopo" è rappresentato dal Governo Berlusconi e dal triennio della Legislatura che teoricamente c'è ancora. Nessun indovino, all'indomani del successo elettorale del Centrodestra di due anni fa, avrebbe potuto immaginare qualche cosa di questo genere. Ed è la dimostrazione che la sola legge elettorale, anche se è vero che con quella vigente si è raggiunto il livello più basso di credibilità nella rappresentanza parlamentare, non basta a cambiare le cose e senza un "Italia federale" - davvero e non per finta - il funerale della Repubblica prima o poi rischia di arrivare.
E' vero, per altro, che il bipolarismo italiano non è il bipartitismo ed è altrettanto vero che il bipolarismo ha nel PdL e PD due corazzate minate da terribili lotte intestine (e anche la Lega "dopo" Umberto Bossi rischia grosso), tuttavia sembrava che l'uscita di scena di Romano Prodi - vittima del "fuoco amico" - potesse indurre lo schieramento avversario ad una certa saggezza. Ed invece ritengo che molte ragioni, tra le quali i posizionamenti interni al PdL e il moltiplicarsi degli sforzi centristi sul "terzo polo", derivino dalla sensazione che si sia vicini al "dopo" Silvio Berlusconi, che - se davvero avvenisse - sarebbe un "punto e a capo" mica semplice.
Insomma, il "dopo" è il "dopo" e bisogna sempre tenerlo presente.

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