November 2010

Cremazione

Un moderno forno crematorioIl "tempio crematorio" di Aosta, facendo gli opportuni scongiuri, è usato sempre di più e, visti i costi di gestione, è una buona notizia.
Si tratta di una sala sobria e elegante nel cimitero di Aosta e, assistendo a qualche cremazione, trovo che si sia trovata una formula giusta per rendere meno spoglio un momento conclusivo di una vita.
Sono i "cremazionisti", fautori di questo sistema, a battersi sin dall'Ottocento per la bontà del metodo e ricordano sul loro sito: "nell'era moderna, la prima cremazione in Italia si verificò nel 1822 allorché fu cremata la salma del poeta inglese Percy Bysshe Shelley, annegato nel golfo di La Spezia. Il suo corpo fu bruciato nella spiaggia di Viareggio sopra una pira sparsa di balsami per volontà dell'amico Byron".
La legislazione in materia in Italia data solo di alcuni decenni e dal 1963 anche la Chiesa cattolica acconsente alla cremazione, ma c'è chi contesta - anche in Valle - questa scelta in ossequio alla tradizione della sepoltura e la Chiesa, per altro, resta contraria a quella dispersione delle ceneri nella natura o alla loro conservazione domestica, che in Valle è regolata da una legge assai libertaria risalente al 2006, che non obbliga a niente nessuno, ma permette di scegliere secondo coscienza.
Personalmente, senza ammantarla di chissà quali filosofie, sono per la cremazione e questa è la volontà espressa ai miei cari.

"Le Monde" su Berlusconi

Ruby Rubacuori, ormai maggiorenne"Dans quels abîmes Silvio Berlusconi est-il prêt à entraîner sa fonction de président du conseil?"
Comincia così l'editoriale di "Le Monde" di oggi, che ricorda: "elu à trois reprises, il s'est convaincu d'être le meilleur interprète de l'âme des Italiens et le miroir de leurs vices. Sa ligne de défense dans le énième scandale qui le touche en fournit une nouvelle démonstration: "J'aime les femmes, me divertir et rendre service", a-t-il déclaré. Une autre façon de dire: "Je suis comme vous." Jusqu'à présent, cette tactique lui a valu l'indulgence de ses électeurs".
Prosegue il giornale: "mais la répétition des "affaires", judiciaires et sexuelles, pose la question de la dignité du président du conseil. Passe encore qu'il n'ait pas vu l'ampleur de la crise économique et financière; passe encore qu'il n'ait réalisé qu'une infime partie du programme pour lequel il a été élu en 2008. D'autres n'ont pas fait mieux. Mais tous n'ont pas torpillé leur fonction dans un carrousel de plaisirs et de divertissements.
Cette fuite en avant a un prix, trop souvent ignoré. Ce n'est pas seulement l'image du président du conseil qui est atteinte, mais l'image de l'Italie. En faisant passer ses frasques pour une sous-catégorie du patrimoine, son goût immodéré de la luxure pour un trait de l'identité nationale, M. Berlusconi porte atteinte à l'image de l'Italie, qu'il a peu à peu réduite à sa caricature. Avec ses relents de Bas-Empire, la fin du berlusconisme ne fait pas honneur à la Péninsule"
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Per questo "Le Monde" auspica che gli alleati di Berlusconi dicano la parola "fine".
Vedremo cosa capiterà in questa lunga agonia.

Il voltastomaco

Quando non si resiste più...Oggi non avevo voglia di scrivere di politica: credo che, come a tutti, la situazione attuale - anche se la causa scatenante del malessere può essere diversa a seconda delle proprie simpatie politiche - dia un certo voltastomaco. Alla fine ho deciso di parlarne e poi, per il resto della settimana, prometto di non farlo.
Silvio Berlusconi governa legittimamente perché ha vinto le elezioni e questo, in democrazia, è un presupposto cui non si deve venir meno. Questo significa però il dovere di governare e di farlo grazie a quella maggioranza ampia che ha ottenuto in Parlamento (e ciò è conseguenza anche di una legge con fortissimo premio di maggioranza) e che relega l'opposizione ad un ruolo di controllo ma senza possibilità di fare melina.
Invece il Governo Berlusconi e la sua maggioranza parlamentare non ce la fanno a confermare le promesse fatte e chi denuncia oggi la "paralisi", qualunque siano le sue ragioni, fotografa la realtà. Litigiosità, vicende giudiziarie, incapacità di alcuni, "effetto annuncio", blocco delle Camere, atteggiamenti autoritari ad esempio con la continua apposizione della "fiducia": l'elenco potrebbe continuare ancora e lo dico con dispiacere, perché chi crede nelle regole democratiche può avere, come dicevo all'inizio, simpatie o antipatie ma sa che chi è stato scelto per governare deve governare.
Così, invece, si vivacchia e così capita che a tutti, amici e nemici, alleati e avversari, destrorsi e sinistrorsi, viene - come osservavo anche per ragioni opposte - il voltastomaco.

La moria dei negozi

Serrande chiuse...Ad Aosta, in diversi quartieri e non solo periferici, ma anche nei Comuni del fondovalle più grandi, si evidenzia un fenomeno un tempo impensabile: l'abbandono di molti negozi situati in vecchi o nuovi immobili a causa del modificarsi delle tipologie commerciali e artigianali del passato. 
Talvolta sono intere vie ad essere desertificate e spesso il fenomeno ha già visto il parziale correttivo spontaneo con inserimento di uffici, come nel caso delle assicurazioni. 
Che fare per evitare lo squallore dell'abbandono? Non ho ricette ma penso ci si debba pensare e chissà che qualcuno non possa trovare soluzioni brillanti. Magari in certi casi i negozi possono essere "riassorbiti" da appartamenti vicini oppure si possono agevolare fiscalmente la nascita di esercizi commerciali più grandi perché certe dimensioni del passato oggi sono improponibili per le regole igienico-sanitarie e per le necessità della clientela.
In gioco ci sono il decoro e l'attrattività di molte zone della nostra Valle.

La valorizzazione del maggiordomo

Una stampa del castello Sarriod de la TourCredo di aver già raccontato di come nelle mensole lignee intagliate, nel salone principale del castello Sarriod de La Tour, ci sia la figura grottesca del "leccaculo" in una posa "fai da te" che deve far riflettere.
Questa statuetta quattrocentesca dimostra, infatti, come il "leccaculo" - adulatore per eccellenza - sia alla fine un uomo solo, vittima di una sorta di strampalato onanismo, che si appoggia al potente di turno per farsi più forte nella sua pusillanimità.
Capisco che il termine non è politicamente corretto e in un tempo in cui il linguaggio sembra essere in una logica di "rompete le righe" nella politica italiana (non rompo la promessa di astenermi da commenti sulla politica nazionale, ma capite a che cosa mi riferisca), forse è meglio sostituirlo con un altro termine: suggerirei "lacchè", che era il servitore che - poveretto! - precedeva a piedi la carrozza del proprio padrone.
Vi segnalo, per completezza, che una sentenza di Cassazione del 2007 non consente tuttavia di usare questo termine che, dicono i giudici, trascende dal diritto di critica per diventare offesa, figurarsi dunque "leccaculo".
Quali alternative? "Schiavo" è oggettivamente deprecabile nell'uso, anche se il termine veneto "sciavo suo" aveva una sua dolcezza e lo stesso vale, direi, per il termine desueto di "servo", forse allora si può salvare un suo derivato "maggiordomo" ("maior domus", il servo maggiore della casa), che non ha asprezze offensive.

Impianti, quanto ci costate...

La cabinovia di PilaImmaginatevi, come consumatori, se ci fossero nel mondo solo due costruttori di auto o di frigoriferi oppure se, dovendo rifare l'impianto elettrico di casa vostra, vi trovaste a dover scegliere fra due solo elettricisti. I prezzi - banale nozione di economia - salirebbero.
Così capita da molti anni nel settore degli impianti a fune, dove per determinati impianti la concorrenza è a due: "Leitner" e "Doppelmayr", competitori nelle gare pubbliche.
Ricordo come questa circostanza la segnalai personalmente all'allora Commissario alla Concorrenza Mario Monti sulla base di una buona conoscenza del settore funiviario (sono stato Vicepresidente nazionale dell'associazione dei funiviari per un lungo periodo) e occupandomi del tema a Roma e a Bruxelles.
Di fronte al Commissario - che mi interrogò per capire se conoscevo il dossier o se fossi lì come "bella statuina" - presentavo all'epoca le ragioni che dovevano spingere la Commissione alla cautela nell'intervenire per limitare gli aiuti di Stato nel settore funiviario in Valle d'Aosta in ottemperanza alle norme sulla concorrenza. Una pagliuzza se confrontata alla trave nel settore costruttivo.
Alla fine con Monti le cose andarono benino e la legge della Valle d'Aosta di sostegno al settore è nella sostanza stata accettata, ma la costruzione - la nuova funivia del Monte Bianco, con i suoi costi colossali e ulteriormente cresciuti nell'ultimo periodo, è un caso di scuola - risulta cara come il fuoco anche in questa logica duopolistica - e non adombro affatto logiche di cartello - su cui c'è il silenzio.

Borderline

«La morale de cette histoire, c'est que les hommes sont des cochons! La morale de la morale de cette histoire, c'est que les femmes aiment les cochons!».
Quante volte, in cantina, abbiamo cantato questa canzone salace, che fa parte del repertorio allegro "da festa"?
Si potrebbe chiudere qui magari aggiungendo, come spiritosaggine, una frase di Ambrose Bierce, che dice: «Cochon. Animal étonnement proche à la race humaine par la vivacité et la splendeur de son appétit».
Potrebbe essere la pietra tombale del "bunga bunga".
Ed invece, purtroppo, io credo che ci sia poco da ridere.
Non lo dico per un moralismo o rifacendomi ai massimi sistemi dell'etica e non scomodo neppure i valori religiosi, cui altri si richiamano come il prezzemolo.
Lo dico perché credo che non esista uno steccato fra la vita privata e la vita pubblica per chi ha scelto un mandato elettivo, per cui i valori morali - se a questi ci si deve richiamare - servono solo per capire, nel concreto, come una certa persona si comporterà nell'amministrare la cosa pubblica.

Il tempo che cambia le espressioni

Paolo Villaggio nel ruolo di FantozziE' divertente come ogni generazione, senza scomodare la semantica, abbia le proprie espressioni e come ogni parola sia cangiante nel tempo.
Dal passato arrivano modi di dire del genere «sei come la regina Taitù», che non è un complimento perché riferita all'imperatrice etiope che si «dava delle arie» (oggi diremmo «se la tirava»), oppure «non vale un Kaiser» in spregio all'imperatore tedesco.
A mia figlia è sempre piaciuta l'espressione del benessere, di cui immagino l'origine, «sto bene cone il Califfo di Bagdad», mentre mio figlio era incuriosito del «trovarsi al pian dei babi», piemontesismo che implica i rospi e significa essere «con il sedere per terra».
«Essere nell'asilo "Mariuccia"» significa infantilismo nei comportamenti di un gruppo d'adulti, mentre si riferisce alla nobile istituzione laica milanese di "assistenza alle fanciulle pericolanti" (termine che nessuno oggi userebbe per la tanto chiacchierata Ruby Rubacuori). «E' come il "Circo Togni"», riferendosi all'ambiente circense, è di facile comprensione nel senso di ambiente "incasinato" (che viene da "casino" di cui i giovani non hanno esatta consapevolezza nell'uso).
La televisione ci ha imposto delle novità "generazionali" con il "Carosello", genere «cala Trinchetto» (Capitan Trinchetto) o «E' un'ingiustizia però...» (Calimero), mentre come dimenticare i congiuntivi stramplati di Fantozzi e la sua espressione «è una cagata pazzesca», che assomiglia a certi tormentoni stagionali che nascono oggi con "Zelig".
L'elenco può essere arricchito all'infinito, ad esempio mi ero dimenticato dell'apporto fondamentale venuto alla nostra crescita dal pagliaccio Scaramacai, da cui l'espressione - incomprensibile ormai a molti - «faccia da Scaramacai».

Wi-fi più libero

L'icona del wifi sul MacSul tema di un superamento del vecchio "decreto Pisanu", che bloccava l'espansione delle reti wi-fi con regole inesistenti in tutte le democrazie occidentali, ero intervenuto in Consiglio Valle.
Chiunque pratichi altri Paesi europei, cercando connessione con il computer o con il telefonino, sa che si sono trovate misure per contemperare la libertà di collegamento via radio con la Rete e le esigenze di controllo dell'identità di chi va sul Web con cattive intenzioni. In un caso in cui sono stato "parte lesa" (per i vomitevoli contenuti riversati in qualche blog) ho potuto verificare che nel rendere facile l'accesso ad Internet bisogna mantenere appunto una qualche cautela proprio contro chi usi questo strumento per delinquere poco o tanto.
Certo è che finalmente, dopo tentennamenti e pasticci, si va verso una soluzione nuova e "liberalizzatrice". Per una forma di sospettosità congenita verso i complicatori degli affari semplici vanno ormai attese le nuove normative, ma va riconosciuto che questa volta il fronte degli oppositori ai controlli micragnosi si è fatto vasto ed eterogeneo.
Attenzione, tuttavia, a cantare vittoria troppo presto: chi vive, come i valdostani, in aree di difficile copertura e di ridotta redditività sa bene che per garantire un servizio "universale", cioè nella logica dell'eguaglianza dei cittadini, non ci si può lasciare condurre dal solo mercato. In questo senso - e di recente sul punto sono intervenuto nella plenaria del Comitato delle Regioni - bisogna sempre sottolineare come nelle "aree marginali" la politica di limitazione degli aiuti pubblici vada opportunamente attenuata dal buonsenso, che è in fondo la necessità di evitare l'esistenza di cittadini-utenti di serie B.

Vedendo la prima neve

La prima neve dell'autunno nell'immagine di Mauro PaillexCi sono delle leggende metropolitane che sarebbe bello se fossero state vere. Penso alla balla, straordinariamente immaginifica e frutto di uno svarione di qualche linguista, che gli esquimesi abbiano ben quindici modi diversi per di dire "neve", mentre di parole ne hanno solo due.
E da noi, "neve", "neige", "nei" da dove viene? Ecco una definizione breve da un dizionario etimologico: "En ancien français noif, du latin nĭvem, accusatif de nĭx, de même sens. La forme neige est analogique de neiger, du latin populaire *nĭvīcare (cf. it. nevicare).
Le mot provient de l’indo-européen commun snoygʷʰos que l’on retrouve dans l’anglais snow, l’allemand Schnee, le russe снег (sneg), le tchèque sníh, le polonais śnieg, le sanskrit स्नेह (snēha), le lituanien sniegas, le vieux prussien snaygis, le gotique snaiws, le gaélique irlandais snechta/sneachta, le grec ancien νιφας (niphas), le gallois nyf, le vieux norvegien snjór..."
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La neve, che mi piace tanto essendo nato e cresciuto sino ai miei vent'anni in un ciclo da "neige d'antan", non è affatto monocorde.
Lo dimostra la lettura della voce "nei" nel dizionario del "patois" con espressioni piene di sonorità come "pavioule" o "flocon de nei" o "flopon" (fiocchi più grandi) o "failloutsin" (fiocchi piccoli e rari) e si potrebbe andare avanti a lungo a dimostrare come una lingua di montagna sappia essere ben descrittiva e talvolta poetica di fronte ad un fenomeno naturale consueto.

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