October 2010

Certi "vuoti" incomprensibili

Roberto Cota e Mercedes Bresso in un confronto elettorale presentato da Giovanni FlorisCi sono voluti sette mesi perché la giustizia amministrativa "chiudesse" il contenzioso aperto fra Roberto Cota, confermato ora Presidente della Regione, e Mercedes Bresso, la sconfitta alle elezioni.
Resta l'aspetto penale per una lista "Pensionati per Cota", accusata di avere raccolto delle firme false per la presentazione della lista.
E' incredibile che in una democrazia possa passare un tempo così lungo, in una materia così delicata come quella elettorale, fra le elezioni e la fine della "guerra" dei ricorsi. Per un lungo periodo, strategico come deve essere un inizio legislatura, tutto è rimasto come sospeso fra "boatos" e la minaccia che «milioni di padani scenderanno nelle piazze...»
Bastava che le procedure d'urgenza, caratteristiche per materie così delicate, scattassero al posto di creare una commedia degli equivoci con carte da bollo, avvocati, schede prelevate per essere ricontate.
Gli "avversari" si parlavano a colpi di comunicato stampa, ma sotto sotto era passato l'accordo che consentiva alla Bresso di restare Presidente del "Comitato delle Regioni", come se non si capisse dell'esistenza di due atteggiamenti, uno pubblico e uno "da corridoio" fra i due contendenti.
Visto che si fa un gran parlare di riforma elettorale e di leggi sulla Giustizia, intanto qualcuno in Parlamento presenti una leggina con scadenze certe e precise che obblighino in casi come questo a chiudere in fretta e con chiarezza per evitare situazioni precarie di attesa, come è avvenuto in questi mesi sulla pelle dei piemontesi.

Occhio alle etichette

Il classico pugno comunistaE allora parliamone.
Mi diverte questo fatto che io, da parte di alcuni esponenti del centrodestra locale – naturalmente in contrapposizione con chi accarezza loro il pelo dalla parte giusta – venga indicato come un pericoloso "sinistro", insomma usando il termine giusto un "comunista".
Lo dimostrerebbero varie cose: tipo il fatto che sono stato europarlamentare eletto con lista apparentata tra UV e gli allora "Democratici" di Romano Prodi e anche il fatto che nel Governo D'Alema bis diventai Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Verrebbe voglia di entrare sul terreno analitico, argomento per argomento, ma preferisco fare qualche annotazione generale. Da ragazzo ho militato nella Jeunesse, ho simpatizzato su alcune battaglie sui diritti civili con i Radicali, sono stato iscritto sin da giovane all'Union e nella mia attività parlamentare, con tanti Governi, credo di aver lavorato più sui problemi concreti che sugli schieramenti.
Pensate, ad esempio, che la più importante riforma del nostro Statuto, risalente al 1993, l’ho fatta con il primo Governo Berlusconi con Ministro delle Regioni la nostra "bestia nera", il cuneese Raffaele Costa.
Da Presidente della Commissione Politica regionale e Trasporti nel Parlamento europeo mi sono confrontato serenamente con l’allora Governo Berlusconi e la stessa cosa ho fatto da Presidente della Regione.
Per cui oggi essere dipinto come un guastatore sinistrorso contro eventuali "grandi alleanze" con la destra (il centro di Pierferdinando Casini se n'è andato da tempo…) mi fa sorridere.
Perché il problema non è solo capire chi sei tu rispetto ai possibili alleati, ma chi sei tu "tout court". Ed io sono, da anagrafe, Luciano Emilio Caveri, valdostano, autonomista e federalista, che crede anzitutto nella "propria" posizione, sapendo che alleanze e amicizie sono preziosissime perché – piccoli come siamo – dobbiamo contare su un contesto di comprensione e simpatia, ma la base di partenza, lo "zoccolo duro" sono il nostro patrimonio di idee e di programmi e su questo si basa l'insieme dei rapporti.
Questo patrimonio pone un valdostano di fronte a necessità tattiche e strategiche, beninteso: così è sempre stato e il dialogo è indispensabile con tutti, ma la base di partenza del confronto sta nel ritenere il proprio interlocutore in buona fede e non "bollarlo" con facilità.
Io le mie etichette le conosco e disconosco quelle che, come un "pesce d'aprile", mi vogliono essere attaccate sulla schiena.

La Francophonie à Montreux

Uno scorcio dei 'sommets' a Montreux"Du 22 au 24 octobre 2010, la Suisse accueille à Montreux le XIIIe Sommet de la Francophonie. Y participent 3.000 personnes représentant les 70 Etats et gouvernements, de nombreuses organisations et réseaux partenaires, des organes de presse et des médias".
La notizia in sintesi è questa, ma nella realtà lo straordinario e variegato mondo della francofonia è già riunito da giorni a Montreux e non solo per il lavoro degli sherpa dei "decisori" della francofonia ma per le molte associazioni annesse e connesse.
Io ho partecipato al sommet di Bucarest in Romania nel settembre del 2006, dopo diversi incontri in tutte le sedi per cercare di sbloccare lo status attuale della nostra Valle di "invité spécial".
Un tema complesso, di cui mi sono occupato anche quando ero deputato: lo Statuto della francofonia - cerco di essere essenziale - consente la vera e propria adesione agli Stati e noi non siamo uno Stato. Non sarebbe stato eccentrico, come fa il Canada per il Québec, che l'Italia aderisse alla francofonia, consentendo alla Valle d'Aosta, in ossequio al principio del bilinguismo perfetto del nostro Statuto d'Autonomia, di partecipare al sommet a pieno titolo, entrando dalla porta e non dalla finestra.
Un giorno il Presidente Romano Prodi, a fronte di una mia qual certa insistenza mi chiese: "ma alla fine questa francofonia cos’è? Una specie di Commonwealth?". Spiegai a Prodi, non ottenendo alla fine soddisfazione di un impegno italiano nella francofonia (e lo stesso è valso, purtroppo, per gli altri Presidenti del Consiglio), che la francofonia era una "rete" che poteva essere interessante e utile anche per l'Italia: una finestra sul mondo che grazie alla Valle d'Aosta poteva prevedere, con delega governativa alla nostra Regione, una partecipazione italiana.
Avendo vissuto alcune esperienze, anche a livello di scambi su scala regionale, con colleghi provenienti da diversi Paesi del mondo, credo che il tessuto della francofonia sia riassumibile nella nota citazione "La Francophonie est un mode de pensée et d’action" di Léopold Sédar Senghor.
Per i valdostani - e bisogna farlo capire ai giovani, compresi i miei figli che ogni tanto sbuffano - il francese è una chiave di lettura unica per rapportarsi con il mondo attraverso una propria cultura d'appartenenza. Altri questa chance collettiva non ce l'hanno e ci rende, se ci crediamo e se ci impegniamo, più grandi di quel che siamo.

Un applauso alla morte

I funerali di Sarah ScazziGli applausi ai funerali - specie delle vittime di delitti di sangue - fanno orrore. Il silenzio è da sempre l'omaggio per i defunti, mentre questo virus dell'applauso è irriverente e specula sul dolore, tanto il morto non protesta.
Fa il pari con il trionfo della cronaca nera con le telecamere e i microfoni che se potessero farebbero l'endoscopia del cadavere, la diretta con lo stupro della morta, un bel primo piano del pozzo con il cadavere. Il dolore fa "audience" e fa contenti gli inserzionisti e i pubblicitari, gli unici rimasti a edulcorare la realtà del mondo, tanto che verrebbe voglia di viverci dentro.
La cronaca nera è regina, anche se sanguina, puzza, agonizza.
Si dice: lo chiede il pubblico.
Si ricorda: siamo tutti guardoni.
Si filosofeggia: esiste la libertà di scelta se vedere o no.
Così capita che gli assassini siano gli stessi che piangevano davanti alle telecamere con i cronisti-segugi, fatti fessi, che mai chiedono scusa perché per uno scoop (sai che roba...) venderebbero anche la mamma.
Un degrado morale e professionale, che finisce per essere giustificato perché tanto fa tutto schifo e la "monnezza", com'è noto, va messa nel prato del vicino.
Accà nisciuno è fesso...

Le reines in tv

Una reina durante il combat final della BatailleSono stato il primo telecronista delle "reines" in diretta televisiva: l'ho fatto in un'epoca ormai distante e devo dire che l'esperienza fu divertente e mi preparai meticolosamente. Vi assicuro che se il "combat" dura a lungo bisogna ricorrere a grandi espedienti dialettici...
Chiesi anche suggerimenti a mio papà, che spesso correva al capezzale delle "reines" come veterinario e che riteneva che fossero proprio gli squilibri ormonali, che spesso creano loro grossi problemi ovarici, la ragione per la quale le "regine" sono dominanti in una mandria. Per cui se le fai battere fra di loro sono scintille e di questo, in chissà che epoca del Neolitico dopo l'addomesticamento della mucca autoctona, gli antichi valdostani si accorsero per usarlo per il loro divertimento e queste sfide hanno attraversato i millenni.
Noi, modernamente, le portiamo anche in televisione e la trasmissione si chiamerà "Combat final".
Così RaiVdA vi proporrà una lunga diretta su preparativi e retroscena domenica 24 dalle ore 9.45 alle 11.30 (la Redazione prevede, invece, collegamenti con i telegiornali ed una diretta dalle ore 18 alle 19, sempre su Raitre), mentre martedì 27, poco prima delle ore 20, ci sarà uno "speciale" televisivo riassuntivo dell'edizione 2010.
L'appuntamento con le "reines" è una di quelle manifestazioni rassicuranti, da cambio stagione, che scandiscono la nostra vita.

Meno male che il Purgatorio c'è

Una stampa di Gustave Doré del Purgatorio della Divina CommediaL'Italia è un Paese bizzarro anche in politica. Un esempio su tutti: fu il celebre politico democristiano Aldo Moro ad inventare la definizione "convergenze parallele", che è un’espressione artistica non letterale, perché ovviamente se una cosa è parallela come diavolo fa a convergere?
Altro esempio che farebbe accapponare la pelle agli studiosi di diritto parlamentare è "opposizione costruttiva", che puzza lontano un miglio di quell'espressione napoletana assurta a simbolo nazionale, l'"inciucio". Nelle democrazie classiche "tertium non datur", vale a dire che sei in maggioranza o sei all’opposizione, non esistendo una terza via.
Su questo riflettevo ieri nell'aula del Consiglio Valle, mentre Alpe e PD chiedevano di capire se alla fine il PdL fosse una forza di maggioranza o di opposizione. L’intera discussione - ormai i miei neuroni sono stremati - l'ho trovata kafkiana.
In fondo l'unico esempio che mi viene in mente è quel del Purgatorio, nato come è noto tardivamente nella religione cattolica e avversato dai protestanti che ne contestano la fondatezza. Il grande storico francese Jacques Le Goff, autore di un libro magistrale sul tema, così riassumeva l’argomento: "E' convinzione diffusa che il Purgatorio sia sempre esistito, ma non è affatto così. Esso ha preso forma nella seconda metà del XII secolo. In precedenza, pensando all'aldilà, gli uomini immaginavano solo due luoghi antagonisti, l'Inferno e il Paradiso. A poco a poco, ha poi iniziato a delinearsi una realtà intermedia, la cui funzione era quella di consentire la purificazione delle anime prima dell'ingresso nel Paradiso. Il Purgatorio, quindi, non è nato all'improvviso e già definito nelle sue caratteristiche. E' piuttosto il risultato di una lenta e progressiva maturazione legata a un insieme di cambiamenti intervenuti nelle credenze e nei comportamenti degli uomini del Medioevo".
Ecco, direi che in fondo la posizione attuale del PdL valdostano, mentre si avviano le attese trattative, è quella di un'anima piazzata in Purgatorio e che la preghiera e la grande bontà di Dio possono portare in Paradiso.

Non è solo questione di dimensioni

Ho di fronte a me un regalo che è stato dato ai partecipanti di “Portes Ouvertes” delle Regioni europee, manifestazione tenutasi all’inizio di questo mese.
Si tratta di una grande carta geografica dell’Unione europea, con la particolarità di avere, accanto alla tradizionale ripartizione nei 27 Stati membri, anche una ripartizione per Regioni in ciascun singolo Stato.
La prima impressione d’insieme riguarda i punti “bianchi”, cioè gli Stati sul Continente europeo, che non sono ancora comunitari, come la Svizzera e gli Stati balcanici. Appare evidente come questa sia ancora una sorta di anomalia da superare.

Bon de chauffage

Le antiche bombole a gasRivangare il passato non serve a niente. Certo sulla vicenda dei "buoni benzina" resta l'amarezza del fatto che, a parte la perdita che scoccia a tutti, lo Stato non abbia fatto la sua parte.
Spettava, infatti, anzitutto al Parlamento l'abrogazione della norma della legge 3 agosto 1949 n.623 che prevedeva i "buoni" in attesa della applicazione dell'articolo 14 del nostro Statuto sull'istituzione della "Zona franca".
Gli amministratori valdostani, adempiendo ad un obbligo posto dalle autorità comunitarie, si sono assunti un compito sgradevole e a Roma, invece, hanno fatto finta di niente e questo ancora oggi grida vendetta. Sapendo, oltretutto, che la "Zona franca", per la quale la Giunta regionale ha dato una consulenza per verificarne la fattibilità, poteva essere posta in correlazione con l'abolizione dei "buoni" se non fosse stata messa in un cassetto la proposta, già in passato avanzata in Commissione paritetica, di una norma d'attuazione che almeno semplificasse le procedure per una sua eventuale applicazione.
Ora il "bon de chauffage", nato non come automatica sostituzione ma come una forma risarcitoria, limitata ad un contributo per famiglia (e non per patente e autoveicolo, come i vecchi buoni) e a cifra più meno dimezzata, dopo un anno di erogazione per tutti, subisce una limitazione per reddito.
Scelta che si scontra contro il vecchio tema di "furbi" che evadono le tasse e ripropone quell'articolo 13 dello Statuto che, in epoca di federalismo fiscale, potrebbe avere un suo perché, opportunamente modernizzato. Il testo dice: "Ai fini dell'accertamento delle imposte dirette erariali, gli uffici finanziari dello Stato nella Regione comunicano alla Giunta regionale la lista dei contribuenti che, domiciliati nella Valle, possiedono redditi tassabili al loro nome mediante ruolo.
La Giunta esamina la lista, la completa e la rettifica, aggiungendovi coloro che furono omessi e che vi dovevano essere compresi e cancellandone coloro che per qualsiasi causa vi furono indebitamente iscritti o che per motivi sopravvenuti ne debbono essere esclusi.
Delle variazioni introdotte la Giunta deve indicare la ragione"
.
Una norma ricca di assunzione di responsabilità.

La forza della televisione

Praticamente infinita l'offerta di canaliAppartengo ad una generazione che ha visto nascere e svilupparsi la televisione e ad una certa età - per i casi della vita, ma con una scelta fatta da ragazzo - mi sono ritrovato a farla e anche nei molti anni di politica a tempo pieno ho sempre guardato alla televisione (ed alla radio) come il mio mestiere.
Oggi le televisioni (il plurale è d'obbligo) sono così tante da far venire il capogiro fra digitale terreste, satellite e web. L'offerta, che seguo con curiosità professionale, è incredibile rispetto ad un'infanzia da monopolio della televisione pubblica!
L'Auditel - il sistema di rilevamento degli ascolti televisivi - conferma in Valle, pur con la limitatezza del campione, la forza dell'informazione e della programmazione locale, pur relegata in una rete, "Rai3", che apre sul regionale semplici finestre. E sapendo che per certe produzioni - penso alla diretta delle "Reines" in questa domenica - dipendiamo da mezzi esterni, perché Aosta non ha più un pulmino per le riprese.
Eppure l'interesse per una televisione regionale persiste e anzi in epoca di mondializzazione non è venuta meno la penetrazione della dimensione locale, di cui la televisione sa essere interprete. E' interessante come "Sky", fiutando l'aria, inizi a proporre canali di importanti televisioni regionali.
Da noi questo impegno o è in capo al servizio pubblico o non c'è privato che tenga per la dimensione ridotta del mercato pubblicitario e per i costi di copertura di un territorio montano.

Marrons glacés...

Marron glacé di stagioneOgnuno ha la sua concezione del piacere: io trovo che, in questo periodo dell'anno, i "marrons glacés" appartengano all'aspetto consolatorio della vita.
Naturalmente bisogna fare attenzione: ci sono un sacco di fregature e il vero "marron" lo riconosci dalla sua consistenza e da una specie di "seme" al suo interno (immagino che il termine sia sbagliato ma ben rinvenibile). Segnalo, nel solco della genuinità, le rimarchevoli "creature", dolce "sabaudo" per eccellenza, del "maestro" pasticciere Mauro Morandin.
Grande alimento la castagna, che ha nutrito generazioni di valdostani e che oggi diventa prelibatezza, mentre un tempo era sopravvivenza.
Non a caso la toponomastica "parla" con le definizioni dei luoghi di questa sua presenza.
Scriveva, qualche anno fa, Saverio Favre: "A Challant-Saint-Victor troviamo la frazione Châtaignère il cui significato di zona ricca di castagni, castagneto, è facilmente ravvisabile. Sempre nella bassa Valle, sono attestabili nomi di luogo riferiti a varietà di castagni, quali Ohtèn, Grossì, Grignolén, Ferla (castagno selvatico), Risàn, Risan-èi (con suffisso collettivo); o a varietà di castagne, quali Ohtèntse, Grignole, Hélée (da herle, castagne selvatiche), Frioula (castagna bollita con la buccia), Denohtse, Piombés (piombéze sono tipi di castagne), Risan-e. A Hône ne sono state documentate altre qualità (anche se non in toponomastica), come goyette, boun-ènte, verdéze, péaquine. Altre, come per esempio groussére, marroneyse, donnastche, sono citate da Zanolli che, in documenti del Fondo Vallaise risalenti al XIV secolo, ha ravvisato nomi di castagni in veste di toponimi: Verdés (Lillianes); In Valle Grosserii (Vallaise); Lo Rossanet (Tour-d'Héréraz)".

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