October 2010

La famiglia che cambia

Il cast di Modern Family, il pluripremiato telefilm su una famiglia molto allargataUno dei passe-partout della politica odierna in Italia è la "famiglia". In ogni discorso o programma, il riferimento non manca mai e il linguaggio immaginifico nasconde una realtà complessa.
La ragione è semplice: il termine ha una sua vaghezza, perché dalla parte più conservatrice a quella più progressista (come invecchiano certe definizioni!) ognuno ha in mente la "sua" di famiglia. Per altro, guardando una larga parte della classe politica - e io non mi chiamo fuori - si vede che anche nel privato dei politici, com'è normale che sia, esistono situazioni diverse dalla modellistica classica del passato.
Certo talvolta e per alcuni questo crea anche umoristici "effetti paradosso" quando le cose dette in pubblico sono difformi dal comportamento nella vita privata o quando esistono situazioni insincere di semplice facciata («diffidare dei politici bugiardi!»).
Se una volta era "allargata" (tanti fratelli, nipotini e affini vari), oggi la famiglia è diventata "nucleare" (si è "ristretta" la famiglia), ma alla famiglia "normale" si è affiancata  quella "di fatto", spesso a geometria variabile a seguito di separazioni e divorzi o con convivenze che sostituiscono il matrimonio e bisogna tener conto delle coppie con diverso orientamento sessuale uscite allo scoperto nella società.
Su questi fenomeni di nuovi equilibri e trasformazioni che mutano il concetto tradizionale di famiglia, la Valle d'Aosta è ben presente con statistiche che parlano da sole. Questi cambiamenti implicano approcci nuovi e diversi perché la politica e l'amministrazione non vivono nell'iperuranio ma operano qui ed oggi.
Far finta che la famiglia sia solo quella sorridente e patinata "alla Mulino bianco", che si presta per altro a colossali prese in giro, sarebbe una rappresentazione distorta dei fatti.

La prevalenza del macabro

Michele Misseri, lo zio assassino di Sarah ScazziLa morte di Sarah Scazzi, la ragazza pugliese uccisa dallo zio, ha dimostrato il degrado del giornalismo, se mai ce fosse stato bisogno. Vi prego di leggere agenzie e articoli e datevi un pizzicotto: purtroppo non sognate.
Per settimane, come per analoghi casi di cronaca ("Caso di Cogne" docet), certi cronisti o presunti tali hanno scavato nel fango alla ricerca quotidiana di particolari scabrosi.
Se il "dossieraggio" fa ribrezzo e le recenti vicende de "Il Giornale" mostrano la confusione fra il giornalista e il supporter politico, la trattazione senza ritegno di un caso che riguarda una minorenne avviene senza nessuna accortezza e in spregio ad elementari regole deontologiche.
Si insegue il particolare macabro e scandaloso, tipo la violenza carnale effettuata dallo zio sul cadavere della nipote, dopo averla strangolata e anche la tecnica di strangolamento viene raccontata senza risparmiarsi nei particolari.
Nella rudezza dei fatti, questi particolari arricchiscono il racconto o mostrano semmai un inutile comportamento da guardoni nel nome del diritto di cronaca?
Intendiamoci: solo nelle dittature - esemplari le note di suo pugno di Benito Mussolini - si cancella la cronaca nera per evitare "brutte notizie", ma amplificare la cronaca nera è altrettanto grave, specie se giornali e telegiornali si sfidano alla rivelazione più scottante, sbattendo la storia in prima pagina.

La forza della coerenza

Il federalismo fiscale, un puzzle di difficile soluzioneQuesto federalismo fiscale mi sembra una gran confusione e irto, alla fine, di rischi per la nostra autonomia finanziaria e apre serie riflessioni sul ruolo futuro della negoziazione con lo Stato.
Sia chiaro che i valdostani possono e anzi devono avere amici, ma l'amicizia non vuol dire vendersi e stipulare rischiosi "patti di sangue" nella speranza di ottenere vantaggi. Sul lungo periodo il compromesso può diventare compromissione e l'abbraccio può diventare una stretta mortale.
L'Autonomia speciale è un insieme di istituzioni e un ordinamento giuridico in cui dobbiamo credere fortemente, sapendo quanta fragilità ci sia in un'Autonomia "octroyée" e per questo vorremmo un nuovo assetto "politico" federalista, unica garanzia per i nostri destini. E anche su questo terreno - la famosa svolta federalista per ora buona per tagliarci i fondi - dobbiamo essere ben certi che il lupo non si sia solo travestito da agnello per sbranarci.
La nostra Valle ha bisogno di difensori sinceri in una logica vasta e condivisa, perché quel che importa non sono le singole personalità - ciascuno di noi passa il testimone alle future generazioni - ma una logica collettiva che deve lavorare per avere una comunità forte e coesa, che sappia essere sospettosa con chi non merita fiducia.
Per questo bisogna evitare confusioni su chi siamo e dove vogliamo andare: mai potrebbe essere accettata una logica colonialista in cui la povera "tribù valdostana" (è chiara l'ironia?) deve inchinarsi a chi, di volta in volta, comanda in Italia, altrimenti andrebbe a catafascio tutta una battaglia condotta dai nostri padri fondatori.
Si tratta della forza della coerenza.

Il freno a mano e nulla più

Gianfranco Fini in Consiglio ValleGianfranco Fini è venuto in Consiglio Valle in un periodo per nulla banale per la sua storia politica. Come noto, è stato cacciato dal PdL e ha fondato un suo partito. Di qui l'interesse che suscita ogni suo intervento, come dimostrato anche ad Aosta con gran seguito di giornalisti e troupe televisiva.
Fini è intervenuto a chiusura degli interventi in Consiglio non raccogliendo né gli spunti sui temi istituzionali più propriamente valdostani e neppure rispondendo a chi - con evidente gaffe - si era rivolto a lui come esponente politico o addirittura governativo e non come Presidente della Camera.
La logica del lungo discorso sul federalismo in Italia è stata: «bisogna tirare il freno a mano sul federalismo fiscale». Una presa di distanza dalla posizione leghista condita naturalmente da riferimenti più ampi alla prospettiva federalista in Italia in termini certamente interessanti ma da convegnistica.
In fondo, per l'uditorio politico valdostano, c'è stata un'evidente delusione perché la Valle d'Aosta è stata citata solo in modo fuggevole e su argomenti tutti parlamentari - come l'intesa per la riforma dello Statuto - il silenzio è stato totale.
Peccato.

Ci vorrebbe una legge

A Silvi, in provincia di Teramo, mettono i cartelli stradaliCi sono storie infinite che vanno e tornano nel tempo, anche se mutano rispetto a condizioni e circostanze.
E' il caso della prostituzione nella zona Champagne di Verrayes, dove tra breve la giusta scelta del Comune di predisporre un sistema di videosorveglianza, aggiungerà ad una lunga saga un nuovo capitolo, quello della modernità. E nessuno sorriderà alle telecamere...
Una ventina di anni fa, ricordo che un Comandante della Tenenza di Saint-Vincent rispose ad una accorata lettera dell'allora sindaco di Verrayes con uno sberleffo, che pagò caro, che suonava tipo «l'offerta c'è perché c'è la domanda anche da parte di molti suoi concittadini».
Fu una risposta sbagliata ad un problema incancrenitosi in zona nei decenni con l'affiancarsi di tipologie differenti: prostitute "singole" con o senza protettori, ragazze di colore che salivano in treno da Torino "inquadrate" da connazionali e poi giovani dell'Est buttate sul marciapiede vittime di un racket.
Ab origine c'è stata la mancata revisione della legge Merlin che chiuse giustamente i bordelli nel 1958 senza però soluzioni diverse per omissione del Parlamento. In più è venuta meno la possibilità - come svuotare il mare con un cucchiaino - di dare il foglio di via alle "professioniste" che risiedono ormai qui o persino si sposano con soluzioni di copertura.
Insomma: siamo ad un passaggio, l'ennesimo, ma il problema di fondo - la prostituzione per le strade è una vergogna e c'è la necessità di metter mano ad una legge ormai anacronistica - resta irrisolto in Italia per perbenismo e pruderie, mentre basterebbe guardare alla legislazione di buona parte dei Paesi europei.

Lo spopolamento come insidia

La folla nel borgo di Bard durante Marché au FortBard è uno dei paesi della Valle a rischio sopravvivenza come realtà amministrativa. Certo non esiste una legge che preveda un numero minimo di cittadini sotto il quale un Comune debba chiudere i battenti, anche se prima o poi avverrà. Ma il collasso demografica è un fatto palpabile, al di là degli aspetti burocratici.
Il colossale investimento sulla fortezza non ha per ora invertito il crollo della popolazione reale nel paese (molte residenze sono infatti sulla carta) e neppure ha fermato quella crisi nelle nascite che finirebbe, con l'ineluttabile invecchiamento della popolazione, per estinguere in modo implacabile una comunità.
Ci riflettevo a fronte di un borgo vivissimo in occasione dell'affollato "Marché au Fort", felice iniziativa ideata alcuni anni fa, che raccoglie una forte partecipazione in una stagione autunnale che si presta all'enogastronomico e alle sue eccellenze. E questa stessa riflessione vale per il flusso delle visite al complesso del Forte e alla corrispondente risposta ancora insufficiente - tranne meritevoli casi, quale lo straordinario albergo "Ad Gallias" - nelle attività commerciali nel borgo sottostante.
Non ho ricette particolari: il pubblico ha già molto investito, forse la gestione del forte deve tener conto di più dei pochi imprenditori attivi, ma per il resto spetta alle leggi del mercato e dell'economia riuscire o meno a ricreare le condizioni del necessario ripopolamento.
Oggi scrivo di Bard ma ci sono altri Comuni in cui suona l'allarme natalità.

"Caleidoscopio" sull'alluvione

Michela Ceccarelli, new entry nello staff di CaleiodoscopioPer mia colpa, non ho sinora annunciato la ripresa per radio, ogni martedì su "Radio1" dopo la "Voix de la Vallée" negli spazi di "RaiVdA", di "Caleidoscopio".
Lo faccio volentieri per segnalare la trasmissione monografica e a copertura, raddoppiando i consueti spazi, delle due parti, nell'arco fra le 12.30 e le 14, della programmazione nel palinsesto radiofonico di martedì 12 ottobre.
Era un fatto dovuto a ricordo dell'anniversario del decennale dell’alluvione che colpì la nostra Valle nell’ottobre 2000 con vittime e gravissimi danni.
Conduttore e autore di questa edizione, di cui in parte continuo ad occuparmi anch'io, è il giornalista Christian Diémoz
Nella trasmissione ascolterete i racconti sugli avvenimenti dell'allora Presidente della Valle, Dino Viérin, e del Vescovo di Aosta, Monsignor Giuseppe Anfossi. Saranno anche trasmessi testimonianze e brani scelti tratti dal documentario televisivo realizzato da Sonia Charles e da me, che verrà trasmesso il 19 e il 20 ottobre su "Raitre" e che lo stesso Diémoz recensirà in trasmissione, mentre la nuova collaboratrice Michela Ceccarelli racconterà dell'esposizione multimediale sull'alluvione allestita presso la "Cittadella dei giovani" ad Aosta.
Nel programma ci saranno anche i ricordi di Massimo Boccarella del Telegionale della Valle d'Aosta sull'impegno del servizio pubblico e di Eugenio Pavetto per l'emittenza radiofonica privata. Infine sentirete l'intervista due elementi (Gianluca Chamonal e Daniele Iacomini) dei "Los Bastardos", il gruppo musicale valdostano che portò il dramma fuori dai confini della Valle con un brano e un video.
Una puntata che vuole costituire, soprattutto, un contributo per il ricordo di un avvenimento storico.

Il mondo in carne ed ossa

Il film "The Social Network" di David Fincher, di cui ho letto le anticipazioni, disegna i lati oscuri dei creatori del sistema, in particolare di Mark Zuckerberg.
In attesa di vedere il film, che squarcia un velo su vicende interessanti, ciò mi consente di tornare su questo diffusissimo mezzo di comunicazione su Internet che spopola anche in Valle con la creazione di lunghissime e varie "catene" in cui si incrociano migliaia di nostri concittadini.
Preciso che una sorta di mio profilo presente su "Facebook" non l'ho messo io, ma un signore scandinavo che non conosco.

Son due piccoli porcellin...

Daniela SantanchéL'altra sera a Bruxelles chiacchieravamo con Sergio Cofferati, oggi parlamentare europeo assai presente (troppi parlamentari europei italiani sono assenteisti cronici), dei rischi incombenti di crisi che gravano su altri Paesi dell'Unione europea dopo la Grecia, che è ancora sotto shock per la batosta e la sua raggelante conseguenza sulla società intera.
Trovo che questo genere di chiacchiere "à bâtons rompus" abbiano il pregio di scavare nelle cose al di là dei discorsi ufficiali a livello europeo, spesso deludenti perché terribilmente ripetitivi in un ritmo sincopato, prevalentemente un vero e proprio aggregato di slogan. Per questo in sede europea ci vuole poco per fare bella figura, basta uscire dagli schemi prefissati e ogni intervento diventa interessante per uditori stremati dall'uniformità di discorsi fatti con lo stampino e la tremenda tecnica del "copia&incolla" grazie al materiale "predato" su Internet. Fantastica la sottosegretaria Daniela Santanché che al Comitato delle Regioni, durante un seminario, ha letto - senza battere ciglio (per altro finte, come il resto) - ampi stralci di un articolo sulle Euroregioni scritto qualche anno fa.
Ma dicevamo della crisi degli Stati e del loro sistema economico-finanziario: in prima fila ci sono, purtroppo per loro, l'Irlanda ed il Portogallo che - ciascuno con la propria storia - si apprestano al peggio e ci sono altri Paesi, come Romania e Bulgaria, che forse hanno i conti pubblici ancora peggiori e dunque sono "pigs" (maiali) nell'elegante definizione comunitaria, ingenerosa nei pregiudizi che gravano sul povero "porco".
Un loro eventuale tracollo farebbe ripiombare l'Europa in uno stato di forte apprensione, sapendo quanto già con le vicende greche - lo ha di recente confermato il Ministro Giulio Tremonti - si fosse giunti sull'orlo del burrone.

La politica e il Lotto

Un biglietto del lotto piuttosto famosoCosa si agita nella politica valdostana? Sono in tanti che me lo chiedono, considerandomi benevolmente un "addetto ai lavori" e dunque addentro alle segrete cose. Inutile dire che il tema è il Popolo della Libertà e l'ingresso in maggioranza del centrodestra. Un cambio in corsa rispetto agli accordi elettorali di due anni fa, che allargherebbe il perimetro dei sostenitori del Governo regionale.
Certo è troppa gentilezza (per carità!), pensare che dal mio angolino capisca che cosa stia succedendo. Ci sono incontri romani, feste a Torino, cene strategiche, patti vari: un movimentismo appassionante e bisogna avere l'occhio attento per seguire tutto ciò e sistematizzarlo.
Le persone più dei partiti stabiliscono scenari e non me ne stupisco, ma non capisco la logica crepuscolare e quasi romantica da "gioco delle coppie".
La luce del sole, non avendo a che fare con vampiri, non penso spaventi nessuno. Questo consentirebbe chiarezza tra chi è dentro e fuori, chi è degno e indegno, chi è fedele e infedele nel nome della logica dei numeri, che in politica come nel gioco del Lotto non sono per nulla banali.
Cosa uscirà sulla ruota di Aosta?

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