September 2010

Elogio del voltagabbana

Il "voltagabbana" è una maschera molto umana.
Esiste dappertutto e attraversa tutte le culture. E' stato descritto da migliaia di scrittori ed è facile incontrarlo nella vita di ogni giorno e nel corso della nostra esistenza - se tenessimo i nomi scritti in un quadernetto - ci sarebbe di che stupirsi per la numerosità dei soggetti.
Noi spesso dimentichiamo, mentre il voltagabbana - che quando ti incontra sorride ed è affabile quasi in modo esponenziale rispetto alla coda di paglia - ha ben presente la mappa del proprio percorso fatto di balzi, avanzamenti, arretramenti, ma in genere non se ne preoccupa, avendo nel tempo e nelle sue azioni perso ogni pudore. Anzi, conosco voltagabbana che si muovono con invidiabile levità sul palcoscenico della vita (e della politica valdostana), come se fossero delle api intente a prelevare il meglio da ciascun fiore che capita loro a tiro.

Il nostro acciaio

Il retro dello stabilimento della Cogne acciai specialiLeggendo il libro "Acciaio", successo estivo della giovane Silvia Avallone, che incrocia le storie di alcune famiglie di un quartiere operaio con il gigantesco stabilimento siderurgico di Piombino, viene un qual certo dispiacere che nessuno abbia mai scritto nulla di simile sulle vite che, generazione dopo generazione, si sono succedute attorno alla "Cogne" di Aosta, magari con descrizioni ancora più efficaci di questa città nella città e forse con quella storia umana - fatta di testimonianze che se ne vanno con il tempo - che nessun museo potrà mai rendere del tutto.
La "Cogne" è stata per molto tempo il marchio distintivo di Aosta: quasi ogni famiglia aveva in casa un operaio, un impiegato o un dirigente (tre miei zii han lavorato lì), alcuni quartieri della città "erano" la Cogne, che accompagnava le persone dalla culla alla tomba con una sorta di società parallela fra presenza aziendale, mutuo soccorso, ruolo dei sindacati, attività scolastiche e dopolavoristiche, persino le malattie derivanti dalla rudezza del lavoro appartenevano a questo mondo. La fabbrica, con i suoi fabbricati e le sue sirene, i suoi rumori e odori, i fumi e le polveri e l'andirivieni di una massa di persone imprimeva la sua presenza negli spazi fisici e nella società che si impregnava delle culture della fabbrica, compresa la politica che ha fatto i conti con "quella" presenza, seguendone successi, crisi e ristrutturazioni.
Il paesaggio era pieno della "Cogne": pensate ai treni e trenini, alle teleferiche e alle centrali elettriche, alle miniere di Cogne e La Thuile, attraverso i cicli dell'economia, l'evoluzione tecnologica e pure i cambiamenti dell'architettura.
Per molti valdostani di oggi quei muri di cinta e quegli enormi capannoni, che ospitano cicli produttivi spettacolari e stupefacenti per chi li veda per la prima volta, sono diventati silenti e non comunicano più come in passato.
E' un peccato che ciò avvenga perché quella fabbrica è stato un pezzo importante di storia e un crocevia di tante esistenze.

I pro e i contro dell'elettrificazione

Il passato ed il presente della ferrovia valdostanaNon ho mai visto il più recente dei progetti di elettrificazione della linea ferroviaria "Aosta-Ivrea", dove, finita l'era del carbone, viaggiano da sempre solo treni diesel. Progetti, se ho ben capito, che sono già stati inviati per un parere ai Comuni interessati.
In assenza di una norma d'attuazione sulla ferrovia, per ora bloccata da troppo tempo (potrebbe finalmente sbloccarsi venerdì) assieme ad altri cinque decreti legislativi in attesa del voto da parte del Consiglio dei Ministri che conclude la procedura, è difficile immaginare un eventuale intervento regionale sull'infrastruttura, per ora in capo di fatto allo Stato.
Per altro, credo che sia fondamentale capire i principali problemi della scelta di elettrificare. La trazione elettrica ha dei vantaggi nelle prestazioni, nell'uso di un'energia di cui disponiamo, ci sono molti mezzi sul mercato, non c'è inquinamento e vi è una bassa rumorosità. Da Ivrea in poi la linea è già elettrificata e un giorno verrà in cui i treni con motori diesel non potranno più entrare nel sistema ferroviario di Torino.
Per contro, i costi di adeguamento della linea, specie delle gallerie e in particolare delle gallerie fra Saint-Vincent e Montjovet, sono elevatissimi e l'impatto delle sottostazioni elettriche sul nostro territorio non sarebbe banale. Aggiungerei che vanno ricordate sia le pause nell'esercizio dovute a problemi di manutenzione degli impianti che la "terra di nessuno" (chi paga?) tra la fine del territorio valdostano e Ivrea, dove il ponte sulla Dora e la galleria urbana creano grossi problemi nella possibilità reale di elettrificazione.
Per questo si era pensato di riflettere bene su costi-benefici dell'elettrificazione senza escludere l'utilizzo di treni "bifuel", diesel e elettrici (io ho viaggiato su di un "Bombardier"), che consentono di scegliere il tipo di alimentazione dei motori a secondo della necessità, schiacciando solo un pulsante.
Spero che ci si possa confrontare sul tema e sarò ben lieto di scoprire che certi miei dubbi, frutto di approfondimenti, possono essere superati.

Viva il somaro!

Un simpatico asinelloI lettori che mi seguono sanno la mia curiosità per il ritorno e la diffusione del lupo in Valle. Ho annotato qui le draconiane scelte vallesane di abbattere lupi dimostratisi particolarmente voraci verso le greggi e la linea dura antilupo annunciata da Nicolas Sarkozy in persona nelle Hautes-Alpes.
Mi incuriosisce ora la notizia che arriva proprio dal Vallese e che annuncia la ricerca spasmodica di duecento-trecento cani pastori a difesa di pecore (uno ogni trecento-cinquecento animali) e di bovini (uno per mandria),
Un sito svizzero specializzato precisa: "Un chien de protection est un grand chien vigoureux qui peut peser de 30 à 70 kg (chien Montagne des Pyrénées, berger de Maremme, Saint-Bernard). Celui-ci vit au milieu du troupeau de moutons et peut tenir tête à un loup ou même à un ours. Les bergers équipent souvent leurs chiens de colliers munis de pointes qui les protègent contre une morsure au cou lors d'un combat éventuel avec un grand prédateur.
Pour qu'un tel chien de protection apprenne à vivre avec les moutons, il doit être intégré dans le troupeau très jeune, avant l'âge de quatre mois. Le jeune chien établit ainsi une forte relation sociale avec les moutons"
.
Il capitolo seguente è irresistibile e consiglia, in alternativa al cane, l'asino (come non pensare allo spassoso "Ciuchino" di "Shrek"!), le cui doti sono così illustrate: "Les ânes voient, entendent et sentent très bien. Grâce à ces dons, ils peuvent facilement repérer un agresseur. En criant et en découvrant leurs dents, ils poursuivent les intrus et essaient de les mordre ou de les frapper. Les cris d'un âne s'entendent à plusieurs kilomètres".

Lo sblocco delle norme di attuazione: un atto dovuto

La sede della Corte dei Conti di AostaSono sei i decreti legislativi finalmente all'esame del Consiglio dei Ministri su materie importanti, come si evince dai titoli:

  • Istituzione di una Sezione di controllo della Corte dei conti;
  • Archivi storici;
  • Trasferimento di funzioni degli Uffici periferici del Ministero della salute sui controlli veterinari;
  • Trasporto ferroviario;
  • Edilizia residenziale pubblica;
  • Trasferimento di funzioni concernenti medicina e sanità penitenziaria.

La fine dell'iter, previsto dall'articolo 48 bis dello Statuto di cui fui autore materiale nel 1993, non può che essere salutata con favore da chi, come me, è membro della "Commissione Paritetica Stato-Regione", costituita un anno fa. La conclusione del percorso delle norme è un un atto dovuto per norma di rango costituzionale e non ovviamente di un piacere fatto ai valdostani da Tizio o Sempronio. Nella Paritetica con me, per parte regionale, ci sono Renato Barbagallo ed Adolfo Angeletti, mentre la parte statale è rappresentata da Carmine Volpe, Dario Frassy e Luigi Melica
Il lavoro sui testi è stato intenso e faticoso, il confronto serio e talvolta concitato e spiaceva che si fosse creato, alla fine di questa nostra attività e dopo il "sì" del Consiglio Valle, un blocco che aveva ingiustamente "fermato" le norme, ora - come abbiamo spiegato - pronte per la loro pubblicazione.
Le norme d'attuazione sono importantissime e fondano un'autonomia dinamica e progressiva, sapendo che - in attesa di un nuovo Statuto - quello attuale e l'armonizzazione della legislazione statale con il nostro ordinamento vanno sfruttati al massimo perché ne va del nostro, pur imperfetto per un federalista, sistema istituzionale. Senza il quale saremmo una abbandonata Provincia piemontese...

P.S.:dalla lettura del comunicato stampa della Presidenza del Consiglio parrebbe che non siano stati varati due dei sei decreti, quelli su veterinari e archivi storici (quest'ultimo sarebbe un vero peccato). Non ne conosco le ragioni, ma ne scriverò appena avrò notizie.

L'immagine allo specchio

Lo specchio, croce e delizia per moltiCapita d'incontrare persone che non vedevo da tempo.
Non mi stupisco che siano proprio i segni del tempo, su di loro come su di me, ad incidere. L'immagine giovanile di noi e degli altri è un fantasma gioioso che vive con i ricordi ed è un sentimento diffuso per chiunque, "anta" dopo "anta" attraversa i decenni che passano, chiedersi nel riflesso di uno specchio chi sia quella persona lì nel vetro, come se si trattasse di un ladro della tua vera identità, quella dei tuoi vent'anni.
Ma non è quello: quel che colpisce in alcuni - e non solo donne - è una certa fissità d'espressione del viso, una sorta di incassamento degli occhi, labbra esagerate e tumide. E' in certi casi ritrovi un volto reso innaturale da non so quale tecnica nella rispettabile speranza, alla Dorian Gray, di non invecchiare.
Un amico chirurgo estetico mi raccontò del suo lavoro e di cosa significhi rimodellare il volto di una persona sfigurata in un incidente, di cosa voglia dire nascondere una cicatrice o una bruciatura, ma mi ha anche raccontato del desiderio di assomigliare ad una diva, del capriccio di un seno debordante, della paranoia di un naso perfetto.
Ho osservato in passato in Parlamento colleghi con parrucche o improbabili coloriture delle chiome, con scarpe con la zeppa, con dentature surreali, come prezzo da pagare all'immagine. Tutto legittimo, per carità: sono vezzi innocui da che mondo e mondo e ci sono storie avvincenti sin dall'antichità. Ma la chirurgia ha qualcosa di nuovo: direi che pretende la perfezione, altrimenti è un disastro fatto di occhi asimmetrici, palpebre cadenti, sorrisi sempre esposti, pelli tirate come tamburi.
C'è da rimpiangere i visi vissuti.

Nuvole scure sui nostri Comuni

Nubi nere sui ComuniSi chiama "federalismo fiscale municipale": lo schema di decreto legislativo, varato dal Governo Berlusconi, ha già avviato il proprio percorso in vista della sua approvazione definitiva.
Per i Comuni valdostani, che godono da anni di un "nostro" federalismo fiscale che trasferisce somme cospicue, costanti e sinora crescenti, in un quadro di un "nostro" "Patto di stabilità", i paletti fissati dalla riforma sarebbero stravolgenti e punitivi, altro che la manovra finanziaria estiva!
Questa controriforma dovrebbe passare attraverso apposite norme d'attuazione, ma il cui spazio di manovra è nell'attuale testo delimitato da confini ben definiti senza possibile discrezionalità.
Sembra un argomento tecnico ma non lo è affatto: emerge la volontà di approfittare del federalismo fiscale per ridimensionare anche le risorse finanziarie che hanno consentito al nostro sistema comunale di prosperare, specie in epoca di batoste e di dimagrimenti per i Comuni in Italia, capri espiatori delle manovre draconiane di rientro dal debito pubblico. Basta comparare bilanci e piante organiche, ma anche gli emolumenti degli amministratori, con i Comuni del vicino Piemonte per capire che siamo un'"isola felice", oggi assediata dalla foga livellatrice. 
Con Quinto Orazio Flacco"Il favore di un amico potente lusinga l'inesperto; chi ne ha esperienza lo teme".
Espressione perfetta per chi, sincero autonomista, crede nei propri diritti e non nella politica rischiosa del "cappello in mano".

L'omissione delle sole iniziali

Un esempio di utilizzo pratico delle iniziali"Ubriaco fermato dopo aver causato un grave incidente stradale". "Padre condannato in tribunale per molestie sessuali alla figlia". "Due arrestati per spaccio di droga". 
La "cronaca nera", terreno di prova e di formazione per tanti giornalisti e di vivo interesse per i cittadini, sta cambiando perché - immagino per un malinteso senso della privacy - spesso (e mi sfugge quali siano le regole applicate) i nomi e cognomi dei colpevoli vengono sostituiti con le semplici iniziali, che è come non dare la notizia!
E, tra l'altro, camuffando maldestramente un'identità si consente il giochino del riconoscimento, foriero di calunnie, che è peggiore dell'esatta individuazione della persona interessate.
Sono contrario a questo andazzo perché la diffusione della notizia, nella sua completezza, è un dovere del giornalista e di chi deve fornire loro le notizie, che non deve conoscere ostacoli o omissioni. Limiti che invece giustamente ci sono, garantendo l'anonimato, per le vittime di certi delitti.
Certo è che la diffusione dell'identità di chi ha comportamenti antisociali, specie se accertati in un processo o ancor prima per l'evidenza dei fatti, consente una sanzione sociale che è talvolta più utile della condanna penale. Questo può valere anche per reati di piccola entità, penso ai writer che con le loro scritte danneggiano le facciate dei palazzi, meritevoli di una bella foto segnaletica sul giornale.
Par di capire invece che in certi casi - e anche questa faccenda di "due pesi e due misure" non è chiara - si scelga la logica omissiva e deprecabile delle sole iniziali.

Dove le metteranno le foto?

Sempre di più le foto realizzate con i telefoniniUn'estate, da ragazzino (ho persino un mese di contributi "Inps" che mai mi serviranno), ho lavorato come "apprendista fotografo" nel negozio "Mangiapan" di Imperia.
All'epoca, parlo di trentacinque anni fa, le foto a colori le mandavi già a stampare negli appositi laboratori, mentre le foto in bianco e nero le stampavi lì in un piccolo locale con una grande macchina. Avevo imparato della camera oscura, dei reagenti, delle carte. Le fototessere erano anch'esse in bianco e nero e, dopo lo scatto, il lavoro più interessante era quello con una "matita grassa" di correggere rughe e imperfezioni prima della stampa.
Nel negozio si vendevano anche macchine fotografiche assai sofisticate e per un certo periodo mi ero appassionato di un mondo fatto di ottiche, tempi di esposizione, rullini. Credo poi mi sia servito per il côté immagine del mio mestiere giornalistico televisivo.
Già allora c'era una "democratizzazione" della fotografia con la "Polaroid", con le macchinette automatiche, con la miniaturizzazione, la cui logica era semplificare la fotografia, aprendola a tutti.
Oggi siamo all'epilogo: la macchina fotografica dentro il telefono come esempio della digitalizzazione che fa della fotografia un fenomeno di massa che coinvolge tutte le età.
Scatti, scatti, scatti. Sempre, dovunque e su qualunque soggetto vedi qualcuno che fotografa o filma.
Resta da chiedersi: che cosa diavolo se ne faranno?

La politica è mobile

La famosa casa di MontecarloMancano ormai poche ore al discorso che Silvio Berlusconi terrà alla Camera dei deputati.
Resta tuttavia un mistero come, alla fine, l'estate burrascosa della politica italiana si concretizzerà in Parlamento, che dovrebbe essere - Costituzione alla mano - il luogo dove si risolvono o meno le crisi politiche.
L'incertezza riguarda il fatto se ci sarà o no un voto di fiducia. Il buonsenso e la prassi direbbero che ciò deve avvenire, l'impressione è che in qualche modo invece la "conta" potrebbe essere rinviata. Inutile esagerare in dietrologie, essendo sufficiente attendere.
Certo è che il passaggio più stretto per il premier è Montecitorio ed è lì che la "campagna acquisti" si è fatta più spregiudicata, impegnando lo stesso Berlusconi in diverse operazioni simpatia, interessandosi anche di cose di cui mai si era occupato.
In Valle questo significa l'interesse crescente per il PdL di entrare in maggioranza, dopo un pressing serratissimo. Circostanza esclusa in casa Union - ne sono testimone - all'epoca delle alleanze con le forze autonomiste per le Europee e per le Comunali.
Ora chissà...

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