September 2010

La vitalità delle partecipate

La caserma Testafochi, sede della nuova universitàPensavo, nella mia ingenuità, che la "Nuova Università Valle d'Aosta", società pubblica incaricata della ristrutturazione della caserma "Testafochi", dovesse occuparsi - e ce n'è già da fare - del contenitore e non del contenuto.
Mi sbagliavo: a parte l'incredibile scelta della definizione, che sembra dare della "vecchia" ad un'Università che ha soli dieci anni e il cui acronimo richiama - con evidente ingenuità - il "Nucleo di Valutazione" che opera da anni, un recente seminario dimostra che l'amministratore della società, Bruno Milanesio, intende occuparsi anche del contenuto, tipo quali facoltà ci dovranno essere e quali materie dovranno essere trattate. Si vede che questa è una "mission" che gli è stata data e che va ben al di là di progettazioni e appalti.
Chi conosce la complessità della materia, fra autonomia universitaria e leggi assai barocche sull'ordinamento degli atenei, con il dovere di chi paga - la nostra Regione - di fissare gli indirizzi, non può che osservare con curiosità il nuovo soggetto politico, evoluzione evidentemente del concetto di "partecipata", che si sostituisce a Governo e Consiglio regionale.
Le partecipate nascono e poi brillano di luce propria. Altro caso d'attualità è "Cva - Compagnie valdôtaine des Eaux": mentre il pubblico, di cui questa stessa società fa parte, si accinge a dolorosi tagli nelle assunzioni a tempo determinato, la società elettrica con grande regolarità continua ad assumere.
Oppure, altro esempio, viene dalla "Casino Spa" che, per evitare proteste sindacali, propone in busta paga sostitutivi della mance e, dopo la raffica di prepensionamenti, nati per ridurre il personale, avvia una nuova stagione di assunzioni.

Un tunnel buio

Mi par di capire che il "processo breve", dopo il disegno di legge sulle intercettazioni, sia finito nel dimenticatoio della politica italiana. L’impressione è che Silvio Berlusconi monitori, attraverso i celebri sondaggi, gli umori degli italiani e quando un tema dimostra di scuotere l’opinione pubblica lo ficca nel cassetto, anche se su quell’argomento si è speso personalmente.
Direi che conta sulla smemoratezza dei cittadini che in Italia ha raggiunto livelli da record.
E pensare che, detto con franchezza, entrambi i temi - non ci fossero stati degli interessi "ad personam" - erano sinceramente meritevoli d’attenzione.

La chiarezza della storia

Lo zerbino all'ingresso della Camera dei deputatiIl sistema di voto proporzionale con cui si votava in passato il Parlamento in Italia obbligava spesso, in fase di formazione in rapida successione dei Governi, a fare la corte anche a singoli deputati o senatori che risultassero decisivi al voto di fiducia. L'iniezione di maggioritario nel sistema elettorale, specie in questa Legislatura in cui il metodo ha posto nelle mani dei partiti la scelta di candidati "fidati" e di maggioranze salde, ha offerto sino ad oggi uno scenario diverso.
Ma il dissenso dei finiani e il no leghista all'Udc ci hanno fatto ripiombare in piena Prima Repubblica con corteggiamenti di singoli parlamentari cui strappare il voto e rassicurazione sulla dote in caso di matrimonio.
Credo che in questa fase sarebbe saggio essere cauti per gli evidenti scricchiolii di un sistema cui sarebbe bene non legarsi in limine, limitando i propri spazi di libertà.
Sono tempi grami e difficili che preludono a grandi cambiamenti che spazzeranno via molte cose e nelle epoche di passaggio conta mantenere netta e pulita la propria posizione e, nel caso della Valle d'Aosta, una chiarezza che deriva dalla storia.

La verità

Silvio BerlusconiLeggo dell'incontro di ieri fra il Presidente della Regione Augusto Rollandin ed il Senatore della Valle d'Aosta Tonino Fosson con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Mi par di capire che ci fossero anche autorevoli esponenti locali del PdL.
A chi segnala l'eccezionalità dell'evento, cioè un Presidente del Consiglio che dedica un'ora del suo tempo alla Valle d'Aosta, vorrei dire sommessamente che di eccezionale, in verità, non c'è nulla.
I parlamentari valdostani, in coppia senatore e deputato, talvolta con il Presidente della Regione, hanno in passato lungamente incontrato e discusso con i Premier in carica a Palazzo Chigi, per altro senza bisogno di essere accompagnati da valdostani dello stesso partito di chi era in carica in quel momento, trattandosi di incontri istituzionali.
Io posso ricordare quel che ho vissuto da deputato e la storia è scritta. Ricordo le memorie presentate ed esposte allo scomparso Giovanni Goria, gli approfondimenti con Ciriaco De Mita, i ripetuti e interessanti incontri con Giulio Andreotti, la fattiva collaborazione - nelle diverse sue esperienze di Presidente - di Giuliano Amato (una volta in via del Corso con Bettino Craxi restammo quasi due ore), idem per Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini Presidenti "tecnici" attenti alle nostre cose, inutile dire del rapporto privilegiato con Romano Prodi e con Massimo D'Alema (con il quale sono stato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio).
Nel mio mandato parlamentare e nel mio ruolo di Presidente della Regione, chi aveva dimostrato meno interesse per incontri diretti era sempre stato proprio Silvio Berlusconi, che tra l'altro a differenza di molte delle persone citate qui sopra, non è mai venuto in visita in Valle.
Ora, invece, dimostra interesse. Ne sono lieto.

Poveri bamboccioni

Due annunci di lavoro scovati sul web«Studiate, studiate, così troverete più facilmente lavoro!»
Per quante generazioni questo è stato il viatico e lo studio era diventato, spesso quale frutto di enormi sacrifici per le famiglie, la chiave per alcuni per un riscatto sociale. Prima il mito era tutto contenuto nel diploma, poi nel tempo è diventata l'Università.
Oggi, lungo il percorso della scuola, tutto sembra essere complicato, dopo le medie inferiori, in un equivoco irrisolto in Italia. Già se la scelta delle superiori non è facile, non c’è mai stata chiarezza fra scuola e formazione, creandosi una grande ambiguità fra l'istruzione che dovrebbe portare ad un mestiere alla fine del percorso e quelle scuole, invece, che di fatto ti portano verso l'Università. La formazione pratica in Italia (ed anche in Valle) è stata via via depotenziata quasi che ci si dovesse vergognare della parte più concreta e si dovesse esaltare l'insieme della materie "canoniche" e ciò ha reso più difficile il ponte fra formazione ad un mestiere e il mestiere stesso.
A complicare le cose, ci si è messa pure la bufala colossale delle due lauree, quella triennale e quella magistrale, che hanno di fatto creato un laureato di serie B, con l'ulteriore confusione di master di due livelli. E alla fine c'è chi entra nel girone dantesco dell'approfondimento e, ancora a trent'anni, si aggira a specializzarsi.
A fare pendant è un mondo del lavoro che sembra aver cancellato la definizione "a tempo indeterminato", inventandosi formule infinite per precarizzare il lavoro e il richiamo a formule più flessibili diventa la foglia di fico dell’incertezza.
Noi genitori saremo pure imbattibili a forgiare "bamboccioni", ma qualche circostanza esterna ostile la dobbiamo pure segnalare.

Chi dice che la politica è "grigia"?

Palazzo Grazioli a RomaVerrebbe voglia, ogni tanto, di fermare tutto e dire «sincronizziamo gli orologi», sapendo che alla fine l’interesse dovrebbe essere quello di salvaguardare la nostra autonomia speciale.
Sarò un pochino "ciula", come dicono i lombardi, ma la situazione politica in Valle sembra talvolta uno di quei "vaudeville", commedie leggere e divertenti basate su intrighi e "qui pro quo" in cui ad un certo punto i personaggi si mischiano e le situazioni si complicano spesso con intrighi amorosi.
L’ambientazione – ma, per carità, nessuna liaison rosa questa volta… - è Palazzo Grazioli, dove il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve una "delegazione valdostana", di cui fan parte tre esponenti del PdL, il Presidente della Regione ed il Senatore della Valle d’Aosta.
Incontro pubblico? Verrebbe voglia di dire di no, perché la sede della Presidenza è Palazzo Chigi, ma si sa che al premier quel palazzo non piace e preferisce usare il "suo" palazzo.
Incontro istituzionale? No, abbiamo già detto in sostanza, anche perché sennò mancherebbe uno dei due parlamentari valdostani.
Incontro politico, nel senso partitico? Direi di no, perché altrimenti ci sarebbero stati esponenti unionisti e delle altre forze autonomiste e non quelli del PdL che, sulla carta, sono ancora opposizione. Tuttavia, essi stessi precisano che lo fanno per il bene della Valle, e per trovare soluzione ai problemi concreti.
«Sincronizzare gli orologi» vorrebbe solo dire, in sostanza, sapere chi fa che cosa e conoscere gli esiti conclusivi, perché il pragmatismo premia senza naturalmente far venir meno i principi, che sono la benzina senza la quale il motore si ferma.
Perché nel "vaudeville" c’è sempre un lieto fine, quando tra risate e pacche sulle spalle, con apposito accompagnamento musicale, equivoci e incomprensioni si sciolgono come neve al sole.
Bisognerebbe però avere in mano il copione o parlare con il regista.

Noi e la Natura

Tramonto in piazza Chanoux, ad AostaQuesto periodo, nel declinare dell'estate, quando il buio si allunga sul mattino e arriva presto la sera, è tutto da vedere in Valle.
I colori che inseguono l'autunno iniziano dall'alto e precipitano verso il basso per prati e boschi e lo stesso vale per le temperature che diventano brutali nell'escursione termica.
La verticalità è un segno visibile nella nitidezza dell'atmosfera e il sole ha certe inclinazioni che accecano e nelle ultime ore del pomeriggio i suoi raggi offrono una luce calda e diffusa. 
Il cielo sembra più vasto e i tramonti assumono colori strani, spesso con nuvole lunghe e striate che sono dipinte fra vette che mai come in questa stagione sembrano disegnate e minerali. Cambiano anche familiari panorami urbani.
Distratti come siamo, in luoghi normali della nostra vita e della nostra quotidianità, ci abituiamo e i nostri occhi talvolta non vedono più o perdono lo stupore.
E' bello pensare, con Christian Charrière, "nous croyons regarder la nature et c'est la nature qui nous regarde et nous imprègne".

Politica e non solo amministrazione

Viviane RedingEsiste una profonda ipocrisia dell'Unione europea nella vicenda dell'espulsione dei Rom dalla Francia. Lasciamo stare il cattivo gusto della commissaria Viviane Reding, con delega su Giustizia e Diritti umani, che ha tracciato un parallelo fra deportazioni all'epoca del nazismo e attuali rimpatri (per poi scusarsi), ma quel che conta è la nullità della Commissione verso la Romania da cui fuggono i Rom che hanno creato i nuovi campi ora smantellati in Francia.
I romeni hanno sempre considerato il popolo Rom come cittadini di serie B e hanno finto, per entrare in Europa, di avere politiche di tutela e d'integrazione, intascandosi pure i soldi comunitari loro destinati. La Commissione ha taciuto e ha fatto la stessa cosa, con silenzio complice, quando la Romania ha agevolato l'emigrazione in Europa, profittando della libera circolazione dei cittadini, di numerosissimi suoi cittadini con la fedina penale sporca per liberarsene.
Di recente in Valle si è riparlato delle minoranze, tema cui ho dedicato molto lavoro in Europa ed è bene essere partecipi e vigili, occupandoci di politica e non solo d'amministrazione, su questa parte del diritto internazionale, coltivata più dal Consiglio d'Europa - con il suo perimetro più vasto - che dall'Unione europea. Bruxelles, questa volta apparentemente interventista, è normalmente assai cauta e guardinga sulle minoranze storiche per evitare le suscettibilità di Paesi come Francia e Spagna che hanno minoranze combattive al proprio interno.

Il mondo cambia

L'interno di una tipica boulangerieSpariscono, con maggior o minore velocità, certi lavori. Ho un amico che vende farina in Valle e, quando ci vediamo, aggiorniamo la mappa dei panifici storici che, in diverse località della Valle, chiudono i forni o li cedono a nuovi arrivati. Questo mi è utile, ogni volta, per evocare - come cavallo di battaglia da chiacchiera - il gusto e il profumo del pane di una volta e lo sconcertante esempio francese dove riescono, ma forse è un'apparenza, a conciliare l'irrompere degli ipermercati con panetterie di quartiere che vendono pane d'antan.
Il ciabattino, il sarto, l'arrotino, il vetraio, il tapissier, l'impagliatore, il rigattiere, lo stagnino, la rammendatrice... Sullo spazzacamino, esempio di terrificante sfruttamento infantile, meglio calare un velo pietoso e lo stesso vale per mestieri grami come la lavandaia.
Certo l'elenco risulta sempre piuttosto imperfetto, se non visivamente applicato alla scomparsa di alcune tipologie di commerci "da paese", vittime per lo più di una media distribuzione aggressiva (vedo che ne aprono di nuovi, non erano saturi i piani commerciali?), tipo il negozietto d'alimentari, la merceria, la lattaia...
Il mondo cambia, con l'evoluzione della tecnica, un mercato in movimento e gusti e abitudini che si modificano con una rapidità un tempo impensabile. Così pezzi di vissuto diventano nient'altro che ricordi.

Roma, Caput mundi

Gianfranco Miglio, ideologo della LegaChe sia chiaro che il "federalismo fiscale" - refrain di questa stagione che sembra un magico elisir - nasce alla fine degli anni '50 negli Stati Uniti per giustificare l'intervento perequativo dello Stato federale come compensazione fra le risorse fiscali degli States più ricchi e meno ricchi, dunque è da considerarsi come una svolta centralista nel cuore del federalismo "politico" americano (leggeremo questo e altro in un libro sul federalismo fiscale di prossima pubblicazione del professor Piero Giarda, "ami de la Vallée d'Aoste").
Ciò dimostra come la materia vada maneggiata con cura senza creare illusioni proprio in chi crede nel federalismo e magari pensa ingenuamente che la rivoluzione federalista sia ormai avviata. D'altra parte, direi che a confermare l'inesistenza di una reale ondata federalista in atto ci pensa, come il cacio sui maccheroni, il freschissimo decreto legislativo su "Roma Capitale".
Questa bizzarria, che offre a Roma uno status differenziato con riferimenti ridicoli alla situazione di Washington, è come la pietra tombale del federalismo, il cui presupposto è invece quello di sradicare il centro, creando una logica policentrica e diversi livelli di sovranità che scompone il vecchio Stato per dar vita ad un nuovo Stato federale. La logica della Capitale, con la "c" maiuscola, rafforza invece lo Stato tradizionale, chiamato unitario come antitesi ad una visione federalista ("e pluribus unum" è il motto federalista americano) che dimostra che in Italia, come ben evidente dall'ultima Finanziaria che umilia la democrazia locale, siamo in piena controtendenza. Si parla di federalismo e si persevera lungo la strada inversa, creando un federalismo "en travesti".
Il vecchio professor Gianfranco Miglio, del quale ricordo magistrali lezioni sul federalismo nella Bicamerale per le riforme di cui fui io stesso membro (che ebbe all'esame la mia proposta di riforma costituzionale per un'"Italia Repubblica federale") e con cui instaurai un rapporto amichevole, assisterebbe con curiosità - e senza lesinare quei commenti taglienti che gli erano propri - a questa metamorfosi di un federalismo senza nerbo diventato "all'italiana".

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