July 2010

Trino Vercellese

La centrale nucleare di Trino VercelleseTra la Valle d'Aosta e il Vercellese c'è un legame geografico, visto che la Dora Baltea, dopo aver attraversato il Canavese, arriva lì e - esattamente a Crescentino - confluisce nel Po.
Ora che il Governo Berlusconi ha deciso di puntare nuovamente sull'energia nucleare - con accordo con la Francia, da sempre uno dei Paesi leader - torna d'attualità la centrale di Trino Vercellese, dedicata ad Enrico Fermi. Il reattore di questa centrale - primo in Italia e più potente al mondo per un triennio dopo l'apertura - rimase in funzione dal 1964 al 1987 (l'anno dopo Chernobyl e anno della vittoria del "no" al referendum popolare sul nucleare) con grandi polemiche successive per il deposito di scorie radioattive di Saluggia vicinissimo alla Dora.
A breve, dopo la sentenza antiregionalista della Corte Costituzionale che consente allo Stato di posizionare dove vuole gli impianti nucleari, saranno scelti gli otto siti per altrettante centrali atomiche e Trino Vercellese è fra le localizzazioni possibili. Il paese si trova solo ad una sessantina di chilometri in linea d'aria dal confine della Valle e dunque nessuno ci potrà dire che il nucleare non ci riguarderà...

Primum vivere: della voglia di allargare le maggioranze

"Primum vivere, deinde philosophari" - celebre frase di Aristotele - significa "Prima vivere e poi filosofare".
Così è la politica quando ha a che fare con i numeri. Quando si dubita della solidità della maggioranza che regge il proprio Governo, la tentazione è quella di "fare la campagna acquisti", cioè trovare voti che rafforzino la propria compagine a garanzia del proprio ruolo.
Attitudine comprensibilissima ma talvolta venata di semplice interesse di mantenere la propria "cadrega" a costo anche di stravolgere il patto con gli elettori e la linea politica del proprio partito.

Pettegolezzo scritto e orale

Alcune delle riviste di gossip più noteL'estate è il periodo del gossip, modo elegantemente anglofono per dire pettegolezzo.
Credo di poter contare sulle dita di una mano chi in vita sua non abbia mai comprato una rivista "alla Novella 2000", specie in una di quelle giornate di ozio vacanzifero in cui dall'edicola il giornaletto scandalistico ti solletica la curiosità.
Vi è qualcosa di rassicurante e ripetitivo nei giornali, versione hard della vecchia cronaca rosa: storie d'amore e di passione, foto piccanti "rubate", calciatori, attori, veline. Insomma quella mondanità fatta di lustrini e stelline che pare piacere e distrarre dalla quotidianità come un pantheon di dei e personaggi mitologici che ci consolano nella nostra quotidianità.
Naturalmente in Valle non esistono giornali di pettegolezzo, perché il pettegolezzo è affidato all'oralità con un ruolo rilevante dei bar, che da noi rappresentano nell'insieme una rete così fitta, nel rapporto "pubblico esercizio - utenti", da far invidia a Las Vegas.

La forza del nasone

Ben Whishaw nel ruolo di Jean Baptiste GrenouilleI cinque sensi tradizionali sono la vista, l'udito, il gusto, il tatto e l'odorato. Ognuno ha modo di valutare la performance personale dei "propri" sensi.
Personalmente sulla vista sorvolerei, in un bizzarro equilibrio fra miopia e presbiopia, che mi consente di sfottere i miei coetanei in difficoltà sui caratteri minuti, ma chissà per quanto ancora...
Sull'udito, vittima in gioventù di fischiacci radiofonici da "effetto larsen", son già vittima di sfottò familiari da... amplifon.
Sul gusto considero un buon livello, forse frutto dell'ereditarietà del nonno Emilio che conosceva i segreti dell'olio d'oliva.
Sull'odorato il nasone serve, eccome. Raccoglie puzze e odori e li collega a fatti, ricordi, persone, episodi, oggetti.
Viene in mente quel personaggio tragico di Jean-Baptiste Grenouille ne "Il profumo", il romanzo di Patrick Süskind da cui è stato tratto anche un film.
C'è quella bella frase nel libro che dice: "Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro".

Un pensionamento eccellente

Moritz LeuenbergerMoritz Leuenberger, esponente socialista, abbandonerà la politica a fine anno. Lo ha annunciato per tempo, dopo quindici anni di governo in Svizzera al massimo livello, compresa la Presidenza, considerando che a 64 anni si può fare altro (ciò non vale da noi vista l'età di alcuni decisori, specie al vertice di alcune partecipate) e non avrà certo problemi questo avvocato zurighese, appassionato di cultura italiana, a restare attivo.
Ho conosciuto in diverse occasioni Leuenberger, da cui sono venuti gli input più significativi nella complessa politica ferroviaria per i collegamenti interni e internazionali della Confederazione. E' stato interlocutore quando ero presidente della "Commissione Trasporti" al Parlamento europeo e anche successivamente. L'interesse maggiore riguardava la realizzazione dei due trafori ferroviari del Lötschberg - già aperto - e del San Gottardo, che sarà aperto nel 2018 e che ha causato aumenti di costi di costruzione da capogiro, specie per problemi tecnici.
Diverse volte ho parlato con Leuenberger della direttrice ferroviaria "Aosta - Martigny", chiedendogli le ragioni della reticenza delle autorità federali rispetto ai necessari accordi con l'Italia senza i quali il tunnel resterebbe sulla carta. Fu molto esplicito e netto, dicendo che solo dopo l'apertura del San Gottardo si sarebbe potuto aprire una riflessione seria sull'opera, ma non sarà più lui a gestire il dossier.

Chi si è fregato la montagna?

La notizia, tratta da un'agenzia di stampa, dice così: "la voce impostata, volutamente morbida, che invita a trascorrere le vacanze in Italia, mentre scorrono le immagini dei luoghi più suggestivi del Paese: Silvio Berlusconi nelle prossime settimane sarà sulle reti nazionali in veste di testimonial audio del turismo italiano, avendo prestato la sua voce allo spot del ministero del Turismo che inizierà ad andare in onda tra pochi giorni".
Prosegue la notizia: "sulle immagini dei luoghi più belli d'Italia, che cambiano per ognuna delle molte versioni dello spot, Berlusconi dice: «questa che vedi è la tua Italia. Un Paese unico, fatto di cielo, di sole e di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte. E' un Paese straordinario che devi ancora scoprire: impiega le tue vacanze per conoscere meglio l'Italia, la tua magica Italia»".
Peccato che lo spot, dove non esiste neppure un fotogramma dedicato alla montagna, stia facendo infuriare l'intera montagna italiana perché cancellata, con una arrabbiatura particolare e motivata da parte delle Alpi, che dovrebbero essere un caposaldo dell'offerta turistica.
Siamo di fronte ad un'omissione ridicola e offensiva e che fa cadere nella pochade il già inutile Ministero del Turismo, rinato dalle proprie ceneri in spregio a quel referendum popolare che lo soppresse. 

Satanisti fessi, ma non solo...

Il vandalismo nazista alla sede del PD aostanoL'idea che in Valle d'Aosta ci siano dei satanisti, direi assai confusi leggendo quel che è stato scritto su di loro, lascia sgomenti e la prima tentazione sarebbe quella di buttarla sul ridere. Una di quelle storie provinciali, frutto di noia e paranoie, che nascono chissà come e  che finiscono nel ridicolo fra una ramanzina e un calcio nel sedere.
Poi, pensando a certe tragiche vicende del varesotto con le "Bestie di Satana" e i loro delitti (su cui ha fatto luce Tiziano Masini, che fu sostituto procuratore ad Aosta), il sorriso sparisce in fretta e diventa una smorfia perché talvolta il passaggio fra balordaggine e atti criminali può essere impercettibile.
E per fortuna gli uomini della Questura di Aosta hanno agito in fretta insieme alla magistratura perché è sempre meglio prevenire.
Il responsabile di scritte, imbrattamenti e addirittura di furto di teschi in cimitero sarebbe una appassionato di black metal neonazista: roba da spedirlo a spaccare pietre per qualche tempo con vista su Auschwitz e sottoporlo a corsi di storia contemporanea per fargli capire se e come sia folle anche solo pensare, purtroppo poi per fare certe cose.

Lune

La luna che fa capolino dal castello di Sarre"O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari".

"Alla luna" di Giacomo Leopardi è una delle poesie di cui, per retaggio scolastico, so qualche strofa.
Mi è venuta in mente ieri sera, guardando lo spicchio di luna crescente (gobba a ponente luna crescente, gobba a levante luna calante..) nel cielo estivo sovrastante il mare. Ho poi guardato per curiosità nel calendario delle fasi lunari, che non seguo con regolarità, come la luminosità della luna fosse, nella notte passata, del 15,1 per cento di luce.
Ricordo che mia nonna Ines mi raccontava storie di streghe legate alla luna (della serie: come spaventare un bambino). E mi ha sempre divertito pensare a come, anche nella vita quotidiana, senza scomodare fenomeni impressionanti come le maree, la luna incomba per un taglio di capelli, per imbottigliare il vino, per potare una pianta.
Quante belle lune ho visto nella mia vita sotto diversi cieli.

La cravatta infetta

I diversi nodi della cravatta su un originale muralesNulla è immutabile, pensavo questa mattina leggendo che il ministro della Sanità Ferruccio Fazio sconsiglia ai medici l'uso della cravatta negli ospedali, perché la cravatta - che non viene mai lavata - è nel peregrinare dei dottori fra un paziente e l'altro un veicolo con cui trasportare le infezioni.
Ennesimo, duro colpo per la cravatta in certe circostanze dismessa dai leader politici, da Silvio Berlusconi a Barack Obama, mentre il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad - sempre senza cravatta - è stato bacchettato dagli integralisti religiosi per certe dichiarazioni troppo innovatrici sul possibile uso proprio della cravatta e sulla possibilità di non portare la barba in spregio a quelli che vengono considerati precetti veri e propri.
La cravatta è certamente in crisi nell'idem sentire com'è ben visibile in diverse occasioni sociali e io stesso - che lo consideravo un obbligo protocollare per certi ruoli - oggi posso essere meno formale. 
Che il tempo cambi mi deriva da un aneddoto familiare: quando il medico condotto Rinaldo Thoux accompagnò i miei genitori il giorno di Natale del 1958 alla vecchia maternità di Aosta (avevo deciso di nascere un mese prima del previsto), il dottor Thoux - esempio straordinario di medico sul territorio per competenza e umanità - chiese che gli venisse prestata una cravatta senza la quale non sarebbe stato dignitoso per lui presentarsi di fronte ai colleghi in ospedale...

Senza orologio

Il mio polso senza ombra d'orologioNon ho mai portato l'orologio, se non in un breve periodo da ragazzino, per il fastidio dato sul polso. Da un certo punto in poi - ben prima che gli orologi apparissero in modo ossessivo dappertutto, dalla macchina alla televisione, dal computer al telefonino - per me questa scelta è diventata un vezzo. 
Mi sono divertito nello sviluppare la capacità di sapere che ora fosse, tipo numero da circo, usata anche per svegliarmi al mattino secondo le necessità.
Un'abilità ancora più inutile in un mondo in cui l'ora ci accompagna ormai dappertutto: forse sarebbe stata utile all'epoca delle meridiane, straordinarie macchine del tempo sulle facciate dei muri, o quando per la maggior parte della gente l'ora era quella dall'orologio del campanile, amplificata dal suono della campana.

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