June 2010

Mai la Turchia nell'Unione europea

Sono sempre stato e resto contrario all'ingresso della Turchia nell'Unione europea.
Lo sono stato quando la Turchia era davvero sulla soglia e sarebbe bastato un nonnnulla per chiudere la partita e ritrovarsi i turchi cittadini europei.
La contrarietà è semplice: la Turchia non è geograficamente in Europa, la sua popolazione non ha cultura europea, il precedente allargherebbe a dismisura l'Europa.
Oltretutto la Turchia ha avuto atteggiamenti con il popolo curdo di palese violazione di quei diritti umani caposaldo dell'appartenenza europea.

Ohibò!

Il ministro TremontiSpiace dover insistere, rischiando di diventare pedante. Ma non capisco e dunque lo scrivo. Eravamo poche settimane fa nel cuore di un dibattito politico così riassumibile: il "caso Aosta", con le elezioni comunali, è l'occasione per la maggioranza autonomista di lasciare la sinistra per la destra. Io mi lamentai che le procedure di scelta dell'alleanza fossero (erano) state da tempo preconfezionate.
Ma il dado era tratto, mi par di poter dire, nel nome allettante della "realpolitik": apriamo a destra per un'alleanza di protezione nei confronti di Roma e del federalismo fiscale. Un ragionamento che poteva non piacere, ma che faceva leva sul principio che "pecunia non olet", il denaro non puzza e dunque l'area autonomista - per fare catenaccio - doveva avere ulteriori difensori.
Ora, invece, par di capire, stia (sta) per arrivare uno tsunami attraverso la manovra finanziaria nel comitato disposto con il federalismo fiscale, facendo a fette il nostro riparto fiscale su cui poggia l'autonomia politica.
Usando sempre il "latinorum", già tradotto, "chi custodisce i custodi?".
La difesa, usando il linguaggio calcistico, fa acqua.

La foga del quotidiano

Amici improbabili"Amico" - etimologicamente come nella vita - è una persona cui si vuole bene e "nemico", ça va sans dire, è l'esatto contrario.
L'esperienza ci insegna che non vi è niente di semplice e che le amicizie, come le lampadine, si accendono e si spengono e talvolta i ruoli si invertono da "amico" a "nemico" e viceversa.
In politica tutto è ancora più complesso dei già complicati rapporti interpersonali. Pesano ulteriori fattori, ma è certo che anche in politica le amicizie contano e cementano e ciò vale in sistemi instabili come quelli italiani dove le alleanze - forma d'amicizia senza amore - sono un obbligo istituzionale.
Ma la logica dovrebbe essere quella di «patti chiari, amicizia lunga», mentre oggi parrebbe trionfare il «mordi e fuggi», un'amicizia da scambisti.
Rimpiangere la Prima Repubblica - ricca di doppiogiochismi, bugie, scandali e molto altro ancora - sarebbe ridicolo e soprattutto inutile. Ma oggi direi che non siamo messi meglio, anzi.
L'impressione è che la foga del quotidiano, l'assillo del voto, talvolta anche il business accechino a detrimento delle scelte strategiche e di lungo periodo.

Contro il revisionismo doloso

Un esempio di business della nostalgiaLa data del 10 giugno 1940 - settant'anni fa - non è banale. In piazza Venezia, al culmine della retorica e della mimica di dittatore, Benito Mussolini - esempio preclaro del trasformista all'italiana - annunciava la guerra contro Francia e Inghilterra.
Ad Aosta il discorso fu ritrasmesso in piazza Carlo Alberto, oggi piazza Emile Chanoux.
La scelta del Duce trasformava la Valle in zona di guerra: una carognata (la famosa coltellata alla schiena) verso i francesi in ginocchio per l'invasione nazista. L'entrata in guerra era ineluttabile e portò l'Italia al disastro ed era la logica conseguenza di un regime autoritario e spero che questa data venga ricordata degnamente (segnalo un bel programma di Stefano Viaggio poco prima delle ore 20 su "Rai3" negli spazi di "RaiVd'A").
E' un dovere contro certe nostalgie, revisionismi, negazionismi che non sono i giusti equilibri della Storia, ma il tentativo goffo e doloso di stravolgere la verità.

Ricordando la "Jeune Vallée d'Aoste"

"Élite" è un termine impiegatissimo in sociologia e usato dai politologi.
L'uso avviene, dando alla parola una connotazione positiva o negativa, a seconda degli autori e dei periodi storici.
Io appartengo a quelli cui la parola piace e vorrei esporne in poche righe le ragioni di una sua qual certa utilità.

Scattano i Mondiali di calcio

La Coppa del Mondo sul Monte RosaSeguirò i Mondiali di calcio: non sono un gran esperto ma questo tipo di manifestazioni servono in realtà per dar sfogo alla convivialità.
Finisce in fondo - tranne che per gli appassionati veri e propri (il quotidiano in maggior crescita in Italia è la "Gazzetta dello Sport") - per essere un'occasione per stare insieme, sperando che gli "azzurri" possano contare sulla fortuna.
Per altro, in un mondo cupo, il caso del Sudafrica, pur con tutti i limiti e le contraddizioni, è la dimostrazione di come si possa uscire dalle situazioni più difficili. L'Africa sta sprofondando sempre di più in un baratro, reso ancora più profondo dalla crisi finanziaria mondiale e dunque ogni notizia in positivo è un lumicino di speranza.
Certo è che, sempre sul filo pericoloso della nostalgia, come non pensare ai Mondiali del 1982, quando nel mio caso - maledizione avevo poco più di vent'anni! - i festeggiamenti a Champoluc, in una sera tiepida, si trasformarono in una kermesse chiassosa e divertente.
Il velo del tempo trascorso rende tutto più bello e meno cupo dei tempi attuali.
Oggi leggere i giornali è davvero ansiogeno e viene voglia di mettersi alla tastiera del computer e scrivere qui sul blog le preoccupazioni e la rabbia. Capita anche ad un inguaribile ottimista.

Caleidoscopio 15 giugno

Eddy OttozSi chiude il lungo ciclo di trasmissioni di "Caleidoscopio", in onda sulle frequenze di "Radio1" negli spazi radiofonici di "Rai Vd'A".
La puntata di martedì, poco dopo le 12.30, inizierà con l'intervista a Roberto Enrietti, amministratore della "Thermoplay", azienda di Pont-Saint-Martin, che sta affrontando bene il mercato con l'innovazione e le esportazioni.
Con Eddy Ottoz, grande sportivo e personalità multiforme, parleremo dello sport in Italia e in Valle d'Aosta.
Un villeggiante da tanti anni a Cogne, l'avvocato Sergio Badellino, ci racconterà della "sua" Valle d'Aosta.
Infine un libro e un disco di Christian Diémoz: questa volta la recensione riguarda "Alte vie della Valle d'Aosta" di Massimo Martini e Luca Zavatta.
"Caleidoscopio" tornerà a settembre.

Incostituzionale!

Luis DurnwalderLuis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano, mi ha risposto - l'altro giorno a Bruxelles - con decisione: «ricorreremo alla Corte costituzionale».
Si riferiva ad una mia richiesta su come vedesse la manovra finanziaria, con l'impressionante "lenzuolata" di norme in un decreto legge abnorme per contenuti e vastità di materie trattate, gran parte delle quali "imposte" con cavilli giuridici alle Autonomie speciali. Un'invasività violenta e mortificante, senza precedenti nella storia della Repubblica e evocarne sin da subito l'incostituzionalità è fondamentale per smontare il solito refrain dei "ricchi", "privilegiati" ed "egoisti".
Ci riflettevo studiando approfonditamente lo spaventoso atto Senato numero 2228 (disegno di legge numero 78 del Governo) con i suoi 56 articoli che hanno sortito due enormi malloppi dell'Ufficio studi di Palazzo Madama.
La lettura, per chi sia del mestiere, è un crescendo di stupore e di amarezza per un attacco inusitato a cui sarà bene reagire con forza e senza imbarazzi, in primis da parte della maggioranza autonomista in Regione, verso un Governo nazionale che aggredisce l'Autonomia speciale.

Pangermanismo

Una raccolta di marchi VolkswagenRicordo all'inizio degli anni Novanta, quando raccontai a Giulio Andreotti che si stava profilando la riforma dello Statuto d'Autonomia con il riconoscimento della comunità walser. E lui sardonico: «Tedeschi, tedeschi: finirete anche voi inglobati nella grande Germania...».
Fuor di scherzo, la sua riflessione, ben spiegata, era legata ai rischi di un pangermanismo dopo l'allora recente riunificazione tedesca.
Andreotti, che oggi non sta per niente bene per la sua veneranda età, aveva capito quel che sta capitando oggi. La forza economica e la spinta demografica della Germania - ma soprattutto il venir meno dei complessi "da Seconda guerra mondiale" che i tedeschi hanno avuto sino a pochi anni fa - sta portando ad un ruolo nuovo e più influente della Germania.
Me ne accorgo negli incontri europei: oggi i tedeschi non sono più cauti e impongono il loro ruolo di superpotenza europea. L'Italia scivola, arretra, arranca: prevalentemente oggetto di curiosità per una deriva sudamericana.

«Nonna, che bocca grande che hai!»

Il lupo e Cappuccetto Rosso in 'Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti'L'altro giorno in Consiglio Valle ho ascoltato i rappresentanti degli allevatori di ovini e caprini preoccupati per il ritorno dei lupi in Valle d'Aosta.
Va detto che il dato è incontestabile ed è probabile che già dei lupacchiotti si aggirino da qualche parte in Valle a dimostrazione che non sono solo più "lupi solitari" quelli che si sono installati sul nostro territorio.
Ovvio che chi ha delle mandrie non nasconda la preoccupazione per i danni e per i costi dovuto a maggior sorveglianza di pastori e all'ausilio di recinti elettrificati. La richiesta di alcuni è: finanziamenti adeguati perché i limiti europei in de minimis non bastano; abbattimento dei lupi o da parte degli stessi allevatori se necessario o da parte delle autorità per motivi di emergenza.
Io ho solo ricordato che il lupo per la legislazione europea, direi frutto della crisi del passato che aveva portato alla scomparsa del lupo oggi ben presente in molti Paesi dell'allargamento e in fase di ritorno negli altri Paesi da dove era sparito, è una specie non cacciabile in modo molto stringente e le deroghe non sono per nulla banali.
Cresce in generale il numero di "selvatici" e la ri-naturalizzazione offre sorprese mica da ridere.
Nelle Alpi orientali è scattata ormai la sindrome da ritorno dell'orso!
Altro che Cappuccetto Rosso...

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