May 2010

La progressione dell'aereo

Un aereo in partenza dall'aeroporto londineseQueste ceneri vulcaniche, oltre a piacere ai miei amici catastrofisti che annunciano la fine del mondo per il 2012 (celebre fonte maya, che forse avrebbero dovuto prevedere ben prima i conquistadores...), sono una bella incognita per gli spostamenti aerei.
Per un pelo, ancora ieri, ho rischiato di restare a Londra, come già mi era capitato, mesi fa, a Bruxelles.
Basta guardare Heathrow, un aeroporto dalle dimensioni mostruose, per capire - sommandolo agli altri aeroporti nell'area londinese! - come il fenomeno aeronautico come mezzo di trasporto sia ormai esploso e non lo si fermi più e ai grandi hub si sommeranno sempre più gli aeroporti regionali.
Chi gufa contro l'aeroporto "Corrado Gex" verrà smentito nel tempo (e se accorgeranno anche i proprietari di "Air Vallée" che hanno improvvidamente lasciato con i loro aerei lo scalo di cui sono azionisti privati nella società di gestione!), oltre a non considerare che un aeroporto moderno e con l'assistenza al volo è una bella sicurezza in caso di grandi emergenze.
Certo, spiace questo sfasamento temporale attuale fra lavori di allungamento della pista e radioassistenza completati e il bando per l'esercizio della linea Aosta-Roma giunto di recente, che è il punto di base di altri utilizzo dell'infrastruttura a scopi commerciale e mi auguro che il mondo turistico capisca le potenzialità dei voli.

Io voto

Io voto: voto per queste elezioni comunali, perché credo lo si debba fare per fermare una deriva astensionista.
So che è come svuotare il mare con un cucchiaino e oggi chi volesse fare il furbo potrebbe cavalcare la marea montante del "non voto", unico partito che cresce pervicacemente ad ogni consultazione elettorale.
Segno palese di diversi disagi che si incrociano (e alcuni li capisco e li condivido, registrandone anche qui nel mio spazio, senza nascondermi dietro un dito) e se pure in una democrazia non andare alle urne è legittimo - spero più per un'eventuale protesta che per un inutile disinteresse - io penso che sarebbe bene invertire la tendenza e evitare di gonfiare le fila del partito che sta crescendo più di tutti, quello di chi rinuncia ad essere elettore.

Creso non abita più qui

Un curioso cartelloRigore: questo sarà il refrain delle prossime settimane ed è bene prepararsi a brutte sorprese. Soprattutto quando si fa un ragionamento che dice in modo nudo e crudo come sia lo Stato sociale (il Welfare) sul banco degli accusati, che vuol dir tutto e niente, specie vedendo il problema da una realtà come la Valle, dove la mano pubblica è oggettivamente come la dea Kalì (quattro braccia...). 
Certo è che le "bastonate" arriveranno con una manovra a vasto raggio di cui francamente per ora si hanno solo quelle anticipazioni date ad arte con il contagocce.
Non mi stupisce affatto: quando ero deputato - e di Finanziarie ne ho seguite una dozzina molto da vicino - mi divertivo a seguire tutto l'iter, partendo da annunci sulla stampa, passando da prime bozze, per poi arrivare ad un testo depositato sino al passaggio parlamentare finale e decisivo quasi sempre con la "fiducia" che riportava in mano al Governo il "boccino" delle decisioni.
Il "crescendo" delle prossime ore, con la drammatizzazione fatta di conti, tagli, sacrifici e "lacrime e sangue", sarà istruttivo per chi pensava che fiumi di denaro scorressero verso la Valle d'Aosta.
Anzi... 

Banalmente Roma

Giuseppe LeoniE' probabile che nessuno avrebbe potuto battere Roma per la candidatura italiana alle Olimpiadi 2020 e certe sceneggiate di finta competizione andavano evitate per onestà. Era, in fondo, come chiedere all'oste se il vino è buono...
Se fossi leghista, sarei nero come il carbone per la "bocciatura" di Venezia, una candidatura seria e valida, che sembra un calcio nel sedere ben assestato alla Regione ormai punta di diamante della Lega da parte - lo dico scherzosamente - di quella "Roma ladrona" del protoleghismo. Onore al merito, in questo caso, a Giuseppe Leoni (vecchio amico mio), uno dei fondatori della Lega, ed oggi presidente dell'Aero Club d'Italia, unico voto contrario alla candidatura romana. 
Oggi, a conferma della bontà del voto contrario, ho persino sentito alla radio un esponente del CONI che segnalava la "storicità" di Roma, come se Venezia fosse una landa desolata rispetto alla civiltà.
Oltretutto le vicende affaristiche della cosiddetta "cricca", la cupola d'affari romanocentrica, avrebbe dovuto invitare alla cautela, sapendo come i "grandi eventi" faranno venire l'appetito a certi furboni che nel nome dell'urgenza chiedono scorciatoie e mettono le mani nella marmellata.
La verità è che la candidatura è di cartapesta come i carri di Carnevale e dunque la candidatura servirà solo ad alimentare la... candidatura.

Il comizio morituro

Un comizio delle elezioni politiche del 1992Al capezzale del comizio, che sta ormai esalando l'ultimo respiro, ci sono tutti quei nostalgici che, come me, possono dire «io l'ho conosciuto bene» e dunque non possono che parlar bene del povero moribondo.
E' sempre triste, in certi momenti, il ricordo di quando il comizio era un fenomeno sociale e le sale debordavano, poi la televisione ha invaso le sere e la politica è scesa in basso nelle priorità.
Penso a certe elezioni, come quella del 1992, quando mi trovai con César Dujany contro la coppia - vincente, sulla carta - di Augusto Fosson e Giulio Dolchi.
Allora i comizi scoppiavano di passione: erano feste, piene di gente e parlare in pubblico era una gioia, come una febbre che ti riempiva di adrenalina e la sera, pur stanco, non riuscivi a dormire per quel ribollire di coscienze e quei bagni di folla. Specie i comizi delle politiche, con la tua solitudine di candidato, erano delle maratone oratorie e, con il tempo e passata l'emozione, potevi scegliere ogni sera spunti nuovi per non annoiarti da solo.
Ricordo uno dei primi comizi in un bar di Bionaz con un ciucco molesto, il rumore di un flipper e della macchina del caffè di sottofondo e tu, con il tuo foglietto in mano, a parlare dei massimi sistemi.
Una scuola di vita.
Oggi il comizio è ben poca cosa se rapportato al tempo che fu. Manca ancora un vero e proprio sostituto e se alla fine fosse un comizio che correrà sul web?

La vita dopo la morte

Mirko FicheraMi sono occupato per tanti anni alla Camera e poi a Bruxelles della materia "donazione degli organi", approfondendo questo tema - così delicato nel porsi su di un crinale, la vita dopo la morte, che fa venire i brividi - del tutto nuovo per il legislatore al costante inseguimento dei fantastici progressi tecnici della medicina.
Questi continui miglioramenti, in questi anni, hanno creato nella sola Europa sessantamila malati circa in attesa di un trapianto e a queste richieste non corrisponde sempre la disponibilità di un organo e la stessa donazione ha degli alti e bassi che seguono gli umori della popolazione.
Di recente il Parlamento europeo ha varato una nuova normativa in materia per permettere migliori interscambi fra i Paesi membri e contro l'orrore della donazione a pagamento per non dire di peggio in quella "tratta degli organi" o in quei "viaggi della speranza" nei Paesi più poveri del mondo.
La recente, dolorosa vicenda del giovane di Issogne, Mirko Fichera, morto dopo un incidente stradale, mostra il volto importante della generosità dell'atto della donazione, di cui l'intera comunità deve mostrarsi riconoscente. Da una tragedia nasce un gesto finale che è come un "testimone" lasciato al limitare della propria vita per il bene di una persona malata.

La Svizzera e la Valle d'Aosta

Il lago al Gran San Bernardo, al confine con la SvizzeraSe la Valle d'Aosta nel Cinquecento avesse scelto il protestantesimo oggi potremmo essere un Cantone svizzero o lo stesso sarebbe avvenuto se, nel secondo dopoguerra, l'opzione di una Valle d'Aosta aderente alla Confederazione - che fu discussa con autorità elvetiche - fosse stata quella vincente. Ma la storia si scrive facendo i conti con la realtà e non con quello che sarebbe potuto avvenire.
Curiosa la notizia che arriva oggi dalla Svizzera e che qui riporto:
"le Conseil fédéral ne veut pas inviter les régions limitrophes à adhérer à la Suisse. Selon lui, ce serait un geste malvenu à l'égard des pays du voisins. Pas question dès lors pour le Conseil fédéral de modifier en ce sens la constitution.
L'idée émane du conseiller national Dominique Baettig. L'UdC jurassien, soutenu par plusieurs collègues de parti, voudrait permettre l'accueil, en tant que nouveaux cantons, des régions limitrophes dont une majorité de la population le souhaiterait. Outre l'Alsace et la Savoie, il cite à titre d'exemple le Val d'Aoste, le land autrichien du Voralberg et son homologue allemand de Bade-Wurtemberg.
Ce serait "un acte politique inamical, que les Etats voisins pourraient considérer, à juste titre, comme provocateur", lui répond le gouvernement. Une telle révision de la constitution violerait en outre les règles fondamentales du droit international, qui ne reconnaît pas un droit général à la sécession.
Dans sa réponse, le Conseil fédéral rappelle en outre que la Confédération a refusé de donner sa garantie à une disposition comparable que le Jura souhaitait inscrire dans sa constitution. Le canton souhaitait y préciser qu'il pouvait accueillir toute ou partie du territoire jurassien restée dans le giron bernois après le plébiscite de 1974"
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Un addio ad un amico

Il professor Giorgio LombardiArriva una telefonata: annuncia la morte del professor Giorgio Lombardi, l'amico Giorgio.
Ci lascia così un grande sostenitore della Valle d'Aosta, un Professore universitario di rara competenza, che aveva seguito ancora fino a poco tempo fa l'Università della Valle d'Aosta come membro del Consiglio e poi nel Senato Accademico.
Professore all'Università di Torino di diverse materie, dalla Dottrina dello Stato a Diritto Costituzionale, da Istituzioni di Diritto Pubblico a Diritto Costituzionale Italiano e Comparato, Lombardi era uno dei più grandi conoscitori del Diritto Regionale e anche dell'ordinamento valdostano con le sue particolarità che aveva esplorato anche con generazioni di studenti valdostani cui dava volentieri le tesi, consentendo loro anche di discuterne in lingua francese.
Ricordo molti incontri qui in Valle e a Roma (ad esempio quando era autorevole membro del Consiglio Superiore della Magistratura e del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti, sfiorando per pura sfortuna la nomina alla Corte Costituzionale) e ogni volta si accalorava nello spiegare la necessità che fossimo difensori e custodi dell'autonomia della Valle con particolare riferimento alla nostra specificità linguistica.
Giorgio amava la Valle d'Aosta e i valdostani e non mancava mai un nostro invito anche quando le condizioni di salute, nella coraggiosissima battaglia contro una malattia invalidante, erano assai precarie. Ma lui ha lottato con determinazione la malattia, mantenendo sempre una mente lucida e vigile, imprigionata in un corpo che non rispondeva più ai suoi comandi.
Se esiste un Paradiso dei giuristi, Giorgio è già lì.

A proposito d'intercettazioni

Discussioni sulle intercettazioniIntendiamoci subito: in questi anni troppe intercettazioni telefoniche e ambientali sono finite con eccessiva facilità sui giornali o persino, con appositi file, sui siti dei giornali. Per cui regole più restrittive e di buonsenso, nella celebrata ma ammuffita logica della deontologia professionale di un Ordine dei giornalisti che arranca di fronte ad un mestiere che cambia con le nuove tecnologie, non sono uno strangolamento della libertà di stampa.
Ciò detto, però, quel che si sta materializzando in Parlamento, fra accelerazioni e arretramenti, è qualche cosa di diverso: è davvero un tentativo anzitutto di limitare lo spettro dei casi in cui si rendono necessarie le intercettazioni e su questo - in un Paese avvelenato dalle mafie e da "politica sporca" - è bene essere cauti e c'è anche, con i testi in discussione, una tentativo di strangolamento o peggio di intimidazione verso chi fa il giornalista a fronte di atti ormai ufficializzati (le fughe di notizia sono altra cosa).
Di questo i cittadini - in tutte le forme possibili - devono sapere, perché in una democrazia sarebbe ridicolo che certi atti giudiziari o processuali, regolarmente consultabili perché pubblici, restassero nei cassetti per chissà quale pudore o nel nome del prezzemolino "privacy".
L'aria dei tempi non mi piace.

Caleidoscopio 25 maggio

Alain MartiniPer due settimane lo spazio era stato ceduto per le tribune elettorali (che hanno avuto un buon riscontro sia in televisione sia in radio), ora torna "Caleidoscopio", come tutti martedì e il numero 34 mostra quanto sia stato lungo il cammino da settembre ad oggi.
Si comincia parlando del vulcano islandese con un geologo svizzero, Michel Marthaler, autore tra l'altro di un volume sul Cervino.
Si prosegue con il racconto sulle nuove tecnologie nel futuro con il webmaster Alain Martini, che traccia uno scenario assai immaginifico.
Tocca poi a Sandra Barberi l'esercizio difficile della descrizione per radio di un quadro di Federico Pastoris di recente acquisito dalla Regione.
Infine Christian Diémoz presenta il bel libro di Marco Jaccond su di uno zio d'America partito da Gaby per gli Stati Uniti cento anni fa.

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