April 2010

Sapere dire di «no»

Un consumatore di cocainaOgni generazione ha sulla testa delle droghe che la minacciano. Sulla mia e dintorni incombeva da adolescenti soprattutto l'eroina - e qualche amico ci ha lasciato la pelle - oppure l'Lsd, piuttosto sottovalutata, e qualcuno si è fuso il cervello. La cocaina, fenomeno marginale nella mia gioventù, ha colpito duro più tardi su qualche mio coetaneo che si è trovato prigioniero della sostanza e sarebbe istruttivo che i politici si sottoponessero all'apposito test.
Certo le scelte sono sempre personali - nel mio caso certe droghe non mi hanno mai interessato per un'autoinformazione dovuta a letture da ragazzo - ma non sono mai banali quando alimentano un mercato che consente alle mafie di prosperare e quando ti rovinano la vita facendoti schiavo.    
Mi raccontano che la "bamba" è ormai un fenomeno anche da noi in Valle per i giovanissimi e mi dicono di come questa droga attraversi ormai tutte le categorie sociali, avendo perso quel "carattere vip" di un tempo (si fa per dire...) e diventando il suo consumo di banale ordinarietà e catena a cui legarsi per una costosa tossicodipendenza.
Parlo delle droghe con i miei figli, compresi quegli orrori chimici di nuova generazione, sperando di capire qualcosa e di porre correttamente il tema, sapendo che alla fine saranno loro, con il loro bagaglio di conoscenze e di idee, a dover dire «no» quando capiterà.
Io avrò avuto quindici o sedici anni quando mi allungarono una siringa e il mio «no» fu una scelta di campo ragionata.

Una strana guida telefonica...

Un dettaglio della copertina dell'elenco telefonico in questioneUn amico della "Rai" mi ha segnalato la stranezza: nelle case degli aostani è in distribuzione un elenco telefonico rosso che - orrore, nella reazione a caldo, per la nostra Autonomia! - ci mette assieme a Provincia di Torino e Canavese in un riedizione di un passato lontano, relegandoci in fondo alla pubblicazione con svarioni tipo "Challande" e l'assenza dei trattini nei Comuni con dizione composta.  
Direi che è una guida telefonica - lo segnalo scherzosamente - apocrifa o meglio esempio giusto di spirito imprenditoriale nel nome della concorrenza. Insomma frutto - a naso - di un competitor delle solite "Pagine Bianche" (ricordo un altro tentativo in passato), eredi delle antiche pubblicazioni della "Sip" agli albori della telefonia e che hanno sempre avuto accuratezza e anche attenzione al bilinguismo, che non si ritrova invece in questa guida alternativa.
Per altro, vogliamo dirlo chiaro, l'anacronismo sta nel mantenimento dello 0125 e dello 0166, quando la Valle potrebbe avere facilmente su tutto il territorio, grazie all'evoluzione tecnologica, il solo prefisso 0165!
Come ho avuto modo di scrivere in passato, la circostanza un pochino pesa sulle bollette telefoniche, per non dire della scocciatura dalla Bassa Valle di avere dal torinese la prima risposta a certi numeri d'emergenza, magari quando il fattore tempo non è banale!

Il mio vicino di banco

Nick Clegg durante un convegno elettoraleNick Clegg, il grande emergente nella politica inglese, era mio vicino di banco al Parlamento europeo nelle file dei liberali e democratici: eravamo seduti vicino nell'emiciclo su quelle poltrone blu elettrico che colorano l'aula.
Lui poco più che trentenne, io poco più che quarantenne ci impegnavamo durante le sedute in chiacchierate - in francese, che lui parla bene - su argomenti i più vari, prevalentemente politici ma anche familiari e sulla montagna (Clegg conosce bene le Alpi).
Ho seguito in questi anni la sua ascesa alla guida dei liberali inglesi - il terzo gruppo inglese, in una logica, ma so che in questa fase rischierebbe di suonare ironico per i patri destini della nostra Valle, "ni droite, ni gauche" - stretti fra i due grandi gruppi conservatore e laburista.
In queste ore leggo che la spontaneità e la competenza dimostrata nella campagna elettorale, specie grazie alla televisione dove appare con grande efficacia, potrebbe farne a sorpresa il nuovo premier nel Regno Unito. Ovviamente tifo per lui!

Botte da orbi

Un momento della direzione nazionale del PdL con le discussioni tra Fini e BerlusconiLa definizione di Gianfranco Fini sul Popolo della Libertà di "centralismo carismatico" è interessante e arriva, in sostanza, alla fine di uno scontro al calor bianco con Silvio Berlusconi.
E' interessante perché, nella realtà dei fatti, i partiti odierni - nel domandare fedeltà assoluta alle scelte maggioritarie espresse nei partiti - si rifacevano ad un caposaldo dei partiti comunisti: il centralismo democratico. Così chi non era in linea con questo principio diventava "eretico", "inaffidabile" e avanti con un campionario che andava dagli insulti da controinformazione fino ai gulag.
Ma era un principio che ora si trasfigura nel "centralismo carismatico", dove il partito personalista - sovrapponendosi al leader - rende ancora diverso il principio, trasformandolo in una sorta di infallibilità del Capo che soffoca ogni dibattito interno, relegandolo alla fine ogni voce fuori dal coro ad un diktat secco: «o con me o contro di me», laddove il partito diventa espressione di una sola persona e della sua corte (compresi i giullari editorialisti).
Significativa vicenda umana e politica, esemplare dell'aria dei tempi e che alla fine riabilita proprio la logica correntizia se serve a discutere realmente e non ad essere servi di un padrone.

Caleidoscopio 27 aprile

Un classe di scolari in Camerun, dal sito dell'UacAnche martedì prossimo torna "Caleidoscopio": l'appuntamento è sulle frequenze di "Radio1", negli spazi radiofonici di "RaiVdA", poco dopo le 12.30.
La scaletta prevede anzitutto un'intervista singolare, sul filo della memoria, con uno dei decani dei sindacalisti valdostani, Felice Roux, che rievoca il 1° maggio del passato, comparato all'attuale "festa dei lavoratori".
Segue un racconto, sulla sua esperienza di volontario in Camerun, del grafico verreziese Jean Lazier, attraverso un'azione concreta a favore di una "ong" che ritrovate su unitedactionforchildren.org
Pont-Saint-Martin conferma, per una settimana a partire dal 7 maggio, l'appuntamento con la "festa del libro": una kermesse che impegna scolaresche di tutte la Valle e a parlarcene è un'insegnante, Ornella Joly.
Christian Diémoz, nel suo un libro e un disco, presenta "Tecniche per la coltivazione dell'orto con metodi naturali" di Antonio Perrone per tutti quelli che hanno il pollice molto verde!
Come sempre, buon ascolto!

In campagna elettorale

Carlo Curtaz e Bruno Giordano, candidati sindaco ad AostaI programmi, cioè l'insieme di proposte per il futuro del proprio comune, interessano o non interessano?
Sono solo i candidati alla carica di sindaco (in coppia con il loro vice) a far scegliere gli elettori in una forte personalizzazione delle elezioni?
E ancora: la definizione di una "bella" lista - ed è divertente "giocare" al totocandidato nei giorni cruciali - incide oppure no?
Morti i comizi, impossibile l'utilizzo reale del sistema radiotelevisivo per la "par condicio", come contattare i cittadini?
E' vero che l'insieme di questi interrogativi - il giorno in cui si chiude la presentazione delle liste in vista del voto il 23 maggio - vale soprattutto per Aosta, l'unica città che abbiamo, mentre nel resto dei paesi la dimensione più o meno piccola consente rapporti più umani nel solco di una politica più vicina.
Il che non vuol dire assenza di scontri feroci, che già sono visibili in Comuni dove la lotta fra due liste sarà campale oppure dove le liste, anche con poche decine di elettori, sono addirittura tre.
Da oggi siamo in campagna elettorale e in nessuna elezione ci sono tanti candidati!

Una data che cambia

La corona deposta al monumento in piazza Chanoux ad AostaIl 25 aprile non sta mai fermo: come tutte le date simboliche finisce, a seconda del periodo in cui cade l'anniversario, per avere significativi diversi. Quel che ho notato è che l'oblio lento e inesorabile, che colpisce la celebrazione per lo spegnersi dei protagonisti per ovvie ragioni anagrafiche, si accompagna sempre più a distinguo grandi o piccoli sul fenomeno della Resistenza.
Capiamoci: una santificazione della lotta partigiana, un tentativo dei comunisti di fare di un movimento plurimo una sola bandiera (quella rossa), l'incapacità di capire le ragioni degli "altri" e cioè di chi come i giovani di Salò restarono fascisti in mano ai nazisti hanno creato delle crepe in cui chi non ha mai digerito i valori comuni dell'antifascismo si è infilato con destrezza nel nome di quel nuovo slogan che è la "pacificazione", che è poi per alcuni solo un violento revisionismo storico.
Allora, almeno in Valle d'Aosta, dove la Resistenza c'è stata e con caratteristiche assolutamente peculiari, con i suoi molti chiari e qualche scuro, sarebbe bene ricordare che senza l'antifascismo, compreso quello preresistenziale, la Regione autonoma non sarebbe mai nata e non oso pensare che cosa sarebbe stata oggi la nostra Valle se la storia avesse preso una strada diversa.
Ecco perché nel mio cuore oggi penso al 25 aprile e ai familiari e agli amici che la Resistenza l'hanno fatta e non ci sono più qui con me, fisicamente, ma ci sono per quello che mi hanno insegnato, compreso l'orrore per l'ipocrisia di alcuni che oggi si esibiranno nelle piazze con affermazioni zuccherose e vibranti, mentre poi nella loro vita e nella loro azione politica fanno esattamente il contrario.

I "nuovi" elettori

Le indicazioni per i seggiLe profonde modificazioni della società valdostana nel tempo sono derivate anche dalle ondate migratorie provenienti da fuori Valle. Accanto ai grandi movimenti ben noti, come l'immigrazione veneta e quella calabrese, ci sono poi - in ogni singolo paese - delle storie proprie. Penso in Bassa Valle alle famiglie dei cavatori di marmo arrivati dalla Toscana o, sempre in zona, ai bresciani o bergamaschi giunti per lavorare nelle miniere o nella siderurgia.
Oggi la nuova dimensione viene dallo stratificarsi di "nuovi" flussi anche in questo caso di tipo generale (marocchini, tunisini, albanesi) con nicchie specifiche come la comunità indiana che ha scelto Verrès per non dire delle diverse "colonie" di rumeni che sono ormai cittadini comunitari.
Il fenomeno - basta guardare i nuovi nati - è importante e fa da contraltare alla denatalità dei residenti "storici" che colpisce la Valle come tutto l'Occidente ricco.
In molti, ormai, hanno la cittadinanza e quindi hanno acquisito il diritto di voto e in certi casi - pensiamo nei Comuni minuscoli - le loro scelte inizieranno piano a piano a pesare sempre di più anche nelle competizioni elettorali e non caso, scorrendo le liste elettorali, si notano già candidati di queste nuove comunità che intendono partecipare alla gestione della cosa pubblica.
Il loro peso, come è successo in passato e succede ancora per gli eletti che hanno maggiori legami con la comunità calabrese, crescerà e d'altronde la chiave dell'integrazione passa anche attraverso la partecipazione democratica. L'importante è che tutto ciò avvenga con trasparenza e senza logiche da "capibastone" - il cui rischio venne denunciato da mio zio Severino alla fine degli anni Sessanta, beccandosi del razzista dai socialisti rampanti dell'epoca, che oggi hanno altre vesti - che importerebbero in Valle d'Aosta metodi di cui è bene fare a meno.

Occhio allo spazio!

Stephen HawkingHo il ricordo di meravigliosi cieli stellati da noi in alta montagna oppure in isole tropicali. Così ci poniamo, insignificanti come siamo, di fronte all'immensità. Mi affascina l'idea di come nell'antichità questo cielo fosse vivo per chi l'osservava e aveva deciso - caratteritica della nostra umanità - di dare un nome a pianeti, a costellazioni, ai diversi pezzi distanti dell'Universo.
Da ragazzo leggevo libri, genere Peter Colosimo, che raccontavano - cacciando un sacco di balle - dei segni nel passato e nel presente del passaggio sulla Terra di alieni provenienti da altri mondi. Genere: gli egizi senza l'aiuto degli extraterrestri non avrebbero costruito le piramidi...
Io penso davvero che esistano altri esseri viventi intelligenti, chissà fatti come, ma non è da escludere che - in un'ovvia reciprocità - non saremo solo noi a vederli orrendi, ma anche loro lo penseranno di noi, con i nostri nasi, le nostre bocche, le dita, i nostri umori...
Il fisico inglese Stephen Hawking, che mostra la forza della nostra intelligenza anche quando è prigioniera - come capita a lui - di un corpo degradato lentamente dalla malattia, ci ammonisce di lasciar perdere gli alieni, perché un "incontro ravvicinato" potrebbe finire malissimo. come avvenne alle popolazioni indigene distrutte da noi occidentali e non a caso lo scienziato inglese cita le Americhe dopo la scoperta di Cristoforo Colombo.
insomma, se un disco volante vi atterra in giardino, conviene far finta di niente ed evitare la tentazione di offrire un caffè all'equipaggio.

I leghisti a scuola

L'articolo su Le MondeHo visto in Parlamento i primi passi della Lega, quando nel 1987 mi trovai a condividere l'ufficio al Gruppo Misto con l'unico deputato, Giuseppe Leoni. Poi sono diventati Gruppo e ho frequentato tutti gli esponenti di spicco, la gran parte dei quali oggi ai vertici del movimento e non a caso venni invitato a loro congressi. Ricordo con simpatia il rapporto di amicizia con Gianfranco Miglio nella Bicamerale per le Riforme o certe azioni politiche con loro Ministri, nel primo Governo Berlusconi, come "Bobo" Maroni, che era già all'Interno.
Leggo su "Le Monde" un articolo sulla formazione del collega Philippe Ridet, che scrive: "Au lendemain de ses victoires en Vénétie et dans le Piémont, la Ligue veut systématiser la recette de son succès: forte présence des militants sur le terrain et formation des cadres, comme le faisait autrefois le Parti communiste italien".
Il giornalista racconta dell'intervento di Stefano Bruno Galli "professeur d'histoire des doctrines politiques à l'université de Milan, devenu un "intellectuel organique" du parti" che racconta di Carlo Cattaneo "patriote et républicain du XIXe siècle opposé à l'Etat-nation; viennent ensuite les années 1930 et la notion de personnalisme portée par le mouvement Ordre nouveau animé par Denis de Rougemont et Alexandre Marc; puis la guerre et la résistance valdôtaine autour d'Emile Chanoux, ardent défenseur des minorités linguistiques du val d'Aoste. Surprise: voilà encore le Français Guy Héraud, spécialiste de minorités européennes et candidat à l'élection présidentielle de 1974, où il obtint 19 255 voix, soit 0,07% des suffrages au 1er tour. Arrive Umberto Bossi qui, un jour de 1969, rencontre un disciple d'Emile Chanoux... la boucle est alors bouclée".
Naturalmente la data giusta dell'incontro di Bossi con Bruno Salvadori è il 1979.
Ma resta da dire del fatto che, pur con queste premesse, l'impressione è che oggi - le vicende delle ultime Europee ne sono state un esempio - la Lega non abbia più quel feeling iniziale con l'UV. Vedremo i prossimi avvenimenti e certi passaggi, come federalismo fiscale e possibili riforme, saranno utili per capire.

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