March 2010

Sciascia fra palma e caffè

Leonardo Sciascia"...gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma..."
Così diceva il grande Leonardo Sciascia in una celebre intervista di Giampaolo Pansa nel 1970. Questa definizione della "palma" (albero che in Valle c'è in diverse località, specie in bassa Valle), sarcasticamente allargata poi al caffè espresso, viene scolpita come metafora della capacità di espansione e progressione delle mafie.
Si trattava di un ammonimento in piena regola, purtroppo confermato dai fatti a trent'anni da quella profezia, visto che oggi la criminalità organizzata (mafia in senso lato ed il termine è finito in tutte le lingue) è un fenomeno mondiale e, nel caso italiano, un fenomeno nazionale.
Chi conosce la situazione valdostana sa che anche qui - l'ho letto in rapporti ufficiali - ci sono state e ci sono "infiltrazioni" e speriamo che non ci sia di peggio, perché il denaro attira i malavitosi come il miele e chi si compromette con la criminalità organizzata prima o poi casca come una pera.
Ho ricordato la "linea della palma" come relatore della legge votata dal Consiglio Valle sulla legalità, come sintesi fra una proposta "Alpe" e una del Governo regionale.
L'unanimità dei voti è un buon segno. Sarà pure che sul "politically correct" nessuno sgarra, ma - tolti gli orpelli retorici - mi pare esista un'ampia volontà di agire.

Alla fine dei campionati mondiali militari

Un dettaglio del palco delle autorità all'inaugurazione dei Giochi militariTrovo incredibile e offensivo che né all'inaugurazione né alla chiusura, e neppure nei giorni di svolgimento delle gare sia apparso in Valle d'Aosta, per adempiere a doveri di cerimoniale e obblighi protocollari e non per divertissement, un Ministro o uno dei più di quaranta Sottosegretari del Governo Berlusconi.
Brutta questa scelta di mancata presenza ai Campionati mondiali militari, pensando al colossale sforzo organizzativo della Valle d'Aosta e al budget importante messo generosamente a disposizione dalla nostra Regione autonoma.
Ho fatto parte, pur brevemente, del Governo italiano e so bene, come si dice, «che un Sottosegretario non si nega a nessuno» ed invece in questo caso nisba.
Trovo questa mancanza una gaffe istituzionale, pensando che senza l'appoggio della Valle la manifestazione non si sarebbe potuto svolgere, specie in tempi di "vacche magre" per le Forze armate.
Era dunque giusto pretendere qualche sforzo suppletivo, a livello politico romano, per valorizzare l'insieme delle gare gestite con perizia dai "nostri" ed invece una sorta di cappa soporifera è calata sulla manifestazione, malgrado di sforzi di informazione e di comunicazione che sono stati compiuti.
Che la lezione serva come viatico nel solco dell'elementare principio del "do ut des" e  nella logica equilibrata fra costi e benefici.

Caleidoscopio 30 marzo

Christian Diémoz negli studi di Rai VdAIl prossimo "Caleidoscopio" - alle 12.35 su "Radio1" negli spazi di "RaiVdA" - propone diversi argomenti, in parte di "gusto" pasquale.
All'inizio ci saranno due poesie dedicate alla più importante festività per i cristiani, una di Andrea Zanzotto ed una di Gianni Rodari, recitate dall'attore-conduttore della trasmissione Vittorio Bestoso.
Sarà poi uno chef, Bruno Mazzotti del ristorante "Le Grenier" di Saint-Vincent, a parlare di alcuni piatti proponibili in occasione della festività di Pasqua.
Successivamente, visto che siamo ormai in primavera ma il "generale inverno" ha dominato per parecchi mesi, faremo qualche riflessione sulla stagione come vissuta, quest'anno e negli anni scorsi, dagli animali selvatici con le spiegazioni del veterinario Alessandro Mosca. Sentiremo poi, come talvolta avviene in "Caleidoscopio", una registrazione storica di un simpatico racconto del compianto Pierre Vietti nella maschera nota come Bathézar.
Infine un libro e un disco, proposti nell'accostamento dalla fantasia di Christian Diémoz, con il volume "Cartoline del Monte Rosa 1900-1950" di Sebastiano Brandolini.
Mi auguro che l'insieme, sommato a musiche "primaverili", sia di vostro gradimento.

No al perdonismo

"Pedofilia" è un termine inadeguato, perché quasi gentile (visto che mette assieme due parole greche che significano bambino e amicizia), nel definire invece una deviazione sessuale gravissima di un adulto che rivolge le proprie attenzioni nei confronti di bambini.
Basta leggere le notizie terrificanti e periodiche del sequestro di materiale pedopornografico, spesso di una violenza inusitata sino alla morte, che dei matti si scambiano fra loro via Internet in un mercato fiorente che lascia basiti proprio sulla follia umana e la sua deriva.
Chiunque abbia dei figli non può che essere preoccupato ed apprensivo, tirando un sospiro di sollievo quando i propri cari raggiungono un'età in cui possono finalmente difendersi da soli.

Il voto delle regionali

Il Paladozza di Bologna durante RaiperunanotteTutto è pronto per le elezioni regionali, dopo una campagna elettorale che mostra ormai come l'Italia - entità sempre più geografica - non sia più un Paese normale. In un "Paese normale" ci sarebbero stati i "faccia a faccia" tra i candidati e il confronto sarebbe avvenuto sui temi di ciascuna Regione al posto di scomposti o composti - secondo i caratteri dei singoli - attacchi fra avversari che trasformano questo test elettorale in un referendum pro o contro Silvio Berlusconi come riesce sempre a fare astutamente il Cavaliere, che pure ormai dimostra tutta la sua età.
Certo, in barba alla celebre "par condicio", è apparso dappertutto in televisione, segno che in Italia è facile violare le regole. Aggiungo a questo proposito che non capisco neppure quei miei colleghi Rai che, privati ingiustamente dei loro talk show, chiusi per non dar fastidio (sic!), si sono trasferiti - mi par di capire senza chiederlo al loro datore di lavoro - armi e bagagli su Internet o su altre emittenti.
Io penso che vincerà la "stuffia" e molta gente per bene non andrà a votare, ingrossando le file di quel numero crescente di astensionisti che disertano le urne.
Vedremo lunedì l'esito del voto e anche qui commenteremo i risultati. Leggo che questo esito potrebbe influenzare le scelte dell'UV rispetto alle alleanze per le prossime comunali ad Aosta: anche questo sarà interessante da verificare, anche se personalmente credo - ma forse trovare la figura del sindaco non è banale - che «Les jeux sont faits...»
Forse un giorno aggiungeremo «Rien ne va plus...».

Mina un po'... valdostana

Mina come appare su Vanity FairLeggo gli articoli di Mina periodicamente pubblicati su "La Stampa" e la sua posta settimanale su "Vanity Fair" che dimostrano come Mina sia non solo la migliore cantante italiana da molti anni ma sia dotata di cervello e di una prosa sarcastica e tagliente che mostra grande verve.
Tanto che all'inizio ci fu chi, stupidamente, evocava l'esistenza di un "ghost writer" o, come si dice in italiano, un "negro" che scrivesse per lei. Incredibile...
Un approccio giornalistico originale confermato dall'irridente articolo per prendere in giro gli eccessi celebrativi per i suoi settant'anni!
Mina ha accompagnato la mia vita: dalla televisione in bianco e nero dell'infanzia appaiono nella memoria le immagini di questa lungagnona sorridente e sexy con minigonne da turbamento.
E poi il gossip dei rotocalchi dell'epoca che seguivano le vicissitudini sentimentali di una donna libera e anticonformista sino alla scelta di vivere la canzone senza più apparire su di un palcoscenico.
E naturalmente, sempre, la sua musica con tante canzoni che sono come un segnalibro nelle pagine della vita.
Mi diverte che, per caso, il primo "fan club" sia nato da noi in Valle e sia vivo ancora oggi con tanto di "fanzine": una sorta di ponte fra le nostre montagne e la "Tigre di Cremona".

Da Internazionale sull'ora legale

Un sacco di orologi da mettere a postoSono da tempo lettore di "Internazionale", il settimanale che raccoglie, con scelta intelligente, il meglio della stampa mondiale, aggiungendo alcune rubriche proprie assai originali. La versione elettronica, che diventa un'icona su iPhone, è ormai a pagamento dopo un periodo di gratuità e dimostra come, in una lettura da fine settimana (il giornale esce il sabato), la versione cartacea resta insostituibile.
Questa settimana trovo divertente il contenuto della rubrichina di ultima pagina, sotto le vignette di alcuni giornali internazionali, dedicata a "Le regole", che opportunamente si occupa dell'arrivo dell'ora legale che sbalestra in queste ore il nostro senso del tempo.
Ecco le cinque simpatiche regolette:

  1. Le giornate più lunghe sono un piacere: ricordatelo quando ti alzi la mattina con il buio;
  2. Ai bambini piccoli l'ora legale non interessa: che sia marzo o ottobre, i loro genitori perdono comunque un'ora di sonno;
  3. Solo la politica scatena dibattiti più accesi di quelli sull'ora legale;
  4. Se non regoli l'orologio dell'auto entro una settimana, non lo farai più;
  5. L'ora legale ti dà un'ottima scusa per avere fame e sonno a tutte le ore per almeno una settimana.

La "Volvo" ai cinesi

Il momento della vendita dalla Volvo ai cinesi"Quand la Chine s' éveillera... le monde tremblera". La celebre profezia di Napoleone Bonaparte viene di tanto in tanto ripetuta, specie quando - come avviene di questi tempi - la Cina cresce in barba alla crisi mondiale in quello strano misto di liberalizzazione economica e sostanziale mancanza di democrazia che ne fa un caso unico.
Ricordo i racconti di alcuni industriali valdostani che, disgiuntamente, mi dicevano della loro visita in fabbriche cinesi dove erano rimasti inorriditi delle condizioni disumane di sfruttamento: segno tangibile di una crescita forte che in parte è legata proprio alla mancanza di regole e a quel costo del lavoro che è stata una sirena per molte "delocalizzazioni" (talvolta anche a detrimento di alcune nostre fabbriche locali), in parte già fallite.
Colpisce ora - sarà perché sono proprietario di una "Volvo"... - l'acquisizione da parte della "Geely" cinese della celebre fabbrica d'auto svedese, che personalmente avevo scelto per quelle caratteristiche scandinave di rusticità e sicurezza. Una campagna acquisti che certo non si fermerà nel segno di quella intuizione napoleonica che fa venire qualche brivido pensando come la Cina sia e resti un Paese che spende follemente per gli armamenti.

Esiti elettorali

Il neo presidente Roberto Cota impegnato in una partita a calciobalillaIl risultato tennistico delle elezioni regionali ha nella coda finale il suo esito più vero con il Piemonte e il Lazio che passano per un pelo al centrodestra e ciò francamente resta il dato più significativo. L'altro dato è la crescita della Lega che ha compensato, con un risultato eclatante, il calo dl PdL, mentre la perdita di importanti Presidenze non è controbilanciato dal risultato buono in termini complessivi per il PD.
Il grande e unico vincitore resta il nuovo partito dominante, quello degli astensionisti, di cui alla fine si parlerà poco mentre è un campanello d'allarme per tutti.
Contando le Regioni e le Province autonome dove non si è votato, oggi la posizione della piccola Valle d'Aosta nella Conferenza delle Regioni, nell'equilibrio fra i due schieramenti, diventa decisivo (lo spiego meglio in un intervento sottostante) e non è circostanza da poco, che va giocata.
Con calma, in giornata, aggiungerò qualche annotazione.
Chi vuole può ascoltare stamattina in diretta, poco dopo le 9, i commenti più estesi nella rubrica su Top Italia Radio (che potete risentire mercoledì alle 15.15 su Radio Club o giovedì alle 16.30 su Radio Reporter).

Una storia

Umberto BossiLa storia non si scrive con i "se" e con i "ma". Ci sono comunque dei passaggi che, come nella scelta della direzione in un dedalo, portano in un posto o altrove.
Se nel 1979 la Valle d'Aosta avesse avuto per il Parlamento europeo il collegio uninominale, l'UV non avrebbe presentato la sua lista in tutta Italia, così Bruno Salvadori non avrebbe conosciuto il varesotto Umberto Bossi, che fondò dopo la candidatura per Strasburgo nelle liste unioniste il movimento "Lega lombarda".
Nel 1987, invece, fui testimone diretto dell'ingresso in Parlamento per la prima volta dello stesso Bossi al Senato (da qui la definizione Senatùr) e di Giuseppe Leoni alla Camera, con cui condivisi l'ufficio a Montecitorio per cinque anni, cementando un'amicizia che mi permise allora e nelle successive legislature di assistere alla crescita e alle trasformazioni della Lega.
Quella Lega che oggi domina la scena e governa due Regioni del Nord, essendo con la sua crescita l'elemento cardine del berlusconismo.
Vedremo ora se e come, nel solco di un certo movimentismo, la Lega saprà sdoganarsi o no da questo abbraccio.

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