March 2010

Povero Orwell...

Con un successo fuori dal comune - cui io stesso ho contribuito come telespettatore occasionale - finisce il Gf, il "Grande Fratello", espressione di orwelliana memoria applicata alla convivenza televisiva di un gruppo di persone isolate nella "casa". Il povero George Orwell si rivolterà nella tomba a pensare che la profondità del suo pensiero, contro gli orrori delle dittature, è finita per essere banalizzata nel titolo di un programma con ragazzette discinte ignoranti come delle scarpe e con maschi che cercano la supremazia con liti che fanno rimpiangere le lotte simulate di alcune scimmie.

La Spagna trema

La Mola in CatalognaGli spagnoli mi sono sempre stati simpatici, anche se va subito precisato come la mia frequentazione dei rappresentanti dei partiti delle antiche minoranze nazionali (dalla Catalogna ai Paesi Baschi, dalle Canarie alla Galizia) mi abbia confermato come ci siano nell'attuale Spagna popoli diversi e alcuni non vogliono legittimamente essere chiamati spagnoli e operano - e ovviamente non condivido il percorso di chi lo fa con la violenza - per avere forme d'indipendenza corrispondenti al loro desiderio di maggior libertà.
Per altro, le discussioni più interessanti le ho avute proprio con loro nel seno dell'Integruppo al Parlamento europeo delle "Nazioni senza Stato". Ciò dimostra, ma il discorso sarebbe lungo, come il termine "nazione" muti a seconda delle proprie esperienze storiche e come la stessa valutazione del termine "Stato" differisca.
La caduta della dittatura di Francisco Franco, durata quarant'anni e conclusasi a metà degli anni Settanta, e il successivo ingresso nell'Unione europea nel 1986 hanno fatto scattare come una molla l'economia della Spagna, che - a differenza dei fondi europei che nel Sud d'Italia non hanno sortito effetti - ha usato le chances comunitarie con grande capacità in un disegno autonomistico interessante sino ad arrivare, come segno della spinta avuta, ad un recente sorpasso del "Pil" italiano.
Essendo stato in Spagna per due giorni, ammirando come sempre la varietà dei paesaggi e la vastità del territorio (da un freddo cane!), ho raccolto e trasferisco qui la preoccupazione per un'economia che scricchiola e le vicende della Grecia, ma anche dei loro "cugini" portoghesi, fanno venire i brividi. La crisi economica, il debito pubblico, la speculazione internazionale: gli spagnoli - e noi con loro - guardano con apprensione al futuro e sperano che non salti il banco.

Il futuro della Savoia

La chiesa di Billiéme, in SavoiaScrivevo, qualche giorno fa, della tappa importante per noi dell’annessione della Savoia alla Francia avvenuta, di questi tempi, un secolo e mezzo fa.
Anniversario che mi pare caduto in un qual certo vuoto in Valle, mentre in vista dell'Euroregione Alp Med (sempre ferma nella palude delle burocrazie nazionali!) poteva essere un tema stimolante di confronto.
Leggo sulla stampa francese che la "Ligue Savoisienne", spazzata via dalla possibilità di correre alle prossime elezioni regionali per via del sistema elettorale, propone due aspetti, uno di analisi e uno di protesta.
L’analisi è così riassunta: «la seule question qui pourrait intéresser les électeurs n'est pas posée : l'émancipation de la Savoie, qui subit encore, 150 après l'annexion de 1860, le système mis en place par Napoléon III et conservé, pour l'essentiel, par les régimes qui ont suivi : deux départements forcément rivaux, deux préfets dépendant de ministères tout-puissants mais désargentés, et aucune représentation de la Savoie toute entière. La Savoie serait pourtant, pour la plupart de ses habitants, le cadre politique le plus naturel pour se gouverner efficacement et assurer leur prospérité: à l'échelle de la vie quotidienne et en même temps compatible avec les réalités de l'Europe actuelle».
La Ligue - ed eccoci alla protesta - dovrebbe distribuire, ma non si sa come, una scheda di voto – alternativa per così dire alle “regionali” - con cinque proposte, certo provocatorie:

  • Région Savoie regroupent les deux départements;
  • Région Savoie autonome, comme le Val d'Aoste;
  • Ne rien changer: Paris et Rhône-Alpes décident;
  • Adhésion à la Suisse;
  • Etat européen, fédéral et démocratique.

Ovviamente si tratta di un sasso nello stagno: in Francia, a dire il vero, sembra molto sullo sfondo, pur oggetto di mirabili lavori di Commissioni di studio, il tema del regionalismo e del decentramento e ciò mostra un forte ritardo culturale.

Una poesia per quest'aria primaverile!

Fiori valdostaniImpression de printemps

Il est des jours - avez-vous remarqué? -
Où l'on se sent plus léger qu'un oiseau,
Plus jeune qu'un enfant, et, vrai! Plus gai
Que la même gaieté d'un damoiseau.
L'on se souvient sans bien se rappeler...
Évidemment l'on rêve, et non, pourtant.
L'on semble nager et l'on croirait voler.
L'on aime ardemment sans amour cependant
Tant est léger le cœur sous le ciel clair
Et tant l'on va, sûr de soi, plein de foi
Dans les autres, que l'on trompe avec l'air
D'être plutôt trompé gentiment, soi.
La vie est bonne et l'on voudrait mourir,
Bien que n'ayant pas peur du lendemain,
Un désir indécis s'en vient fleurir,
Dirait-on, au cœur plus et moins qu'humain.
Hélas! Faut-il que meure ce bonheur?
Meurent plutôt la vie et son tourment!
Ô dieux cléments, gardez-moi du malheur
D'à jamais perdre un moment si charmant.

Paul Verlaine

Segnali dalla Francia

Nicolas Sarkozy e Carla Bruni al seggio elettoraleQuella di Nicolas Sarkozy nel primo turno delle elezioni regionali era una sconfitta annunciata. Mi è capitato di parlare spesso in questi mesi con politici francesi dei due schieramenti e avevano azzeccato sia la vittoria della "Gauche" sia l'impressionante crescita dell'astensionismo, che pare essere atteso a livelli record anche per le regionali italiane ormai a breve. Non a caso alcuni editorialisti hanno cominciato a mettere le mani avanti sul peso che potrà avere la scelta di disertare le urne.
Sulla sconfitta della "Droite" francese che cosa dire: rischio di ripetere malamente quel che in tanti, anche sui giornali di oggi, affermano. Personalmente credo che, sulla lunga distanza, il populismo e il cesarismo di Sarkò non possa premiare. Oggi l'idea dell'"uomo solo al comando", che tutto decide e tutto impone, non funziona più in società complesse e prima o poi i nodi vengono al pettine.
Sull'astensionismo, pur conscio che - come abbiamo detto più volte - antiche democrazie convivono con il fenomeno (come gli Stati Uniti o la Svizzera), a me pare un campanello di allarme, già suonato anche in Valle d'Aosta. Si può far finta di non sentirlo o plaudire alla libertà di scelta fra impegno e disinteresse. Ma la democrazia è un giocattolo delicato e una volta rotto non si sa bene quali fantasmi si materializzino.

Longevità

Anziani a passeggioSilvio Berlusconi, fra il serio e il faceto, ma propenderei per il serio, annuncia che camperà 120 anni. Roba da infarto per il PD e anche per lo stesso PdL. Va aggiunto che la chirurgia estetica ce lo renderebbe sempre più giovane e la tricologia ce lo restituirebbe con lunghi boccoli...
Eppure il tema dell'invecchiamento va preso sul serio e la stessa Valle d'Aosta, nelle proiezioni Istat fissate per il 2050, prevede una società longeva e dunque piena di persone anziane, me compreso, se non schiatterò prima.
Qualche anno fa, si iniziò a discutere su forme di assistenza complementare su base regionale - rese possibili da una norma d'attuazione - per consentire forme di accumulo che permettessero ai giovani di oggi di avere certezze nella loro vecchiaia. Il dossier non so che fine abbia atto e me ne dolgo, perché in futuro non sarà facile affrontare i costi dei "grandi vecchi" ed è bene pensarci per tempo.

Intercettazioni

TelefoniniAlla fine di tutto, ovvio aspettarselo viste le diverse piste che si stanno incrociando in "inchieste calde" che dominano l'informazione, tornerà d'attualità il disegno di legge sulle intercettazioni. Uso il termine generico perché si tratterebbe di normare con leggi più restrittive le intercettazioni sia telefoniche che ambientali.
Vorrei ripetere il mio pensiero: le intercettazioni non servono per cercare i reati, ma servono a supporto di inchieste che abbiano già una propria ragion d'essere; esiste un'evidente logica nel non pubblicare con facilità conversazioni che finiscano incidentalmente in fascicoli processuali, facendo finire le persone alla gogna; l'uso delle intercettazioni, anche per i loro costi, va usato in maniera intelligente e mai indiscriminata.
Ciò detto, però, non esiste neppure la logica inversa: quella di impedire, per questioni di sostanza o di budget, l'utilizzo di una tecnica investigativa indispensabile e l'utilizzo di un principio generico di privacy di fronte a certe nefandezze registrate lasciano il tempo che trovano. I reati contro la pubblica amministrazione o le attività criminose nella loro diversa declinazione non consentono sconti o scorciatoie.
Purtroppo tutto quello che è buonsenso e ragionevolezza in Italia non vale più in una sorta di deriva di cui non si vede ancora l'esito. Personalmente credo che siamo comunque alla vigilia di cambiamenti con il passaggio delle regionali e forse non solo.

Povera Geografia...

Un quadro geograficoDopo la "riforma Gelmini", ha avuto un grande successo in Italia l'appello in favore dell'insegnamento della geografia, intitolato provocatoriamente "A scuola senza geografia".
Un appello sintetico così concepito: "fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro.
Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata.
I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo"
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Come si fa a non condividere? Personalmente sin da ragazzino sono stato affascinato dalle carte geografiche e dagli atlanti e uno dei primi regali ai miei figli è stato un mappamondo che consenta di vedere dove siamo e relativizzarci nel quadro della vastità del pianeta e della sua umanità.
Oggi ho sull'iPhone alcune applicazioni utili sulla geografia del mondo e trovo che la geografia, materia complessa e affascinante che ci apre ampi spazi di conoscenza, diventando di fatto una Cenerentola, fotografa un'idea della cultura e della scuola che lascia stupefatti.

Una bandiera che amo

Bandiere del Tibet e dell'ItaliaLeggo di questa polemica sulla bandiera del Tibet che sventola sulla scuola di sci di Gressoney-Saint-Jean e che i cinesi - presenti ai campionati militari - chiedono di togliere e mi pare che la loro richiesta sarà accolta.
Quando ero Presidente della Regione, avevo nel mio ufficio la bandiera del Tibet, una bandiera che amo con la sua simbolistica che comprende pure due leoni di montagna, che mi era stata regalata e che ritengo abbia un valore importante per le minoranze linguistiche e nazionali. I miei amici walser della Valle del Lys dovrebbero averne coscienza, essendo loro una minoranza nella minoranza, cui sono sempre stato legato per motivi familiari e per la lotta politica che portò ad un loro riconoscimento di rango costituzionale.
I tibetani, da questo punto di vista, hanno con noi quelle affinità che avvicinano i montanari di tutto il mondo e di cui dobbiamo avere coscienza: sono un esempio di un popolo dalla straordinaria singolarità culturale che viene oppresso e privato di elementari principi di libertà.
I cinesi ne fanno un elemento di disagio e di puntiglio? Piegarsi ai loro desiderata, immagino "per il bene della manifestazione", intristisce perché dimostra che la retorica dei campionati militari, come occasione di pace, rischia di essere la foglia di fico di una realtà ben diversa, cui la Valle per la propria storia non può piegarsi come se nulla fosse.

La grande Simone Veil

Simone Veil dopo la consegna dell'onoreficenzaQuando ricevetti la Légion d'honneur, nel suggestivo scenario del Piccolo San Bernardo, pensai quanto la Francia, antico Stato nazionale, fosse abile nell'utilizzo di simbolismi identitari, dando loro un contesto degno e credibile. Per questo ho voluto in Valle la legge che ha portato, tra l'altro, alla definizioni anche in Valle di "simboli" come inno, bandiera, écusson ed onorificenze.
Guardavo in queste ore le immagini della cerimonia con cui l'Académie française ha accolto la grande Simone Veil, una donna che ha attraversato la storia a cavallo di due secoli.
Così l'inizio dell'articolo su "Le Parisien": "La femme préférée des Français est devenue "immortelle". Simone Veil, grande dame politique, rescapée des camps de la mort, ardente féministe et européenne convaincue, a fait jeudi son entrée à l'Académie française. Vêtue d'un habit vert Chanel et ceinte de son épée d'académicienne, sur la lame de laquelle est gravé son numéro de déportée, elle occupe désormais  le treizième fauteuil de la vénérable institution".
Il senso della memoria collettiva, la gratitudine per le grandi personalità, il rispetto delle forme e delle tradizioni fondano il senso nazionalitario "buono", evitando quelle forme grottesche e aggressive che trasformano i simbolismi politici in quegli orpelli cari ai totalitarismi che la Veil ha sofferto e combattuto in una carriera coraggiosa e adamantina.
Nella descrizione del percorso dell'integrazione europea ai giovani, ho sempre usato il discorso che la Veil pronunciò quando assunse la prima Presidenza del Parlamento europeo nel 1979: la sua lucida rievocazione delle ragioni dell'europeismo colpiscono e commuovono.

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