February 2010

Ma che freddo fa...

Auto ghiacciate nella cintura di AostaCome una specie di rabdomante, vedo arrivare un tema forte delle prossime ore: il freddo. Non che non ci sia, intendiamoci bene, e forse non va neppure preso troppo sul serio chi dice che durerà mesi, ma ci vorrebbero un minimo di buonsenso sulla lotta dei dati.
Ieri il Trentino "spara" un -47 gradi che è finito sui telegiornali e sui giornali nella conca di Busa di Manna, che dà l'idea di essere un posto non proprio... rose e fiori. Temo che ogni località alpina, cercando un luogo sfortunato, potrebbe vantare nelle 24 ore delle temperature simili, ma la rincorsa fa sorridere.
Ed invece sfido la sorte sul fatto che, se davvero la morsa del gelo resterà, questa rincorsa alla temperatura più bassa e le notizie da tregenda sulla colonnina del mercurio in picchiata dominerà la scena alla grande.

Elogio dell'innevamento

Una panoramica della valle centrale con neve e nuvoleL'economia dello sci, certo, ma anche le riserve idriche e altri aspetti possibili attorno al ritorno della neve. L'aspetto peggiore era quello del brullo di certi anni passati con il dramma di un paesaggio lunare contrapposto a quel candore che avvolge e protegge la nostra montagna ora che - meno copiosa dello scorsa stagione, ma comunque non male - la neve è tornata.
Sarà pur vero che rischia di essere un fenomeno che non cambia la realtà delle estati torride che consumeranno i nostri ghiacciai, ma questi inverni ritrovati esorcizzano in parte certi scenari catastrofici e ridanno ai paesaggi quei contorni familiari della montagna alpina.
Questa sera su "RaiTre", poco prima delle 20, nel magazine "Grand Format", parlerò delle valanghe, rovescio della medaglia della neve gioiosa a dimostrazione che c'è sempre un chiaro e uno scuro.

Spacciatore di Nazionali

Le Nazionali come si trovano oggiLeggo di una vasta campagna in Valle contro la sigaretta. Me ne compiaccio e penso che quel 25 per cento di valdostani calcolato come media dei fumatori sia una sottostima di un fenomeno che sta tornando con prepotenza, dopo anni in cui il tabacco è stato un disvalore.
Avevo un papà fieramente tabagista che fingeva una volontà di smettere e di ridurre il numero delle sigarette e dunque capisco le difficoltà di smettere e ammiro chi lo fa da un giorno all'altro.
Ricordo con divertimento di quando ero un giovane deputato e l'unico posto in Italia dove si vendevano le "Nazionali senza filtro" era la tabaccheria di Montecitorio, perché quelle sigarette - nicotina pura - erano, a prezzo basso fuori mercato, nel "paniere" con cui si calcolava la contingenza.
Ad ogni deputato veniva consentito l'acquisto di una sola stecca alla settimana e così, per un certo periodo, ogni lunedì in ufficio ad Aosta regalavo - tipo spacciatore - un pacchetto ciascuno ai vecchietti aficionados di quella letale sigaretta senza filtro che venivano a trovarmi apposta.

Ora e sempre... bamboccioni

"Bamboccioni": il termine è stato usato per la prima volta nel dibattito politico italiano nell'ottobre del 2007 dall'allora ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, quando presentò la Finanziaria comprensiva di misure utili per "schiodare" i ragazzi italiani dalla casa dei genitori.
Già all'epoca la sortita del severo ministro fece scalpore, ma soprattutto si aprì un dibattito sul "mammismo" dei giovani italiani, per altro proverbiale nella caricatura dei vizi nazionali, specie nel confronto con giovani europei o di Oltreoceano.

Parallelismi arditi

L'articolo di Le SoirHo già scritto che, almeno per ora, il Belgio "tiene" per la presenza delle istituzioni europee a Bruxelles.
Non so se questo durerà per molto o se fiamminghi e valloni, prima o poi, si separeranno come hanno fatto a suo tempo cechi e slovacchi.
L'ultima incomprensione - che rientra nel gioco infinito dei reciproci "j'accuse" fra i due gruppi nazionali - riguarda il fatto che i fiamminghi denunciano i rischi per loro di una "wallonisering" (vallonizzazione), cioè di un trasferimento nel resto del Paese dei presunti difetti dei francofoni, tipo burocratizzazione, aumento della disoccupazione, crescita dell'insicurezza (specie a Bruxelles) e altro ancora.
Ricordo che negli anni Sessanta mio zio Séverin denunciò  - con toni polemici, come sapeva fare - l'assalto alla Valle d'Aosta di esponenti politici provenienti dal Sud con metodi elettoralistici e "trafficoni" che non ci appartenevano.
Oggi, parafrasando la discussione belga e senza nessun intento offensivo, potremmo dire - riferendoci al concetto di "cosa pubblica", cui spesso si danno diversi significati -  che la preoccupazione riguardava (e le letture di Séverin Caveri avevano riguardato anche la "questione meridionale" e dunque l'accusa di essere razzista era inesistente e basta per capirlo leggere l'insieme "umanista" dei suoi scritti) una "meridionalizzazione" della vita politica valdostana con la ricerca del consenso con metodi clientelari anche attraverso "reti" affaristiche. Il tema, che prescinde ormai dalle origini geografiche dei politici nel melting pot dei comportamenti personali, non perde mai di attualità.

L'inutilità di certe nostalgie

Morgan in concertoSi incomincia a parlare del "Festival di Sanremo" (il "caso Morgan", con la scoperta dell'acqua calda, ne è un esempio) e immagino che, con l'approssimarsi della manifestazione canora, crescerà la febbre dell'attesa.
A ben guardare, direi che è una febbriciattola e lo sottolineo con dispiacere "generazionale" (i miei figli sono rimasti stupiti che, ai miei tempi, alle medie si comprasse il libricino con le canzoni dell'ultimo Festival per cantarle sul pulman in gita scolastica!) per il Festival, facendo pubblicamente ammenda: per molti anni ho coltivato l'idea - legata ad un'immagine sentimentale e passatista - che si potesse brillantemente far rivivere il vecchio "Disco per l'Estate" di Saint-Vincent, prima scippato e poi defunto.
Ora una duplice crisi - quella della televisione "generalista" e quella delle vecchie manifestazioni canore - chiudono la porta a certe nostalgie. Il passato non torna e non basta il pubblico di anziani a rinverdire una sorta di mammut rimasto lì congelato in un contesto di cambio di gusti e tendenze.
Sembra esserci, nella televisione italiana, un'incapacità al cambiamento e così classici come "Striscia la Notizia" o "Porta a Porta" non finiscono mai.

Un'applicazione vergognosa

L'applicazione su Mussolini nell'iPhonePer alcuni giorni, ben prima che scoppiasse la polemica, mi sono vergognato che una delle applicazioni più vendute su "Apple store" fosse dedicata ai discorsi di Mussolini, roba da buttare l'iPhone nella pattumiera.
Le pressioni su Apple di molti e l'arrabbiatura dell'Istituto Luce, proprietario dei diritti dei filmati del Duce, hanno infine fatto sparire questa creazione ovviamente apologetica e questo è l'aspetto deteriore cui ha corrisposto un successo feticistico che lascia allibiti.
Ciò dimostra quanto ci sia bisogno dell'insegnamento della storia, che certo può - anzi deve - usare documentazione filmata, a condizione di inserirla in un contesto di comprensione più vasto. Noto quotidianamente come la dimensione storica si affievolisca a vantaggio di un presente astratto e privo di radicamento. Questa sorta di stolido oblio è rischioso per una piccola comunità come la nostra, che deve saper riconoscere il percorso avvenuto nel tempo per rendere saldo il presente. Altrimenti si rischia di vivere in una logica atemporale e di non capire i percorsi che hanno portato la Valle, nella storia più vasta in cui è immersa, ad essere quella che è.
Mi riferisco anche all'antifascismo, che non è un cascame retorico e stucchevole, ma un passaggio indispensabile per la nostra Autonomia speciale.

Vigili del fuoco

I Vigili del fuoco all'opera per sbloccare il TirHo seguito, a suo tempo, la regionalizzazione dei Vigili del fuoco in Valle, che ritengo importante per dare sostanza alla nostra autonomia speciale. Oggi il Corpo regionalizzato gode di uno status significativo, senza mai lesinare in uomini e in mezzi moderni, mentre fuori Valle manca personale, materiale e non ci sono soldi per gli usi più banali.
La nuova caserma nella ex "Multibox" a Pollein, che venne decisa dalla mia Giunta, chiuderà anche il problema degli spazi e risolverà il tema della "Centrale unica", che dev'essere un fiore all'occhiello per i diversi "pronto intervento" di competenza della nostra Regione con un unico numero di telefono per i cittadini.
La regionalizzazione, tenendo conto dei legami rimasti con il Corpo nazionale, ha consentito comunque di "restare nel giro", come dimostrato dall'apprezzato intervento in Abruzzo.
Dopo aver visto questa mattina, per l'ennesima volta, un intervento dei Vigili del fuoco su di un Tir che ha avuto un incidente in una strada privata perché non equipaggiato per affrontare la neve, ma si potrebbero citare molti altri casi, resto convinto che - come è avviene per i "finti" incidenti in montagna con il Soccorso alpino - che vadano stabilite delle tariffe di intervento quando non ci trovi di fronte ad oggettive ragioni d'emergenza.

Caleidoscopio 9 febbraio

L'insegna all'ingresso dello studioSono ormai sei i mesi di programmazione di "Caleidoscopio" (tutti i martedì su "Radio1" a partire dalle 12.35).
Ovviamente cresce la quantità di temi trattati e il numero delle persone invitate. La radio, più di altri media, ha una forza di penetrazione che le ha fatto attraversare epoche e generazioni e quando è stata data per spacciata ha dimostrato di avere un sacco di vite.
Comunque sia, in questo numero con Saverio Favre del "Brel" cominciamo a parlare dei Carnevali e delle diverse particolarità nella storia lontana e recente della nostra Valle.
Ci occuperemo poi della figura, di recente ricordata a Cogne, di Franz Elter e della sua famiglia, ricordando il ruolo di Elter nello sviluppo della siderurgia e l'apporto suo e dei suoi familiari alla lotta antifascista.
Infine, con due esperti dell'Università di Torino, parleremo delle valanghe, un'insidia sempre presente nella vita dei montanari e oggi dei numerosi frequentatori, specie con gli sci, delle nostre montagne.
La voce che troverete è quella dell'attore Vittorio Bestoso e poi ci sarà quella, per presentare un libro e collegarlo ad un brano musicale, di Christian Diémoz.

Tempus fugit

Quando da bambino quelli che ti sembravano anziani - spesso molto più giovani dell’età che io ho oggi - ti dicevano di quanto rapidamente passasse il tempo e «di goderti gli anni più belli», la risposta era svogliata e trionfava la distrazione.
Della serie: «va bene, va bene». In realtà pensavi ad altro e - a Dio piacendo - ti sembrava che il tempo fosse infinito, come delle pagine bianche da scrivere senza badare al risparmio.

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