November 2009

Il fantasma dei Tir

tir_autoporto.jpgGià prima della crisi, si erano verificati due fenomeni: nessuna crescita reale, anzi diminuzione, del numero dei Tir in transito al traforo del Monte Bianco, come invece era stato previsto da studi autorevoli a livello europeo, specie per la scelta prevalente forse inaspettata dell'itinerario attraverso Ventimiglia e la costa; un cambio rapidissimo delle flotte dei camion a vantaggio dei motori "euro" sempre meno inquinanti.
La situazione, in questo senso, si è assestata dopo la crisi e dunque non c'è stato nessun assalto al Bianco e soprattutto migliora la qualità dell'aria a seguito di Tir più moderni.
«Crepi l'astrologo» e tutti coloro che, negli anni scorsi, hanno dipinto scenari da catastrofe.
Per altro, con una lentezza inquietante, vanno avanti i trafori ferroviari, unica vera alternativa per spostare le merci dalla gomma alla rotaia: nel San Gottardo proseguono i lavori a completamento del sistema svizzero, al Brennero si scava ma mancano i soldi, mentre per il collegamento "Torino-Lione" mi pare che tutto taccia.

Codice delle autonomie

codice_delle_autonomie.jpgLa questione dell'"Ordinamento degli Enti locali" è per la grande maggioranza dei cittadini qualcosa di distante e scarsamente evocativo. Invece, dal 1993, se c'è stata una novità in Valle è il taglio - davvero rivoluzionario per chi ricorda i periodi precedenti - del "cordone ombelicale" fra Stato e "Sistema delle Autonomie", essendosi imposta - dopo la modifica dello Statuto di cui fui proponente - la legislazione regionale con tratti di evidente originalità, come dev'essere. Un oggettivo salto di qualità per la nostra Autonomia, che è passato attraverso delle tappe che ben conosco.
Ora Roma approva un "Codice delle autonomie" che non si applica in Valle, avendo la Corte costituzionale respinto con forza ogni tentativo statale di invadere il campo di competenza primaria della Regione.
Tuttavia, non si potrà non riflettere sul rapporto fra il Codice - che pare draconiano nel tagliare il numero degli eletti e persecutorio verso i piccoli Comuni - e il nostro corpus di leggi sugli Enti locali, non per scopiazzare, ma per capire se e come anche la nostra legislazione in materia possa essere migliorata.

Nanetti da giardino

herman_van_rompuy.jpgIl primo presidente permanente del Consiglio europeo sarà l'attuale premier belga Herman Van Rompuy, mentre l'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione sarà l'inglese Catherine Ashton.
Insomma, due Carneadi, che raggiungono il grigio Presidente della Commissione José Barroso, creando un terzetto sciapo che piace agli Stati e mortifica l'Unione europea, quando il "Trattato di Lisbona" obbligava ad un colpo d'ala.
Massimo D'Alema e Tony Blair avevano altra caratura e per questo sono stati "trombati".
E' l'aria dei tempi: i Capi di Stato e di Governo amano che a gestire l'integrazione europea siano - che mi sia consentito il sarcasmo - i "nanetti da giardino".
Per l'Italia poi ennesima dimostrazione che in Europa non conta un piffero.

La stanza segreta

«Elezioni anticipate!». Nelle mie quattro legislature a Montecitorio (due complete, un record!) questo refrain era un classico per ricompattare le fila quando i mugugni si facevano troppo forti.
Le elezioni, per chi faccia politica, sono sempre un incubo e va detto che l'attuale sistema di voto per le elezioni politiche in Italia, dando tutto nelle mani dei partiti o meglio dei leader, è talmente un terno al lotto da preoccupare anche il parlamentare più scafato.
A toglierti dalla lista basta un batter di ciglia non contando più un fico secco le preferenze.

Lacedelli

compagnoni_lacedelli.jpgLeggo della morte di Lino Lacedelli, l'"altro" conquistatore del K2, assieme ad Achille Compagnoni. Il caso ha voluto che morissero a distanza di pochi mesi, dopo aver vissuto una vita - per così dire in cordata - proprio per la casualità che portò a far coppia in occasione della prima salita del secondo "ottomila" al mondo.
Ho qui in ufficio una bella foto di Compagnoni, inviatami cortesemente dalla moglie e ho un ricordo vivo anche di Lacedelli, che ho più volte incontrato.
Mentre Compagnoni non ha mai aperto di una virgola il rapporto con Walter Bonatti, attorno alle vicende delle ultime ore prima della salita sulla vetta, Lacedelli era stato più morbido e aveva aperto un dialogo affinché la vicenda, in qualche modo, si chiudesse.
Anche Bonatti, il prossimo anno, arriverà agli ottant'anni e va detto che ormai il tempo sta storicizzando vicende di cui la cronaca e pure la magistratura si occuparono, facendo entrare certi fatti nel mito dell'alpinismo.

D'Alema

massimo_d_alema.jpgImmagino che Massimo D'Alema sarà gelidamente arrabbiato. La "trombatura" al posto di "Ministro degli Esteri" dell'Unione europea è stata una vigliaccata, perché la sua candidatura ha nascosto manovre e manovrine.
Per l'Italia - personalmente credo - ciò varrà, tra un annetto, un posto in Europa per Giulio Tremonti, di cui Silvio Berlusconi, se all'epoca ancora ci sarà (tutto porta a pensare il contrario), ha voglia da tempo di liberarsi.
D'Alema si porta dietro la fama di "antipatico". Chi lo conosce, come penso il sottoscritto, che è stato Sottosegretario in un suo Governo, non può smentire quella vena di sarcasmo freddo che dà la scossa.
La prima volta che l'ho conosciuto ero un giovane deputato e lui Capogruppo del suo partito: gli chiesi il voto su di una legge importante per la Valle, dopo aver premesso che gli avrei rubato trenta secondi. E lui, mentre io parlavo, scandiva «1,2,3...», facendo il contasecondi. Roba da strangolarlo. Ma poi, nei diversi incontri e nelle molte occasioni di lavoro comune, ho apprezzato la stoffa. Ricordo quando si riunì a Palazzo Chigi la "Conferenza Stato-Regioni dell'arco alpino" e lui, ad una riunione che presiedevo io, arrivò inaspettatamente nella "sala Verde" e, andando "a braccio", disse delle cose sulla montagna che mi lasciarono di sasso, mostrando uno spessore su di un tema che pensavo gli fosse estraneo. Se così è, viva gli "antipatici".

Caleidoscopio 24 novembre

radiorai_on_air_orologio.jpg“Caleidoscopio”, in onda martedì su "Radio1" alle 12.35 negli spazi della programmazione di "RaiVdA", è giunto all’undicesimo appuntamento da settembre ad oggi.
Il sommario di questo numero contiene alcuni argomenti. Si inizia con Sant’Anselmo d’Aosta, con una rievocazione della figura anche attraverso un’intervista con il presidente dell’Académie Saint-Anselme, Piergiorgio Thiébat.
Si prosegue con uno sguardo al Web e al ruolo dei siti informativi in Valle d’Aosta, ascoltando l’esperienza di Angelo Musumarra di 12vda.it.
Infine la stagione della caccia e il ritorno dei giovani all’attività venatoria con il presidente del "Comitato caccia", Sandro Durand.
Christian Diémoz chiude l’appuntamento settimanale con un libro ed un disco: binomio che caratterizza la sua rubrica.
Buon ascolto!

Cultural divide

netbooks.jpgSono contento che si sia ripresa l'iniziativa "Un computer in Famiglia", che dota i ragazzini e le loro famiglie di un computer con connettività e formazione informatica.
L'idea mi era venuta quando ero stato relatore di un rapporto sul "digital divide" al Comitato delle Regioni, che mi era servito per capire che la "fracture numérique" (come si dice in francese) non è solo dovuta alla mancanza di connessione veloce. Può esserci, insomma, l'infrastruttura che assicura di collegarsi ad Internet, ma può restare un "divario culturale" che impedisca l'uso del computer per diversi gradi possibili di analfabetismo informatico.
Dare hardware e software - in sostanza un computer portatile connesso in rete - consente una chance utile. La mia idea era una manovra a tenaglia che riguardasse anche gli "over 60": ragazzini e nonni!

La crisi dei quotidiani

giornali_0.jpgEsce l'ottavo "Rapporto Censis-Ucsi" sulla comunicazione, intitolato "Media fra crisi e metamorfosi" e sono dolori per i giornali quotidiani e anche per i settimanali che vanno a picco, ma colpisce proprio la crisi del quotidiano, che in Italia aveva raggiunto una buona diffusione in passato, pensando che la crisi investe anche la stampa sportiva sino ad oggi fiorente.
Scrive il Censis: "La lettura di quotidiani a pagamento passa dal 67 per cento al 54,8 per cento, invertendo una tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell'utenza complessiva, cioè di chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. Se prendiamo in considerazione l'utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, si passa dal 51,1 per cento del 2007 al 34,5 per cento del 2009. Questo significa che, prima della crisi, la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, mentre adesso questa porzione si è ridotta ad un terzo".
Sarà interessante capire come si porrà "La Stampa" di Torino in questo processo, pensando che, morta tanti anni fa la "Gazzetta del Popolo" e falliti i due tentativi uno antico e uno recente di avere un quotidiano locale, le sue pagine regionali sono le uniche rimaste ad assicurare un'informazione su di un quotidiano.

Alfista

alfa_romeo_giulia_super.jpgMio papà era "alfista": prima "Giulietta" e poi "Giulia Super", diversi modelli, l'ultimo l'ho pure guidato con quell'inconfondibile "ron ron" del motore che dava a un neopatentato il gusto del proibito, altro che la mia "Autobianchi A112"!
Poi, piano piano, l'"Alfa Romeo" - con operazioni sciagurate che l'hanno portata nelle braccia "Fiat" - ha perso quel fascino di auto "in".
Ora, con la chiusura dello stabilimento di Arese, si conferma la lunga agonia del marchio. Leggo che in Francia, esaurito il fenomeno dei "doping del mercato" dovuto ai vantaggi statali per la vendita, si teme molto per il settore auto.
Segno che la crisi morde ancora e direi che in Valle ora lo si avverte di più di qualche mese fa.

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