October 2009

La montagna che si disgrega

messina_alluvione.jpgQuando leggi del "caso Messina", specie nell'uso sciagurato dell'espressione «tragedia annunciata», non puoi non fermarti a riflettere, evitando la tentazione di tornare alla questione del Ponte sullo Stretto e della sua evidente inutilità, mancando le strade - come si potrebbe dire - a monte ed a valle dell'opera miliardaria.
Colpisce, invece, il tema dell'abusivismo o meglio ancora della "sine cura" nei confronti della Natura e dunque si costruisce nei letti dei fiumi o sotto le frane alle pendici delle montagne.
Un giorno rimasi come paralizzato dal racconto di Guido Bertolaso dello scenario di avvenimenti di fronte ad una possibile eruzione del Vesuvio. Il tema degli ambiti inedificabili e della mappatura del nostro territorio ha riguardato la Valle dopo la terribile alluvione del 2000 e bisogna conviverci perché la montagna, per sua natura, si disgrega.
Appartengo alla categoria di chi ha cercato, nell'applicazione delle norme, il buonsenso senza inutili estremismi, sapendo che un grado di convivenza con i rischi è normale, ma è bene ricordarsi sempre che esiste il pericolo che, dopo un certo numero di anni, la tensione si allenti e cresca la voglia di allargare le maglie per rispondere spesso ad esigenze comprensibili dei singoli in una realtà ristretta come la nostra.
Una tentazione da evitare.

La transizione

La politica non dovrebbe essere il breve intermezzo fra un'elezione e l'altra. Per non dire del rischio che la politica venga piegata - nei pochi periodi senza urne aperte - ad una sfrontata logica elettoralistica, che deforma ogni decisione, in un misto fra affarismo e cinismo da consenso.
Questo è il limite della democrazia, quando il populismo cresce.

Inaugurazione

clinica_saint_pierre.jpgSono andato volentieri all'inaugurazione della clinica di Saint-Pierre. La politica è fatta in modo che - mi sono trovato anch'io nella situazione - ti trovi ad inaugurare qualcosa che è stato fatto da altri.
Si chiama "continuità amministrativa": un bene prezioso per evitare che chi arriva butti nella pattumiera cose utili realizzate dai predecessori.
La clinica nasce con una logica: evitare che nel settore della riabilitazione i pazienti valdostani, crescenti in corrispondenza degli acciacchi conseguenza delle malattie dovute al progressivo invecchiamento della popolazione, dovessero andare fuori Valle in strutture private, come avvenuto per molti anni con grandi costi.
Sono convinto, come per il caso di un'analoga struttura sanitaria che sorgerà a Brusson nella ex colonia "Olivetti", che verremo premiati anche dal "turismo sanitario", cioè dalle persone che verranno in Valle per seguire cicli di cure per la bellezza delle nostre montagne e per la funzionalità delle strutture nuove di trinca.

I Nobel

obama_02.jpgIl "Nobel" ad Obama fa discutere. Per il poco che capisco, gli svedesi, più che aiutarlo, lo hanno messo in difficoltà e già lo era.
L'occasione è valsa per un divertissement e cioè scorrere l'elenco dei "Nobel" italiani, sapendo che una parte di quelli scientifici hanno operato prevalentemente negli Stati Uniti.
I più numerosi, per cominciare, sono i premi Nobel per la letteratura: da Giosuè Carducci (1906) a Grazia Deledda (1926), da Luigi Pirandello (1934) a Salvatore Quasimodo (1959), da Eugenio Montale (1975) a Dario Fo (1997). Quest'ultimo resta per me inspiegabile.
Seguono, come numerosità, i "Nobel" per la fisica: Guglielmo Marconi (1909), Enrico Fermi (1938), Emilio Segrè (1959), Carlo Rubbia (1984), Riccardo Giacconi (2002).
Ci sono poi un "Nobel" per la chimica con Giulio Natta nel 1963 e un "Nobel" per l'economia con Franco Modigliani nel 1985.
Più lungo l'elenco dei premi "Nobel" per la fisiologia e la medicina: Camillo Golgi (1906), Daniel Bovet (1957), Salvador Edward Luria (1969), Renato Dulbecco (1975), Rita Levi Montalcini (1986), Mario Capecchi (2007).
E infine - confesso come mi fosse del tutto sconosciuto - il premio "Nobel" per la pace Ernesto Teodoro Moneta, che nel 1907 ottenne il riconoscimento per il suo impegno per la pace in Italia!

Caleidoscopio 13 ottobre

radio_mixer.jpgFederalismo, montagna, vino: questi i tre argomenti cardine della quinta puntata di "Caleidoscopio" su "RadioRai1" alle 12.35 nello spazio radiofonico di "RaiVdA", dopo la "Voix de la Vallée", storico gazzettino regionale.
Con la voce "importante" di Vittorio Bestoso e qualche buon brano musicale, percorreremo la ventina di minuti di trasmissione sino alla rubrica libro-disco di Christian Diémoz.
Lo spostamento di orario e di frequenze delle trasmissioni regionali è - da quel che mi pare - risultata una scelta molto apprezzata.
Capisco, tuttavia, l'indispensabilità di poterle sentire sul Web o riascoltare con il podcast.

Liberalizzazioni taroccate

poste_aosta.jpgIn Valle d'Aosta basta avere a che fare con le "Poste italiane" (privatizzazione sulla carta) o con "Telecom" (privatizzazione vera) per capire come qualche cosa non abbia funzionato.
In entrambi i casi, la situazione rispetto al passato è peggiorata e vien da pensare che, se la Regione non avesse comprato le centrali "Enel" con "Cva", la situazione sarebbe stata tragica. Basta guardare la storiella delle bollette "Vallenergie" per esserne in parte illuminati o pensare alle vallate piemontesi dove, con le nevicate dello scorso inverno, non sapevano neppure a chi telefonare per ripristinare il funzionamento dell'elettricità e certi tagli alla manutenzione hanno agevolato queste interruzioni.
Vi invito, a questo proposito, a dare un'occhiatina agli armadi "Telecom" sul nostro territorio, degni del sistema telefonico del Burundi. In Francia un comitato ha raccolto due milioni di firme in favore del mantenimento della Posta come servizio pubblico dello Stato, propri consci del fatto che una logica di liberalizzazione, non compensata da reali obblighi di servizio pubblico, finisce per desertificare ampie zone del territorio.
La vecchia "Sip" e le vecchie "Poste e telegrafi" erano anche in Valle dirigenti conosciuti e legati alla realtà locale, oggi le sedi sono altrove, gli utenti si rivolgono a numeri verdi situati in zone remotissime e ogni decisione viene assunta da distante senza nessuna reale conoscenza della realtà locale, anzi con un pizzico di logica colonialistica.

Clima

aurora_notte.jpgIn Europa si prende molto sul serio la questione del cambiamento climatico in vista dell'appuntamento di dicembre, il vero post-Kyoto, con il summit di Copenaghen.
I negoziatori dell'Unione europea lamentano uno stallo nella ricerca di un compromesso: un negoziato che è in corso da tempo e che dovrebbe consentire di avere un documento unitario.
Se guardiamo la Valle d'Aosta sul mappamondo - esercizio che da piccoli divertiva molto i miei figli - ci rendiamo conto della minuscola, infinitesimale porzione di territorio del pianeta che noi rappresentiamo. Ma siamo in una zona alpina particolarmente delicata e se non si invertirà il processo di riscaldamento per le future generazioni saranno guai, specie per la carenza d'acqua se i ghiacciai sparissero e se il processo di degrado della montagna si accelerasse.
Ecco perché tifo per il raggiungimento di un accordo innovativo e mi auguro che prosegua quell'opera di ricerca sul futuro climatico della Valle che avevo iniziato con uno studio serio e ponderoso di Luca Mercalli, dando - laddove possibile - il buon esempio, per piccolo che sia, con azioni concrete.

Vaccino

vaccino_influenza_0.jpgSono molti anni che uso con regolarità il vaccino antinfluenzale e, facendo gli scongiuri per il tipo più aggressivo di quest'anno, sono pronto alla punturina, quando verrà il mio turno.
Mi pare, infatti, di aver capito che in Italia non si compra (ed in Svizzera?) ed è il pubblico, con le priorità definite, a distribuirlo.
Tuttavia, a differenza di molti vaccini, pur con l'elenco di priorità, non c'è obbligo di vaccinarsi. Chissà perché, visto che in questo modo si smentisce un caposaldo delle politiche vaccinali.
Forse è la conferma che non c'è da spaventarsi.

Tunnel del Gran San Bernardo

tunnel_gsb_storica.jpgQuando venne inaugurato il tunnel avevo sei anni: dalle memoria più profonda arriva il ricordo del primo transito, immagino avvenuto non molto tempo dopo. Dal punto di vista dell'accesso, quella lunga parte coperta in cemento e lo straordinario ambiente montano all'entrata e all'uscita accendevano la fantasia e, giunti nel Vallese, pareva di arrivare nel "Paese dei Balocchi" con il susseguirsi di punti vendita, specie di cioccolato.
Purtroppo quel traforo, che storicamente è importante, non ha avuto un grande successo: fu costruito troppo in quota e questo ha pesato, compresi i problemi di migliorie delle strade d'accesso, sulle scelte di transito. Costruito più in basso avrebbe avuto un altro destino.
Dopo il rogo del tunnel del Monte Bianco ed a seguito anche della conseguente direttiva europea sui trafori lungo l'asse della Rete transeuropea dei trasporti, si è decisa la costruzione di un tunnel di sicurezza, che ospiterà anche quell'oleodotto che da Genova raggiunge la Svizzera, che oggi si trova - con qualche rischio oggettivo - sotto l'asse stradale.
Finalmente si va verso la costruzione dell'opera: mi si deve essere imbiancato qualche capello in più a seguire questo dossier, che mostrava il gusto dell'ambiguità, del detto e mai fatto delle autorità romane con orrore degli svizzeri e del loro rigore.

Buoni di benzina alla siciliana

papello.jpgCosa Nostra, nel "papello" del 1992 con le richieste per sospendere la "guerra" con lo Stato, cita fra l'altro la benzina defiscalizzata «come ad Aosta».
La Mafia guardava con invidia ai "buoni benzina": c'è davvero materia per lo Charaban...
E pensare che chi, come chi vi scrive, ha passato parecchio tempo a comparare gli Statuti delle Autonomie speciali non poteva non guardare alla Sicilia, con uno Statuto sulla carta con funzioni e competenze vastissime, con un senso d'invidia rispetto a certi passaggi, più limitati nel respiro autonomistico, nel nostro Statuto.
Ma la verità è che quello Statuto della Regione siciliana, in molte parti, è rimasto inespresso anche per un vivo disinteresse della classe politica siciliana. Per questo gli alleati dei valdostani in Parlamento - ma anche nei rapporti fra Presidenti di Regione - a difesa delle autonomie differenziate sono sempre stati, in ordine di apparizione, sudtirolesi, trentini, friulani e sardi.
I siciliani han sempre viaggiato da soli e i mafiosi pensavano a migliorie statutarie...

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2020 Luciano Caveri