October 2009

Libertà d'informazione

giornali.jpgSono stato fra i fondatori e il primo Presidente del sindacato dei giornalisti valdostani, dopo avere per anni frequentato la "Subalpina" a Torino e partecipato a Roma a riunioni sindacali dei giornalisti "Rai" e soprattutto della "Fnsi - Federazione nazionale stampa italiana".
Per cui, conoscendo i contratti e la loro evoluzione e vizi e virtù della stampa italiana (nel senso vasto del termine, compreso il settore radiotelevisivo), capisco la voglia di protestare a difesa di quell'articolo 21 della Costituzione, che più di altri risente della polvere del tempo e poco conta l'interpretazione evolutiva.
E, tuttavia, come negare che la situazione italiana sia anomala?
L'impressione è che un tema bipartisan sfoci infine in una semplice manifestazione antigovernativa, che è un modo rozzo di approcciare un nodo cruciale e che non consente di trattare un argomento che forse potrebbe avere più consensi, pensando in particolare a quel dopo Berlusconi che prima o poi verrà e che spariglierà le carte.

Rio de Janeiro

rio_de_janeiro_notte.jpgHo avuto la fortuna, molti anni fa, di vivere un lungo soggiorno a Rio. Per cui da ieri mi balocco ad immaginare feste e tripudi che staranno animando quei luoghi che conosco, come conseguenza dell'ottenimento delle Olimpiadi del 2016.
Grandi sconfitti Chicago ed Obama, che mostra per la prima volta il volto di un'ingenuità sconcertante per un Presidente degli Stati Uniti.
Fa strano che nessuno dei suoi collaboratori gli avesse raccontato la verità: i Giochi Olimpici si vincono con un gioco corruttivo di acquisto di delegati che lascia sconcertati, come ampiamente dimostrato in spregio alla melensa retorica sullo spirito olimpico, già messa in ombra dalla barzelletta degli atleti non professionisti e molte volte imbottiti di sostanze per vincere.
I brasiliani hanno giocato questa carta della "campagna acquisti", forse - ma con un gradiente infinitesimale - aggiungendo anche uno spirito terzomondista che ha danneggiato le candidature dei grandi Paesi.
Ciò conferma che bene fecero i valdostani all'inizio degli anni Novanta a bocciare quelle Olimpiadi invernali che già avevamo perso alla conta dei voti. Sembra passato un secolo, anche se sulla scena sono tornati o torneranno i grandi sponsor di quell'operazione, ma è bene invece ricordarsi di quegli avvenimenti. Il Governo italiano, a mia precisa richiesta, precisò che mai avrebbe messo una lira sulle Olimpiadi valdostane e la risposta arrogante fu: «ne faremo a meno».
Per fortuna, come nella battaglia navale, «Colpiti e affondati».
Diversa questione sarebbe stato il tandem con Torino per le Olimpiadi che poi il Piemonte ottenne, ma questa è un'altra storia...

Un'altra vita...

E’ un pensiero che credo sia venuto a tutti e lo si risolve a seconda dell’età.
Da bambino può essere un pensiero angosciante, guardando nelle foto il pancione gonfio dei bambini scheletrici dell’Africa o i bimbi soldato di quello stesso Continente, oppure da adulto l’esercizio può essere un semplice divertissement, come mettersi nei panni di un emiro arabo, magari alle prese con un harem oppure - più terra a terra - immaginare di essere il vincitore del "Superenalotto".
Il fil rouge sta nella domanda: e se fossi nato altrove?

La svolta irlandese

irlanda_euro_yes.jpgIl "Trattato di Lisbona", variante minimale del "Trattato costituzionale", ha ricevuto il "sì" dell’Irlanda, che ha ripetuto il referendum che aveva, sedici mesi fa, bloccato il processo di ratifica sul testo originario, dando una brusca frenata al processo d’integrazione europea.
A naso direi che la data di ieri resterà nei libri di diritto comunitario, perché questo risultato implica anche la ratifica della Polonia, che aveva atteso l’esito del referendum irlandese e appare difficile che la Repubblica Ceca - ultimo dei 27 membri dell’Unione a non averlo fatto - possa continuare a rinviare la propria firma.
Diversa - e tutta giuridica - era la questione della Germania, dove la Corte Costituzionale federale aveva di fatto sospeso la firma in attesa che si chiarisse il ruolo delle Camere nazionali ed è quanto è avvenuto con una legislazione approvata pochi giorni fa, che ha sbloccato l’adesione tedesca al Trattato.
Ora, se il processo come pare si concluderà, non ci saranno alibi per non rilanciare l’integrazione europea.
Da domani potrò snasare la situazione, visto che sarò a Bruxelles - come membro valdostano del "Comitato delle Regioni" - in occasione della grande assise delle Regioni europee, denominata "Open Days".

Caleidoscopio 6 ottobre

radio_cuffie.jpgLa trasmissione "Caleidoscopio" (domani su "RadioRai1" alle 12.35, dopo la "Voix de la Vallée") continua il suo cammino nella logica di miscellanea di argomenti che la caratterizza.
Vi segnalo che si parlerà di "Comitato delle Regioni" e del ruolo delle Regioni in Europa, tema d'attualità sapendo che iniziano gli "Open Days" a Bruxelles.
Con il collega Fabrizio Favre parleremo di un'iniziativa del suo sito "ImpresaVda" alla ricerca dell'imprenditore valdostano dell'anno 2009.
Con Richard Villaz esploreremo il pianeta dei vigili del fuoco volontari: caposaldo della Protezione civile in Valle e infine Christian Diemoz proporrà l'accoppiata libro-disco, come di consueto.
Una radio, mi permetto di dire, un po' diversa dal solito.

Crisi e ricentralizzazione

io_cdr_ottobre_2009.jpgLa storia del Novecento, per evitare di risalire più indietro dalla formazione degli Stati nazionali in poi, come si potrebbe anche fare, indica come le crisi economiche coincidano con fenomeni istituzionali e politici di ricentralizzazione.
Seguendo gli "Open Days" a Bruxelles noto, invece, un ottimismo sullo sviluppo della democrazia locale come risposta ai problemi - ad esempio sociali o di credito - dovuti alla crisi. Penso che sia vero che ciò sia avvenuto, ma attenzione!
Temo infatti che, specie nella coda della crisi, ci sia il veleno. In Italia questo vuol dire l'uso del "patto di stabilità" per garrotare le autonomie, magari con la mazzata finale per le "speciali" nel nome - colmo dei colmi - del "federalismo fiscale" (tra virgolette, essendo una bugia).
Lo Stato senza il "vero" federalismo è una macchina livellatrice (il "Moloch" di Proudhon), che mira - nel nome dell'uguaglianza - a costringere situazioni diverse all'uniformità.
Le "specialità", come la Valle, disturbano, pensando poi che talvolta - lo dice sempre la storia - i nostri peggiori nemici siamo noi stessi.

La Repubblica del "gratta e vinci"

giovanetto_verres.jpgMi ha molto divertito che la Fortuna, la dea bendata che sceglie a casaccio, abbia premiato, qualche giorno fa, lo storico "bar Giovanetto" a Verrès. La domenica, da bambino, sbirciavo questo bar prima della salita verso la chiesa: era un luogo cult della popolazione maschile del paese, simboleggiato dal monumentale biliardo e dagli habitués posizionati al bancone per «bere un colpo» con sigaretta d'ordinanza.
Pare, da voci di paese, che a vincere possa essere stato un incallito giocatore, attirato dalla nuova trappola della "Sisal": la vincita che crea un mensile ventennale e consente, a caccia del premio, diverse giocate ogni giorno.
Parlo di "trappola" scientemente. Lo Stato biscazziere, direttamente con i "Monopoli" o con la ristretta combriccola di privati operanti nel settore (l'Unione europea prima o poi, nel nome della concorrenza, metterà fine a certe camarille), attira il giocatore patologico (malato...) con una numerosità di giochi incredibile. Così cresce il numero delle persone dipendenti e compulsive.
L'articolo 1 della Costituzione andrebbe così riscritto: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul gratta e vinci"

Paritetica

coutumes_du_duche_d_aoste.jpgLa vita è una cosa strana: capita, ogni tanto, di vedere la stessa cosa da posizioni molto diverse.
Alla Camera dei Deputati ho presentato e ho battagliato, per una serie di ragioni giuridiche che vi risparmio, per la nascita - articolo 48 bis dello Statuto - di una "Commissione Paritetica" stabile Valle d'Aosta - Stato e ritengo, con una scrittura molto avanzata, che offre un raggio d'azione assai ampio per valorizzare la nostra Autonomia speciale attraverso quella legislazione originale nota come "norme d'attuazione".
Ho seguito la "Paritetica" come deputato, come Sottosegretario (ed è stato come vedere l'erba dalla parte delle radici e scoprire quanti anti-autonomisti ci siano) e poi come Presidente della Regione.
Da un anno sono diventato uno dei tre membri di nomina regionale e ora che finalmente si profila a giorni la prima convocazione non nascondo, come nel gioco dei cantoni, la curiosità per un nuovo ruolo.

Lodo Alfano

berlusconi_silvio_02.jpgSolo ora riesco a commentare la notizia dell'incostituzionalità delle norme. Direi che parte della Rete è andata in tilt, ma con il wifi - in attesa di decollare dall'aeroporto di Bruxelles - sono riuscito a tornare sul mio sito.
Che dire? La sentenza va letta, ma appare tombale.
Non credo ad una via giudiziaria per risolvere temi politici, ma non credo neppure alla via legislativa per risolvere problemi giudiziari.
Stando qualche giorno fuori Italia, l'"anomalia italiana" spicca con nettezza.
La lettura dei primi commenti di alcuni esponenti della maggioranza lascia stupiti: i giudici costituzionali (pare che ci sia stato un "nove a sei") vengono bollati come «nemici della volontà popolare»...

La Svizzera sull'orlo di una crisi di nervi...

roman_polanski.jpgGheddafi, nel tentativo di vendicarsi dell'arresto in Svizzera di un figlio violento con i domestici, aveva cominciato ad invocare una spartizione della Confederazione: un pezzo all'Italia, uno alla Francia e uno alla Germania. Goffamente il Presidente della Confederazione si è scusato.
Roba da barzelletta, ben diversa invece da quella serie di scandali - esempio "Ubs" negli Stati Uniti - che hanno portato ad uno sgretolamento del tradizionale segreto bancario, uno dei capisaldi per il sistema svizzero con accordi bilaterali, tipo quello stipulato proprio con gli Stati Uniti e con la Francia con le liste parziali di possessori di "conti segreti".
Si aggiunga il pasticcio dell'arresto (giustissimo) del regista Roman Polanski, che da anni però andava serenamente nel suo chalet a Gstaad e d'improvviso le autorità elvetiche se ne sono accorte...
Per i nostri vicini - con i cantoni romandi le affinità sono molto interessanti - il momento è davvero delicato e coincide con una vivace discussione sulla crisi del loro sistema istituzionale.

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