August 2009

Lassù gli ultimi

alpeggio.jpgL'estate è l'unica stagione in cui si può facilmente frequentare l'alta montagna, vedendo lo stato di salute degli alpeggi. La monticazione del bestiame è un sistema millenario e sofisticato nel rapporto uomo-animale in sintonia con un ambiente estremo.
La salita è fatta per tappe e per questo la montagna è costellata di ricoveri e stalle sino al limitare delle cime e dei ghiacciai.
Sono state impiegate per la modernizzazione di queste baite, per le strade, per la bonifica dei terreni, per l'elettrificazione cifre enormi e credo che in buona parte ciò abbia salvato un pezzo di civiltà alpina.
Ma per forme di zootecnia come questa incombono, con la loro spietatezza, le regole di concorrenza e le leggi di mercato.

Il pericolo

montagna_04.jpgLa morte tragica della guida valdostana Alberto Cheraz mostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto la severità delle nostre montagne e delle loro pareti possa risultare pericolosa.
Chiunque arrampichi sa che esiste questa componente di imponderabile e non serve a niente, come già avviene nella sonnolenta pubblicistica estiva, prendersela con... le montagne.
Ricordo certe polemiche sul Cervino, vetta particolarmente insidiosa per la caduta delle pietre e per le frane. Oltretutto i cambiamenti climatici accentuano - anche nel massiccio del Bianco, dov'è successa l'ultima tragedia - alcune situazioni di rischio, di cui gli appassionati, per quanto esperti ed attrezzati, si espongono nel coltivare il loro amore per le cime.

Canavese

brasserie_broglio.jpgMa voi ce li avete luoghi cult della vostra giovinezza? Io potrei scrivere una guida a mio uso e consumo, una parte della quale - avendoci fatto il Liceo - dedicata al Canavese.
E' difficile per gli aostani capire l'affezione che noi della Bassa Valle abbiamo per Ivrea e dintorni (nota l'espressione non lusinghiera «Ba pè les Ivreie»).
Scomparso il "Circolo Garibaldi" di cui ero socio a Bienca, luogo d'elezione di grandi baldorie, segnalo la rinata "Brasserie Broglio" a Borgofranco sotto i castagni a due passi dai noti balmetti, all'epoca legata ai boccali di birra a forma di stivale, mentre oggi la grande sciatrice gressonara Fulvia Stévenin ha creato un bellissimo ambiente di gastronomia tedesca con birre particolari.
Del tutto legittimo per una famiglia walser!

Mistero

stambecco2.jpgSpero che si risolva questo mistero estivo sugli stambecchi.
Dice il Parco del Gran Paradiso, ente statale nel cuore della nostra Regione autonoma: «gli stambecchi diminuiscono a causa dei cambiamenti climatici».
Nulla di questo genere avviene nel resto del territorio valdostano, secondo gli studi della Regione.
Sullo sfondo - e qui la questione si fa sospetta per il momento scelto per la "rivelazione" - vi è la legittima proposta del Senatore Tonino Fosson di consentire un ragionevole prelievo dello stambecco. In chiaro: riaprire la caccia ad alcuni capi. Tema che già la Regione affrontò in passato - e ne sono testimone - con approfondimenti scientifici, visto che lo stambecco in Svizzera e in Sud Tirolo è cacciato.
Come mai lo stambecco diminuisce solo nel Parco o sono, viceversa, sbagliati i dati regionali?
Chi sbaglia paga, normalmente.
Per cui mi auguro che si faccia chiarezza per evitare che qualcuno ci marci, usando la notizia della difficoltà di "sopravvivenza" dello stambecco - ammesso che sia vera - per altri scopi.

Che caldo!

temperatura_caldo.jpgParlare del tempo fa fine e non impegna e appartiene alla categoria "varie ed eventuali".
Nel senso che può essere un classico da conversazione distratta o argomento utile quando ti capita di parlare con uno che non ti sta simpatico oppure vale come approccio o può anche essere una lunga discussione da compagnia con tanto di memorie personali, dati statistici e elucubrazioni sui cambiamenti climatici che investono la Terra.
Fatto sta che fa caldo, caspita che fa caldo anche qui in Valle d'Aosta!
La replica all'osservazione vede di fronte due opposti estremismi:
a) «non vedo l'ora che torni il freddo»;
b) «godiamocelo, perché poi viene il freddo».
In mezzo ci sono molte sfumature possibili.
Appartengo, specie in questi giorni canicolari, alla gategoria a).

Aspettando la Paritetica

Sono, da ottobre dello scorso anno, attraverso un voto del Consiglio Valle, membro della Commissione Paritetica Stato - Regione Valle d'Aosta. Con me il professor Adolfo Angeletti ed il dottor Renato Barbagallo.
Ho accettato la proposta per senso del dovere e astraendomi da certe miserie subìte, che mi avrebbero legittimato a salire sull'Aventino o meglio su un'alta vetta a respirare aria pura. Sono convinto, però, che dimostrare la propria disponibilità sia un bene a servizio della mia Valle, e certi torti sarà il tempo a ripararli.
Per altro, conosco a fondo le materie delicatissime che finiranno all'esame della Commissione e dunque i rischi connessi all'attività, con assunzione di responsabilità, svolta in questo organo che è - ricordiamolo - di rango costituzionale. Tutto ciò in un clima niente affatto favorevole alle Autonomie speciali e chi dice il contrario è un bugiardo o è in malafede, perché gli esempi di attacco o incomprensione sono molteplici e siamo al limite della rottura.

Digitale terrestre

dtt_depliant.jpgIn ossequio ad una direttiva europea e all'evoluzione tecnologica, finisce in soffitta l'attuale sistema di trasmissione televisiva, quella che ci ha accompagnato sin dall'infanzia e passiamo al digitale.
Credo che dell'argomento, in un conto alla rovescia diventato infinito, in Valle si sia parlato sin troppo, ma ormai si è davvero agli sgoccioli e i tecnici stanno lavorando per il passaggio definitivo alla nuova tecnologia.
Personalmente penso che l'argomento non sia per nulla semplice e ognuno lo vede con la propria prospettiva. Il mio interesse è capire, alla fine, chi vincerà ed è evidente segnalare l'importanza che non ci si dimentichi degli spazi di trasmissione locale.
La diffusione del digitale si accompagna al successo crescente del satellitare, ma anche Internet non scherza. Ormai l'angolo televisivo sembra un albero di Natale e saranno il mercato e le abitudini degli utenti a dire la parola definitiva per una necessaria semplificazione.
Il palmare, che ho in tasca, dove convivono ormai telefonia, radio, televisione, giochi e molto altro ancora dimostra che l'integrazione è il destino ineluttabile in cui, tuttavia, abbiamo interesse che l'informazione locale, il volto della Valle d'Aosta nei nuovi media non scompaia!

Badanti

badanti.jpgScatta, con gran sollievo a fronte del nuovo reato di clandestinità, la regolarizzazione delle badanti.
"Badante" è un crudo neologismo che racconta di come, in Valle d'Aosta come altrove, un vero e proprio esercito di donne extracomunitarie si trovi a fronteggiare l'emergenza anziani.
L'invecchiamento fenomeno di massa, che nella quarta età è quasi sempre decadimento fisico e mentale, ha manifestato l'impossibilità per le famiglie attuali di affrontare una emergenza sociale.
Per ragioni familiari, mi è capitato di "selezionare" parecchie badanti provenienti da diversi Paesi e ne sono rimasto colpito, perché si occupano - spesso diversissime fra di loro - dell'ultimo tratto di vita dei nostri cari, ma resta una professione indefinita e quasi casuale.
Una pezza alle reciproche disperazioni, sapendo che il pubblico verrà travolto dai vecchi longevi del "Baby Boom" e sarà bene organizzarsi in modo sempre più efficace.

I Fulmini!

i_fulmini.jpgLa vita riserva delle sorprese. Giorni fa, mi squilla il telefonino e una voce femminile mi racconta una bella storia.
In prima elementare, avevo una compagna di classe siciliana che poi poco dopo lasciò la Valle e da allora, direi dal 1964, non ne avevo saputo più nulla. Era lei al telefono, che si ricordava di me e voleva salutarmi!
La sua famiglia (i genitori, un fratello e una sorella) ha creato in Germania un gruppo musicale, "I Fulmini", che ho trovato su "YouTube".
Incredibile la vita!

Ramadan e rabadan

corano.jpgInizia il Ramadan dei musulmani, che sono ormai alcune migliaia in Valle, ma  devo dire che questo atto di culto è sottotraccia.
Confesso che era un po' che mi lambiccavo sull'espressione "rabadan", usata in patois per indicare rumori confusi o una persona piuttosto nulla.
Ora leggo che "al tempo delle Crociate alcuni Piemontesi si trovarono nei paesi arabi durante il mese del Ramadan: in quei giorni i Musulmani digiunavano e pregavano durante il giorno, per poi cenare tra feste e canti una volta calato il sole. Del Ramadan di ritorno in Italia i nostri ricordarono solo i momenti di baldoria e Rabadan divenne sinonimo di baccano e festeggiamenti.
Bizzarria dell’etimologia reinterpretata, il disciplinato ramadan islamico è diventato nella Svizzera Italiana, a Bellinzona, il Re Rabadan del Carnevale"
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Contaminazioni culturali e chissà che una prossima pièce dello Charaban...

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